LE TERAPIE
Esiste una serie di procedimenti terapeutici andini che sono stati usati per millenni e ancora oggi praticati, grazie al fatto che vengono trasmessi di generazione in generazione. Inizialmente queste dovevano essere tecniche molto sofisticate, ma dopo tre secoli di dominazione spagnola e due secoli di dominazione dei loro discendenti ne rimane solo una minima parte, combattute con accanimento, dapprima perché ritenute conoscenze collegate al demonio, in seguito perché vennero considerate un esempio di sottosviluppo dei peruviani.
Verranno presentate ora le tecniche maggiormente in uso di quest’arte medica.
Qhaqopa (massaggio)
Molto usata nelle Ande è l’arte del massaggio, specialmente perché è un mezzo di comunicazione tra un essere umano e l’altro. Aiuta a capire che sono molto importanti l’amore e la disponibilità senza usare le parole, perché nel Qhaqopa si massaggia sia solo con le mani, sia con l’ausilio di alcune erbe, grasso animale e altri preparati. Si può massaggiare tutto il corpo o solo alcune parti di esso: la testa, il collo, le braccia, il ventre, i polsi, i piedi. Il qhaqoq (massaggiatore) deve conoscere le tecniche, la circolazione dell’energia vitale che scorre nel corpo e i modi per dirottarla, accrescerla o diminuirla. Essa infatti fluisce in una direzione determinata secondo un ordine stabilito dalla natura. Conoscendo la direzione del flusso energetico, si può agire su determinati ordini e sulle lesioni corrispondenti.
Prima di procedere al massaggio, il qhaqoq sente il polso e tasta il corpo; così determina il tipo di lesione o l’organo colpito. Dopo questa diagnosi preventiva, il curandero passa alla diagnosi sulla mano con il palmo, facendolo oscillare a pochi centimetri dal paziente, ma senza toccarlo, per capire la quantità di energia che è in movimento, per scoprire le variazioni di temperatura, se necessita dell’uso dei polpastrelli e, quando è difficile stabilire una diagnosi soddisfacente, può ricorrere all’intuizione. Per fare questo, oggi, si usano soprattutto le foglie di coca come strumento di divinazione. Quando si comincia a massaggiare e si percepisce un distacco tra vertebra e vertebra, si procede con un massaggio speciale, atto a provocare l’aumento del flusso sanguigno nella zona interessata. Dopo questa operazione di riscaldamento, si procede al Chutay, ossia “stirare” la zona circostante alle vertebre staccate: per fare questo si incrociano le braccia del paziente e premendo si fanno schioccare i blocchi energetici che non permettono il libero flusso dell’energia vitale.
Dopo questa operazione, si applica un cataplasma o un cerotto o, se necessario, una benda. Il paziente dovrà riposare per qualche giorno.
Questa descrizione dà una pallida idea delle abilità del vero massaggiatore, capace di localizzare le malattie attraverso i dolori riflessi e di calmare in poco tempo il dolore.
Alle puerpere si usa praticare il massaggio attorno all’ombelico usando oli con macerato di erbe medicinali, adatte a questo scopo. A massaggio ultimato, che – ricordiamo – è fisico e anche energetico, si lascia riposare la paziente, fasciandole dapprima il ventre. Così facendo, si regola il flusso energetico, operazione che le comari di adesso chiamano «accomodare la madre», per far capire che la matrice viene rimessa nella posizione corretta. Se non lo si fa, in futuro la partoriente avrà problemi con i denti, il cuore e il fegato, e tanti altri disturbi.
Questi massaggi vanno sempre orientati sulla zona che gli andini chiamano chaka e che gli yogi orientali chiamano Kundalini. Gli andini considerano l’ombelico come un importantissimo centro per mantenere l’equilibrio energetico.
Thalay (scrollamento sulla coperta)
In alcuni casi, il massaggio va accompagnato dallo scrollamento sulla coperta. È un metodo usato soprattutto dalle levatrici per le donne nervose (specialmente dopo parti difficili, o quando sperimentano dolori al basso ventre) e per i bambini vergognosi e timidi. Questa procedura consiste in una serie di scrolloni impressi con una coperta di lana pelosa, sostenuta agli angoli da quattro persone.
Dopo aver scrollato la paziente in mezzo alla coperta tutti insieme, con un energico movimento, la si lancia in aria e la si fa ricadere sulla coperta. Si pensa che questo movimento agisca sulle viscere riportandole alla loro posizione naturale. Dopo lo scrollamento si friziona la zona addominale con olio in cui si è fatto macerare rosmarino, artemisia, lavanda e altre erbe; e si fa bere un infuso di melissa.
Hump’ichiy (sauna)
Esistono vari metodi di sauna. Ne citiamo tre:
1) Si somministrano al paziente infusioni o decotti di erbe che lo surriscaldano e lo si copre, in modo che traspiri copiosamente. Poi lo si fa dormire.
2) Da un recipiente bollente colmo di erbe medicinali si fa giungere vapore al paziente nudo, riscaldandolo e cercando di uniformare la temperatura in tutto il corpo. Si parte dal presupposto che in un corpo sano la temperatura deve essere uniforme. Quando il paziente comincia a sudare, qualcuno deve asciugare la profusione di sudore, cambiando le coperte e gli asciugamani a seconda del caso. È un sistema ottimo per curare asma, bronchiti, diarrea, raffreddamenti del corpo, dolori muscolari.
Si può fare la sauna anche solo a determinate zone del corpo: per esempio, le spalle o la schiena quando sono doloranti. La sauna si impiega spesso nel caso in cui le donne abbiano difficoltà di parto, oppure quando non riescono a ottenere piacere durante il rapporto per l’eccessiva frigidità: in questi casi la si fa nella regione pelvica e l’infuso può essere a base di rosmarino, artemisia, salvia, ruta, ginestra.
3) A volte si usa alternare bagni freddi a sedute su pietre calde. Oppure, dopo aver scaldato una pietra fino a farla diventare rovente, la si colloca in un vano in cui entra il paziente a gambe larghe e sulla pietra si versa, a poco a poco, un infuso di erbe, da cui si sprigionano vapori che avvolgono il paziente, facendolo traspirare.
Qora P’intuna (cataplasma)
Dopo i massaggi, su fratture, lussazioni o tumefazioni si applica un cerotto o un cataplasma di erbe quali la chillka, la sanguinaria, l’arnica, la coda cavallina, la piantaggine, l’aglio di montagna, carne e pelle essiccate di serpente, zucchero e sale. Se l’impiastro è bene applicato, ogni anomalia cutanea (lesioni, tumefazioni, eruzioni) guarirà in pochi giorni.
Applicando la yawar chonqa (sanguinaria) o la chichira (nome botanico: Lepedium chichicara), un livido può sparire in una notte. Un buon cataplasma deve restare applicato sul corpo per parecchi giorni. Questi cataplasmi si usano anche nei casi in cui la persona venga colpita da paralisi facciale, sciatica e reumatismi.
Armay (bagno)
Nelle Ande esistono diversi luoghi di acque termali che godono di grande reputazione e ai quali si recano le persone con qualche problema di salute, specialmente quando hanno preso un brutto raffreddore o si sentono deboli, quando si ritrovano il corpo malridotto o hanno problemi cutanei. Alcune fonti particolarmente efficaci sono di acque ferrate e sulfuree e altre contengono un’alta percentuale di magnesio. I curanderos consigliano di fare questi bagni per mantenere o migliorare la salute. Gli antichi peruviani amavano molto i bagni termali; oggi in alcuni luoghi vengono ancora effettuati bagni a scopo salutare, ma la tecnica del bagno terapeutico è quasi scomparsa.
Le acque termali si usavano soprattutto per alleviare dolori alla colonna vertebrale e per la zona genitale, anche in forma di semicupio.
Invece, per rinforzare la tonicità muscolare e il sistema nervoso, veniva usata acqua fresca o fredda, sempre tenendo in considerazione il disturbo che aveva il paziente: si spruzzava o si immergeva tutto il corpo nell’acqua, al mattino prima dell’uscita del sole, e mai di sera.
Rumi tiyachiy (terapia con la pietra)
Le pietre nelle Ande svolgono una funzione molto speciale, a seconda del colore, della costituzione e del peso che hanno. Gli antichi conoscevano le loro proprietà come accumulatori e trasmettitori di energia, tanto che la diorite, pietra usata nella costruzione della grande piramide in Egitto, è il medesimo materiale usato in alcuni templi peruviani, per esempio a Chavín de Huantar. Dal punto di vista medicinale, si usava la pietra perché si conoscevano bene i suoi effetti sull’uomo e sulla donna. Per esempio sui Suchuna, chiamati resbaladeros in spagnolo, pietre sdrucciolevoli propiziatrici di fecondità, si facevano scivolare le donne per favorire la fecondità; o sulle pietre di questo tipo si sedevano le donne sterili, con la pelle a contatto con la pietra. Queste pietre scivolo sono frequenti, specialmente nei templi di salute.
Anche oggi si usa la pietra a scopi terapeutici. Quando una persona soffre di disturbi digestivi, si scalda una pietra grigio scuro chiamata wanka e vi si fa sedere sopra la persona che ha questo disturbo. Anche per il massaggio si usano pietre di diversi colori, allo scopo di canalizzare e rinforzare l’energia. In questo caso, occorre che la pietra sia stata scaldata dal sole del mattino o in un fornello. In seguito il curandero bagna leggermente il punto dove appoggerà questa pietra con infusi di piante medicinali o succhi concentrati e quindi la lascerà agire per un tempo prudenziale.
Qorawan waqtachiy (sferzata con erbe)
È un procedimento per stimolare il corpo dall’esterno mediante erbe urticanti o frustanti con cui si sferza la parte dolorante, provocando maggior afflusso di sangue, maggiori contrazioni e reazioni. Si usa per casi di reumatismi e nevralgie.
Qasi (digiuno)
La pratica del digiuno o semidigiuno a base di farina di mais bianco e acqua è antichissima, e forma parte della terapia medicinale dell’antico Perú. Al tempo degli Incas venivano fatti grandi digiuni a scopo curativo, collegati con le camminate verso luoghi sacri o centri di medicina, masticando pochi chicchi di mais e bevendo grandi quantità di acqua. Questa pratica permette di ripulire l’organismo intero, e, soprattutto, l’apparato digerente. Il Qasi, o digiuno, veniva consigliato quando qualcuno veniva colpito da una malattia, e si chiedeva al paziente di rimanere in uno stato di riposo oppure fare pochi movimenti in modo da permettere all’organismo intero di riposare o al fegato di pulire tutte le ...