Storie romantiche che ti catturano e che leggeresti FOREVER Avete mai sognato di cambiare vita? Issy lo ha fatto spesso, soprattutto dopo i trenta. Eppure non ha mai osato rischiare, convinta che un posto fisso nella City sia la scelta più sicura benché non la renda felice, e che un uomo teoricamente perfetto - ma che dopo otto mesi nasconde ancora la loro relazione - sia comunque quello giusto. Finché, per colpa della crisi economica, perde in un giorno lavoro e fidanzato (che era anche il suo capo). Ma proprio allora capisce che è il momento di tirare fuori i sogni dal cassetto: quello in cui custodisce le ricette di nonno Joe. È stato lui, rinomato fornaio, a crescere Issy mentre sua madre girava il mondo in cerca di se stessa. Sarà che per tutta l'infanzia è stata svegliata dal profumo del pane appena sfornato, ma in nessun luogo Issy si sente al sicuro come in cucina. Sarà che per anni ha osservato il nonno dare forma con arte a dolci squisiti, ma per lei non c'è nulla di più avvolgente di un soffice cupcake al limone sormontato da una glassa vellutata, nulla di più invitante del connubio perfetto tra crema e pasta sfoglia in un cannoncino fragrante. Forte dei trucchi del mestiere imparati dal nonno, e delle ricette che lui continua a spedirle dalla casa di riposo, Issy decide di trasformare la passione per la pasticceria in un'attività tutta sua: il Cupcake Café, un angolo accogliente per chi vuole concedersi una pausa golosa dallo stress londinese. Certo, i numeri non sono il suo forte, ma grazie all'aiuto della migliore amica, dotata di grande senso pratico, e alla fiducia di un affascinante consulente finanziario, saprà sfidare prestiti e bollette. Reinventandosi la vita con coraggio e fantasia. Perché si può sempre ricominciare, anche da un cupcake: basta crederci.

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eBook - ePub
Appuntamento al Cupcake Café (Forever)
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9788856623994
1
DROP SCONES
8 once di farina autolievitante
1 oncia di zucchero extrafine (si può leccare il cucchiaio)
1 uovo. Mettine in conto 4 se cucini con bambini al di sotto dei sette anni.
½ pinta di latte intero per la ricetta, più un bicchiere da bere con i dolci.
Un pizzico di sale. È pochissimo, Issy. Meno del tuo mignolo. Non esagerare! No! Accidenti, hai esagerato. Pazienza.
Metti gli ingredienti secchi in una ciotola e mescola.
Fai una fontana al centro. La fontana è quella cosa da cui sgorga l’acqua. Bene. Rompici dentro l’uovo. Perfetto! E ora il latte. Sbatti bene il tutto. L’impasto dovrebbe assumere una consistenza cremosa. Se necessario, aggiungi un altro po’ di latte.
Prendi una padella dal fondo pesante, imburrala e mettila a scaldare sul fuoco. Ci pensa il nonno a sollevarla, tu non ci provare. Brava. Ora versa il composto facendolo gocciolare da un cucchiaio. Non avere fretta... qualche schizzo qua e là può scappare. Ora il nonno gira il drop scone. Puoi tenere il manico, se vuoi. Ecco fatto. Urrà!
Servi i dolci con quel che resta del latte e del burro, la marmellata, la panna o qualsiasi altra cosa trovi in frigo, e con un bel bacio sulla testa perché sei una brava bambina.
Issy Randall ripiegò il foglio di carta e sorrise.
«Sei proprio sicuro che sia questa la ricetta?» chiese al nonno seduto in poltrona.
Lui annuì deciso e sollevò un dito: gesto che, come Issy ben sapeva, preannunciava una delle sue prediche.
«Vedi,» rispose «la pasticceria è...»
«Vita» concluse pazientemente Issy. Glielo aveva sentito ripetere tante volte. Suo nonno aveva cominciato a lavorare nella panetteria di famiglia quando aveva dodici anni. All’inizio non faceva altro che spazzare, poi, con il passare del tempo, aveva preso in mano l’attività, aprendo tre grandi negozi a Manchester. Erano tutto per lui.
«È vita, sì. Il pane è il nostro nutrimento principale.»
«Ma non è certo dietetico» osservò Issy sospirando e aggiustandosi la gonna di velluto a coste sui fianchi. Per il nonno era facile: un regime a base di fatiche fisiche e sveglie alle cinque di mattina per accendere il forno lo aveva mantenuto magro come un chiodo. Invece, se la cucina era una passione o un passatempo ma per pagare le bollette te ne stavi seduto tutto il giorno in un ufficio... be’, era un altro paio di maniche. “Non è facile limitare gli assaggi...” pensò Issy, e le venne in mente la nuova ricetta per la crema di ananas che aveva provato quella mattina. Il segreto era aggiungere una quantità sufficiente di torsolo per darle sapore, ma senza trasformarla in un frappè. Doveva fare un altro tentativo. Si passò le mani tra i capelli neri e vaporosi, che creavano un bellissimo contrasto con gli occhi verdi, ma che, quando pioveva, diventavano un disastro.
«Perciò, quando descrivi ciò che stai preparando, è come se parlassi della tua vita, capisci? Non si tratta solo di ricette... E non dirmi che vuoi usare il sistema metrico.»
Issy si morse il labbro: meglio nascondere la tabella delle conversioni la prossima volta che il nonno fosse andato a trovarla. Non voleva che si agitasse.
«Mi ascolti?»
«Sì, nonno!»
Si voltarono entrambi a guardare fuori dalla finestra della casa di riposo nella zona nord di Londra. Issy vi aveva portato il nonno quando era diventato troppo distratto per vivere da solo. Le era dispiaciuto costringerlo a spostarsi così lontano dopo una vita passata a Manchester, ma aveva bisogno che fosse abbastanza vicino a lei da poterlo andare a trovare. Lui aveva brontolato, ovviamente, ma lo avrebbe fatto comunque dovendo lasciare casa sua per trasferirsi in un posto in cui non avrebbe potuto alzarsi all’alba a preparare gli impasti. Allora tanto valeva che brontolasse là dove Issy avrebbe potuto tenerlo d’occhio. Dopotutto non aveva nessun altro a parte lei. E le tre panetterie, con le loro eleganti maniglie di ottone lucido e i vecchi cartelli con su scritto FORNO ELETTRICO, non esistevano più: erano cadute vittime dei supermercati e delle grandi catene che vendevano pane da quattro soldi anziché pagnotte artigianali, un poco più costose.
Nonno Joe rimase a osservare la pioggia di gennaio che batteva sulla finestra e, come faceva spesso, lesse nel pensiero della nipote.
«Hai sentito... tua madre ultimamente?» chiese.
Issy annuì. Era sempre difficile per lui pronunciare il nome della figlia. Marian non si era mai sentita a suo agio ad avere un padre fornaio, e la nonna di Issy era morta così giovane che non aveva avuto abbastanza tempo da esercitare su di lei un’influenza positiva. Joe lavorava tutto il giorno e Marian aveva cominciato a ribellarsi ancor prima di conoscere il significato della parola, frequentando cattive compagnie e ragazzi più grandi, e rimanendo incinta troppo presto di un vagabondo che aveva lasciato a Issy solo i capelli neri e le sopracciglia folte. Marian, però, era troppo irrequieta per farsi condizionare dalla maternità e aveva spesso lasciato sola la figlia per andare a cercare se stessa.
Così, Issy aveva trascorso gran parte dell’infanzia nella panetteria del nonno; lo aveva osservato lavorare energicamente gli impasti o dare forma con delicatezza alle torte e alle crostate più soffici e invitanti. Sebbene addestrasse personalmente tutti i fornai che lavoravano per lui, gli piaceva sporcarsi le mani di farina, uno dei motivi per cui le panetterie Randall erano un tempo le più famose di Manchester. Issy aveva trascorso ore e ore a fare i compiti vicino agli imponenti forni di Cable Street, assorbendo tutti i segreti di un grande fornaio. Essendo molto più convenzionale di sua madre, adorava il nonno e si sentiva a suo agio e al sicuro in cucina. Sapeva di essere diversa dai compagni di scuola, che vivevano nelle loro casette con mamme e papà impiegati, cani, fratelli e sorelle, che mangiavano waffle di patate con il ketchup davanti a una puntata di Neighbours e non si svegliavano mai prima dell’alba con l’odore del pane appena sfornato.
Ora, a trentun anni, Issy aveva quasi perdonato la madre irrequieta, anche se lei più di altri avrebbe dovuto sapere cosa significasse crescere senza una figura femminile accanto. A Issy non importava delle recite, né delle gite scolastiche (tutti conoscevano suo nonno, che non se ne perdeva una) ed era abbastanza amata a scuola, visto che era quasi sempre provvista di un vassoio di scones o cupcake da portare alle feste e i suoi buffet di compleanno erano una vera e propria leggenda locale. Ciò di cui aveva sentito il bisogno era qualcuno che avesse un po’ più di sensibilità per la moda: ogni Natale, nonno Joe le comprava due vestiti di cotone e uno di lana, indipendentemente dall’età, dallo stile e dalla taglia, nonostante tutte le coetanee di Issy andassero in giro in felpa e scaldamuscoli. Sua madre si presentava a intervalli regolari con strani vestiti da hippy che vendeva alle fiere, fatti di canapa o di lana grossa che pizzicava la pelle, o con qualcos’altro di poco pratico. Ma Issy non si era mai sentita poco amata, nell’accogliente appartamento sopra la panetteria dove lei e il nonno mangiavano torte di mele davanti alla tv. E Marian, che durante le sue fugaci apparizioni raccomandava sempre alla figlia di non fidarsi degli uomini, di stare lontana dall’alcol e di inseguire sempre i suoi sogni, era comunque una madre affettuosa. Eppure Issy a volte, quando vedeva le famigliole felici che passeggiavano al parco o i genitori che cullavano i neonati, avvertiva una stretta allo stomaco, un desiderio quasi fisico di sicurezza e normalità.
Nessuno si sorprese che Issy, crescendo, diventasse la ragazza più convenzionale che ci si potesse immaginare. Brava a scuola, brava all’università e con un buon impiego in una società immobiliare della City in rapida espansione. Quando aveva cominciato a lavorare, il nonno, già anziano, aveva ormai venduto le panetterie. Sua nipote aveva studiato, sottolineava Joe (“Purtroppo” pensava a volte Issy), non poteva certo alzarsi tutte le mattine all’alba e fare un lavoro pesante per il resto della vita. Lei era destinata a ben altro.
Eppure, in fondo al cuore, Issy nutriva una passione travolgente per le meraviglie della pasticceria: per i cannoli, un connubio perfetto di crema e pasta sfoglia esaltato dai cristalli di zucchero, simili a diamanti; per i panini dolci di Pasqua, che le panetterie Randall preparavano solo durante la Quaresima, con il loro profumo invitante di cannella, uvetta e scorza d’arancia che arrivava fino in strada; per la glassa al burro in cima ai cupcake al limone più soffici che si potessero immaginare.
Di qui il suo progetto con il nonno: mettere per iscritto quante più ricette possibili prima che – sebbene nessuno dei due osasse menzionare l’eventualità – lui cominciasse a dimenticarle.
«La mamma mi ha scritto un’e-mail» annunciò Issy. «È in Florida. Ha conosciuto un tipo che si chiama Brick. Ti rendi conto?»
«Almeno stavolta è un uomo» borbottò il nonno.
Issy gli lanciò un’occhiataccia. «Ehi! Dice che forse tornerà quest’estate, per il mio compleanno. Certo, aveva anche detto che sarebbe tornata a Natale, e invece...»
Issy aveva trascorso le feste con il nonno, alla casa di riposo. Il personale aveva fatto del suo meglio, ma il risultato non era stato un granché.
«Comunque» continuò, sforzandosi di sorridere «sembra felice. Dice che le piace un sacco laggiù. E che dovresti andarci anche tu per prendere un po’ di sole.»
Issy e il nonno si guardarono e scoppiarono a ridere: Joe si stancava anche solo a fare il giro della stanza.
«Come no!» esclamò lui. «Prendo il primo aereo per la Florida. Taxi? Al London City Airport!»
Issy mise il foglio nella borsa e si alzò. «Devo andare. Tu continua con le ricette. Soprattutto con quelle... normali, diciamo.»
«Normali» ripeté lui.
Gli diede un bacio sulla fronte.
«Ci vediamo la settimana prossima.»
Issy scese dall’autobus. Faceva molto freddo e le strade erano coperte dai residui della neve caduta subito dopo Capodanno. All’inizio era bella, ma ormai si era trasformata in ghiaccio sporco, soprattutto tra le inferriate del municipio di Stoke Newington, il maestoso edificio in fondo alla strada in cui abitava.
Eppure lei era, come sempre, felice di tornare a casa, nel quartiere bohémien dove si era trasferita quattro anni prima, dopo aver lasciato il Sud di Londra. Lì l’odore di narghilè proveniente dai piccoli locali turchi lungo Stamford Road si mescolava a quello d’incenso dei negozi di cianfrusaglie stretti tra esclusive boutique per bambini che vendevano impermeabili griffati e giocattoli di legno fatti a mano, e che passanti con il velo o con i cernecchi chassidici, con i rasta o con le magliette strappate, giovani mamme con i passeggini e madri più attempate con passeggini doppi osservavano distrattamente. Malgrado il suo amico Tobes una volta le avesse detto che era come vivere nel bar multirazziale di Guerre stellari, a Issy piaceva. Adorava il pane dolce giamaicano, le baklava al miele in bella mostra accanto ai registratori di cassa dei negozi di alimentari, le specialità indiane di zucchero e latte in polvere, il dolcissimo turkish delight. E adorava gli strani odori di cucina che aleggiavano nell’aria quando tornava a casa dal lavoro e la varietà degli edifici: dalla graziosa piazza circondata da villette alle file di condomini e di fabbricati ristrutturati in mattoni rossi. Albion Road era costeggiata da negozietti particolari, takeaway di pollo fritto e imponenti case grigie. Non era commerciale né residenziale, ma una via di mezzo: una delle grandi arterie di Londra che un tempo conducevano ai paesini fuori città divenuti ora quartieri periferici.
Le grigie case vittoriane erano maestose e probabilmente costose. Alcune erano piuttosto squallide e suddivise in tanti appartamenti con biciclette e cassonetti ammassati nei giardini, file di campanelli con i nomi appiccicati rozzamente con lo scotch e bidoni per la raccolta differenziata allineati sul marciapiede. Altre invece erano state ristrutturate e trasformate in eleganti villette con le porte in legno di quercia rigenerato, gli alberi potati con cura lungo le scale e le tende costose che svelavano pavimenti di legno levigato, camini e grandi specchi. Issy trovava splendido quel mix di antico e moderno, tradizionale e alternativo, sofisticato e senza pretese, con i grattacieli della City all’orizzonte e i marciapiedi affollati. A Stoke Newington viveva gente di tutti i tipi: sembrava un microcosmo di Londra, un paesino che rifletteva l’anima della città. Ed era anche molto economico.
L’unico svantaggio era che la metropolitana non arrivava fin lì. In un primo momento si era detta che non importava, ma a volte, soprattutto in quelle sere gelide in cui il vento ululava tra le case e trasformava i nasi in rubinetti rossi e gocciolanti, aveva qualche ripensamento. Per le mamme eleganti che vivevano nelle grandi case grigie non era un problema: erano tutte munite di SUV. Di tanto in tanto, quando le vedeva uscire con i loro enormi e costosi passeggini, i corpi minuti e gli abiti impeccabili, si domandava quanti anni avessero. Erano più giovani di lei? Trentun anni non erano poi tanti, almeno al giorno d’oggi. Ma vedendo i loro figli, i colpi di sole e le case con una parete coperta di elegante carta da parati, Issy se lo chiedeva. A volte.
Dietro la fermata dell’autobus c’era un vicoletto pieno di negozi che, ai tempi della rivoluzione industriale, dovevano essere stalle o botteghe. C’erano una ferramenta con vecchie spazzole appese intorno alla porta, dei tostapane in vendita a prezzi esorbitanti e una lavatrice dall’aspetto triste che era in vetrina da quando Issy si era trasferita nel quartiere; un internet point che restava aperto fino a tardi e invitava a spedire denaro all’estero e un’edicola dove Issy comprava riviste e barrette di cioccolato.
In fondo alla stradina, in un angolo, c’era un edificio che pareva frutto di un ripensamento, come se qualcuno avesse deciso di costruirlo con mattoni avanzati. Aveva una forma irregolare e una porta che dava su un cortiletto acciottolato con un albero e una panchina, Pear Tree Court. Sembrava appartenere a un altro tempo, un minuscolo rifugio al centro della piazza di un paese. Ricordava un’illustrazione di Beatrix Potter, si era detta Issy una volta. Mancavano solo le finestre con i vetri colorati.
Una raffica di vento sferzò la strada principale e Issy si affrettò verso casa.
Aveva comprato il suo appartamento all’apice del boom del mercato immobiliare. Per una che lavorava nel settore, non era stata una mossa astuta: aveva sempre sospettato che i prezzi avessero iniziato a scendere mezz’ora dopo che era entrata in possesso delle chiavi. Era successo prima che cominciasse a uscire con Graeme, un ragazzo conosciuto al lavoro (sebbene lo avesse già notato in giro, così come tutte le colleghe dell’ufficio), altrimenti lui le avrebbe sconsigliato l’acquisto, come le aveva ripetuto più volte.
Ma non era sicura che lo avrebbe ascoltato. Dopo aver visitato tutti gli appartamenti alla portata del suo portafoglio e averli trovati orrendi, stava quasi per arrendersi quando si era ritrovata in Carmelite Avenue. Era stato amore a prima vista. L’appartamento occupava gli ultimi due piani di u...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- Appuntamento al Cupcake Café
- Scopri tutti gli ebook della collana Forever