
- 336 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Will ti presento Will
Informazioni su questo libro
È DIFFICILE CREDERE A UNA COINCIDENZA, MA È PIÙ DIFFICILE CREDERE A QUALSIASI ALTRA COSA. Una sera, nel più improbabile angolo di Chicago, due ragazzi di nome Will Grayson si incontrano. Will e Will non potrebbero essere più diversi, ma dal momento in cui i loro mondi collidono, le loro vite, già piuttosto complicate, prendono direzioni inaspettate, portandoli a scoprire cose completamente nuove sull'amicizia, l'amore e, soprattutto, su loro stessi.
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2011Print ISBN
9788856615746eBook ISBN
9788858504529capitolo sedici
quattro giorni prima del debutto del suo spettacolo tiny mi chiama e mi dice che deve prendersi una giornata di stacco per non impazzire. non è solo perché lo spettacolo è un casino. l’altro will grayson non gli parla più. cioè, gli parla, ma non dice niente. e una parte di tiny è incazzata perché a.w.g. sta «tirando fuori queste stronzate quando manca così poco ad andare in scena» e una parte di lui sembra avere davvero un sacco di paura che ci sia qualcosa che non va.
io: cosa posso fare? sono il will grayson sbagliato.
tiny: ho soltanto bisogno di una dose di will grayson. sarò alla tua scuola tra un’ora. sono già per strada.
io: che cosa?
tiny: mi devi solo dire dov’è, la tua scuola. l’ho cercata sulle mappe di google, ma le indicazioni fanno sempre schifo. e l’ultima cosa di cui ho bisogno oggi è di ritrovarmi nell’iowa alle dieci del mattino.
penso che l’idea di “una giornata di stacco per non impazzire” sia stata inventata da gente che non ha la minima idea di cosa voglia dire impazzire. l’idea che la tua mente possa essere salvata da una pausa di ventiquattr’ore è un po’ come dire che il mal di cuore si può curare con una bella colazione ricca di cereali. le giornate di stacco per non impazzire esistono solo per le persone che hanno il lusso di dire «oggi non voglio pensare a niente» e poi si possono prendere un giorno di vacanza, mentre il resto di noi è costretto a combattere le battaglie di sempre senza che importi per davvero a nessuno, a meno che non decidiamo di portare un fucile a scuola o di rovinare l’appello del mattino con un suicidio.
non dico niente del genere a tiny. faccio finta di volerlo qui. non gli faccio capire quanto mi mandi fuori di testa il fatto che veda un pezzo ancora più grande della mia vita. ho l’impressione che abbia confuso i will grayson. non sono sicuro di essere io quello che lo può aiutare.
la cosa si è fatta così intensa… più di quanto fosse con isaac. e non solo perché tiny è reale. non so cosa mi faccia sclerare di più, se il fatto che per lui sono importante o il fatto che lui lo è per me.
dico subito a gideon della visita di tiny, soprattutto perché lui è l’unico a scuola a cui abbia veramente parlato di tiny.
gideon: wow. è così dolce che ti voglia vedere.
io: non ci avevo pensato.
gideon: la maggior parte dei ragazzi farebbe un sacco di strada per un’ora di sesso. ma pochi farebbero un’ora di strada solo per vederti.
io: come fai a saperlo?
è un po’ strano che gideon sia diventato il mio consulente gay, visto che mi ha detto che la maggior parte delle cose che ha combinato le ha fatte al campo scout estivo prima del nono anno. però credo che abbia visitato abbastanza blog e chat e cose del genere. oh, e poi guarda sempre i programmi dell’hbo. io gli dico di continuo che non sono sicuro che le leggi di sex and the city valgano anche in assenza di sesso e di città, ma poi lui mi guarda come se avessi tirato delle freccette ai palloncini a forma di cuore che popolano la sua mente, per cui lascio perdere.
la cosa divertente è che la maggior parte della scuola - be’, almeno della parte a cui interessa, che non è molto vasta - pensa che gideon e io stiamo insieme, perché ci vedono andarcene in giro insieme tutti gay per i corridoi.
però dico questo: a me un po’ non dispiace. perché gideon è veramente carino e veramente gentile e quelli che non lo prendono a botte sembrano trovarlo molto simpatico. per cui, se devo avere un ragazzo ipotetico in questa scuola, potrebbe andarmi molto peggio.
però è strano pensare che gideon e tiny finalmente si incontreranno. è strano pensare a tiny che cammina per i corridoi insieme a me. è come invitare godzilla al ballo di fine anno.
non riesco a immaginarmelo… ma poi ricevo un sms che dice che è a due minuti da qui e devo affrontare la realtà.
praticamente lascio la lezione di fisica del professor jones a metà di un esperimento. lui tanto non si accorge mai di me, basta che la mia compagna di laboratorio lizzie mi copra. le dico la verità - che il mio ragazzo sta entrando di nascosto a scuola per vedermi - e lei diventa subito mia complice perché, anche se normalmente non farebbe una cosa del genere per me, è dispostissima a farlo per AMORE. (be’, per AMORE e per i diritti gay: tre hip hip hurrah per le ragazze etero che fanno di tutto per aiutare i ragazzi omosessuali!)
l’unica persona che mi sta addosso è maura, che quando spiego la mia storia a lizzie sbuffa una nuvola nera di rabbia. ha cercato di mandare a puttane il mio trattamento del silenzio origliando quello che dicevo agli altri ogni volta che poteva. non so se lo sbuffo sia perché pensa che me lo stia inventando o perché è disgustata dal fatto che me ne freghi dell’esperimento di fisica, o forse è solo gelosa di lizzie, il che è buffo perché lizzie ha dei brufoli così grossi che sembrano punture di ape. ma chissenefrega. maura può sbuffare quanto le pare. io non reagirò.
uscendo non faccio fatica a individuare tiny che ondeggia da un piede all’altro. non ho intenzione di mettermi a limonare con lui nel cortile della scuola, per cui gli concedo un abbraccio da amici (due punti di contatto! solo due!) e gli dico che se qualcuno glielo chiede deve dire che in autunno verrà a vivere qui e sta dando un’occhiata alla scuola.
è un po’ diverso dall’ultima volta che l’ho visto: stanco, credo. a parte questo la sua salute mentale sembra perfettamente a posto.
tiny: così è qui che avviene la magia?
io: solo se consideri una forma di magia il cieco asservimento ai test standardizzati e alle domande per il college.
tiny: ci devo pensare sopra.
io: come va lo spettacolo?
tiny: quello che manca al coro in voce, lo compensa in energia.
io: non vedo l’ora di vederlo.
tiny: non vedo l’ora che tu lo veda.
quando siamo a metà strada per la mensa suona la campanella del pranzo. all’improvviso c’è gente tutto attorno a noi e guardano tiny come si guarderebbe uno che ha deciso di andare da una classe all’altra a dorso di cavallo. l’altro giorno stavo scherzando con gideon sul fatto che il motivo per cui la scuola aveva dipinto di grigio gli armadietti è permettere ai ragazzi come me di confondersi con lo sfondo e attraversare in sicurezza i corridoi. ma con tiny non è proprio possibile. tutte le teste si voltano.
io: attiri sempre tutta questa attenzione?
tiny: così tanta no. credo che qui la gente noti di più la mia straordinaria enormità. ti dispiace se ci teniamo per mano?
la verità è che mi dispiace. ma visto che lui è il mio ragazzo, la risposta dovrebbe essere che non mi dispiace per niente. probabilmente mi porterebbe in classe in braccio, se glielo chiedessi gentilmente.
gli prendo la mano, che è grossa e scivolosa. ma mi sa che non riesco a nascondere la preoccupazione che provo, perché lui mi dà un’occhiata e poi mi lascia la mano.
tiny: lascia stare.
io: non sei tu. è solo che non sono il tipo che va in giro per i corridoi mano nella mano con qualcuno. neanche se tu fossi una ragazza. neanche se fossi una cheerleader tettona.
tiny: ma io sono stato una cheerleader tettona.
mi fermo e lo guardo.
io: stai scherzando.
tiny: solo per qualche giorno. ho fatto crollare la piramide.
facciamo qualche altro passo.
tiny: immagino che infilarti la mano nella tasca dietro dei jeans sia fuori questione?
io: *colpo di tosse*
tiny: era una battuta.
io: posso almeno offrirti il pranzo? magari c’è addirittura lo stufato!
devo continuare a ricordare a me stesso che è questo quello che volevo, che è questo quello che tutti dovrebbero volere. ecco qui un ragazzo che vuole essere affettuoso con me, un ragazzo che salta in auto e fa tutta questa strada per vedermi, un ragazzo che non ha paura di quello che pensano gli altri quando ci vedono insieme, un ragazzo che pensa che io possa migliorare la sua salute mentale.
una delle cuoche della mensa scoppia letteralmente a ridere quando tiny va in visibilio per le empanadas che servono per festeggiare la settimana della tradizione latino-americana, o forse è il mese della tradizione latino-americana. lo chiama “tesoro” mentre lo serve, il che è abbastanza buffo perché io ho passato gli ultimi tre anni a cercare di conquistarla in modo che la smettes...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Will ti presento Will
- Nota alla traduzione
- Capitolo uno
- Capitolo due
- Capitolo tre
- Capitolo quattro
- Capitolo cinque
- Capitolo sei
- Capitolo sette
- Capitolo otto
- Capitolo nove
- Capitolo dieci
- Capitolo undici
- Capitolo dodici
- Capitolo tredici
- Capitolo quattordici
- Capitolo quindici
- Capitolo sedici
- Capitolo diciassette
- Capitolo diciotto
- Capitolo diciannove
- Capitolo venti
- Ammissioni
- Copyright