Il linguaggio segreto del volto
eBook - ePub

Il linguaggio segreto del volto

Come riconoscere qualità, menzogne, capacità

  1. 240 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Il linguaggio segreto del volto

Come riconoscere qualità, menzogne, capacità

Informazioni su questo libro

È difficile impedire al corpo di rivelare ciò che pensiamo e sentiamo davvero, perché indipendentemente dalla nostra volontà, le emozioni trovano sempre un modo per manifestarsi. E il volto è la parte più sensibile del corpo, la sede di ben quattro dei cinque sensi, quella che con più facilità reagisce agli stimoli interni ed esterni. I tratti del viso rivelano molto di noi, per questo è importante saperli leggere. Chi è in cerca di un compagno, per esempio, dovrebbe guardare per prima cosa la nuca. Per un buon commerciale meglio osservare le tempie, e per capire in generale se fidarsi di qualcuno, le sopracciglia.
Con un linguaggio semplice e preciso e disegni esplicativi, Anna Guglielmi, grande esperta di comunicazione non verbale, ci insegna a leggere ciò che le persone hanno scritto in faccia. Ci svela come scoprire da uno sguardo o un sorriso se il nostro interlocutore è annoiato o interessato, se mente o è sincero, se è triste o preoccupato, o se nasconde qualche segreto dietro il fremito di una ruga. Per capire meglio il prossimo e noi stessi e costruire rapporti personali e professionali soddisfacenti.

Scelto da 375,005 studenti

Accedi a oltre 1 milione di titoli a un prezzo mensile contenuto.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Informazioni

Anno
2012
eBook ISBN
9788858507230
Print ISBN
9788856622423
1

UN PO’ DI STORIA

Lo bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l’homo e il concetto della mente sua.
LEONARDO DA VINCI, Trattato della Pittura
Da sempre l’uomo ha cercato di interpretare e comprendere tutto ciò che gli stava attorno, dal movimento degli astri e delle stelle alla natura con le sue specie vegetali e animali, all’uomo con le sue caratteristiche e i suoi tratti somatici.
Capire dall’aspetto dell’altro se possiamo concedergli fiducia, oppure se è meglio scappare e metterci in salvo, era fondamentale per la sopravvivenza di un clan (gruppo, popolo).
Per classificare le persone che apparivano diverse da noi sono nati nel tempo molti modi di dire che ancora oggi noi usiamo: così una persona può avere una faccia “d’angelo”, “di bronzo”, “tosta”, o “da schiaffi”. Oppure, se ci riferiamo alla sua somiglianza con certe caratteristiche animali, diremo che ha: “una faccia da porco”, “gli occhi di falco, di lince, da gatta o di triglia”, “il cervello di gallina”, “un naso d’aquila” o una “memoria da elefante”.

La fisiognomica

Nell’antica Grecia molta importanza era riservata allo studio dei lineamenti e dei tratti del volto per cercare di interpretare il carattere di una persona. Fu allora che a questa disciplina venne dato il nome di fisiognomica (dal greco physis, natura, e gnosis, conoscenza).
Sembra che questi primi studi si possano far risalire addirittura a Ippocrate, considerato da alcuni il vero fondatore di questa scienza; per altri invece l’iniziatore sarebbe stato Pitagora.
In uno dei testi più antichi sulla fisiognomica, scritto 300 anni prima di Cristo, Aristotele sostenne, tra l’altro, che se il volto di alcuni uomini assomigliava a quello di certi animali, anche il loro carattere e le loro predisposizioni naturali dovevano in qualche modo essere simili.
Gli studi sulla fisiognomica proseguirono poi per tutta l’epoca romana e medievale ed ebbero un grande rilievo nel periodo rinascimentale.
Alla fine del Quattrocento gli scritti e i disegni di Leonardo da Vinci (1452-1519, fig. 1) sull’anatomia, la fisiognomica e le proporzioni del corpo e del volto sottolinearono il profondo legame che esiste tra le fattezze del volto e i “moti dell’anima”, cioè come corpo e spirito non siano separati ma siano due aspetti dello stesso individuo. E crearono le basi di una conoscenza delle fattezze del volto meno empirica e teorica.
Fig. 1 (Leonardo da Vinci, Proporzioni della Testa)
Fig. 1 (Leonardo da Vinci, Proporzioni della Testa)
Nel Cinquecento questa disciplina era tenuta in alta considerazione nel mondo accademico, tanto da essere insegnata nelle università.
Fondamentali, in questo periodo, furono le pubblicazioni di due grandi studiosi: l’umanista napoletano Giovanni Battista Della Porta (1535-1615), con il suo trattato De humana physiognomia in cui usò delle immagini di animali per illustrare i tratti caratteristici del volto dell’uomo (fig. 2), e il medico pavese Girolamo Cardano (1501-1576), con il suo Metoposcopia, in cui i caratteri venivano interpretati studiando le rughe e i nei della fronte.
Fig. 2
Fig. 2
Ornamento di separazione
William Shakespeare (1564-1616), contemporaneo di Della Porta, applicò le conoscenze fisiognomiche nel tracciare il profilo dei personaggi delle sue opere. Nel Macbeth scrisse, ad esempio: «La vostra faccia, signore, è un libro dove le persone posso leggere strane cose».
Anche Blaise Pascal (1623-1662), famoso fisico e matematico del Seicento, ci rivelò di conoscere bene questi studi quando scrisse: «Se il naso di Cleopatra fosse stato più corto, sarebbe cambiata l’intera faccia della terra».
Quasi duecento anni dopo Della Porta, nella seconda metà del Settecento, il teologo svizzero Johann Kaspar Lavater (1741-1801) pubblicò un voluminoso trattato, I frammenti fisiognomici, suscitando un grande interesse tra gli studiosi dell’epoca, tra i quali anche Goethe. Lavater, che può essere considerato il principale esponente della fisiognomica moderna, per elaborare i suoi scritti si era ispirato anche alle idee del fisico inglese Thomas Browne, il quale tra l’altro sosteneva: «Spesso persone con tratti simili compiono azioni simili».
Ai primi dell’Ottocento, Franz Joseph Gall (1758-1828), un medico tedesco di origini italiane – il suo vero cognome era Gallo – formulò una teoria a cui poi venne dato il nome di frenologia (dal greco phren, “animo, mente”, e logos, “studio”). Gall sosteneva che le facoltà morali e intellettuali di una persona risiedono nelle varie aree del cervello, quindi che la morfologia delle ossa craniche è la rappresentazione esterna dello sviluppo di queste aree cerebrali.
Sempre in questo secolo il naturalista inglese Charles Darwin (1809-1882), nel saggio L’espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo, abbozzò per la prima volta lo studio del comportamento animale secondo una prospettiva evoluzionistica, che avrebbe dato spunto nel secolo successivo all’etologia, e sostenne che le espressioni del viso hanno un carattere universale: a qualsiasi latitudine o razza si appartenga, si piange o si ride allo stesso modo.
Pochi anni dopo un altro medico, il veronese Cesare Lombroso (1835-1909), partendo dagli studi di Gall e ricorrendo a particolari misurazioni del cranio, sostenne che la propensione alla delinquenza si può leggere nella struttura della testa umana: famosa è la sua scoperta della fossetta occipitale, un avvallamento dell’osso della nuca che venne riscontrato frequentemente nei “criminali”. Si può dire che i suoi studi abbiano dato il via alla moderna scienza criminologica.
Contemporaneo di Lombroso, in Germania lo studioso Carl Huter (1861-1912) elaborò una teoria conosciuta come psicofisiognomica, o psicologia fisiognomica, partendo dalla fisiognomica classica e rifacendosi agli studi sulla frenologia di Gall e alle illustrazioni di Giovanni Battista Della Porta.
Negli anni ‘30 del secolo scorso, lo psichiatra francese Louis Corman (1901-1996) codificò un nuovo metodo di studio del volto umano che chiamò morfopsicologia: lo studio, cioè, dei tratti del volto esaminati non come tratti statici ma in continua trasformazione. Egli verificò che esistono delle precise leggi che regolano e modificano la struttura stessa del volto e che lo portano a ritrarsi o a espandersi.
Al giorno d’oggi notevole è il contributo apportato alla lettura del volto dagli studi di uno psicologo statunitense, Paul Ekman, e dei suoi collaboratori, che hanno confermato scientificamente le teorie di Darwin sull’universalità delle espressioni del viso.
Ekman ha inoltre elaborato un complesso studio delle espressioni facciali e di tutte le fasce muscolari correlate, arrivando a scoprire che esistono delle microespressioni che rivelano le nostre emozioni represse, il nostro “non detto”, e possono aiutarci a riconoscere le bugie.
La celebre serie televisiva Lie to me (che può tradursi con “Prova a mentirmi”) racconta in vari episodi proprio questo lavoro del professor Ekman che, insieme con la sua équipe, aiuta gli inquirenti a risolvere importanti casi giudiziari, riuscendo a smascherare le menzogne degli indiziati.

La diagnosi orientale

Molto tempo prima delle importanti scoperte della medicina e degli studi sviluppatisi in Europa sulla fisiognomica, gli antichi guaritori orientali usavano metodi non invasivi per valutare non solo la salute, ma anche le inclinazioni e il carattere di una persona. Essi pensavano che il corpo fosse la manifestazione fisica dell’anima e che queste due parti formassero un’unità inscindibile.
Il loro metodo di diagnosi altro non era se non l’arte di scorgere oltre la superficie e di rivelare la verità interiore, mostrata appunto dalle caratteristiche fisiche del corpo, soprattutto dall’aspetto e dai tratti del volto.
La persona da visitare era di solito coperta dagli abiti e magari non era nemmeno permesso toccarla: solo il volto era visibile e i medici-guaritori dovettero imparare a riconoscere i sintomi di una malattia solamente dai tratti del viso, dallo stato di salute dei capelli, dal colore della pelle e dall’odore emesso.
Venivano pagati solo se riuscivano a preservare la salute di un paziente e a non farlo ammalare. Se malauguratamente era il re ad ammalarsi, i guaritori di corte sarebbero stati uccisi, se avessero fallito nel loro compito.
Può essere questa la ragione per cui sono diventati così bravi!
Concludo ricordando qui mio nonno Bruno, che negli anni ‘30 del secolo scorso si dedicò a eruditi studi di fisiognomica e del quale ho recentemente ritrovato alcuni scritti (fig. 3).
Fig. 3
Fig. 3
2

LA TESTA

La testa è per eccellenza la zona in cui si concentrano tutte le potenzialità del genere umano. Diciamo infatti: «Chissà cos’ha in testa!» e ancora: «Non ha sale in zucca!», «Lui sì che ha una gran testa!».
Sappiamo che la conformazione della testa degli uomini preistorici era molto diversa dall’attuale. Il loro c...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Introduzione
  4. 1. Un po’ di storia
  5. 2. La testa
  6. 3. Le forme del viso
  7. 4. La fronte
  8. 5. Le sopracciglia
  9. 6. Gli occhi
  10. 7. Il naso
  11. 8. Le orecchie
  12. 9. La bocca e i denti
  13. 10. Il mento e le mascelle
  14. 11. Volto e dintorni
  15. 12. Le espressioni
  16. 13. Il volto può mentire?
  17. 14. Test finale
  18. Conclusione
  19. Bibliografia
  20. Copyright