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Will Moogley Agenzia Fantasmi - 7. Terrore in casa Tupper
- 144 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
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Will Moogley Agenzia Fantasmi - 7. Terrore in casa Tupper
Informazioni su questo libro
Will ha appena ricevuto una notizia bomba: il suo assistente sta per trasferirsi fuori Manhattan. Certo, Tupper è un impiastro totale, ma Will si rende conto all'improvviso che non può fare a meno del suo unico, fedele amico. Bisogna dunque convincere i genitori di Tupper ad abbandonare l'idea di traslocare in una villetta del New Jersey. E quale migliore mezzo di dissuasione dei fantasmi Fetontes l'Eterno Puzzone, l'inquietante Liquidonius e il temibile Rattila?
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2011Print ISBN
9788856612486eBook ISBN
9788858505618
– Prego, signori, per di qua.
La voce del gigantesco cameriere era bassa e priva di intonazione. Sembrava quasi fosse stato ipnotizzato. Anche i suoi movimenti, infatti, erano rigidi e meccanici.
La giovane coppia di avventori fissò le ripide scale immerse nella semioscurità che il cameriere aveva già cominciato a percorrere lentamente.
– Avanti, cara… – fece l’uomo, incoraggiante, stringendo la mano della propria compagna. Erano entrambi sulla quarantina e vestiti in modo molto elegante.
La donna assentì con un cenno del capo non troppo convinto e i due presero a seguire i passi del cameriere su per le scale.
I muri erano di ruvidi blocchi di pietra, tra i quali sibilavano spifferi sinistri.
– Non capisco – disse l’uomo. – Fuori non c’era un filo d’aria… Come mai qui ci sono questi spifferi?
Il cameriere si arrestò di colpo e si voltò con la solita, rigida lentezza.
– Non tutto si può spiegare, signore – rispose accennando un sorrisino a dir poco raggelante.
Prima di ricominciare a salire le scale, l’uomo e la donna si strinsero l’uno all’altra. Seguendo i passi cadenzati del cameriere, la coppia raggiunse un piccolo corridoio illuminato solo dalla fiammella tremula di alcune candele.
Il cameriere afferrò la maniglia di una massiccia porta di legno scuro che, aprendosi, cigolò orribilmente.
– Prego, signori. Ecco la Sala Henrietta, riservata a voi soltanto.
– Ma-magnifico… – balbettò l’uomo. – E… e come ha detto che si chiama? – chiese poi sforzandosi di sembrare calmo.
– Henrietta, in ricordo della nobildonna olandese Henrietta van Zimpfandel, decapitata qui nel 1809. La stanza è rimasta uguale ad allora, signori – raccontò il cameriere con la sua voce glaciale.
La donna trasalì.
Voltandosi, si era infatti trovata faccia a faccia con un volto deformato da un ghigno diabolico.
– Calma, cara – la rassicurò il compagno. – È solo una statua.
– Già – confermò il cameriere. – La signora Henrietta aveva gusti piuttosto… lugubri!
I due ospiti vennero fatti accomodare su due sedie che sembravano gli scanni di qualche perfido inquisitore spagnolo.
– Sarò subito di ritorno con l’antipasto, signori! – annunciò a quel punto il cameriere, con un luccichio macabro negli occhi.
L’uomo e la donna si ritrovarono soli in quella stanza avvolta da tappezzerie e pesanti tende scarlatte e illuminata da vecchi candelabri d’argento.
Sul fatto che la signora Henrietta avesse dei gusti lugubri non potevano esserci dubbi: gli unici quadri che ornavano le pareti erano dei tetri ritratti raffiguranti vecchi dall’aria malaticcia e scheletrica.
– Caro… – sussurrò la donna con la voce che le tremava. – C’è qualcosa di strano in questo posto! Quei ritratti… sembra che mi stiano fissando!
– Ma no, non farti suggestionare – le disse l’uomo accarezzandole una mano.
– Eppure… – fece la donna, mentre un piccolo brivido le correva lungo la schiena. – Hai ragione. Devo essermi sbagliata – si ricredette alla fine, distogliendo lo sguardo da quelle facce inquietanti che incombevano dai muri.
Invece aveva perfettamente ragione…
Dietro due di quei lugubri ritratti, in un corridoio segreto stretto e buio, c’erano due persone che stavano seguendo attentamente tutta la scena, servendosi del vecchio trucco dei forellini praticati nella tela in corrispondenza degli occhi del ritratto.
Uno era Clyde Burker, il proprietario di quel tenebroso locale chiamato HorroRestaurant, l’altro era Willard Moogley, il giovane erede che portava sulle spalle la gestione dell’Agenzia Fantasmi Moogley con tutta la sua tradizione secolare di prestigio e affidabilità. Quelle che lo zio Alvin amava chiamare “eleganti figure da cioccolatai”.
– Ora dovrebbe toccare ai suoi! – mormorò Burker all’orecchio di Will.
Il ragazzo si limitò ad assentire con un cenno nervoso del capo. Ma nella sua testa andava ripetendosi una specie di mantra martellante: «Non toppate! Non toppate, santa polpetta, non toppate! Non questa volta…».
Spiato da quelle coppie di occhi nascosti, il gigantesco cameriere simile a uno zombi fece ritorno nella saletta, reggendo sui palmi delle mani due lussuose campane d’argento, che depositò sotto il naso dei clienti.
I momenti successivi furono alquanto concitati. Il cameriere afferrò le impugnature di entrambe le campane d’argento, quindi osservò i due avventori con occhi spiritati. La donna trasalì. L’uomo si irrigidì.
Un soffio d’aria improvviso fece spegnere quasi tutte le candele della stanza. Proprio in quel momento il cameriere alzò le campane con un gesto teatrale e… Da sotto le coperture d’argento sbucarono due fantasmi che cominciarono a roteare intorno alla coppia seduta al tavolo.

L’uomo e la donna balzarono in piedi e si abbracciarono, urlando a squarciagola.
La cosa bizzarra fu che, dopo quell’abbraccio e quelle urla di terrore, quando i fantasmi si furono dileguati su per il camino, invece di scappare a gambe levate, i due si rimisero a sedere. Non solo: sembravano in brodo di giuggiole.
– Ah, che paura! Vera paura! È stato fantastico!
– Hai ragione, cara. Un senso di terrore così intenso e genuino… Questo posto vale i duecento dollari che chiedono.
– Non come quella SpavenTavola Calda che abbiamo provato la settimana scorsa.
– Oh, non me la ricordare. Che delusione!
In quel momento nel corridoio segreto dietro la parete con i ritratti, Burker afferrò il braccio di Will e lo scosse con entusiasmo.
– Eccellente, ragazzo, eccellente! – gli sussurrò poi nell’orecchio. – Un’entrata in scena davvero efficace! Ora non abbiamo più nulla da fare in questo posto. Ci spostiamo nel mio ufficio?
– Con immenso piacere, signor Burker! – approvò Willard Moogley.
Circa venti minuti dopo, il giovane Moogley stava già respirando l’aria frizzante di Manhattan. Dalla tasca destra del suo giubbotto di pelle di due taglie troppo grande faceva capolino un foglio arrotolato. Era il contratto che impegnava l’Agenzia Fantasmi Willard Moogley a fornire spettri all’HorroRestaurant del signor Burker per un anno intero, sette giorni su sette. Ed era senza dubbio il contratto più redditizio che Will avesse mai firmato.
Tutto merito dei gemelli Lenzuolini che, per una volta, si erano limitati a svolazzare e terrorizzare come due veri fantasmi. Finalmente l’Agenzia Moogley era riuscita a battere sul tempo gli odiati rivali dell’Agenzia Fullerton. Che soddisfazione! Il solo pensiero della faccia di Adam Fullerton nel momento in cui sarebbe venuto a sapere di avere perso l’HorroRestaurant bastò a far sentire Will in cima al mondo.
«Ehi, questa è la Ventitreesima» si disse poi guardandosi intorno. «Pizzagiant è qui a due passi!»
E senza pensarci un secondo di più afferrò dalla tasca il telefonino per chiamare Tupper.
Stranamente il suo fidato amico e assistente non si era fatto vivo per tutto il giorno. Ma Will non diede troppo peso alla cosa: era sicuro che un’offerta di festeggiamento a base di pizza Apocalypse Now con doppia guarnitura piccante avrebbe fatto comparire Tupper di fronte a lui in tempo record.
Invece, la risposta del ragazzo dagli occhiali più fuori moda di tutta New York lo sorprese: – No, Will, mi spiace. Questa sera mia madre ha apparecchiato con il servizio a fiori. Il che significa riunione di famiglia IMPORTANTE. Impossibile evitarla.
– Cosa?! Ma hai sentito bene? Dobbiamo festeggiare l’affare HorroRestaurant e ti ho appena proposto una Apocalypse Now con doppia guarnitura da Pizzagiant!
Will sentì nel ricevitore del telefono un sospiro pieno di autentica afflizione.
– Lo so, ho sentito. Ma te l’ho detto, stasera non ho scampo… Servizio a fiori significa prigione. È una regola di casa Tupper.
– Ok, allora ne mangerò una fetta anche per te. Buona serat…
Tupper, come folgorato, lo interruppe: – Ehi, Will! Ho avuto un’idea! Forse potresti infilarmene una fetta nella cassetta della posta! Così la mangio prima di andare a dormire! Non è una pensata geniale?
Will riattaccò.

All’interno della pendola Janua, il vetusto orologio a muro di casa Moogley che fungeva da passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei trapassati, regnava sempre un buio più buio di una notte senza stelle.
Will osservò il diafano duca di Sloppingham e l’evanescente violinista Strazivari scomparire in quell’oscurità apparentemente senza fine. Erano i primi spiriti destinati a infestare le salette a tema dell’HorroRestaurant. Will li aveva convocati per consegnare loro l’incarico, i fogli con gli orari e un piccolo anticipo in bottiglie di ectoplasma Moogley’s.
Quando i fantasmi se ne furono andati, il proprietario dell’Agenzia si immobilizzò nel bel mezzo del salotto, pensieroso. Gli sembrava che quel pomeriggio a casa Moogley ci fosse qualcosa di strano. Cartoni di pizza e confezioni di videogiochi giacevano in ogni dove, una perfino appesa a un’ala del falco impagliato che troneggiava sulla parete principale. C’erano i soliti cumuli di magliette appallottolate in ordine di sporcizia (usate meno di tre volte, usate un mese, usate in modo irrecuperabile) e il gong cinese nell’angolo. E dunque cosa c’era di diverso dal solito? Forse il fatto che per una volta tutto sembrava andare liscio?
Il giovane Moogley fu strappato alle sue meditazioni dall’inaspettato ingresso dello zio Alvin, che sbucò dalla pendola Janua e si mise a volteggiare allegramente intorno al nipote.
– Che meraviglia, ragazzo mio! – esordì lo spettro in camicia hawaiana, raggiante. – La notizia è arrivata fin nell’aldilà: l’Agenzia Moogley si è assicurata l’affare del Ristorante Orripilante, una faccenda a molti zeri!
– Si chiama HorroRestaurant – precisò Will. – E in effetti sono sbalordito quanto te. Nella serata di prova i gemelli Lenzuolini sono stati impeccabili! Non sembrava neppure un’infestazione targata Moogley.
– È invece lo era eccome, Will! – esultò lo zio roteando veloce intorno al lampadario impolverato. – È tipico dei Moogley: assestare la zampata del campione quando meno te lo aspetti!
– Bah, se lo dici tu – fece il ragazzo con un’alzata di spalle.
– Ah, voi delle nuove generazioni… Mancate di entusiasmo! – si lamentò lo zio Alvin.
– Naaaa – replicò il nipote. – È solo che risparmio il mio entusiasmo per… questi! – concluse esibendo allo zio un sacchetto della catena Electronightmare con dentro le confezioni nuove e scintillanti di due giochi per la console K-Boomz.
Lo zio Alvin sorrise.
– Voi e le vostre diavolerie moderne! Non capirò mai che cosa ci troviate in quelle scatole rumorose. Comunque anch’io ho da fare, sai? Al circolo di fantabridge è appena arrivata una contessina belga che è una delizia… Anzi, caro Will, ora ti saluto! Mi raccomando: fatti onore con quel Ristorante Pauracchio o come accidenti si chiama!
L’ossuto erede della schiatta dei Moogley fece appena in tempo a salutare che lo zio Alvin si era già dileguato all’interno della pendola.
Will chiuse la porta dimensionale e poi, finalmente solo, lanciò un’occhiata ai suoi due videogiochi nuovi, pregustando il momento in cui li avrebbe tolti dal cellophane. Quindi lasciò vagare lo sguardo per la stanza: non era ancora riuscito a liberarsi dall’impressione che ci fosse qualcosa di strano.
«Meglio schiarirsi le idee» pensò. E, senza attendere oltre, si fiondò in cucina per prepararsi un bicchierone maxi di latte e Choco Smash.
Il pappagallo Stazzitto, avvinghiato al suo trespolo in un angolo della stanza, lo accolse alla solita maniera. – Faa-i schi-fo! Faa-i schi-fo! – gracchiò.
Anche Will rispose nel solito modo: afferrando un mezzo limone rinsecchito dal fondo del frigo e scagliandoglielo contro.
«Al diavolo!» pensò infine. «Il weekend è vicino, niente scuola, ho in tasca i soldi dell’anticipo di Burker e due videogiochi nuovi… Niente potrebbe rovinare una giornata così!»
Dopodiché tornò rapidamente in salotto, collegò i cavi della K-Boomz al vecchio televisore, si sistemò sulla sua poltrona sfondata preferita e cominciò a spacchettare i videogiochi con una lentezza compiaciuta.
Quindi fu il momento di decidere.
Steel Total Power 2 o Evil Wizard 4 Special Edition?
Dopo una lunga e ponderata riflessione, Will scelse quest’ultimo e si immerse in una densa atmosfera di sotterranei oscuri e foreste maledette.
Alcune ore dopo stava ancora combattendo con un druido nero che lo aveva già riempito di mazzate per ben quattro volte. Alla quinta, il ragazzo si comportò meglio e il combattimento restò in bilico per un bel pezzo. Poi però il druido nero cominciò a saettare per tutto le schermo, assestando colpi speciali al paladino di Will.
Fu in quel momento che il ragazzo prese la decisione.
– Mossa Tupper! – gridò a denti stretti.
E cominciò a pigiare a caso tutti i tasti del joypad. Esattamente quello che era previsto dalla “mossa Tupper”, inventata diversi mesi prima dal suo occhialuto amico. Ovviamente ottenne anche il risultato della “mossa Tupper”: tempo quattro secondi e il personaggio di Will giace...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- 1. Invito a cena con orrore
- 2. Qualcosa di strano
- 3. Unico indizio, una piuma di pappagallo
- 4. Una lettera di riscatto
- 5. Indagini su un pappagallo al di sopra di ogni sospetto
- 6. La lettera misteriosa
- 7. Le dimissioni di Tupper
- 8. Il bicchiere mezzo pieno
- 9. Il bicchiere fracassato
- 10. L’ultima cena
- 11. Zozzeria dell’altro mondo
- 12. Chi di trappola ferisce
- 13. Il regalo di “ben rimasto”