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19
UNA BRUTTA SORPRESA
ista dall’alto, tra le nubi bianche, l’Isola dei Cavalieri sembrava la stessa di sempre.
Alargenta sorvolò la spiaggia dalla sabbia dorata che circondava il porto e iniziò a planare descrivendo nell’aria cerchi sempre più piccoli, finché atterrò, sollevando solo uno sbuffo di sabbia.
Karis e Alena scesero dalla groppa del drago blu e si voltarono verso il mare aperto.
– Eccoli, stanno arrivando!
La Ninfa dei Boschi indicò un puntino luccicante in mezzo al mare: era l’imbarcazione fatata di Favilla e Stellarius, che sorvolava le onde accompagnata dai gabbiani. In pochi istanti, grazie alla sua magica velocità, attraccò al porto.
La Cittadella dei Cavalieri però era stranamente silenziosa, notò Alena. Il molo era deserto e non si vedeva nessuno. Di solito c’era un viavai di navi che caricavano e scaricavano merci e passeggeri.
– Lo senti anche tu? – domandò Alena.
– Il silenzio – mormorò Karis, accarezzando il muso di Alargenta. – C’è qualcosa che non va...
– Sì, hai ragione.
– Dove sono finiti tutti? – si stupì l’Elfa delle Nuvole.
Ma la ninfa non fece in tempo a rispondere perché in quel preciso istante le raggiunsero Stellarius e Favilla. Il sorriso sul volto dei due maghi andò pian piano spegnendosi. Anche loro avevano avvertito qualcosa di strano... Solo qualche giorno prima erano stati accolti al loro arrivo da amici e curiosi che li avevano circondati con saluti e abbracci, e ora, sebbene avessero avvisato che portavano con sé notizie importanti, non c’era nessuno ad aspettarli.
– Che cosa sta succedendo qui? –. Stellarius si osservò attorno, poi impallidì. – Guardate laggiù! Le mura della Cittadella sono crollate!
Il cuore di Karis fece un balzo nel petto. Alena si portò le mani al viso.
Una parte delle mura che circondava la Cittadella dei Cavalieri era franata al suolo, e la polvere e le macerie erano scivolate lungo la collina che conduceva alla spiaggia. Non solo: tutt’attorno all’edificio crepacci fondi e scuri si erano aperti nel terreno, voragini immense dalle quali si levava un fumo acre.
La Maga di Corte aguzzò la vista e notò che anche alcuni balconi delle Scuderie erano precipitati al suolo e l’Arena dei Cavalieri era ricoperta di crepe e fessure.
– È come se fosse piovuto qualcosa dal cielo... – disse Alena. – Ha colpito tutta l’isola, ha distrutto i palazzi, le case e aperto quei crepacci.
– Andiamo a controllare, ma cerchiamo di essere cauti – suggerì Stellarius.
Risalirono la stradicciola di pietra che dal porto conduceva alla Cittadella. Più si avvicinavano, più gli edifici erano rovinati e anneriti. L’odore del fumo impregnava l’aria.
La grande piazza centrale della Cittadella era completamente svanita. Al suo posto c’era un’enorme voragine, che sembrava averla inghiottita.
– È tutto distrutto! – gemette Favilla.
Poi, di colpo, un’ombra oscurò il sole. Qualcosa di immenso e possente li stava sorvolando.
Il grande drago blu di Alcuin era inconfondibile.
– Sono Alcuin e Zordan! – gridò Karis, mentre i due cavalieri cercavano un posto dove atterrare.
Alena fu la prima a correre verso di loro. Superò Stellarius e Favilla e si gettò al collo di Zordan.
– Avevo così tanta paura che fosse successo qualcosa anche a voi! – esclamò.
Zordan arrossì, ma ricambiò l’abbraccio. Anche lui aveva temuto per la loro salvezza.
– Adesso siamo qui. Vedrai che si risolverà tutto.
Alena annuì, asciugandosi una lacrima che le rigava il viso. – Ma cosa ne è stato di Audace e di tutti gli altri? Sono scomparsi!
– Non lo so – sospirò l’Elfo Viaggiatore. – Io e Alcuin abbiamo sorvolato l’isola più volte, ma non abbiamo trovato traccia di cavalieri. Dappertutto è lo stesso scenario: macerie e fumo...
– Dev’essere stata la Regina dei Ragni, solo lei può aver provocato tanta distruzione – rifletté Stellarius. Chiudendo gli occhi, fece apparire dal nulla lo Scettro degli Arcimaghi.
Si avvicinò a una statua annerita che rappresentava un drago blu. Era quella che un tempo ornava il centro della piazza, il simbolo stesso dell’Isola dei Cavalieri... e adesso era in frantumi. L’Arcimago la sfiorò con una mano, quasi accarezzandola, e iniziò a mormorare frasi in una lingua sconosciuta.
Subito un flusso di luce dorata cominciò a scorrere tra la statua e l’Arcimago.
– Un’ombra è calata su quest’isola
– mormorò Stellarius, con il viso teso nello sforzo di tradurre in parole la memoria degli eventi impressa nella statua. – Erano in tanti, centinaia, e avevano con loro il potere delle Ombre. Come spettri sono scesi dal cielo. Sapevano di essere più forti. Hanno attaccato la Cittadella, e poi lo scontro si è spostato
verso l’Arena.
Favilla e gli altri ascoltavano ammutoliti Stellarius, che stava dando prova di una grandissima abilità. Erano in pochi, tra i maghi, quelli in grado di spingersi con la mente nel passato, tanto più se i luoghi di cui si parlava erano stati avvolti dal potere del Male. Stellarius continuò a rimanere concentrato. Penetrò con la mente nelle profondità del tempo. Per un istante vacillò, e Favilla gli corse accanto per sorreggerlo.
– Sono stati rievocati con una potente magia – riprese l’Arcimago, con voce sempre più flebile. – Erano il Popolo senza Nome, esiliati da Floridiana e ora richiamati dalla Regina dei Ragni. Gli Scomparsi!
A quel punto il flusso di luce si interruppe e l’Arcimago fu costretto a sedersi sopra una panchina. Era sfinito.
– Hai visto anche che cosa è accaduto dopo? – domandò Favilla, in ansia. I quattro cavalieri si guardarono negli occhi senza osare dire nulla.
Stellarius li fissò uno a uno, cercando il coraggio per dare loro quelle terribili notizie.
– Audace, Spica, Regulus, Robinia e tutti gli altri... loro... – esitò un attimo, schiarendosi la voce – ... sono stati portati via dagli Scomparsi. Tutti quelli che si trovavano sull’Isola dei Cavalieri sono stati fatti prigionieri.
– Prigionieri? –. Alena sbiancò.
– Gli Scomparsi li hanno assaliti e storditi col potere delle Ombre. Poi li hanno condotti lontano, in volo... – continuò l’Arcimago.
– Dove li hanno portati?! –. Zordan quasi gridò quella domanda. Aveva il cuore che gli scoppiava nel petto per la rabbia.
Stellarius scosse il capo. – Non lo so, Zordan. Non sono riuscito a vederlo.
– Ma deve esserci un modo per mettersi sulle loro tracce! – esclamò Alcuin, serrando i pugni.
– Non puoi vedere altro? Non puoi riprovare con lo scettro? – insistette Karis.
– No. Il potere della Corona d’Ombra è così forte che oscura anche quello dello Scettro degli Arcimaghi.
I quattro cavalieri si guardarono: ciascuno di loro poteva leggere negli occhi degli altri gli stessi dubbi e le stesse domande. Non c’era davvero più alcuna speranza per il Regno della Fantasia? Se anche il grande Stellarius doveva arrendersi davanti al potere della Regina dei Ragni, cos’altro rimaneva da fare?
Favilla intuì i loro pensieri e, facendo un passo verso di loro, li fissò negli occhi uno per uno con sguardo deciso. – Siete Cavalieri della Rosa d’Argento. Siete i difensori del Regno della Fantasia, non dimenticatelo! –. Le sue parole echeggiarono nel silenzio della Cittadella. – Vi siete sempre battuti con coraggio, avete sempre cercato il Bene anche quando le tenebre erano più fitte. E dovete farlo anche ora. Finché voi quattro non vi arrenderete, non è ancora detta l’ultima parola per l’Isola dei Cavalieri!
Stellarius sorrise sotto la barba candida. La forza di quella piccola giovane maga lo aveva sempre sorpreso, fin dal giorno in cui l’aveva incontrata. C’era una grande luce dentro di lei, che sembrava impossibile spegnere.
– Hai in mente qualcosa, Favilla? – le domandò. – Conosco quello sguardo: sei stata una delle mie allieve migliori, e ti leggo negli occhi che stai escogitando un piano.
La Maga di Corte riuscì a sorridere. – Sì, Stellarius. Ho un piano, anche se so già che sarà una delle imprese più difficili di tutta la mia vita.
– Ma noi saremo al tuo fianco! – esclamò Alena.
Anche Alcuin, Zordan e Karis annuirono convinti.
– Allora seguitemi, amici, – li esortò Favilla – la Torre dei Veli ci aspetta.
20
LA MASCHERA FANTASMA
a Cittadella dei Cavalieri era deserta. Aggirandosi per le stanze e i corridoi vuoti, Stellarius, Favilla e i quattro giovani cavalieri udivano solo il suono cadenzato dei loro passi.
Il silenzio faceva uno strano effetto in quell’edificio dove fino a pochi giorni prima risuonavano continuamente le voci di cavalieri e apprendisti.
– Non ho mai visto l’Accademia dei Cavalieri così inanimata – mormorò Karis. – È quasi irriconoscibile.
– Sembra tutto finito. Per sempre – mormorò Zordan, affranto.
– Non dirlo nemmeno per sogno! – esclamò Favilla, mentre scostava il dipinto che celava l’accesso segreto alla Torre dei Veli, la stanza in cui erano conservati alcuni dei più potenti oggetti magici dell’intero Regno della Fantasia.
– È che sembra tutto molto più grande di noi – si giustificò Alena.
Stellarius sorrise, posando una mano sulla spalla della ninfa. – Mia cara, le grandi imprese richiedono un grande coraggio, ma soprattutto tanta fiducia nelle proprie capacità. Dovrete avere un animo limpido, dovrete essere come le prime stelle della sera, ancelle della Luce nel buio della notte.
– Forza, seguitemi – li incitò Favilla, sparendo oltre l’ingresso segreto che si era aperto nel muro. Mentre saliva i gradini che conducevano alla cima della torre, riprese il discorso di Stellarius: – Ricordatevi ciò che Audace vi ha sempre detto. Voi siete i suoi allievi migliori non solo perché siete i più forti. Siete i suoi allievi migliori perché al coraggio unite l’amore, alla tecnica unite la passione, alla forza l’umiltà!
Finalmente raggiunsero la porta di legno massiccio alla sommità della Torre dei Veli. Era chiusa a chiave, ma questo non era un problema. Favilla si fece da parte e lasciò che se ne occupasse Stellarius, il quale, con un gesto del suo Scettro degli Arcimaghi, fece scattare la serratura.
La porta si aprì cigolando. La piccola stanza circolare era come la ricordavano. Sopra tavoli e scaffalature si riconoscevano le sagome di tanti oggetti magici, nascosti sotto veli dai colori diversi. Ce n’erano di tutte le sfumature: bianchi, gialli, arancioni, rossi, viola e neri. A ogni colore corrispondeva il livello di pericolosità dell’oggetto magico: dai meno potenti, celati sotto i drappi bianchi, a quelli più pericolosi, nascosti sotto i drappi neri.
– Useremo lo Specchio Veggente? – chiese Alena.
Favilla però sembrava incerta. Guardò la parete dove era appeso lo specchio e si avvicinò al velo rosso che lo copriva, ma alla fine scosse la testa.
– Temo che non servirebbe a nulla – mormorò.
Alcuin e Zordan si scambiarono un’occhiata perplessa.
– Per quale motivo? – volle sapere l’Elfo Viaggiatore. – Ci è tornato utile in varie occasion...