Lezioni di vita randagia
eBook - ePub

Lezioni di vita randagia

  1. 336 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Lezioni di vita randagia

Informazioni su questo libro

"Forse è il caso che vi dica un paio di cose su di me. Ho compiuto tre anni da poco, ho gli occhi scuri e denti sani, la coda dritta come un fuso. Non so bene di che colore sia il mio pelo, non l'ho mai considerato un dettaglio importante. Fin dalla nascita il mio destino è stato quello di combattere. Perché quelli come me vengono allevati proprio per questo. Di solito la gente ha paura di me, ma io non sono cattivo. In fondo, come per gli antichi gladiatori, sono sempre stati gli altri a decidere con chi me la dovevo prendere. Sono cresciuto in una vecchia cantina maleodorante, passando dalla gabbia al recinto in cui si svolgevano gli incontri. Non posso neanche dire che quella vita non mi piacesse, perché non ne conoscevo altre. Eppure, il giorno in cui mi si è presentata l'occasione, non ci ho pensato due volte e sono scappato. Da quel momento, non ho più voluto rinunciare al profumo della libertà." Un istante, e la vita cambia per sempre. Per Chance quell'attimo ha il suono dolce della libertà, per Adam il rumore assordante di qualcosa di prezioso che va in frantumi. A quarantasei anni, una carriera folgorante e una famiglia che si gode i frutti del suo successo, Adam non può credere che la sua rovina sia tutta in un unico, stupido gesto, uno scatto d'ira incontrollabile che gli costa il lavoro, il matrimonio, la felicità. Lui che, prendendo a calci lo squallore cui l'aveva destinato un'infanzia di abbandono, si è conquistato con ostinazione quel che gli spettava. Ma anche un vero combattente deve imparare a deporre le armi. E di fronte alla sconfitta più dura della sua vita, saranno il volontariato in un centro di accoglienza per senzatetto e gli occhi profondi di un randagio di nome Chance a dargli una seconda occasione.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Lezioni di vita randagia di Susan Wilson in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati nelle sezioni relative a Literature e Literature General. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

eBook ISBN
9788858505328
Argomento
Literature

CAPITOLO 1

«Sophie.» Adam March non alza neppure gli occhi dal rettangolo di carta che ha in mano. Il suo tono è, come sempre, piatto, e non più forte del necessario per attraversare il lussuoso ufficio dirigenziale, oltrepassare la soglia della porta in mogano e raggiungere le orecchie della sua nuova assistente personale. Sul rettangolo rosa del foglietto promemoria “Mentre era fuori”, scritte con l’inchiostro lilla che Sophie preferisce, nella sua grafia tondeggiante, ci sono quattro parole che per Adam March non hanno senso. HA CHIAMATO SUA SORELLA. Impossibile. Ora e data della chiamata: ieri pomeriggio, mentre lui era impegnato in quella che sperava sarebbe stata l’ultima delle riunioni a cui gli toccava partecipare prima del grande evento di oggi. Una riunione nella quale aveva caricato la sua selezionatissima squadra con una via di mezzo tra un discorsetto di incoraggiamento e un invito a non fare prigionieri.
Adam batte nervosamente il foglietto contro le nocche della mano sinistra. Ci dev’essere uno sbaglio. Sophie ha sbagliato. E non è la prima volta. Ultimamente ha notato spesso qualche piccolo errore di valutazione, un pizzico di noncuranza, qualche minima caduta nell’abituale atteggiamento quasi deferente della ragazza. Come se non fosse una subordinata, ma una pari grado. Troppe sere tardi in cui la giacca si sfila, la cravatta si allenta, le maniche della camicia si arrotolano. Troppe, lunghissime ore passate chino sopra di lei che lavora al computer, combattendo per rendere perfetto ogni documento. La ragazza ha commesso un errore piuttosto comune, ma il fatto di trovarsi in trincea insieme non significa che siano amici, o che lui lascerà correre su certe negligenze.
Adam chiude gli occhi e fa un respiro profondo.
Il giorno più importante della sua carriera ed è già cominciato male.
Non è suonata la sveglia, stamattina. Quindi lui non ha avuto il tempo di fare la solita corsetta lungo i sentieri di ghiaia del quartiere residenziale dove abita, e si è perso quella mezz’ora “tutta per sé” di cui ha così disperatamente bisogno prima di una giornata piena di riunioni e conference call, con almeno un confronto con i dirigenti di medio livello e, ciliegina sulla torta, la cena organizzata da sua moglie Sterling per conquistarsi l’amicizia dei nuovi vicini, i Van Arlen, prima che se li pigli qualcun altro. In giro si dice che i Van Arlen frequentino la gente più influente della città. Gente utile a chiunque sia interessato a un rapido avanzamento sociale e miri ad avere le scuole migliori per i propri figli. E questa, in fondo, è la definizione perfetta di Sterling.
Adam non ha niente contro quel genere di cene, solo che preferirebbe non doversele sorbire lo stesso giorno in cui nella sua vita succede di tutto e di più. D’altra parte, se fossero stati ad aspettare che lui avesse una giornata più tranquilla, a questo punto abiterebbero ancora a Natick e la loro figlia non si godrebbe i contatti che le faranno tanto comodo per il resto della vita. È una gran fatica mettere le basi dei percorsi sociali/lavorativi/educativi/ricreativi per una figlia adolescente che ti saluta con malcelata noia, quando fai lo sforzo di farti vedere a una o all’altra delle sue gare, giusto in tempo per vedere il punteggio finale.
Quando Adam pensava al fatto di avere dei figli, una volta, si immaginava nei panni di Ward Cleaver, il padre modello, saggio, affettuoso, adorato, di una sit-com anni Cinquanta. Ariel non è mai stata birichina come Beaver o devota come Wally, i figli di Ward. Sono anni che Adam non sente uscire dalla sua bocca una frase comprensibile, e ogni mugugno è regolarmente diretto alla tavola o bofonchiato dietro i lunghi capelli biondi. Riesce a guardarla in faccia solo quando va alle sue esibizioni equestri e lei ha i capelli ben tirati all’indietro, raccolti sotto il cap rivestito in velluto. Ma poi si mescola con le altre ragazze, tutte con le guance arrossate, i calzoni da cavallerizza e la giacca blu. A volte gli capita di fissarsi sulla combinazione ragazza/cavallo sbagliata. Per non parlare del fatto che anche tutti i cavalli si somigliano. Per Adam i concorsi ippici non sono altro che una tortuosa e continua replica della stessa giacca blu, dello stesso cap di velluto, dello stesso cavallo marrone che corre sulla pista e della stessa ragazza che piange perché cade un ostacolo o le infliggono una penalità o il cavallo è nervoso, pigro, zoppo o, semplicemente, stupido.
A parte il sogno di diventare una specie di campionessa di equitazione, un obiettivo per cui Adam ha già speso denaro a palate, quella ragazza è un enigma per lui. Eppure è proprio questa la ragione per cui lavora così tanto. Questa e l’anello con quattro carati di brillanti di Sterling, e i suoi personal trainer, uno per ciascuna delle loro tre case – a Sylvan Fields, a Wellington, in Florida e a Martha’s Vineyard – e poi un personale di servizio sempre più numeroso, con contorno di cugini clandestini, e la squadra di consulenti finanziari necessari ad assicurargli che non pagherà più tasse del dovuto. Diversamente dalla maggior parte della gente a cui dà lavoro, questi sono davvero molto, molto bravi.
Image
All’età di quarantasei anni, in quella mattina cupa Adam March si è ritrovato a premere la fronte contro lo specchio del bagno e a desiderare con tutto il cuore di non dover andare in ufficio. Non soltanto la sveglia ha deciso di non funzionare, ma la governante si è dimenticata – per l’ennesima volta – di ritirare il muesli preparato appositamente su ordinazione. Nell’enorme dispensa di casa, Adam non ha trovato da nessuna parte i cereali importati che preferisce. Ha trovato solo la schifezza che mangia Ariel. Ma dopo un’infanzia a base di cornflakes, ora Adam può permettersi il meglio per la colazione… È troppo chiedere di trovare il suo muesli, quando lo vuole? La cifra esorbitante che spende per importarlo direttamente dalla Norvegia dovrà pur essere giustificata dal fatto che lui lo mangi ogni giorno, no? Ma, a parte questo, senza il muesli il suo intestino non funziona e se gli viene a mancare anche quell’apparato, c’è il serio pericolo che Adam perda davvero le staffe e che la sua governante si ritrovi a spasso, appena se la vede davanti. Il che, ovvio, non può neppure lontanamente essere preso in considerazione, non fino a dopo la cena, quantomeno.
Licenziare quella stupida cagna proprio oggi porterebbe l’ira di Sterling a eclissare la sua, tanto che malumore e budella gli si strizzerebbero a dimensioni ridicole.
Sterling, bionda, snella come un levriero – che dorme il sonno pacifico di chi sa di essere al comando di tutto – è una forza con cui fare i conti e Adam non ha la minima intenzione di scatenare quella potenza in un giorno così palesemente importante per lei. Non per amor suo, come ripete spesso, ma per il bene di Adam. Perché lui faccia strada, e faccia strada la loro unica figlia. C’è una guerra sociale, là fuori, e Sterling guida le sue truppe col piglio di un generale. «Dobbiamo farci vedere, dobbiamo sostenere le associazioni giuste.» Il loro nome appariva persino tra i sostenitori di una serie di documentari della PBS. «Dobbiamo andare ai concerti giusti. È il prezzo che bisogna pagare, se si vuole avere successo.» Questa è solo una delle tante frasi da cheerleader che ripete di continuo. Qualcuno potrebbe dire che Adam March ha già avuto successo. Cosa può volere di più? Ci sono uomini che desiderano sfilze di titoli in coda ai loro nomi, altri ambiscono alla gloria di primeggiare nell’arte, nella scienza, nella politica. Adam si esalta davanti a due lettere: A.D., amministratore delegato. Al giorno d’oggi, una conquista simile non dipende più dal fatto di fare carriera a suon di promozioni, coltivandosi una posizione con anni di permanenza nella stessa società. È più una sorta di partita a “mondo” o “campana”, con balzi e salti per avanzare e scavalcare, a un piede solo e a pie’ pari, da un’azienda all’altra, lasciandosi attirare da un ruolo di alta dirigenza all’altro. Direttore. Amministratore. Vicepresidente delle acquisizioni o di divisione. Un’ascesa che porta con sé il trasloco in una casa più grande e in un quartiere più bello – ovvero, più esclusivo – una nuova casa per le vacanze dove lui trascorrerà la maggior parte del tempo attaccato al telefonino, troppo spaventato all’idea di perdere i contatti per più del tempo necessario ad andare in bagno, e una serie di nuovi BlackBerry. E più spese. In certe giornate, Adam ha la sensazione di non avere più neanche due centesimi in croce. Gli sembra che tutto lo stipendio e i bonus che incassa vengano risucchiati seduta stante dalla macchina implacabile dell’ambizione. E nonostante tutto, la ciliegia rossa e matura della postazione al top della classifica finora è rimasta fuori portata. Ma non lo sarà ancora per molto.
Da oggi, per Adam, la conquista dell’ultimo gradino in cima alla scala delle Dynamic Industries sarà assicurata. Presidente e amministratore delegato.
Image
Stamattina Adam non desiderava altro che una scodella di muesli norvegese e una fottuta corsetta nello studiatissimo panorama del suo più recente acquisto immobiliare. Voleva la sua mezz’ora “tutta per lui”, trenta miseri minuti da dedicare solo a se stesso, ignorando il BlackBerry, standosene a testa bassa, con gli occhi fissi solo sul marciapiede, per non essere costretto a salutare con la mano né i vicini né i loro domestici. Le idee migliori spesso gli vengono proprio in quella mezz’ora.
La sveglia era l’unica cosa che poteva impedirgli di andare a correre e arrivare al lavoro leggermente in ritardo. Aveva imposto a se stesso e al suo staff una rigorosa regola di puntualità. Adam March entra sempre in ufficio alle sette e trenta precise, ogni giorno. Non un minuto prima, non un minuto dopo. È motivo di incredibile soddisfazione, per lui, che la gente regoli l’orologio su di lui. È convinto che la tempestività sia un’arte e una scienza. Nonostante i sedici chilometri da casa al lavoro e tutti gli imprevisti del traffico, Adam arriva sempre in orario. E guai al membro del suo staff che non sia già lì per salutarlo. Adam fa richieste semplici al suo personale, e il sine qua non delle sue aspettative è solo uno: essere puntuali. Certi gruppetti che vagano qua e là a casaccio per gli uffici, esentati da qualsiasi richiesta di puntualità, ostentano una trascuratezza di fondo che lui non ammetterebbe nel suo staff.
Adam esamina il proprio riflesso nello specchio del bagno, la faccia rude e attraente, l’ombra scura della barba mattutina che rende più ferma la mascella che ha appena cominciato ad ammorbidirsi. Fissa i freddi occhi castani per cui si è guadagnato il soprannome di “Morte negli occhi”. Un soprannome che non trova offensivo, ma suo malgrado affettuoso. Una faccia con una certa gravitas. Una faccia perfetta per l’uomo d’affari implacabile che è diventato.
Se c’era la parvenza di un uomo lamentoso e brizzolato, in quello specchio, Adam l’ha spazzata via con una pennellata di esclusiva schiuma da barba francese.
Adam March si fa passare una mano sotto la cravatta di seta e ripesca quello strano biglietto dalla tasca della giacca. Sophie è ancora assente non giustificata. Lui guarda la sedia vuota e per la prima volta da molti anni ripensa a sua sorella.
La sedia da ufficio senza braccioli di Sophie è inclinata da un lato, come se chi la occupa pesasse di più da quella parte. Lo schermo con il logo Microsoft che viaggia di qua e di là dice che la ragazza è stata seduta al computer ad aprire i messaggi e-mail, a inoltrarli a lui o ai suoi sottoposti, o a cancellarli perché inutili.
Non è sufficiente che sia all’interno dell’edificio. Sophie deve essere seduta alla scrivania quando lui arriva.
Adam posa quell’oltraggioso foglietto promemoria e apre la valigetta vecchio stile supercapiente. Non si ricorda più cosa sta cercando. Ed eccola lì, che si siede furtiva alla scrivania con un’enorme tazza di carta piena di caffè in una mano e un dolce nell’altra. Perfino dal fondo dell’ufficio Adam vede subito che ha una briciola di glassa sul mento. Ora Sophie sta davvero mettendo alla prova la sua pazienza. Anziché mollare tutto e prendere al volo il blocco per gli appunti si allunga sul computer e dà un colpetto al mouse. Sta controllando la sua posta. A quest’ora. Scandaloso. Sophie sa benissimo che questo è un giorno importante. Cosa può avere di più importante che prendere ordini da lui a tamburo battente? Adam si sta stancando delle insubordinazioni di quella ragazza.
Ha chiamato sua sorella.

CAPITOLO 2

Adam è seduto in terra in una piccola cucina. Il pavimento sotto di lui è appiccicoso e punteggiato, qua e là, di macchie talmente vecchie che ormai fanno parte del disegno geometrico del linoleum. Gioca con una macchinina Matchbox, e fa il rumore con la bocca mentre la spinge sul pavimento, a zigzag tra le crepe nelle piastrelle. È sotto il tavolo della cucina. Ci sono quattro sedie, intorno, ma soltanto una è occupata. Suo padre. Grossi piedi dentro scarponi da lavoro, uno con le stringhe più lente dell’altro. Un piede appena inclinato sul bordo di gomma della suola a carrarmato. Adam fa correre la macchinina sopra i piedi di suo padre. Che sposta il piede, e la montagna di Adam striscia via. Adam mette il broncio e comincia a spingere la macchinina lungo il perimetro dello spazio sotto il tavolo. Sente il tintinnio del vetro contro il vetro e il fruscio del giornale che viene ripiegato. Non hanno ancora cenato e non si sente nemmeno nessuno preparare. Appare un paio di stivali in vinile dai tacchi improbabili e altissimi. Sua sorella. Dal nascondiglio, Adam vede le sue ginocchia, pallide protuberanze nodose che spuntano dal bordo degli stivali bianchi, sovrastate da un lungo tratto di gambe magre, prima dell’orlo della minigonna.
«Dove credi di andare?» La voce di suo padre è bassa, stanca.
«Esco. Te l’ho detto.»
«Tu non esci. Devi preparare la cena.»
«Ma me l’hai promesso.»
Di colpo suo padre spinge indietro la sedia e si alza. «Veronica.» Ora Adam non vede altro che i pantaloni da lavoro blu, le gambe troppo lunghe dei calzoni che coprono la tomaia nera degli scarponi con la punta rinforzata in metallo. Le gambe di sua sorella sono oscurate da quelle del padre. «Io non ho promesso proprio niente. Hai delle responsabilità in questa casa.»
«Me ne fotto delle mie responsabilità.»
Il rumore dello schiaffo è secco, breve, sorprendente, come lo scatto della sua pistola giocattolo, e gli occhi gli si riempiono di lacrime involontarie. Sua sorella non si lascia sfuggire neppure una sillaba. «Non permetterti di parlarmi così, signorina. Ma chi ti credi di essere?»
«Io non ne posso più. Sono stufa di te. Sono stufa di fare la babysitter gratis. Quello è tuo figlio. Occupatene tu.»
Adam sbircia da sotto il tavolo, guarda le lunghe gambe di sua sorella infilate in quei ridicoli stivali che avanzavano a grandi passi verso la porta sul retro. Abitano al secondo piano e quella porta dà sulle scale di servizio, che portano al vicolo malsano di sotto, ingombro di lattine vuote e attrezzi da giardino inutilizzati. Lei apre la porta.
«Tu da qui non te ne vai.» La voce di suo padre è piena di autorità, predominio, potere. Adam ha cinque anni e mezzo, è troppo piccolo per capire davvero quelle parole, ma riconosce il vuoto che gli riempie il petto ogni volta che suo padre parla. La paura vuota che il troll sotto il frigorifero stia parlando con lui e quella di non sapergli dare le risposte giuste.
Dalla sua tana sotto il tavolo della cucina, Adam osserva le gambe della sorella che tornano indietro, e si avvicinano sempre di più, finché i piccoli piedi chiusi negli stivali di plastica puntano direttamente verso di lui. Si sente un po’ sollevato: è tornata. Resterà.
Si sporge un pochino, per vedere oltre le gambe del padre. Veronica parla e quelle che dice diventano le ultime parole che Adam sentirà pronunciare da sua sorella. Le ultime parole che lui ricordi. «Fottiti, vecchio.» Si sente sbattere la porta. E lui resta solo con il padre.
«Sophie.» Un tantino più insistente. Deve darci un taglio prima che la faccenda vada oltre. Ma dov’è quella ragazza? Perché non è lì, in piedi davanti a lui, con il blocchetto da stenografia, con la penna color lilla pronta a entrare in azione, in attesa dei suoi ordini, in attesa che i suoi bisogni vengano espressi e soddisfatti. In attesa di sentirgli dire che lui, Adam March, non ha nessuna sorella e che chiunque sia la donna che ha lasciato quel messaggio non deve essere incoraggiata in alcun modo. Non ha intenzione di parlarle. Prima di poter cominciare a smaltire le urgenze della giornata, deve comunicare a Sophie che ha commesso un errore, che nonostante quelle quattro parole innocue, nonostante ciò che una qualche donna può averle detto, lui non ha nessuna sorella. Sophie deve imparare a farsi furba e a riconoscere le telefonate fasulle.
In più di quarant’anni non ha mai ricevuto da lei neppure una parola, dal giorno in cui uscì a razzo di casa, abbandonandolo da solo con il padre vedovo. Veronica è sparita da talmente tanto tempo che lui non ha mai parlato con nessuno di una sorella maggiore, neppure con sua moglie. Perché avrebbe dovuto prendersi il disturbo di tirar fuori un pallido ricordo, una vaga memoria di se stesso seduto sul divano con lei a dividere una ciotola di popcorn, quando l’esistenza di Veronica non ha nulla a che vedere con lui? Con l’uomo che è. Che è diventato.
Più che negare la propria storia, Adam si è creato una mitologia completamente nuova, quella di un uomo che si è fatto da solo, con una storia che non comincia dalla sua infanzia, ma dalla laurea summa cum laude alla Massachusetts University, con la specializzazione del Bachelor of Science, seguito dal Master in Business Administration a Harvard. Ha tenuto nascosti gli anni trascorsi a lavorare come autista alla Pioneer Valley Transit per pagarsi il college. Ha minimizzato la sua infanzia da orfano virtuale, rifiutandosi di parlare del proprio passato con una fermezza che lasciava intendere un’esperienza lievemente romantica, ma dolorosa, e non un padre che l’ha consegnato allo stato. Né la serie di famiglie affidatarie. Il degrado di una vita nel sistema. Tanto tempo prima, Adam March ha incapsulato la sua vera infanzia come il corpo incapsula una scheggia, formando una massa compatta di cellule per separare il corpo estraneo ed eliminarlo. L’ha sostituita con l’ambizione. Adam è un uomo che corre sempre per la medaglia d’oro.
Adam piega il foglietto rosa. “Veronica.” «È tuo figlio.» Una porta che sbatte.
Sente un lieve contrazione ai muscoli cardiaci. Non dolore, non angina. Qualcos’altro. Tensione. La stessa che lo rende una tigre quando è in riunione. Adam chiude gli occhi per un momento, poi li apre e rilegge l’appunto. «Ha chiamato sua sorella.» C’è scritto solo questo sul foglietto. Nessun numero. Nessun indirizzo....

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Lezioni Di Vita Randagia