Un incendio minaccia la Foresta Vivente: il Grande Regno è di nuovo in pericolo. Dietro il fuoco c'è la mano di Pirea, Strega delle Fiamme e signora delle scintille. Toccherà a Yara, la più giovane delle Principesse, affrontare il nemico in una sfida... all'ultima fiamma!

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Principesse del Regno della Fantasia - 8. Strega delle Fiamme
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9788856623888



amah non aveva più proferito parola. Aveva imboccato le scale che portavano alla terrazza sul tetto, dove era solita suonare il flauto nelle notti stellate.
Gli altri l’avevano seguita senza fare domande. Avevano tutti fiducia in lei e pensavano che avesse avuto un’idea davvero buona.
Sulla terrazza, la Principessa del Deserto prese il suo flauto da una cesta appoggiata a terra, lo impugnò e lo portò alle labbra. Poco dopo si diffuse nell’aria una melodia, che iniziò dolce e proseguì invece più decisa.
Il Nonno parve riconoscerla e sorrise. Di sicuro era l’unico tra i presenti a conoscere il motivo per cui Samah stava eseguendo proprio quel brano in particolare.
Dopo qualche minuto successe qualcosa di sorprendente. Il cielo del deserto fu invaso da stormi di uccelli, talmente numerosi che arrivarono a oscurare la luce del sole.
Tutti li guardavano con il naso all’insù. Diamante fece un passo indietro e cercò protezione tra le braccia di Rubin.
Poi uno degli uccelli scese fino alla terrazza e andò a posarsi sul muretto, proprio davanti a Samah, che nel frattempo non aveva smesso di suonare.
Soltanto allora i presenti compresero che non si trattava di uccelli qualunque: erano meravigliose aquile del deserto, rapaci dall’apertura alare straordinariamente estesa e dall’eleganza innata in ogni loro movimento. L’esemplare che si era fermato davanti a Samah aveva un manto di penne lisce e lucenti, color cioccolato, un becco giallo affilatissimo e due occhi color oro che incutevano allo stesso tempo timore e rispetto.
Il rapace chiuse le ali ed emise un grido acuto, che fece spaventare le giovani presenti, tranne Samah, ovviamente. La Principessa del Deserto smise di suonare il flauto e allungò una mano verso l’aquila, che parve quasi inchinarsi.
– Grazie di essere venuta – le disse Samah.
L’aquila la fissò come se potesse comprendere le sue parole. La principessa riprese a parlare: – Ho bisogno del vostro aiuto, mie fedeli amiche. Il nostro amato regno è minacciato da una strega malvagia e i mezzi che abbiamo a disposizione per fronteggiarla non sembrano efficaci. Ora vi spiego cosa dovreste fare.

Samah avvicinò di nuovo il flauto alla bocca e riprese a suonare.
L’aquila ascoltò con attenzione. Quindi emise un secondo potente grido e spiegò nuovamente le ali. Le mosse con vigore e riguadagnò il cielo.
Gli occhi di tutti ne seguirono il volo fino a che non fu più possibile distinguerla dalle altre.
A quel punto Samah smise di suonare e guardò lo spettacolo. Le aquile si avvicinavano e si allontanavano a comporre e scomporre diverse figure, volteggiando insieme. Quindi una di esse si mise in testa al gruppo e guidò le altre lontano di lì. Scomparvero dall’orizzonte in un grido che pareva di battaglia.
– Che cosa hai chiesto alle aquile? – domandò subito dopo Diamante.
– Ho chiesto loro di andare nel deserto e di cominciare a muovere le ali, tutte insieme, con tutta la forza che hanno.
– Vuoi che sollevino la sabbia?
– Sì, Kalea. Ma non è solo questo. Voglio che diano vita a una vera e propria tempesta di sabbia. Ci sono venti molto favorevoli oggi, che la porteranno dritta ad Arcandida, per fermare l’attacco di Pirea.
– Pensi che questo possa aiutare Nives e gli altri ad affrontare i Serpendraghi? – obiettò Diamante.
– Spero di sì. La sabbia confonde molto quando non si è abituati a essa, fino a fare perdere del tutto l’orientamento.
– È un’idea geniale, sorellona. Brava!
Anche il Nonno sembrava favorevole all’idea di Samah, e le sorrise.
Poco dopo, in lontananza, una nube dorata si sollevò da terra.
– Eccola! – esultò Daishan.
– È meraviglioso – commentò Purotu, lì accanto.
La ragazza si voltò verso di lui e gli sorrise. Era un ragazzo carino e gentile, con lo sguardo luminoso e una parlantina brillante. E lei, prima di quel giorno, non ne sospettava nemmeno l’esistenza.
Mentre tutti erano occupati a osservare la tempesta di sabbia, lei cambiò discorso. – Ti senti meglio, vero?
– Sì. Grazie di esservi presi cura di me.
– Figurati.
– Se mi fosse successo qualcosa, Kalea non me lo avrebbe mai perdonato.
– L’ho vista molto arrabbiata prima.
Lui abbassò lo sguardo. – Lo so e mi dispiace, ma io non potevo restarmene a Fiordoblio, con il timore che lei stesse correndo dei pericoli. Volevo rendermi utile! Come ho fatto con la Flotta degli Abissi – disse lui, sperando che lei non conoscesse proprio tutta la storia e quindi non sapesse che era caduto in mare dalla barca ed era stato poi ripescato dal vascello pirata del capitano Buhl.
– Che cos’è la Flotta degli Abissi?
Lui le spiegò cos’era accaduto, mettendoci anche un pizzico di fantasia in alcuni passaggi del suo racconto.
– Devi essere molto coraggioso allora.
– Non più di altri... – rispose con falsa modestia lui. – Senti, ti piacerebbe vedere il Regno dei Coralli e la reggia di Fiordoblio?
Gli occhi di Daishan si illuminarono di colpo. – Certo! Ne sarei felice! – disse. Poi ci ripensò: – Ma non sono sicura che Samah mi darebbe il permesso.
– E perché mai? Potrebbe venire anche lei, con Kalea e le altre sorelle. Potremmo ad esempio organizzare tutto per la festa del Pesce d’Oro.
– Di cosa si tratta?
– È una grande festa, la più grande che si svolge nelle isole. E tutti gli anni si tiene nello stesso periodo, cioè quando i rari esemplari del pesce d’oro nuotano nelle acque del Mare dei Passaggi.
– Quindi questo pesce è particolare perché è raro?
– Sì, ma anche perché le sue squame hanno straordinarie proprietà medicamentose. Infatti, dopo esser stato catturato, viene tenuto per un anno in un gigantesco acquario che si trova in una sala della reggia. L’acqua in cui nuota acquista proprietà benefiche e viene quindi somministrata a chi ha qualche malattia.
– Che bello! Ne deduco che chi vince la gare diventi una specie di eroe.
Purotu annuì.
– L’hai vinta tu quest’anno?
– No, purtroppo – rispose rabbuiandosi. – È stato un pescatore di nome Anoi. In realtà si è poi scoperto che era il Principe senza Nome che aveva preso l’identità di quel pescatore, per non farsi riconoscere.
– Che persona spregevole.
– Anche tu lo conosci?
– Ahimè sì. Con quel suo coleottero cobalto il Principe senza Nome ha piegato il mio volere nel sonno e mi ha costretta e rubare la strofa di Samah e a consegnarla a un suo aiutante – rispose lanciando un’occhiata in direzione di Rubin.
A Purotu non sfuggì, ma preferì cambiare discorso.– Già. E ora ci sono le streghe.
– Pensa che io non ne sapevo nulla – replicò pronta Daishan. – Samah ci ha tenuto all’oscuro di tutto per proteggerci.
– Io so soltanto che sono sei e che vivono in un posto che fa venire i brividi solo a pensarci, che si chiama Castellobliquo.
– Castellobliquo?
– Sì. Si chiama così perché al suo interno tutto cambia posizione di continuo: i muri, le scale, le stanze, le finestre, tutto.

– Così chiunque ci entra si perde.
– Esatto. Anche se non è semplice da trovare, pare. Forse è proprio lì che le streghe tengono prigioniero Helgi.
– Che cosa hai detto?
Purotu si rese conto che la ragazza era proprio all’oscuro di tutto. – Temiamo di sì. Ma noi lo troveremo e sconfiggeremo le Streghe Grigie! – esclamò con fermezza.
Daishan lo osservò con ammirazione. E arrossì leggermente.
Poco dopo Samah si avvicinò a Daishan e con tono più dolce del solito le disse: – Temo che la tua festa dovrà essere rimandata. Mi dispiace, ma ci troviamo in una situazione molto grave. Dobbiamo partire subito per Jangalaliana.
Daishan, al contrario di quanto la Principessa del Deserto si sarebbe aspettata, non protestò. – Certo, lo capisco. Non preoccuparti per la festa. Festeggeremo quando le streghe saranno sconfitte.
Samah la fissò sorpresa. Immaginò che Purotu le avesse raccontato tutto ciò che sapeva. – Scusa se ti ho tenuta nascosta la verità. L’ho fatto solo per proteggerti, credimi.
– Non scusarti. Non ce n’è bisogno. Sono grande ormai e ho capito la situazione. Parti tranquilla. Armal, io e... Purotu proteggeremo il Nonno e Roccadocra con i suoi abitanti.
Samah sorrise e stampò un bacio affettuoso sulla guancia di Daishan.
Ora potevano davvero partire.


on so per quanto ancora potremo resistere, principe! – disse uno degli uomini del villaggio. Aveva la giubba bruciacchiata e la pelle del volto arrossata dal calore.
In quello stesso momento, sopraggiunse un soldato in armatura che affondò un colpo verso Gunnar, accompagnandolo a un terrificante rumore metallico.
Il Principe dei Ghiacci reagì prontamente. Strinse l’impugnatura della sua spada e la fece vibrare contro quella del soldato. Lo scontro fu molto violento, ma il soldato in armatura pareva dotato di una forza sovrumana e di una resistenza sorprendente.
Gli occhi di Gunnar lampeggiavano di orgoglio, cui si univa la sconfinata fierezza del lupo, che non lo aveva mai abbandonato. Avrebbe fatto qualunque cosa per difendere Nives e la sua terra. Qualunque cosa.
Si lanciò nuovamente contro il suo avversario, che fece un passo indietro. Vibrò un fendente potentissimo, diretto al petto del nemico. La spada di Gunnar urtò l’armatura, ma riuscì solo a scalfirla, tanto la magia che l’aveva forgiata l’aveva resa indistruttibile. Di nuovo il soldato fu costretto a fare un passo indietro.

L’uomo del villaggio approfittò di quella esitazione per infliggergli un colpo ai polpacci che lo mandò gambe all’aria.
Gunnar non perse tempo e lo disarmò, facendogli volare l’arma lontano, dove non la potesse facilmente recuperare. Quindi gli saltò addosso e lo bloccò a terra.
– Sei al servizio di Pirea, vero? Parla! – gli intimò.
Ma dall’armatura non provenne alcun suono.
– Ti ho detto di parlare!
– Forse non capisce – suggerì l...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- Introduzione
- Parte Prima
- Parte Seconda
- Conclusione