Il borgo insanguinato
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Il borgo insanguinato

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Il borgo insanguinato

Informazioni su questo libro

Anno del Signore 1370. In una primavera umida e fredda, il capitano Owen Archer si trova coinvolto in uno strano pellegrinaggio alla città sacra di St. David, nel Galles. Lo accompagna Geoffrey Chaucer, famoso poeta e spia al servizio dei Lancaster. Ma il loro viaggio cela ben altre motivazioni. St. David è in subbuglio, gli animi dei suoi abitanti profondamente turbati. Il cadavere di uno sconosciuto è stato rinvenuto alle porte della città. E a quel primo omicidio si aggiungono altri fatti misteriosi: la bellissima moglie del signore del castello scompare, mentre un giovane frate viene barbaramente ucciso. Owen deve agire in fretta per dipanare la complessa trama di tradimento, infedeltà e vendetta e fermare una catena di delitti che pare inarrestabile.

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Informazioni

Anno
2011
eBook ISBN
9788858504109
Print ISBN
9788838482397

Capitolo IV

Un cadavere davanti al portone

La strada che da Haverfordwest conduceva a St David attraversava serpeggiando una dolce campagna. Una leggera brezza portava con sé l’odore salmastro del mare che si mescolava con il profumo di fiori appena sbocciati. Owen ne era inebriato, in tutti i suoi viaggi non aveva mai provato una sensazione così intensa. Aveva dimenticato quanto quel luogo gli fosse caro, quanto piacevole fosse cavalcare verso il mare nell’attesa di vederlo apparire all’improvviso, dietro le scogliere. Molti anni prima, giungendo da nord, era passato su quelle terre, fiero di accompagnare sua madre e il suo fratellino in pellegrinaggio. Il suo cuore allora traboccava di gioia, la sua fede era incrollabile.
«Sia gloria a Dio Padre» gridò sir Robert alla vista della distesa spumeggiante «per avermi concesso abbastanza vita da poter ammirare questo sacro luogo. Michaelo, che effetto vi fa questo spettacolo?»
Fratello Michaelo grugnì. «Il vento umido del mare mi infastidisce.»
«Tranquillizzatevi» disse Owen «la cattedrale di St David e il palazzo del vescovo si trovano in una vallata ben riparata.»
«Grazie a Dio» mormorò Michaelo.
Geoffrey si spazientì. «Dovreste smetterla di brontolare! Dio potrebbe interpretare le vostre lamentele come una critica alla Sua creazione e negarvi qualsiasi indulgenza.»
Michaelo sbuffò.
Owen rassicurò tutti quanti. «Dovremmo arrivare a St David per mezzogiorno, a Dio piacendo.»
Sir Robert sorrise. «Vorrei vivere il tempo necessario per ripetere questo viaggio una seconda volta.» Secondo la credenza popolare, due pellegrinaggi al seggio episcopale di Menevia, a St David, equivalevano a un pellegrinaggio a Roma: Roma semel quantum bis dat Menevia tantum. «Tuttavia, spero che un viaggio solo sia sufficiente per ringraziare Dio d’aver aiutato la mia famiglia a superare l’epidemia di peste.»
Di lì a poco si accodarono a una folla di pellegrini. Tutti smontarono da cavallo, tranne sir Robert. Owen glielo impedì.
«L’età dispensa molti privilegi» fu il commento di Michaelo.
«E molte umiliazioni» ribatté sir Robert.
«L’umiltà si addice ai pellegrini» continuò Michaelo.
Owen non s’intromise in quella discussione, che presto cessò.
Geoffrey si mescolò ai pellegrini e ne interrogò diversi, informandosi da dove venissero e del perché del loro viaggio. Fu deluso nel constatare che molti parlavano solo gallese.
I gallesi erano infatti numerosi, sia donne che uomini, le prime riconoscibili dagli ampi veli bianchi inamidati, i secondi avvolti in mantelli di lana leggera indossati sopra lunghe tuniche.
Su quella moltitudine di persone appiedate, torreggiava sir Robert, il volto impassibile.
Giunto in prossimità della Porta della Torre, l’anziano nobiluomo smontò finalmente da cavallo. Era suo desiderio raggiungere a piedi la cattedrale e pregò Owen, Geoffrey e fratello Michaelo di accompagnarlo; gli altri uomini della compagnia, frattanto, proseguirono lungo le mura e condussero i cavalli alle stalle dell’arcivescovado. Osservando le dimensioni della folla, composta sia da pellegrini che da semplici abitanti di St David, sir Robert si stupì.
«Dio ci perdoni, abbiamo forse dimenticato qualche festività?»
Michaelo scosse il capo. «La festa di San Davide è passata. Siamo in quaresima.»
Un gruppo di persone vocianti si era radunato davanti alla Porta della Torre. Passando accanto al capannello, Owen indugiò il tempo necessario per apprendere che all’alba il guardiano aveva scoperto un cadavere proprio in quel punto. Ora tutti esponevano le proprie ipotesi in merito e si abbandonavano a terribili premonizioni.
«Probabilmente è stato portato qui durante la notte» disse un uomo. «Ma com’è possibile che il guardiano non si sia accorto di nulla?»
«Dicono che la vittima sia stata sgozzata» sussurrò un altro.
«Adesso ci sarà guerra tra i signori delle marche.»
«Si racconta di un pastore di Ceredigion che aveva mangiato ostie consacrate; il signore lo fece sgozzare come un maiale, affinché gli uomini di fede potessero essere testimoni del suo peccato.»
«Che cosa succede?» chiese sir Robert portandosi al fianco di Owen.
Fortunatamente sir Robert non conosceva il gallese. «Stanno discutendo, tutto qui. Nulla che ci riguardi.» Owen intendeva fare in modo che né Michaelo né sir Robert venissero a sapere dell’assassinio: il primo si sarebbe fatto prendere dal panico, il secondo si sarebbe sicuramente intromesso nella faccenda.
Oltrepassata la porta, tutti e quattro rimasero a bocca aperta. Lungo le pendici della collina e nella vallata sottostante un gruppo di casupole faceva da cornice a due magnifici edifici, posti sulle rive opposte del fiume Alun: la cattedrale di St David e St Andrew e il palazzo del vescovo.
Fratello Michaelo indicò ammirato il palazzo. «Osservate il portico superiore: è opera del vescovo Henry Gower. Non è bellissimo? Esattamente come ve l’ho descritto.»
Geoffrey rise. «Volete dire come Owen ce l’ha descritto.» Owen era il solo membro del gruppo a essere già stato a St David. «Anche se debbo ammettere che avete spesso ripetuto i suoi racconti circa lo splendore del palazzo.»
Anni prima, quando Owen era appena tredicenne, sua madre aveva condotto lui e il suo fratellino Morgan a St David. Owen ricordava i muratori sulle impalcature intenti a posare pietra su pietra e ora, mentre percorreva l’accidentata discesa che fiancheggiava il lato settentrionale della cattedrale, poteva ammirare l’opera di restauro e abbellimento del vescovo Gower finalmente conclusa. I raggi del sole creavano riflessi di luce policroma sui muri del palazzo. Owen si riparò gli occhi con una mano e ammirò la geometrica alternanza di pietre rosse e bianche del portico: era stato costruito per ragioni squisitamente estetiche, essendo il palazzo vescovile protetto dalle mura che cingevano l’intera cittadella.
«C’è una gran pace in questo luogo» disse Geoffrey, fermandosi poco prima del ponte di pietra che attraversava il placido fiume Alun.
«Dio mi conceda di trovare qui la pace» disse sir Robert.
Owen osservò il pallido colorito delle guance di suo suocero e si augurò che i loro alloggi nel palazzo del vescovo fossero caldi e asciutti. Ma non disse nulla, non voleva umiliare sir Robert ricordandogli la sua malattia. «Ancor prima che St David fondasse il proprio monastero in questa vallata, questo luogo era considerato sacro» ricordò sir Robert.
«Una sacralità pagana» sottolineò Michaelo.
Il ponte, lungo sei metri e largo tre, consisteva in uno spesso lastrone di marmo la cui superficie era lucida e liscia per via delle migliaia di pellegrini che negli anni lo avevano attraversato. Una crepa larga e profonda lo percorreva in tutta la sua larghezza.
«Dovrebbero costruire un ponte nuovo» brontolò Michaelo.
«Non si rimpiazza un ponte simile, almeno non prima che sia completamente inutilizzabile» disse Owen. «Non conoscete la leggenda?»
Michaelo scrollò le spalle. «È un semplice pezzo di marmo...»
«Questo ponte che tanto disprezzate è chiamato Llechllafar, la pietra che canta» continuò Owen. «Una volta, mentre alcuni uomini vi passavano trasportando un cadavere, Llechllafar eruppe in un rimprovero così veemente da produrre la crepa che ora vedete. Da allora, ai cortei funebri è vietato percorrere il ponte.»
«La pietra non può parlare» protestò Michaelo.
Owen non gli prestò attenzione. «Merlino predisse che un re d’Inghilterra, di ritorno dalla conquista dell’Irlanda, nell’attraversare il ponte sarebbe stato ferito a morte da un uomo con la mano rossa. Enrico Plantageneto, dopo la sua vittoriosa campagna d’Irlanda, vi passò illeso; dichiarò pertanto che Merlino era un bugiardo.»
«Il padre di Riccardo Cuor di Leone ha calpestato questo ponte?» chiese Michaelo, improvvisamente interessato.
«Sì, è passato di qui. Bene, attraversiamo il fiume» tagliò corto Owen.
Fratello Michaelo ora scrutava la lastra di marmo con sospetto. «La vostra gente ha l’abitudine d’inventare leggende su qualsiasi cosa.»
«Ogni cosa ha la sua leggenda» replicò Owen.
«Cosa accadde quando re Enrico affermò che Merlino era un bugiardo?» domandò sir Robert.
«Qualcuno tra la folla rise del re e disse che forse la premonizione era rivolta a un altro re, che doveva ancora venire. Si racconta che Enrico si risentì, ma non disse nulla.»
«Stupido orgoglio» mormorò Geoffrey.
E il gruppo raggiunse l’altra sponda dell’Alun.
Il cortile del palazzo del vescovo era un luogo d’incontro per i pellegrini e per i molti religiosi che vivevano nella cittadella.
Dai gesti e dalle parole sussurrate dei presenti, Owen intuì che stavano parlando del cadavere ritrovato davanti alla Porta della Torre.
«Quanta magnificenza!» disse Michaelo abbracciando con lo sguardo l’intero cortile.
Sir Robert, suo malgrado, dovette concordare con il giudizio del monaco.
Due grandi scalinate di pietra, una per ciascuna ala del palazzo, conducevano a due porticati, separati tra loro da un grande salone dalla facciata color ocra intenso. L’ala sinistra, intonacata e imbiancata, ospitava gli appartamenti del vescovo. Owen e Geoffrey lasciarono che fratello Michaelo e sir Robert salissero per primi; dopotutto, erano loro i pellegrini.
Nell’udire il nome di sir Robert l’usciere fece un inchino. «Sua Grazia il vescovo mi ha incaricato di dirvi che questa sera gradirebbe avervi suo ospite a cena, sir Robert.» Poi, rivolto al monaco, aggiunse: «Voi dovete essere fratello Michaelo, il segretario dell’arcivescovo di York».
Fratello Michaelo quasi toccò il pavimento con la fronte.
«Sua Grazia gradirebbe anche la vostra presenza, oltre a quella di mastro Chaucer.»
Geoffrey trasalì e a sua volta si produsse in un profondo inchino.
Ma già l’usciere aveva indirizzato la sua attenzione a Owen. «Capitano Archer?»
Owen salutò brevemente.
«Il mio signore desidererebbe vedervi immediatamente, capitano.»
«Immediatamente?» disse sir Robert. «Mio genero è reduce da un lungo viaggio...»
Owen, con un cenno del capo, invitò il suocero a tacere. «Sua Grazia ha detto altro?» chiese all’usciere.
«No, capitano.»
In quel mentre fece la sua comparsa un segretario del vescovo, che pregò Owen di seguirlo. Michaelo tentò di accodarsi, ma il segretario alzò un braccio e lo fermò. «Fratello Michaelo, Sua Grazia desidera avere un colloquio privato con il capitano.»
Michaelo tornò sui suoi passi, ma il rossore delle sue guance tradiva la sua indignazione.
Owen e il segretario percorsero la scalinata che conduceva agli alloggi del vescovo. Un grande dipinto raffigurante san Davide sovrastava la porta del salone; Owen si sentì orgoglioso per l’onore che veniva tributato al santo patrono del suo popolo. Alcuni servitori in livrea intenti ai loro compiti osservarono incuriositi quei due uomini che camminavano con passo veloce tra le bianche pareti del salone. Raggiunta una piccola stanza che fungeva da parlatorio, Owen si avvicinò pensieroso a una finestra che si affacciava sul cortile d’ingresso. Subito il segretario, il volto paonazzo nonostante il tragitto percorso fosse stato breve, richiamò la sua attenzione.
«Vi andrebbe del vino?» disse con tono servizievole.
«Ve ne sarei grato.»
Rimasto solo, Owen s’immerse nuovamente nei suoi pensieri; non riusciva a capire il perché di quella convocazione. Possibile che l’influenza di Thoresby arrivasse fin laggiù? L’arcivescovo aveva forse deciso di assegnargli un nuovo compito?
Il vescovo Adam de Houghton sopraggiunse preceduto da due servitori che portavano una brocca di vino e due calici. Alto, biondo, il naso aquilino e i modi amichevoli, a Houghton bastava sorridere per mettere qualsiasi estraneo a proprio agio. Si fermò sulla soglia e quando i servitori lasciarono la stanza, entrò e benedisse Owen con il segno della croce. «Dio sia con voi, capitano Archer» disse in gallese.
Owen ne fu felicemente sorpreso; nonostante il vescovo fosse nato non lontano da lì, a Caerforiog, era di antica stirpe inglese. Dall’inizio del viaggio, era il primo inglese che gli usava la gentilezza di rivolgerglisi in gallese. Owen abbozzò un leggero inchino e rispose nella sua lingua natale. Parlava lentamente, ripescando nella memoria le frasi adatte e soppesando ogni parola.
Il vescovo fece segno a Owen di accomodarsi. «Sediamoci e beviamo un po’ di vino; prima che mi ragguagliate sul vostro viaggio e sulla vostra missione, vorrei spiegarvi perché ho voluto convocarvi in tutta fretta.» La sua voce, delicata e lievemente roca, s’intonava perfettamente con la sua figura. «Il duca di Lancaster ha personalmente elogiato il lavoro che avete svolto per lui e per l’arcivescovo Thoresby. Ora, penso che Dio vi abbia inviato da me nel momento più opportuno. Oggi si è verificato un incidente infausto. Non voglio trarre conclusioni affrettate, ma...»
«Alludete al cadavere?» disse Owen.
Il bel viso di Houghton si rabbuiò. «Qualcuno vi ha già messo al corrente?»
«Ho involontariamente ascoltato la conversazione di alcune persone.»
Il vescovo si rilassò. «Ovviamente. Avrei dovuto aspettarmelo. Dunque, come probabilmente avrete sentito, questa mattina il guardiano ha trovato un cadavere davanti alla Porta della Torre.»
«Vittima di morte violenta?»
«Aveva il genere di ferita che fa pensare a una punizione divina... be’, voi ci sarete abituato. Vi sarà toccato di udire molte storie sul perché avete perduto l’occhio.»
«La vista, mio signore; l’occhio ce l’ho ancora» precisò Owen.
Houghton osservò con più attenzione la sua benda. «Veramente? Immagino che questo particolare abbia ispirato interpretazioni interessanti...» Dio onnipotente si disse Owen, quell’uomo parlava a vanvera!
«Il mio segretario vi mostrerà il cadavere. Giudicherete da voi le condizioni del corpo.»
«Io...» Owen scosse il capo. «Mi dispiace deludervi, Vostra Grazia, ma io sono qui...»
«Come mio ospite» disse Houghton con un tono di voce più forte e deciso. «Rappresentate il duca di Lancaster e io sono certo che il duca vi ordinerebbe di aiutarmi in questo frangente.»
Owen rimase senza parole. Era dunque quello il suo destino? Chinare il capo ogni volta che un nobile richiedeva i suoi servizi?
In quel momento un altro segretario entrò nel parlatorio.
«Ifan, questo è il capitano Archer, un uomo che in passato ha risolto diversi casi come il nostro, per conto del duca di Lancaster e dell’arcivescovo di York. Portalo da quella povera anima. Io vi aspetterò qui.»
Ow...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Pronuncia gallese
  5. Prologo
  6. Capitolo I Pellegrini esausti
  7. Capitolo II St David
  8. Capitolo III Quattro danzatori
  9. Capitolo IV Un cadavere davanti al portone
  10. Capitolo V Il vicario Edern
  11. Capitolo VI Lugubre viaggio
  12. Capitolo VII Cydweli
  13. Capitolo VIII La signora di Cydweli
  14. Capitolo IX – Premonizioni
  15. Capitolo X Parenti
  16. Capitolo XI Il mantello del vicario
  17. Capitolo XII – Sonno interrotto
  18. Capitolo XIII Una lite
  19. Capitolo XIV Il seme del dubbio
  20. Capitolo XV Il tesoriere del duca
  21. Capitolo XVI – Un nome
  22. Capitolo XVII La grazia di santa Non
  23. Capitolo XVIII L’ammonimento del Pirata
  24. Capitolo XIX Un’imboscata
  25. Capitolo XX – Un cuore tenero
  26. Capitolo XXI Un amore fiero e terribile
  27. Capitolo XXII Una questione di fiducia
  28. Capitolo XXIII Nebbia
  29. Capitolo XXIV Myrddin e l’uomo che dorme
  30. Capitolo XXV La vendetta di Martin
  31. Capitolo XXVI Il coraggio di Eleri
  32. Capitolo XXVII «... un cavaliere perfetto e cortese»
  33. Epilogo
  34. Nota dell’autrice
  35. Glossario
  36. Ringraziamenti