La reliquia rubata
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La reliquia rubata

  1. 448 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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La reliquia rubata

Informazioni su questo libro

Città di York. Anno del Signore 1366. Nicholas de Louth, emissario del re, non riesce a credere che quel fagotto di stracci sia un fantasma, ma resta il fatto che quella donna, suor Joanna, risulta morta da quasi un anno. Morta e sepolta. E invece è lì, davanti a lui, farneticante, a reclamare la reliquia che lei stessa ha rubato e che sembra portare dietro di sé una scia di morte... Ancora una volta l'arcivescovo di York deve ricorrere alla perspicacia e all'abilità di Owen Archer per cercare di risolvere questo strano mistero, dove il sacro e il profano si mescolano e si confondono. Sarà Owen, grazie anche all'aiuto della bella Lucie, a riportare alla luce una fitta rete di perfidi interessi e inquietanti segreti, che non risparmiano le più alte sfere del regno.

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Informazioni

Print ISBN
9788838482458
eBook ISBN
9788858502945

Capitolo XX

Ritorno a casa

Lucie era in bottega, china sul mortaio a frantumare la radice di levistico.
«Madonna Wilton!»
Jasper de Melton era in piedi sull’uscio, i capelli biondi quasi bianchi a causa delle lunghe ore trascorse al sole nel giardino di fratello Wulfstan, ad apprendere le proprietà delle erbe, e a imparare a leggere e a scrivere.
«Hai finito i tuoi giri?» chiese Lucie.
«Ho consegnato il rosmarino a madonna Merchet. Mi ha dato un pasticcio di carne per consolarmi dai miei guai. E madonna Lavander mi ha detto che il gattino molto probabilmente appartiene alla cucciolata della sua gatta, e che è contenta che lo abbiamo trovato noi.»
«Il gattino? È sicura che sia maschio?»
«Ha detto che tutti i gatti bianchi e quelli arancioni che sono nati dalla sua gatta sono maschi.»
Lucie sorrise. «Io ho visto una gattina arancione intrufolarsi nel negozio ogni tanto.»
Jasper alzò le spalle. «Siete molto occupata?»
«Come sempre, Jasper. Ma finché non ci sono clienti mi fa piacere che tu mi tenga compagnia.»
Il ragazzo girò dietro il bancone e si sistemò su uno sgabello. Si avvicinò al mortaio e annusò. «È forte.»
Lucie annuì. «Riesci a riconoscere cos’è?»
Jasper annusò ancora, scosse il capo.
«Radice di levistico. Sai quali sono le sue proprietà?»
«Ti fa sembrare più bello agli occhi di chi ti ama.»
Lucie si morse le labbra per nascondere un sorriso. «È stato fratello Wulfstan a dirtelo?»
«No. Madonna Fletcher.»
Ah, la padrona della stanza dove Jasper abitava con la madre. «E come mai ti ha detto questo?»
«Non lo ha detto a me, lo ha detto alla mamma. Diceva che la mamma avrebbe dovuto mettere il levistico nel bagno, per essere ancora più bella, così mastro Crounce l’avrebbe sposata.»
«Cosa ti ha detto invece fratello Wulfstan del levistico?»
«Non me ne ricordo.»
Lucie alzò lo sguardo, intuendo che Jasper stava per piangere. Era il ricordo della madre. «Lo sto preparando per Thomas Tanner, il conciatore, che è sposato da molto tempo e ha già quattro figli. Pensi che voglia sembrare più bello agli occhi di madonna Tanner?».
Jasper scosse la testa.
Lucie sperava di suscitargli almeno un sorriso, ma nell’ultima settimana Jasper aveva ripensato molto ai giorni in cui la madre era stata gravemente malata, e nulla poteva farlo sorridere. Anche per Lucie c’era un periodo dell’anno in cui era difficile non pensare al passato: era la fine di novembre, quando il suo primo marito era morto. «Thomas alla fine della giornata ha i piedi e le mani gonfie, gli sto preparando un rimedio perché possa rilasciare un po’ d’acqua.»
Jasper annuì.
Non era il momento per gli insegnamenti. Lucie gli toccò le spalle, indicò l’angolo di uno scaffale dietro di lei. Una palla di pelo bianco e arancione era raggomitolata nel punto in cui aveva preso il vaso del levistico. Jasper saltò in piedi per coccolare il gattino, che si mise a fare le fusa. Il ragazzo strofinò la fronte sul pelo del gatto. «È dolce come l’alba.» La voce era calma ora, tenera e affettuosa.
Lucie aveva sperato di ottenere proprio quella reazione. «Come vorresti chiamarlo?»
Jasper alzò la testa, guardò Lucie sorpreso. «Devo scegliere io il nome?»
«Mi farebbe piacere.»
«Perché?»
«Spero che tu ti possa occupare di lui nei prossimi mesi, io sarò molto occupata.»
Jasper osservò il ventre della donna, quindi tornò a guardare il gatto.
Lucie si morse le labbra per la propria sbadataggine, aveva detto un’altra cosa che faceva tornare in mente a Jasper la madre. Almeno finalmente se ne era accorta. All’inizio non capiva come mai Jasper reagisse in modo strano ogni volta che si parlava del bambino; era stata Bess a ricordarle che la madre di Jasper era incinta quando era morta, e peggio ancora era stato il bambino a causarne la morte.
«Quali altre proprietà delle erbe ti ha insegnato madonna Fletcher?»
Senza smettere di accarezzare il gattino, Jasper disse a bassa voce: «Se in eterno vuoi campare, la salvia a maggio devi mangiare».
«Campare in eterno? Non lo sapevo.»
«E le ha anche dato del mosto di malto di san Giorgio da tenere sotto il cuscino per sognare il futuro sposo.»
«Nel caso non fosse Will Crounce?»
Jasper annuì.
«Cos’altro?» Ci sarà pur stato qualcosa che non lo facesse ripensare alla madre. «Cosa mi dici della ruta? È un’erba tanto prodigiosa, sicuramente te ne avrà parlato.»
«La ruta cresce meglio se è rubata.»
Lucie rise. «No, davvero?»
Jasper si voltò, sorrise con gli occhi pieni di lacrime. Lucie appoggiò il pestello e allungò le braccia, Jasper corse a farsi abbracciare.
«Starò bene, Jasper. Magda Digby assicura che sia io che il bambino siamo in ottima salute. Non ti lascerò, Jasper.» Gli scompigliò i capelli. Il ragazzo la stringeva forte.
«Che bella cosa, tornare a casa e trovare la propria moglie tra le braccia di un altro uomo.»
Lucie e Jasper guardarono la porta sorridendo. Owen entrò nel negozio.
Era impolverato e aveva ancora addosso l’odore del cavallo, ma Lucie pensò che mai lo aveva amato come in quel momento. Corse al di là del bancone. L’uomo lasciò cadere la bisaccia, le appoggiò le mani sul viso e la baciò. «Mi sei mancata,» sussurrò.
Con le lacrime agli occhi, Lucie non disse nulla, gli afferrò le mani e le pose sui suoi fianchi. «Un abbraccio non potrà farmi male.»
Owen l’abbracciò con attenzione, e le coprì il volto di baci. Guardò Jasper. «Ti sei preso cura della mia donna, Jasper. Come posso ripagarti?»
«Portatemi con voi agli allenamenti di tiro questa domenica.» Gli occhi del ragazzo erano speranzosi.
«È tutta qui la tua richiesta?»
Il ragazzo annuì.
«Se potessi sdebitarmi sempre in modo così piacevole...»
Il viso di Jasper si illuminò.
Lucie strinse il braccio di Owen per ringraziarlo.
Lucie si era addormentata appena aveva appoggiato la testa sul cuscino, ma si svegliò durante la notte e aprì la finestra, permettendo ai raggi della luna di illuminare Owen, i capelli neri, il petto, le braccia. Sfiorò i riccioli sulle sue tempie, seguì con il dito il profilo della barba che gli adornava il mento. Beata Vergine Maria, madre di Dio, che tu sia lodata per averlo ricondotto a casa sano e salvo.
Owen aprì a fatica l’occhio destro, baciò la moglie e chiese con voce sonnolenta: «Stai male?».
«Sto bene. Sono felice. Hai viaggiato a lungo. Non voglio tenerti sveglio.»
«Hai sonni agitati?»
«Di tanto in tanto. Magda mi ha detto che potrà succedere più spesso avvicinandosi la fine della gravidanza, non mi devo preoccupare.»
«Ma devi mantenerti forte.»
«Owen, non ti preoccupare.»
L’uomo sollevò la testa e si appoggiò su un gomito. «Mi avevi scritto che Jasper si sarebbe fermato qui per il Corpus Domini, ma che poi sarebbe tornato all’abbazia.»
«Voleva fermarsi un po’ di più. Wulfstan e io abbiamo pensato che fosse giusto lasciare che decidesse il ragazzo dove stare. Adesso vuole abitare da noi.»
Owen accarezzò le gambe nude della moglie. «La luce della luna rende la tua pelle di un colore quasi magico.»
Lucie contrasse le dita dei piedi. «Mi fa sentire quasi magica. Mi piace la notte, ma solo quando tu sei qui con me.» Si pentì immediatamente di averlo detto, non era mai stata il tipo da lamentarsi.
«Ti prometto che non partirò più prima della nascita del bambino.»
Ecco. Lo aveva fatto sentire in colpa per essere stato via a compiere il proprio dovere.
Aveva visto la luce nel suo sguardo quel pomeriggio. Era stanco, turbato per quanto aveva appreso, ma rigenerato da quell’impresa. Le sembrava un prezzo ragionevole perché fosse un uomo felice quando era a casa. «Sei stato meraviglioso oggi con Jasper. Per quanto abbia provato, io non sono riuscita a strappargli un sorriso.»
«Sono contento che voglia stare con noi.»
«Gli ho chiesto di scegliere il nome del gattino.»
Owen si mise su un fianco. «Confesso che mi hai un po’ sorpreso con questo gattino. Melisenda mi sembrava già più che sufficiente, non siamo mai stati infestati dai topi.»
«Il gattino seguirà Melisenda e imparerà a essere un buon cacciatore.» Lucie accarezzò il fianco di Owen. «Ti piacerà.»
«Cosa significa? I gatti non devono piacere o non piacere. Quando non ci sono topi in giro, si agitano, stanno in mezzo ai piedi, oppure se ne vanno a caccia fuori per giorni lasciandoti in pensiero finché non tornano.»
Lucie stava per dire che Melisenda le faceva compagnia quando lui non c’era, ma si fermò in tempo, grazie a Dio. «Jasper si è già affezionato al gattino.»
«Non vorrei mai privare te e Jasper di nulla che vi renda felici.» Owen si sedette sul letto. «Non mi hai chiesto quasi nulla di Scarborough e di Beverley.»
«Volevo che fossi tu a decidere quando parlarmene.»
«Hugh Calverley è morto, e anche Longford.»
«Gesù. Le campane a morto continuano a suonare.»
«Voglio dirlo a Joanna. Può parlare?»
«Quando l’ho vista ieri, riusciva a sussurrare qualcosa. Per domani le sarà tornata un po’ di voce.»
«Bene.»
Lucie corrugò la fronte, si strinse nello scialle, ripensando all’orrore seguito alla notizia della morte della madre di Joanna. Un’altra cosa di cui non poteva parlare con Owen. Era stata vaga di proposito nella lettera. «Immagino che non possiamo aspettare a darle la notizia.»
Owen cinse Lucie con un braccio. «Stai pensando a quello che è successo quando le abbiamo detto della morte della madre?»
Lucie annuì e si accoccolò contro il corpo caldo di Owen.
«Dobbiamo metterla di fronte ai fatti, Lucie. Ha parlato di qualcuno sepolto vivo.»
Lucie si fece il segno della croce. Fa’ che non sia Hugh.
«Non mi starai chiedendo...» disse Owen, cercando di riconoscere l’espressione del suo viso.
Lucie inspirò profondamente. «Voglio saperlo, ma è una domanda così tremenda.» Quale dei due era ancora vivo quando è stato messo sotto terra? Scosse il capo.
«Will Longford.»
«Longford.» Lucie si segnò ancora, grata a Dio perché il suo sogno era sbagliato. «Sono lieta che non sia suo fratello.»
«Hugh non era una brava persona, Lucie. Non era migliore di Longford, a quanto pare.»
Lucie si strinse nello scialle. Non gli aveva parlato del suo incubo, non riusciva a liberarsi dalla visione di Joanna che seppelliva il fratello ancora vivo. «Dove è stato seppellito Longford?»
«Sotto Jaro.»
«Ma avevano già aperto quella tomba.»
«Sì, ma non avevano guardato bene. Il secondo cadavere non si vedeva senza rimuovere quello di Jaro. Abbiamo dovuto metterci in quattro per sollevare Jaro, era uno degli uomini più grassi che abbia mai visto.»
«Longford era un uomo forte, o mi sbaglio?»
Owen le prese una mano e la baciò sul palmo. «Forse ti ho detto fin troppo, Lucie.»
«È una cosa orribile.» Oh Dio, parlava come una sciocca donnicciola. «Ho visto molte cose orribili, Owen. Dimmi tutto.»
Delicatamente le accarezzò i capelli. «Ma nelle tue condizioni...»
«Devo sapere ogni cosa se devo parlare con Joanna.»
Owen le strinse una mano. «È vero. Hai ragione, Longford era un uomo forte, e robusto. Ma pesava molto meno di Jaro. Per assicurarsi che non riuscisse a uscire dalla tomba, gli hanno rotto l’unica gamba, aveva anche delle ferite alla schiena, per cui era impossibile che riuscisse a muoversi. E per sicurezza, nel caso in cui tutto questo non bastasse, gli hanno tagliato la lingua in modo che non potesse chiedere aiuto.»
Lucie lasciò cadere la testa tra le mani, inorridita da tanta brutalità. «Che razza di uomo può aver compiuto un simile orrore?» Era chiaro che non poteva essere stata Joanna.
Owen scosse il capo. «Non ho mai visto un assassinio compiuto con tanto sangue freddo. Mi auguro di scoprire che l’omicidio è collegato ai rapporti di Longford con du Guesclin, che si tratti di una questione politica. Non posso pensare che qualcuno odiasse tanto quell’uomo da agire così crudelmente.»
Lucie rifletté sullo sforzo che doveva essere stato necessario per portare a compimento quel disegno. «Non credo che si tratti di una questione politica. Se tu avessi avuto l’ordine di sbarazzarti di uno come Longford, avresti dedicato tanto tempo a procurargli la più crudele delle morti?»
«Ci sono uomini che si divertono a essere crudeli. Come quello che ha ucciso Maddy.»
Maddy. Si era dimenticata di chiedere della ragazza. «Hai scoperto chi è stato?»
«Un verme, Lucie. A quanto dice Edmund, l’uomo avrebbe ucciso Maddy solo per non essere intralciato mentre ispezionava la casa.»
«Gesù, Maria e Giuseppe, abbiate cura dell’anima di Maddy,» sussurrò Lucie. «E chi è Edmund?»
«Uno degli uomini che ha aiutato Joanna a scappare da Beverley.»
«...con Stefan?»
«Sì, è il compagno di Stefan. Sono entrambi uomini di Sebastian. Come Jack, l’assassino di Maddy.»
«Sarà punito questo Jack, anche se Maddy era solo una cameriera?»
«Se sir Richard e sir Nicholas riusciranno a catturarlo, sì. Io sono stato tanto sciocco da fermare Edmund che lo aveva aggredito.»
«Come?»
«Me ne pento amaramente, credimi. Ora segue Edmund come un’ombra.»
«Lo devi catturare, Owen. Deve pagare per la sua colpa.»
«Spero che commetta qualche sciocchezza. Alfred segue Edmund, per proteggerlo.»
«Jack agisce da solo?»
«Non lo so, ma ne dubito.»
«È tutto un terribile incubo.»
Owen abbracciò Lucie. «Che Dio mi conceda l’arguzia per risolverlo in fretta. Joanna ha molte cose da dirci. Dobbiamo scoprire come faceva a sapere della sepoltura di Longford.»
«Possiamo andare da lei domani mattina.»
«Sì, e vorrei che poi la incontrasse Edmund.»
«Sono curiosa di conoscerlo.»
«Lo vedrai domani.»
«Perché Stefan non è venuto?»
«È scomparso. Per questo Edmun...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Prologo
  5. Capitolo I. Il lamento dei defunti
  6. Capitolo II. In viaggio per York
  7. Capitolo III. Il manto della Vergine
  8. Capitolo IV. Una consultazione
  9. Capitolo V. Il forestiero
  10. Capitolo VI. Il racconto di Alfred
  11. Capitolo VII. Manovre sottili
  12. Capitolo VIII. Tensioni familiari
  13. Capitolo IX. La cena a palazzo
  14. Capitolo X. Il manto di Nostra Signora
  15. Capitolo XI. Il Calvario dei Calverley
  16. Capitolo XII. Sciocca o astuta
  17. Capitolo XIII. Un arciere, un poeta, un principe
  18. Capitolo XIV. Un pellegrinaggio sventurato
  19. Capitolo XV. Scarborough
  20. Capitolo XVI. Vicino alla morte
  21. Capitolo XVII. Una vendetta non compiuta
  22. Capitolo XVIII. Baratto
  23. Capitolo XIX. Prima del sonno di morte
  24. Capitolo XX. Ritorno a casa
  25. Capitolo XXI. Costanza
  26. Capitolo XXII. Il fodero
  27. Capitolo XXIII. Maria Maddalena
  28. Capitolo XXIV. Addii
  29. Epilogo
  30. Nota dell’autrice
  31. Glossario
  32. Ringraziamenti