Benedetto XVI ha richiamato la famiglia a essere "unita e aperta alla vita, ben inserita nella società e nella Chiesa, attenta alla qualità delle relazioni oltre che all'economia dello stesso nucleo familiare" (Lettera in vista del VII Incontro Mondiale delle Famiglie - Milano 2012). La stessa consapevolezza del ruolo decisivo della famiglia nel mondo contemporaneo emerge negli interventi e nei dialoghi tenuti da don Giussani ai gruppi dell'Associazione "Famiglie per l'Accoglienza", realtà diffusa in tutta Italia e da molti anni impegnata a promuovere e sostenere il fenomeno dell'affido, dell'adozione e l'esperienza di tutte le famiglie che accolgono. La parola ospitalità - di cui affido e adozione sono sinonimo - traccia dunque l'identikit di una famiglia che, con gratitudine e impegno, si rende aperta alla vita, riconoscendone la sacralità e irriducibilità ultima alla pura misura dell'uomo. Da questa realtà di famiglia occorre ripartire oggi per affrontare in maniera efficace e pienamente umana la crisi - economica, ma ancor prima morale - che incombe sul mondo contemporaneo.

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Il miracolo dell'ospitalità
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9788856627725
NOTA STORICA
a cura di
CARLA MASSARI
CARLA MASSARI
STORIA DI UN’OPERA:
FAMIGLIE PER L’ACCOGLIENZA
NASCITA E SVILUPPI
Gli inizi: costruire luoghi di amicizia
In una storia, gli inizi costituiscono sempre un momento particolare per la freschezza dell’intuizione e per l’intensità di mobilitazione che la circostanza assunta responsabilmente fa scaturire.
La circostanza contingente che è all’origine delle Famiglie per l’Accoglienza è stata la richiesta di un parere riguardo all’affido familiare (di cui il Comune di Milano stava preparando un regolamento) rivolta dal consigliere Giuseppe Zola a un gruppo di famiglie che vivevano esperienze d’accoglienza e a operatori coinvolti con esse. Ma la circostanza più radicale, più oggettiva, stava nel fatto che queste famiglie, per l’educazione ricevuta nel movimento ecclesiale di Comunione e Liberazione, vivevano, anche se separatamente, la stessa esperienza, le stesse ragioni e le stesse fatiche nell’aprire la loro casa al bisogno incontrato.
Trovandosi a lavorare insieme, capiscono che un’amicizia stabile «costituisce un luogo di confronto e di dilatazione della propria umanità che le istituzioni non possono dare» (Mario) e un «servizio per tutte le altre famiglie» (Donata).
Così, il 18 maggio 1982, nasce l’associazione «Famiglie per l’Accoglienza», che si propone di valorizzare e sostenere, anche attraverso la formazione delle famiglie, l’accoglienza di minori o di adulti in difficoltà e di diffondere tale valore. Soci fondatori sono: Alda Vanoni De Carli, Lia Sanicola, Carla Bagattini Massari, Daniela Fumagalli, Donata Ferrari Carmo, Giuseppe Albetti, Mario Zarpellon, Cesare Mozzanica, Claudio Monaco e Bruno Marcotti.
Nel giro di qualche mese viene individuata la prima sede, in cui un giorno alla settimana due assistenti sociali offrono consulenza soprattutto a famiglie affidatarie. Numerosi sono gli incontri-testimonianze a cui i soci dell’Associazione sono invitati a partecipare.
Il primo momento pubblico di una certa importanza viene organizzato il 5 dicembre 1983 sulla nuova legge per l’adozione e l’affido. Relatori sono Alda Vanoni, presidente dell’Associazione, e la senatrice Paola Colombo Svevo. Intanto cresce rapidamente il numero di famiglie iscritte: incontri vari e il semplice passaparola fanno conoscere l’Associazione.
Dal 1984 l’Associazione trova una collocazione più idonea, in via Macedonio Melloni; per rispondere alle nuove esigenze degli iscritti e degli operatori che segnalano i bisogni, la sede resterà aperta cinque giorni la settimana.
I convegni nazionali: imparare le ragioni
Ben presto si impone un altro passo. Se il primo era stato costruire luoghi di amicizia e di confronto, il successivo, quasi naturale conseguenza del primo, è stato l’approfondimento culturale dell’esperienza, perché la ricchezza vissuta da molti diventasse sempre più cosciente e più comunicabile, quindi più imitabile.
Nel 1984 si organizza, in collaborazione col Centro Culturale San Carlo1, un seminario in quattro lezioni dal titolo: «Per una cultura dell’accoglienza», in cui intervengono, tra gli altri, don Angelo Scola2 e monsignor Francesco Cox, del Pontificio Consiglio per la Famiglia3 .
Nel 1985 ha luogo il primo Convegno Nazionale dell’Associazione, «Accoglienza: volto del gratuito», con interventi di don Luigi Giussani, docente di Teologia morale e fondatore di Comunione e Liberazione, di Rocco Buttiglione, docente di Antropologia filosofica, e di alcune famiglie che presentano la propria esperienza4 .
Questo primo Convegno, e in particolare il contributo di don Giussani, costituisce un punto di crescita decisivo: un’occasione per imparare le ragioni più vere, più grandi e quindi più umane di un gesto d’accoglienza, un’occasione per testimoniare forme di socialità nuova. Nell’arco degli anni la guida di don Giussani sarà fedelmente ricercata e si concretizzerà sia in incontri individuali con alcuni responsabili, sia in incontri con tutti i membri del direttivo. Il contenuto di questi incontri, riportati tra l’altro nel presente volume, saranno oggetto di un lavoro permanente da parte di tutti i gruppi dell’Associazione. L’insegnamento di don Giussani, così come le indicazioni specifiche emerse, costituiranno dunque l’ossatura di un metodo di lavoro.
Subito dopo il Convegno del 1985 si vanno strutturando, soprattutto a Milano e provincia, gruppi di lavoro sull’affido e sull’adozione che, a partire dall’esperienza delle famiglie e anche dal confronto con personalità esterne, cominciano a maturare una posizione culturale più capace di tener conto di tutti i fattori in gioco e di aiutare l’affronto della realtà, sempre complessa, dell’affido e dell’adozione.
Il Convegno nazionale sull’affido nel 1986 e quello sull’adozione nel 1988 costituiscono il primo frutto del lavoro intrapreso, ma soprattutto, per il coraggio di un confronto a tutto campo, l’inizio di un lavoro sempre più pertinente e approfondito. Al Convegno «Affido: un’avventura educativa»5 partecipa, tra gli altri, monsignor Dionigi Tettamanzi, poi cardinale di Milano. Al Convegno «Al cuore dell’adozione», tra i numerosi interventi, quello di Giorgio Vittadini6, presidente della Compagnia delle Opere, e di padre René Laurentin, teologo7 .
In quegli stessi anni, a Milano alcune famiglie dell’Associazione danno la loro disponibilità ad accogliere parenti di ammalati provenienti da varie parti d’Italia per farsi curare negli ospedali cittadini. Per questo nel 1987, in collaborazione con le associazioni «Hospitale» e «Cilla», Famiglie per l’Accoglienza organizza un Convegno dal titolo «Accogliere il dolore», per parlare del significato e dell’esperienza dello stare accanto a chi soffre8 .
Le sedi regionali: una presenza
più incisiva sul territorio
più incisiva sul territorio
In varie città italiane alcune famiglie aderiscono all’associazione Famiglie per l’Accoglienza.
«Ho girato l’Italia – dice Lia – favorendo un riconoscimento tra coloro che facevano accoglienza, avviando un percorso comune e lavorando a gesti che annunciassero all’esterno il valore dell’esperienza».
Dal 1986, per avere una maggiore incisività sul territorio, si favorisce la costituzione di sedi regionali, con una propria gestione amministrativa e con propri organi deliberanti. La costituzione di una sede regionale consente, tra l’altro, di essere interlocutori accreditati nei confronti degli enti locali. È un segno di sviluppo e di ricchezza per tutta l’Associazione, testimoniato dai primi convegni regionali a Firenze, a Chiavari e a Bologna tra il 1986 e il 1987.
Anche in Lombardia (a Lecco, Varese, Seveso e poi a Bergamo), numerose famiglie avvertono il bisogno di organizzare momenti di lavoro o incontri pubblici in loco, perché la prossimità diventi più operativa.
La nascita delle case: la forma del desiderio
Per qualche famiglia l’esperienza dell’accoglienza assume una forma più ampia, più strutturata: si cambia casa, spesso ci si trasferisce in cascine ristrutturate, si accolgono numerosi bambini o adulti. Anche nella forma, l’accoglienza diventa una scelta totalizzante.
Già nel 1980, prima che nascesse l’Associazione, Mario Zarpellon (che sarà poi uno dei soci fondatori dell’Associazione), insieme a sua moglie Gina e alla sua famiglia apre una casa d’accoglienza a Baruccana di Seveso (Milano).
Mario e Gina hanno contribuito per anni a creare una trama di amicizia e a far maturare la consapevolezza dell’esperienza offrendo la loro testimonianza e la loro paternità piena di calore a quanti li accostavano. Ora, per l’avanzare degli anni, Mario e Gina hanno lasciato la casa di Seveso, donandola alla Fondazione Grassi, che vi ospita malati terminali.
Così Laura e Claudio, che nel 1987 vanno ad abitare in una grande casa a Merate (Lecco) e, partendo dalla dedizione totale con cui accolgono i loro figli adottivi in grave situazione di disagio, si aprono all’accoglienza di madri tossicodipendenti.
Nello stesso periodo alcune famiglie, che avevano condiviso l’esperienza dell’Associazione e che già avevano costituito l’«Associazione Fraternità», si trasferiscono a Monte Cremasco (Cremona), in una cascina ristrutturata, per sostenersi nel compito dell’accoglienza.
A Milano, con il contributo di alcune famiglie dell’Associazione, si aprono luoghi di accoglienza per parenti di ammalati giunti da lontano per farsi curare. Ora tale esperienza, cresciuta negli anni, è confluita nell’alveo dell’associazione «Cilla».
A Firenze, a metà degli anni Ottanta, Irene e altre famiglie affrontano il problema delle donne extracomunitarie, realizzando un intervento particolarmente significativo, perché non si limita a ospitare, ma cerca di dare risposte a una gamma vasta di bisogni, dal lavoro alla custodia dei figli, alla formazione, inserendole in una trama di rapporti che facilita il recupero della loro dignità e il loro inserimento nella comunità. Nascono così la casa «Santa Lucia», «San Felice» e «L’Aquilone».
Negli anni Novanta Novella, certa «che solo nell’accoglienza l’uomo ritrova la strada per vivere», decide insieme a suo marito Giuliano di ampliare l’esperienza di accoglienza che già riempiva il piccolo appartamento in cui vivevano. Si sentono infatti chiamati a realizzare «una casa di carne», una grande casa dove una «famiglia normale» può concretamente abbracciare il dolore e la sofferenza del mondo. Dopo numerose difficoltà, nel 1996 a Castel Bolognese (Ravenna) viene inaugurata la casa «San Giuseppe e Santa Rita». Appena prende forma ciò che Novella aveva voluto con decisione e pazienza, un giorno, mentre andava a far compagnia a degli anziani, a seguito di un incidente il Signore la prende con sé per sempre. Adele porta avanti la sua opera.
Dal 1994, a San Giorgio Monferrato (Alessandria), la famiglia di Piero e Elena, nella loro casa dedicata a «Maria Madre dell’accoglienza» accoglie giovani in difficoltà, per periodi più o meno lunghi, a seconda delle loro necessità, inserendoli nella vita familiare.
Realtà nazionale e non solo,
in una compagnia più grande
in una compagnia più grande
Una circostanza, la maturità di consapevolezza da parte di alcuni, la capacità di paternità e di guida di altri, o tutte queste cose insieme, hanno favorito, nella storia dell’Associazione, la percezione di un nuovo inizio, come gratitudine per la ricchezza vissuta e come energia per un cammino più deciso. Negli anni Novanta alcune realtà regionali acquistano maggiore consistenza e il paragone tra loro rilancia in una responsabilità più grande. La molteplicità delle esperienze, che si connota anche in relazione alla diversa realtà locale, sociale e istituzionale, diventa occasione di unità nella ricerca della verità dell’esperienza. L’Associazione è ormai una realtà con respiro nazionale, non solo per l’estensione della sua presenza, ma per la responsabilità nei confronti di tutta la realtà italiana.
Attualmente è presente in tutte le regioni italiane. Ha la propria sede nazionale a Milano ed è formalmente costituita in Abruzzo, in Emilia Romagna, in Liguria, in Veneto, in Sardegna. Dal 1989 si diffonde in Svizzera e nel 2001 si costituisce anche in Spagna.
Significativo passaggio per lo sviluppo della responsabilità dell’Associazione è costituito dal suo inserimento in realtà associative più ampie. L’adesione alla Compagnia delle Opere risale al 1989. «La partecipazione alla CdO – dice Alda – significa innanzitutto un riferimento a delle persone, a delle facce concrete; è la consapevolezza di un orizzonte più vasto in cui la nostra opera si inserisce; qualche volta anche il concreto emergere di sinergie».
Nel ’93 l’Associazione è tra i soci fondatori del «Forum delle associazioni familiari», organismo divenuto negli anni interlocutore riconosciuto dalle istituzioni per la proposta di politiche a favore della famiglia. Nel 1998 l’Associazione partecipa alla costituzione della Foam (Federazione opere assistenza minori), nata con l’intento di creare un’unità di riferimento e di valori tra le opere che a vario titolo si dedicano ai minori.
I bambini della povertà e della guerra,
l’accoglienza non ha confini
l’accoglienza non ha confini
Negli anni Novanta, venendo a contatto con la drammatica realtà di alcuni paesi segnati dalla guerra o dalla povertà materiale o morale, l’Associazione, coinvolgendo anche altre famiglie, si impegna in una importante opera di accoglienza temporanea in Italia o di sostegno nella patria d’origine, in particolare a favore dei bambini libanesi, romeni, croati.
Nell’anno scolastico 1989/90, con la scuola elementare «La Zolla» di Milano, l’Associazione ha contribuito a ospitare presso un istituto di Cerano (Novara) quaranta bambini libanesi fuggiti dalla guerra insieme ai loro insegnanti. Dal 1991, per cinque anni, i soci di Pescara accolgono per un periodo di vacanza trenta bambini polacchi, che l’associazione «Ut unum sint», nella città di Swidnica, raccoglie in centro diurno per sottrarli alla povertà e alla trascuratezza. Nel 1991 padre Pop, sacerdote romeno greco-cattolico, chiede di far trascorrere le vacanze estive in Italia a dei ragazzi romeni, perché, attraverso la vita in famiglie cristiane, possano incontrare una positività umana che gli anni del regime comunista avevano offuscato. Per cinque estati, un numero consistente di ragazzi (i primi due anni più di quattrocento) sono stati ospitati in famiglie di tutta Italia che hanno risposto con grande disponibilità. È stata un’esperienza ricca ed educativa, per alcune famiglie italiane l’inizio di altre accoglienze, per i ragazzi romeni e le loro famiglie l’inizio di un’amicizia. Racconta Jolanda: «Quando è partito, affacciato al finestrino del treno, Peter mi ha detto: “Grazie di tutti”. Io ho pensato che si fosse sbagliato e l’ho corretto: “Di tutto!”. “No, grazie di Roberto, Giulio, Matteo, te, Paolo, Anna”».
Così si è espresso il vescovo di Oradea, monsignor Hossu, nel 1993: «È stato molto importante il gesto gratuito di ospitalità estiva che avete fatto in questi anni, perché è stato il segno dell’attualità e della fecondità di una vita e di una presenza di Chiesa. Tanta gente è rimasta colpita da quest’iniziativa e c’è chi ha ricominciato a riavvicinarsi alla Chiesa con una nuova stima. Anche la gratuità della vostra ospitalità – non avete chiesto nulla in cambio – è stato un segnale importante in una società che è abituata a monetizzare tutto, a cercare il tornaconto in ogni iniziativa».
Nel 1994 la drammatica situazione dei bambini croati, orfani o profughi, interpella i responsabili dell’Associazione. Che fare? In Italia non è possibile ospitare i bambini per preclusioni politiche e difficoltà burocratiche insormontabili. Si fa strada l’idea di aiutare le famiglie del posto a compiere un gesto d’accoglienza.
A Zagabria, a Zara e a Dubrovnik vengono...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- Introduzione - di Julián Carrón
- Alle Famiglie per l’Accoglienza
- La ragione della carità
- Vivere nella gratuità
- Un’esperienza nuova dell’umano
- «Non da carne, né da sangue, ma da Dio siamo nati»
- L’abbraccio del diverso
- L’imitazione di Cristo
- La familiarità come metodo del Mistero
- Appendici
- Nota storica a cura - di Carla Massari