Il segreto della cappella
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Il segreto della cappella

  1. 450 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il segreto della cappella

Informazioni su questo libro

Anno del Signore 1365.
Nella città di York un macabro delitto insanguina il giorno del Corpus Christi: mastro Crounce, mercante di lana, viene ucciso nei pressi della cattedrale, la mano destra mozzata. A far luce sul caso è chiamato Owen Archer, costretto a separarsi dalla giovane moglie per rispondere all'appello dell'arcivescovo.
Tutti gli indizi sembrano condurre al socio in affari della vittima. Ma ben presto Owen scopre che dietro quell'assassinio si nasconde una fitta rete di intrighi e tradimenti che, partendo dalla potente corporazione dei merciai, coinvolge le più alte sfere del regno e gli interessi della stessa Corona…

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Informazioni

Print ISBN
9788838410185
eBook ISBN
9788858502822

Capitolo X

Presagi

Anche se fredda e grigia, la mattina era asciutta. Owen era in un campo dietro il maniero, si esercitava al tiro contro un bersaglio improvvisato. Era il modo migliore che conosceva per rilassarsi, svuotava la mente da ogni cosa che non fosse l’arco, la freccia, il bersaglio, le braccia, la mira.
Owen aveva trascorso la mattinata ad aiutare Cecilia a salassare Anna per liberarla dagli umori che le causavano la febbre. La giovane donna dormiva ora, e Cecilia era andata a riposare un po’. John era partito per York, portando una lettera di Owen per Lucie. Owen le aveva scritto che sentiva la sua mancanza. La ringraziava di aver mandato John con le informazioni tanto tempestivamente. Naturalmente questo implicava che avrebbe dovuto trattenersi più a lungo, quanto a lungo non era in grado di dirlo. Le spiegò la situazione tra Paul e Anna Scorby.
Aveva trovato giovamento nel mettere per iscritto i propri pensieri, anche se aveva dovuto omettere alcuni particolari, nel caso la lettera fosse caduta nelle mani sbagliate. Comunque, mentre riposava appoggiato a un albero, Owen si chiese se avesse agito saggiamente menzionando Paul Scorby nella lettera. Quell’uomo lo indispettiva. Avrebbe potuto cambiare inaspettatamente idea e reagire con violenza e rabbia a una decisione che lui stesso aveva accettato il giorno precedente. Owen, avendolo osservato per troppo poco tempo, non poteva dire quale fosse il vero scopo di Scorby. Forse sorvegliava la casa. Se così fosse stato, avrebbe potuto intercettare John e...
Erano queste cose che rendevano il lavoro per l’arcivescovo frustrante. La vita era tanto più semplice quando era solo un soldato. Qualcuno attaccava, lui scoccava le frecce. Semplice.
Owen si schiarì la mente e si apprestò a tirare ancora al bersaglio. Quella notte, se Anna avesse riposato tranquillamente, senza febbre, Owen avrebbe parlato a Cecilia del tonico avvelenato.
Padre Cuthbert era seduto presso Anna, pregavano assieme; Alfred e Colin erano di guardia al cancello; Owen e Cecilia cenavano da soli al piano di sotto. La donna indossava un’acconciatura costituita da un semplice velo nero che le copriva i capelli scuri. Non portava, come era solita fare, il soggolo, il lungo collo bianco era scoperto. Owen si chiese come Ridley si fosse arrischiato a lasciare la moglie da sola per la maggior parte della loro vita coniugale. Vestiva in modo semplice, ma aveva un’eleganza e un fascino innati.
Owen si disse che doveva scacciare quei pensieri, doveva concentrarsi sul lavoro, che non consisteva certo nell’intrattenersi con Cecilia Ridley. Si concesse il tempo della cena per rimanere su argomenti piacevoli. Quando ebbero finito di mangiare, Owen mise la bisaccia di Ridley sul tavolo. «Come vi ho detto, madonna Ridley, è stata trovata sotto il ponte di Foss. Crediamo che sia di Gilbert. Mi auguro che possiate dare un’occhiata e confermarmelo. Se appartiene a vostro marito vorrei che mi diceste anche se manca qualcosa.» Owen spinse la sacca verso Cecilia.
La donna la toccò con cautela, come se aprirla la preoccupasse.
Era possibile che il giorno precedente l’avesse spostata ma non vi avesse guardato dentro? Era spaventata per quello che avrebbe potuto trovare? O temeva di tradirsi per il modo in cui avrebbe reagito aprendo la borsa? «Ho guardato dentro» la rassicurò. «La mano non è lì, se è questo che vi preoccupa.»
«La pelle è umida.» Il tono della voce era teso. Non alzò lo sguardo su Owen, tenne gli occhi fissi sulla bisaccia. «Sì, potrebbe essere sua.»
Cecilia aprì la sacca. Quando tirò fuori le scarpe, gli occhi le si riempirono di lacrime. «Sono di Gilbert.» Chiuse gli occhi, si portò le scarpe al petto.
Owen pensò con orrore a come si sarebbe sentito se fossero state le scarpe di Lucie. Se sua moglie fosse morta, sarebbero stati i piccoli oggetti della quotidianità a fargli pensare a lei, più di ogni altra cosa lo scialle e i pettini per i capelli. «Senza alcuna fretta, quando ve la sentite, cercate di ricordare quello che Gilbert di solito teneva in questa bisaccia.»
Cecilia appoggiò le scarpe sul tavolo. «Non so come esservi d’aiuto. Gilbert preparava i bagagli da solo.» Prese una delle piccole borse, l’aprì. Vuota. «Portava il denaro in questa, credo. Penso gli abbiano preso i soldi.»
«Pensate che portasse con sé molto denaro? Doveva concludere qualche altro affare oltre agli accordi con l’arcivescovo?»
Cecilia scosse il capo. «Penso di no. Non si occupa più... non si occupava più degli affari, aveva lasciato quasi tutto nelle mani di nostro figlio Matthew. Credo che l’unico scopo del viaggio fosse la donazione per la cattedrale.»
«Perché aveva rinunciato agli affari?» Owen non era mai stato soddisfatto dalla spiegazione fornitagli da Ridley.
Cecilia giocherellava con il laccio della borsa dei soldi vuota. «Volete che vi riferisca la spiegazione che Gilbert ha dato a me, o quello che penso io?» Ora lo guardava in viso.
Owen rifletté sulle risposte di Ridley, elusive riguardo agli affari. «Preferirei sapere quello che pensate voi.»
«Credo che Gilbert avesse criticato John Goldbetter una volta di troppo. Credeva che Goldbetter desse troppo al re. Matthew è più ossequioso nei confronti della corona e del principe Edoardo. Sarà molto più accondiscendente.»
«Avete parlato di questo con Gilbert?»
Cecilia fece cenno di no con la testa. «Me ne ha parlato Will» disse sottovoce. Appoggiò la borsa del denaro e infilò la mano nella bisaccia. Una per volta, tirò fuori le piccole borse, le aprì, guardò al loro interno, le richiuse e le ripose di lato. Le mani le tremavano. Quando le ebbe controllate tutte, si sedette con le mani posate l’una sull’altra sul tavolo di fronte a lei.
«Guardate questo cucchiaio» Owen glielo porse. «Le pietre sono di valore?»
Cecilia lo osservò. «Non proprio. Gilbert lo trovava grazioso. Lo aveva fatto fare in vista del pranzo con il principe Edoardo.»
Owen annuì. «Avete guardato bene? Manca qualcosa? Qualcosa che siete sicura che Gilbert portasse con sé e che non si trova né in questa bisaccia né nel resto del bagaglio?»
Cecilia scosse il capo.
Owen si arrese all’idea di aver sbagliato strategia. Aveva tentato di farla cadere in fallo, ma non aveva ottenuto nulla. Doveva arrivare al punto. «Madonna Ridley, c’era un’altra borsa, che è stata rimossa. Era piena di una polvere, un tonico, o qualcosa del genere.»
Alzò lo sguardo, sospettosa. «Un tonico?»
«Credo si tratti di quello che vostro marito ha preso dopo aver cenato con l’arcivescovo. Quello che gli avevate preparato voi stessa.»
«Vi ho già detto che ho smesso di somministrargli il tonico quando mi sono accorta che non gli giovava affatto. Anzi, che Gilbert peggiorava.»
«E cosa c’era in quel tonico? Avete detto che doveva aiutarlo a dormire?»
«Sì. E a digerire. Conteneva menta, anice, foglie di lampone, delle cortecce che mia madre ha raccolto molto tempo fa... C’erano queste sostanze nel tonico che avete trovato nel suo bagaglio?»
Se mentiva, lo faceva in modo davvero intelligente, descrivendo qualcosa che non aveva assolutamente nulla a che vedere con il tonico incriminato. «La polvere che abbiamo trovato sembrava dovesse servire a rendere il sangue più denso e a mantenere la mente sveglia. Non poteva essere usato per aiutare la digestione.»
Cecilia scosse il capo. «Non posso aver preparato per lui una cosa del genere.»
«Dove altro potrebbe esserselo procurato?»
«Non ne ho idea. Ma Gilbert stava molto male, si stava consumando. Posso capire che si sia rivolto a qualcun altro, nella speranza di trovare sollievo.» Cecilia guardò accigliata la bisaccia, quindi alzò gli occhi sul volto di Owen. «Avete detto che le autorità hanno trattenuto la polvere. Perché?» Studiò il viso dell’uomo, a un tratto si alzò, portò la mano destra alla gola. «Vi state prendendo gioco di me? Dove volete arrivare?»
«Si trattava di una polvere assolutamente innocua, salvo che per un ingrediente.» Owen fece una pausa, osservando la reazione di Cecilia. Sembrava forzata, come se stesse recitando una parte. Non lo guardava in faccia. «Arsenico.»
«Arsenico?» sussurrò, guardandosi le mani. «Buon Dio.» Afferrò il bordo del tavolo con le lunghe mani sottili.
«Ce n’era una quantità molto limitata. Vostro marito stava morendo lentamente. Non doveva soffrire di un dolore dirompente, ma lieve e costante.»
«Gilbert» Cecilia sussurrò.
«Vi devo chiedere se siete stata voi a preparare la pozione per vostro marito.»
Finalmente alzò gli occhi su Owen, lo fissò, immobile, senza sbattere le palpebre. «Capitano Archer, vi ho detto che ho smesso di preparare la miscela alla menta quando mi sono resa conto che non produceva alcun effetto.» Respirò profondamente. «Non capisco. Mi avete detto che a Gilbert è stata tagliata la gola, come a Will. Avete mentito? Perché qualcuno avrebbe dovuto anche avvelenarlo?»
«Vostro marito è morto come vi ho detto. Non ho idea se, chiunque gli abbia tagliato la gola, lo stesse anche avvelenando. Questo comunque non avrebbe alcun senso.»
Cecilia Ridley non disse nulla, si limitò a fissarlo.
Desiderava più di ogni altra cosa di poter fuggire da quegli occhi neri colmi di dolore, ma doveva perseverare. Sarebbe stata una sofferenza ancora maggiore ritornare sull’argomento più tardi. «Quindi la polvere che vostro marito portava con sé non era stata preparata da voi?»
«Non vedo come avrebbe potuto esserlo» la voce di Cecilia era dolce. Continuava a fissarlo con quegli occhi invadenti.
La risposta infastidì Owen. Non si fidava di lei? Non le credeva? Non poteva dirlo. Riuscì a restituirle lo sguardo con la medesima intensità, rammaricandosi per la sua scarsa capacità di valutare le persone. Esisteva qualcuno in grado di guardare un altro dritto negli occhi in quel modo e di mentire? O forse reggere un simile confronto per un mentitore era più facile che per un innocente investito da un infamante sospetto? Owen non riusciva a capire per quale benedetta ragione l’arcivescovo ritenesse che lui sarebbe stato in grado di sbrogliare quell’intrigo. Aveva troppa poca esperienza di rapporti umani.
Cecilia si alzò. «Vado a dire a Lisa di portare qualcosa da mangiare ad Anna.»
«Perdonatemi per queste domande. Non riesco a pensare a un modo meno diretto, meno doloroso di chiedere una cosa del genere, e non potevo fare a meno di interrogarvi.»
«Capisco» disse Cecilia con freddezza. «Non ho dimenticato per un solo istante il motivo della vostra visita.» Lo lasciò solo.
La schiena e le gambe gli dolevano, era rimasto immobile troppo a lungo. Si stirò e si versò dell’altro vino. Non credeva a Cecilia, quanto meno non riguardo alla pozione. Perché? Aveva creduto che le sue lacrime fossero sincere quando aveva abbracciato le scarpe del marito. Ma c’era qualcos’altro che lo inquietava. Quando era venuto a Riddlethorpe per la prima volta, aveva avuto l’impressione che fosse una persona estremamente infelice. Aveva pensato che fosse una donna incapace di nascondere i propri sentimenti. Ma ora era imperscrutabile. Rispondeva con cautela alle sue domande. Usava le lacrime ad arte. E si serviva di quegli occhi misteriosi e dei capelli di seta per sviarlo. Ma, dannazione, per sviarlo da cosa?
Sollevò il calice, lo vuotò in un sorso.
Bess aveva invitato Lucie a mangiare la zuppa con lei quella sera, dopo la chiusura della bottega. Tildy la incoraggiò con entusiasmo. «Dovete andare, madonna Lucie. Madonna Merchet riesce sempre a farvi sorridere.»
Quella cosa orribile sepolta in giardino, l’incontro sgradevole che aveva avuto con Ambrose Coats, le avevano messo addosso un umore pessimo. Aveva proprio bisogno dello spirito di Bess, della sua capacità di farla ridere. Andò a trovarla.
Si sedettero in cucina, vicino al fuoco. Bess, Tom e Lucie mangiarono in silenzio, ma almeno erano in compagnia. Più tardi, davanti a un boccale dell’ottima birra di Tom, Lucie raccontò loro dello strano visitatore.
«Maria benedetta, Madre di Dio,» disse Bess, «che cosa orribile ti ha scaricato sulle spalle.»
«Non è questo che mi dà fastidio. Credo che Coats abbia mentito su qualcosa, ma non riesco a capire cosa. Cosa sapete di lui?»
Bess alzò le spalle. «È un musicista di talento, un uomo perbene. Qui alla taverna non si è mai spinto troppo oltre, non è mai diventato molesto.» Bess guardò il marito, come a chiedere conferma. «Non c’è altro, cosa dici tu?»
Tom rifletté. «Direi di no. Forse solo che è una persona riservata. Non che sia scontroso. Ti sta ad ascoltare. La gente dice che è un buon amico. Solo sta molto sulle sue.»
«Chi sono i suoi amici?»
«Be’, non è che lo conosca bene» continuò Tom. «Suppongo che siano i suoi colleghi, gli altri musicanti. Sembra che si trovino bene tra loro, ma credo che anche i suoi colleghi non sappiano molto di lui.»
«A proposito di uomini che preferiscono non parlare troppo dei loro affari, il nostro stalliere, John, sta mostrando un certo interesse per le donne ultimamente.»
Tom e Lucie si guardarono senza capire.
«E questo cosa c’entra con Coats?» chiese Tom.
«Niente, però c’entra con Tildy.»
Lucie si alzò in piedi. «Tildy?»
«Tildy si infiamma quando vede John, come hai fatto a non notarlo? Il ragazzo soffia sul fuoco quanto basta per tenerlo vivo. Povera ragazza. Da qualche tempo John divide il letto con una donna che ha qualche esperienza.»
Tom quasi si soffocò con la birra. «Come fai a saperlo? Non dirmi che lo spii?»
«Non c’è bisogno di spiarlo. Basta osservarlo. Si è montato la testa. Guarda come cammina, è ovvio che qualcuna gli sta facendo credere di essere diventato un vero uomo.»
«Povera Tildy.»
Bess annuì. «È per questo che te ne ho parlato. Ti troverai a cullare un bambino prima che ritorni in sé.»
Lucie lasciò i due amici, decisa a parlare con Tildy. Ma in cucina, trovò i due ragazzi seduti davanti al fuoco con un boccale di birra in mano. Il giaciglio di Jasper era stato spostato vicino al fuoco. Il bambino stava sorseggiando del brodo e ascoltava sonnolento la voce di John.
«Era un cavallo magnifico, ma mi avevano avvisato che non si lasciava toccare da nessuno. Solo il suo padrone, sir Thomas, poteva cavalcarlo. Eppure con me era docile come un agnellino.» Non appena si accorse che la porta si era aperta, John si voltò, all’erta. Quando riconobbe Lucie, fece un cenno con il capo. «Dio vi benedica, madonna Wilton.»
Lucie lo salutò. «Si direbbe che tu e Tildy insieme riusciate a tranquillizzare Jasper. Vi ringrazio.»
John sorrise, i suoi occhi fissarono Lucie con impertinenza. Senza dubbio non era più il ragazzino con cui aveva viaggiato l’estate precedente, qualcosa in lui era cambiato.
Tildy prese il mantello di Lucie e lo appese a un piolo sul muro. «Sembra che stasera Jasper stia proprio meglio, vero?» Un leggero rossore le colorava le guance, era davvero carina.
Lucie non pensò neanche per un attimo che il suo aspetto felice dipendesse dalla salute di Jasper. Bess doveva avere ragione. Lucie si rendeva conto solo ora che Tildy pendeva dalle labbra di John, che lo guardava in adorazione: aveva perso la testa per lui.
Lucie non sapeva molto del ragazzo. Nemmeno quell’impicciona di Bess era riuscita a scoprire cosa facesse John prima di essere trovato nelle stalle della Taverna di York in fiamme con la mano rotta. Avevano dovuto amputargli tre dita dalla mano destra, gli erano rimasti solo il pollice e il mignolo. Ma era guarito in fretta grazie alle cure di Bess, e aveva dimostrato di essere una persona onesta, un lavoratore tenace, e un giovane pieno di iniziativa. Quattro anni dopo averlo trovato, Bess e Tom non avevano ancora la minima idea di come John si fosse rotto la mano e da dove venisse. Lucie avrebbe p...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Il giorno del giudizio
  5. La mano colpevole
  6. L’orgoglio di Ridley
  7. Una donna impertinente, un uomo umile
  8. Le donne di Ridley
  9. Goldbetter e Company
  10. Un tesoro sanguinante
  11. Al fiume
  12. Tonici e suonatori
  13. Presagi
  14. La guerra della lana
  15. Un allegro cospiratore
  16. Legami
  17. La dama del re
  18. Incubi
  19. Incontri sgradevoli
  20. La ricerca di Jasper
  21. Il segreto di Tildy
  22. Cordoglio
  23. Misure estreme
  24. Martin Wirthir
  25. Complicazioni
  26. Il giorno di San Giovanni
  27. Connessioni
  28. La condanna di Wirthir
  29. Vendetta
  30. Alla chetichella
  31. Nemici di sangue
  32. Nota dell’autrice
  33. Glossario
  34. Ringraziamenti
  35. Indice