Il Testamento di Gesù
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Il Testamento di Gesù

  1. 480 pagine
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Il Testamento di Gesù

Informazioni su questo libro

Braverman - Bravo per gli amici - Shaw ha sempre saputo che suo padre aveva dei segreti. Da piccolo, gli faceva risolvere strani enigmi e crittografie e, una volta cresciuto, lo lasciava spesso da solo, scomparendo per lunghi periodi. Ma è solo quando Dexter Shaw muore in una misteriosa esplosione che Bravo scopre l'enormità del segreto del padre, membro da anni dell'Ordine degli Gnostici Osservanti, una setta fondata dai seguaci di San Francesco d'Assisi e ritenuta estinta secoli prima. Per più di ottocento anni, l'Ordine ha tenuto celata una preziosa reliquia in grado di scuotere fin dalle fondamenta la cristianità: un frammento del testamento attribuito a Gesù Cristo in persona. Dexter era l'ultimo Custode del documento e, prima di morire, lo ha nascosto in un luogo segreto. Ora spetta a Bravo, studioso medioevale e criptologo, raccogliere l'eredità paterna seguendo gli indizi lasciati per lui. Ad accompagnarlo c'è Jenny, una Guardiana dell'Ordine che ha il compito di proteggerlo. Un'impresa ardua, perché Bravo scopre in fretta che molti sarebbero disposti a tutto, anche a mentire e a uccidere, pur di impossessarsi del frammento. Un'altra società segreta, i cavalieri di San Clemente, originariamente fondata e sostenuta dal papato, insegue il reperto fin dai tempi delle crociate. Bravo è l'ultimo ostacolo che separa i Cavalieri dal loro obiettivo, e non si fermeranno davanti a niente e a nessuno pur di raggiungerlo.

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Informazioni

Print ISBN
9788838489969
eBook ISBN
9788858504048

SECONDA PARTE

Tempo presente:

PARIGI,
SAINT-MALO,
VENEZIA,
ROMA

10

Camille Muhlmann, bella e autoritaria come sempre, stava aspettando Bravo e Jenny all’aeroporto Charles de Gaulle. Indossava il solito tailleur firmato, di stoffa leggera, e la camicetta lasciava intravedere il pizzo del reggiseno. Come li vide arrivare, li salutò con la mano, poi abbracciò Bravo e lo baciò calorosamente sulle guance.
«Mon Dieu, quel choc, mio povero ragazzo, perdere il padre così prematuramente!»
Bravo la baciò con tenerezza, poi si staccò dall’abbraccio, lentamente, troppo lentamente, secondo Jenny. Ma intanto la donna gli aveva già preso il viso tra le mani. «Cosa è accaduto? In quale terribile guaio ti sei cacciato?»
La preoccupazione nella sua voce era troppo calcata e dava sui nervi a Jenny.
«No, non qui, non ora» rispose Bravo, con una rudezza che parve turbare Camille. Poi fece le presentazioni. «Jenny Logan, questa è Camille Muhlmann, la madre di Jordan.»
«Quindi tu sei la nuova fidanzata di Bravo.»
Bravo aggrottò la fronte. «Camille, ho già detto a Jordan…»
Ma la donna lo fermò con un gesto della mano e osservò Jenny. «Sei incantevole. Però ora dobbiamo pensare a curare le tue ferite, non appena possibile, n’est-ce pas?» Strinse la mano di Jenny con un calore che Jenny trovò eccessivo. Poi si rivolse di nuovo a Bravo. «Approvo pienamente, mio caro.»
Sorridendo, prese Bravo a braccetto. «Non pensare che sia troppo sfacciata, Jenny, ma quando si tratta di Bravo divento iperprotettiva. Non posso farne a meno, capisci, è il miglior amico di mio figlio, e quindi mi è caro. È uno di famiglia.»
«Certo, capisco, madame Muhlmann.»
«Durante questo viaggio dobbiamo eliminare le formalità, Jenny. Quindi io sono semplicemente Camille.»
Jenny sorrise a denti stretti. Camille si era incamminata al braccio di Bravo e gli stava così vicina che le loro cosce si sfioravano. Ma Bravo sembrava felice di essere al centro dell’attenzione della donna e questo dava fastidio a Jenny.
«Bagagli, niente?» Camille accarezzò Bravo su una guancia. «Ah, certo, avete lasciato Washington con una tale furia che mi chiedo se avete i passaporti.»
«Li abbiamo sempre» rispose Jenny.
Camille si voltò e sorrise. «Sì, e tu cosa fai, Jenny?»
«Sono consulente di compagnie che operano in nazioni in via di sviluppo» rispose pronta la ragazza. «Le aiuto ad adeguarsi agli standard stabiliti dalla Banca Mondiale e dalla Organizzazione Mondiale per il Commercio.»
«Tuttavia, ora sei qui con il mio Bravo.»
«Anche per me l’amicizia è molto importante, madame Muhlmann.»
«Camille, ti prego.»
Avevano raggiunto il parcheggio. Coltri di nuvole grigie coprivano il cielo, ma il clima era caldo e umido. Un sordo rombo di tuono si unì al rumore del traffico.
«Ora, Bravo,» disse Camille «mi devi raccontare quello che non hai voluto dire al telefono a Jordan. Cosa è accaduto in America da causarvi tanta violenza?»
Si fermò davanti a una Citroën C5 berlina, grigio tortora.
«Ma non ci avete affittato un’auto?» domandò Bravo.
«No, vi porto io.» Bravo fece per protestare, ma lei alzò una mano. «Questi sono gli ordini di Jordan, devi accettarli. Dovunque dobbiate andare, io posso portarvi più in fretta e con maggiore sicurezza. Una macchina a noleggio è identificabile dalla targa, n’est-ce pas, e quindi attirerebbe l’attenzione su di voi. Non è sicura.»
Bravo guardò Jenny, che stava scuotendo la testa. La ignorò e rispose: «Io e Jenny ti ringraziamo, Camille. Sei troppo gentile».
«Bon, allora tutto è a posto.» Aprì la portiera. «Penso che abbiate fame, e poi dovremo anche prendere dei vestiti… voi due avete proprio un’aria malandata.» Con un gesto invitò Bravo a entrare. «E mentre guido, mi racconterai tutto.»
Bravo aprì la portiera posteriore.
«No, tesoro, ti voglio accanto a me.» Si voltò. «A meno che non dispiaccia alla nostra Jenny.»
«Certo che no.» Il sorriso di Jenny era così fragile che avrebbe potuto rompersi da un momento all’altro. Odiava il modo in cui Camille le si era rivolta, come se il rifiutarsi potesse essere una sua debolezza.
Mentre lasciavano l’aeroporto, Bravo raccontò una versione riveduta e corretta di ciò che era accaduto da quando era uscito dall’ospedale. Camille non fece commenti mentre lui descriveva la fuga dalla casa di Jenny e il successivo inseguimento.
Bravo non disse i nomi né di Ivo Rossi né di Donatella. E, in quanto a Jenny, spiegò che era un’amica d’infanzia, fin dai tempi di New York. «Mia sorella l’aveva invitata per il pranzo del quattro luglio» concluse. «Era in ritardo ed è arrivata dopo l’esplosione. Quando mi sono svegliato in ospedale, la faccia di Jenny è stata la prima cosa che ho visto.»
«Che fortuna!» Camille lanciò uno sguardo a Jenny attraverso lo specchietto retrovisore e imboccò la A11, in direzione Rouen.
«Ma, amore mio, chi sono queste persone che ti hanno seguito, e perché? Devo dirti che Jordan ha una teoria: è convinto che dietro ci siano i Wassersturm.»
«Wassersturm?» ripeté Jenny.
«Una trattativa d’affari che ho gestito per ben sei mesi» spiegò Bravo girandosi verso di lei. «Volevamo comprare una compagnia a Budapest. Il problema era che c’era già sul tavolo un accordo con una compagnia di Colonia di proprietà dei fratelli Wassersturm. Io ho fatto delle ricerche e ho scoperto che, attraverso un labirinto di compagnie fittizie, i Wassersturm fornivano armi illegali alla mafia russa. Sono andato dai dirigenti della compagnia ungherese con le prove e nel giro di una settimana abbiamo stipulato il contratto.»
«Vendetta, allora.» Camille superò un veicolo che procedeva troppo lentamente. «I Wassersturm erano adirati e Jordan temeva che volessero vendicarsi su di te. Ciò che lo ha sconvolto è che aveva passato tre giorni a Monaco a lavorare su un’altra trattativa, tanto per calmarli.»
Bravo aggrottò la fronte. «Non avrebbe dovuto farlo. Non possiamo fidarci di loro.»
Camille rise. «Sai com’è Jordan. Tratterebbe col diavolo se riuscisse a far passare le sue condizioni.»
«Be’, si è sbagliato in questo caso. I fratelli possono strillare quanto vogliono, ma dubito che abbiano organizzato un attacco violento.»
«Allora hai una tua teoria?» domandò Camille.
«Sospetto che in tutto questo, in qualche modo, c’entri la morte di mio padre» rispose Bravo senza esitazioni.
«Je ne comprend pas, cosa vuole da te questa gente?»
«Non ne ho idea. Mio padre aveva insistito perché ci incontrassimo da soli prima di andare a casa di mia sorella. Voleva dirmi qualcosa di molto importante, ma la mia rabbia non mi ha permesso di ascoltarlo.»
«Oh, Bravo!» Camille inserì la freccia per portarsi sulla corsia più a destra. «E tuo padre ti è stato portato via proprio in quel momento. Quel dommage!»
Gli alti e grigi edifici moderni a uso ufficio della periferia nord di Parigi avevano lasciato il posto a campi verdi disseminati di abitazioni residenziali, non meno cupe, sfortunatamente, dei loro fratelli industriali.
Camille uscì dall’autostrada e si diresse verso Magny-en-Vexin.
Il Bistro du Nord si trovava su rue de la Halle ed era un piccolo, tranquillo ristorante tre gradini sotto il livello stradale. Il locale era lungo e stretto, con pareti bianche e travi sul soffitto, probabilmente una vecchia fattoria francese. Alle pareti, quadri con paesaggi di campagna, pieni di colore.
Una giovane donna li accompagnò a un tavolo in fondo, accanto a un enorme camino, che ricordò a Bravo quello nella casa di Jenny, dietro il quale si erano salvati dall’attacco di Rossi.
Camille andò a rinfrescarsi e Jenny si allungò sul tavolo verso Bravo. «Cosa pensi di fare?» domandò in un sussurro.
«Di cosa stai parlando?»
«Non possiamo portarla con noi a Saint-Malo. Dobbiamo andare da soli.»
«L’hai sentita, Jenny. Ha ragione. Affittare una macchina potrebbe attirare l’attenzione.»
«Ci sono milioni di auto affittate sulle strade della Francia, di giorno e di notte. Inoltre dubito che tuo padre approverebbe il coinvolgimento di questa donna nella ricerca della verità.»
«Perché dici questo?»
«Semplicemente voglio dire…»
«Sei arrossita, lo sai?»
«Voglio dire» riprese lei «che, conoscendo tuo padre, so che riterrebbe molto meno sicuro portarla con noi piuttosto che affittare una macchina, tutto qui.»
«Sei sicura che sia tutto qui?»
Jenny prese il menù, lo aprì davanti al viso e mormorò: «Bastardo».
Bravo allungò una mano per abbassare il menù. Poi le regalò un sorriso accattivante, ma lei non era affatto disposta a lasciarsi affascinare.
«Perché sei tanto deciso a prenderti gioco di me?»
«Mi piaci» rispose lui.
Jenny stava per dare una rispostaccia, quando vide tornare Camille.
«Interrompo qualcosa? Una lite tra innamorati, forse?»
«Affatto» rispose Jenny e tornò a leggere il menù.
Camille sospirò. «Agli innamorati è consentito litigare, purché la cosa non duri troppo a lungo. Ora datevi un bacio e fate la pace.»
«Non ci penso proprio» sbottò Jenny e, nello stesso istante, Bravo precisò: «Non siamo innamorati».
«No, certo che no» fece Camille, con il tono di chi non ci crede. Afferrò le loro mani. «Miei cari, la vita è troppo breve per litigare. Ora ascoltatemi, non sarò soddisfatta finché non vi bacerete, e allora saprò che tra voi va tutto bene. Forza, c’è già stata troppa tristezza nelle vostre vite, ultimamente.»
Gli occhi di Jenny erano annebbiati dall’ansia, anche perché non capiva cosa pensasse Bravo. Tuttavia, entrambi sapevano di dover superare quel momento particolarmente imbarazzante. Con un sorriso misterioso come quello della Gioconda, Camille osservò i due giovani alzarsi e avvicinarsi. Bravo abbracciò Jenny e la baciò sulla bocca. Stupita di se stessa, Jenny sentì le sue labbra aprirsi per far entrare la lingua di Bravo. Le mancò il fiato e il cuore accelerò i battiti. Poi si separarono e rimasero vicini, ma senza toccarsi, mentre il cuore di Jenny riprendeva il ritmo normale.
«Ecco fatto, non va meglio così?» Camille sorrise enigmatica e, con un cenno, chiamò il cameriere e ordinarono.
Bravo era di nuovo impegnato a chiacchierare con Camille e le stava spiegando dove dovevano andare, senza rivelargliene il motivo. Jenny considerò quella reticenza come una sua vittoria personale. Poi i due decisero la strada migliore per Saint-Malo e, nonostante le rimostranze di Camille, Bravo, con grande decisione, spiegò dove avrebbe dovuto lasciarli una volta arrivati. Camille disse che voleva aspettarli, ma lui rifiutò, insistendo sul fatto di non sapere ancora né per quanto tempo doveva trattenersi, a Saint-Malo, né dove recarsi in seguito. Nel frattempo arrivò il cameriere con le portate.
«Sei molto misterioso, Bravo» commentò Camille iniziando a mangiare i frutti di mare.
Jenny, che aveva una particolare avversione per cozze, vongole e ostriche, riuscì a stento a controllare la nausea e iniziò a tagliare una bistecca.
«Non che mi importi,» continuò Camille «ma temo che possiate essere in pericolo più di quanto vogliate ammettere. È per questo che non vuoi che io rimanga a Saint-Malo?»
«Francamente, sì.» Bravo depose la forchetta. «Hai già fatto più di quanto dovevi. Non voglio esporti al pericolo.»
Camille lo guardò per un attimo in silenzio. Poi sospirò e si rivolse a Jenny: «Desideri un dessert, cara? Devi assolutamente assaggiare la tarte Tatin».
Dopo il pranzo, Camille li portò in una farmacia, dove comprò diverse pomate e unguenti per curare ferite, abrasioni e tagli. Quindi andarono in un negozio di abbigliamento, acquistarono vestiti nuovi, che indossarono subito, e infine buttarono quelli vecchi e logori in un bidone della spazzatura.
Risalirono in macchina e Camille partì ad alta velocità, bypassando Rouen. Nel giro di un’ora erano di nuovo sulla A11. La pioggia era diminuita, ma non cessata del tutto, e il mondo sembrava un quadro pieno di colori sfumati dal pennello di un impressionista. Stavano avvicinandosi ad Avranches quando Jenny cominciò ad accusare dei crampi allo stomaco. Bravo, osservandola dallo specchietto retrovisore, notò che era pallidissima e aveva la fronte imperlata di sudore. Diversi minuti dopo, scorse un’aerea di servizio con toilette e pompe di benzina.
Camille entrò, si fermò e Bravo aiutò Jenny a scendere. Camille afferrò un impermeabile, lo buttò sulle spalle di Jenny e insistette per entrare con lei. Jenny non ebbe la forza di opporsi. Bravo andò a sedersi al posto di guida per poter tenere d’occhio meglio il traffico. Prese il cellulare e digitò un numero d’oltreoceano.
Emma rispose al primo squillo, come se fosse stata in attesa della telefonata.
«Bravo, dove sei?»
«In Francia, diretto in Bretagna.»
«E che ci fai lì?»
«Un incarico per papà. Lui me ne aveva parlato prima… prima della fine.» Ci fu un attimo di silenzio. «Come stai, Emma?»
«Bene. Ho ripreso a cantare, il mio maestro era qui un attimo fa.»
«Che meraviglia… e gli occhi? Qualche cambiamento?»
«Non ancora. Non importa, non è questo che mi preoccupa.»
«Sono io?»
«Lo capisco dalla tua voce.»
«E cosa capisci?»
«Che sei nei guai. Qualsiasi cosa papà volesse da te… sono guai, vero?»
«Perché dici questo…?»
«Perché non sono una stupida, Bravo, e mi offendo se mi tratti come tale. Il direttore dell’impresa che ho assunto per riparare la casa mi ha fatto leggere il rapporto. Il tubo del gas non era difettoso. È stato manomesso.»
Bravo si guardò attorno per controllare se le due donne stessero tornando, ma non c’era nessuno in vista.
«A quanto pare hai notizie dirette.»
«Papà si trovava in una situazione molto pericolosa, Bravo. Credi che non l’abbia intuito? Tempo fa si era confidato con me.»
«Cosa?!»
«Qualche volta l’ho anche aiutato. Sapeva… e anch’io… che il suo impegno con gli Osservanti Gnostici era ad alto rischio.»
Ci fu una pausa e Bravo sentì che Emma stava bevendo qualcosa, forse tè. Cercò di accettare quella nuova realtà.
«Ora che sei lanciato in questa missione,» riprese Emma «devi sapere che posso aiutarti.»
«Emma…»
«Se credi che la mia cecità cambi qualcosa, ti sbagli. Sono perfettamente in grado di badare a me stessa… e anche a te. Come sempre.»
«Credo di non capire.»
«Chi credi che ti abbia tenuto d’occhio, per poi riferire a papà, quando voi due non vi parlavate? Lui non voleva questo allontanamento.»
«Stai dicendo che mi spiavi?»
«Oh, andiamo, Bravo. Ho fatto ciò che era meglio per tutti noi, te compreso. Pensi ancora che papà avesse qualche progetto dannoso per te? Era invece molto preoccupato, e francamente non posso biasimarlo. Ti comportavi come un adolescente, come se il nemico fosse lui, mentre tutto ciò che lui tentava di fare…»
Bravo chiuse di scatto la comunicazione. Si appoggiò allo schienale. Aveva la mente offuscata, il traffico lungo la A11 era un lontano ronzio. Arrivò una macchina di turisti, dalla quale scesero due ragazzetti smorfiosi, che corsero verso l’edificio. Un grosso camion si allontanò rombando dalle pompe di benzina e imboccò l’autostrada. Gli occhi di Bravo registravano quell’andirivieni passivamente, come se fosse seduto in una platea e stesse guardando un film.
Il cellulare squillò.
«Non permetterti di trattare me come hai trattato papà.» La voce di Emma era tagliente. «E non chiudermi il telefono in faccia.»
«Okay, okay, mi dispiace. Ma mi hai fatto saltare i nervi. Mi chiedo costantemente come tu faccia a girare di stanza in stanza, e mi vieni a dire che puoi aiutarmi così come hai aiutato papà.»
«Ammetto di essere stata un po’ critica nei tuoi confronti ma, Bravo, a volte sei così ingenuo. Se mi conoscessi, ti saresti reso conto che ho lottato tutta la vita per essere alla tua altezza e all’altezza delle aspettative di papà. Ce l’ho fatta sempre e sono sicura che posso farcela anche ora.»
Bravo pensò a come la p...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA
  5. Prologo
  6. PRIMA PARTE - Tempo presente: NEW YORK CITY, WASHINGTON D.C.
  7. SECONDA PARTE - Tempo presente: PARIGI, SAINT-MALO, VENEZIA, ROMA
  8. TERZA PARTE - Tempo presente: VENEZIA, ROMA, TREBISONDA
  9. Nota dell’autore - LA STORIA DIETRO LA FICTION
  10. Ringraziamenti