Da sempre l’uomo ha cercato di interpretare e comprendere tutto ciò che gli stava attorno, dal movimento degli astri e delle stelle alla natura con le sue specie vegetali e animali, all’uomo con le sue caratteristiche e i suoi tratti somatici.
Capire dall’aspetto dell’altro se possiamo concedergli fiducia, oppure se è meglio scappare e metterci in salvo, era fondamentale per la sopravvivenza di un clan (gruppo, popolo).
Per classificare le persone che apparivano diverse da noi sono nati nel tempo molti modi di dire che ancora oggi noi usiamo: così una persona può avere una faccia “d’angelo”, “di bronzo”, “tosta”, o “da schiaffi”. Oppure, se ci riferiamo alla sua somiglianza con certe caratteristiche animali, diremo che ha: “una faccia da porco”, “gli occhi di falco, di lince, da gatta o di triglia”, “il cervello di gallina”, “un naso d’aquila” o una “memoria da elefante”.
La fisiognomica
Nell’antica Grecia molta importanza era riservata allo studio dei lineamenti e dei tratti del volto per cercare di interpretare il carattere di una persona. Fu allora che a questa disciplina venne dato il nome di fisiognomica (dal greco physis, natura, e gnosis, conoscenza).
Sembra che questi primi studi si possano far risalire addirittura a Ippocrate, considerato da alcuni il vero fondatore di questa scienza; per altri invece l’iniziatore sarebbe stato Pitagora.
In uno dei testi più antichi sulla fisiognomica, scritto 300 anni prima di Cristo, Aristotele sostenne, tra l’altro, che se il volto di alcuni uomini assomigliava a quello di certi animali, anche il loro carattere e le loro predisposizioni naturali dovevano in qualche modo essere simili.
Gli studi sulla fisiognomica proseguirono poi per tutta l’epoca romana e medievale ed ebbero un grande rilievo nel periodo rinascimentale.
Alla fine del Quattrocento gli scritti e i disegni di Leonardo da Vinci (1452-1519, fig. 1) sull’anatomia, la fisiognomica e le proporzioni del corpo e del volto sottolinearono il profondo legame che esiste tra le fattezze del volto e i “moti dell’anima”, cioè come corpo e spirito non siano separati ma siano due aspetti dello stesso individuo. E crearono le basi di una conoscenza delle fattezze del volto meno empirica e teorica.
Fig. 1 (Leonardo da Vinci, Proporzioni della Testa)
Nel Cinquecento questa disciplina era tenuta in alta considerazione nel mondo accademico, tanto da essere insegnata nelle università.
Fondamentali, in questo periodo, furono le pubblicazioni di due grandi studiosi: l’umanista napoletano Giovanni Battista Della Porta (1535-1615), con il suo trattato De humana physiognomia in cui usò delle immagini di animali per illustrare i tratti caratteristici del volto dell’uomo (fig. 2), e il medico pavese Girolamo Cardano (1501-1576), con il suo Metoposcopia, in cui i caratteri venivano interpretati studiando le rughe e i nei della fronte.
Fig. 2
William Shakespeare (1564-1616), contemporaneo di Della Porta, applicò le conoscenze fisiognomiche nel tracciare il profilo dei personaggi delle sue opere. Nel Macbeth scrisse, ad esempio: «La vostra faccia, signore, è un libro dove le persone posso leggere strane cose».
Anche Blaise Pascal (1623-1662), famoso fisico e matematico del Seicento, ci rivelò di conoscere bene questi studi quando scrisse: «Se il naso di Cleopatra fosse stato più corto, sarebbe cambiata l’intera faccia della terra».
Quasi duecento anni dopo Della Porta, nella seconda metà del Settecento, il teologo svizzero Johann Kaspar Lavater (1741-1801) pubblicò un voluminoso trattato, I frammenti fisiognomici, suscitando un grande interesse tra gli studiosi dell’epoca, tra i quali anche Goethe. Lavater, che può essere considerato il principale esponente della fisiognomica moderna, per elaborare i suoi scritti si era ispirato anche alle idee del fisico inglese Thomas Browne, il quale tra l’altro sosteneva: «Spesso persone con tratti simili compiono azioni simili».
Ai primi dell’Ottocento, Franz Joseph Gall (1758-1828), un medico tedesco di origini italiane – il suo vero cognome era Gallo – formulò una teoria a cui poi venne dato il nome di frenologia (dal greco phren, “animo, mente”, e logos, “studio”). Gall sosteneva che le facoltà morali e intellettuali di una persona risiedono nelle varie aree del cervello, quindi che la morfologia delle ossa craniche è la rappresentazione esterna dello sviluppo di queste aree cerebrali.
Sempre in questo secolo il naturalista inglese Charles Darwin (1809-1882), nel saggio L’espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo, abbozzò per la prima volta lo studio del comportamento animale secondo una prospettiva evoluzionistica, che avrebbe dato spunto nel secolo successivo all’etologia, e sostenne che le espressioni del viso hanno un carattere universale: a qualsiasi latitudine o razza si appartenga, si piange o si ride allo stesso modo.
Pochi anni dopo un altro medico, il veronese Cesare Lombroso (1835-1909), partendo dagli studi di Gall e ricorrendo a particolari misurazioni del cranio, sostenne che la propensione alla delinquenza si può leggere nella struttura della testa umana: famosa è la sua scoperta della fossetta occipitale, un avvallamento dell’osso della nuca che venne riscontrato frequentemente nei “criminali”. Si può dire che i suoi studi abbiano dato il via alla moderna scienza criminologica.
Contemporaneo di Lombroso, in Germania lo studioso Carl Huter (1861-1912) elaborò una teoria conosciuta come psicofisiognomica, o psicologia fisiognomica, partendo dalla fisiognomica classica e rifacendosi agli studi sulla frenologia di Gall e alle illustrazioni di Giovanni Battista Della Porta.
Negli anni ‘30 del secolo scorso, lo psichiatra francese Louis Corman (1901-1996) codificò un nuovo metodo di studio del volto umano che chiamò morfopsicologia: lo studio, cioè, dei tratti del volto esaminati non come tratti statici ma in continua trasformazione. Egli verificò che esistono delle precise leggi che regolano e modificano la struttura stessa del volto e che lo portano a ritrarsi o a espandersi.
Al giorno d’oggi notevole è il contributo apportato alla lettura del volto dagli studi di uno psicologo statunitense, Paul Ekman, e dei suoi collaboratori, che hanno confermato scientificamente le teorie di Darwin sull’universalità delle espressioni del viso.
Ekman ha inoltre elaborato un complesso studio delle espressioni facciali e di tutte le fasce muscolari correlate, arrivando a scoprire che esistono delle microespressioni che rivelano le nostre emozioni represse, il nostro “non detto”, e possono aiutarci a riconoscere le bugie.
La celebre serie televisiva Lie to me (che può tradursi con “Prova a mentirmi”) racconta in vari episodi proprio questo lavoro del professor Ekman che, insieme con la sua équipe, aiuta gli inquirenti a risolvere importanti casi giudiziari, riuscendo a smascherare le menzogne degli indiziati.
La diagnosi orientale
Molto tempo prima delle importanti scoperte della medicina e degli studi sviluppatisi in Europa sulla fisiognomica, gli antichi guaritori orientali usavano metodi non invasivi per valutare non solo la salute, ma anche le inclinazioni e il carattere di una persona. Essi pensavano che il corpo fosse la manifestazione fisica dell’anima e che queste due parti formassero un’unità inscindibile.
Il loro metodo di diagnosi altro non era se non l’arte di scorgere oltre la superficie e di rivelare la verità interiore, mostrata appunto dalle caratteristiche fisiche del corpo, soprattutto dall’aspetto e dai tratti del volto.
La persona da visitare era di solito coperta dagli abiti e magari non era nemmeno permesso toccarla: solo il volto era visibile e i medici-guaritori dovettero imparare a riconoscere i sintomi di una malattia solamente dai tratti del viso, dallo stato di salute dei capelli, dal colore della pelle e dall’odore emesso.
Venivano pagati solo se riuscivano a preservare la salute di un paziente e a non farlo ammalare. Se malauguratamente era il re ad ammalarsi, i guaritori di corte sarebbero stati uccisi, se avessero fallito nel loro compito.
Può essere questa la ragione per cui sono diventati così bravi!
Concludo ricordando qui mio nonno Bruno, che negli anni ‘30 del secolo scorso si dedicò a eruditi studi di fisiognomica e del quale ho recentemente ritrovato alcuni scritti (fig. 3).
Fig. 3