La rosa del farmacista
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La rosa del farmacista

  1. 432 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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La rosa del farmacista

Informazioni su questo libro

Anno del Signore 1363. Due misteriose morti sconvolgono la placida città di York, sepolta sotto un manto di neve: un pellegrino senza nome e un soldato di nobili origini, al servizio dell'Arcivescovo di York. Una pozione preparata dal farmacista Nicholas Wilton sembra essere l'unico elemento che accomuna le due vittime. A indagare su questi oscuri delitti viene chiamato il brillante e tenace Owen Archer, rampollo di una nobile famiglia decaduta, che, sotto le mentite spoglie di apprendista, entra nella bottega di mastro Wilton, dove verrà istruito dalla giovane moglie del farmacista, Lucie.Mentre omicidi si aggiungono a omicidi, davanti a Owen, distratto dall'inaspettato amore per la bella Lucie, si dipana un groviglio di inquietanti segreti e crudeli vendette.

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Informazioni

Print ISBN
9788838487828
eBook ISBN
9788858502723

Prologo

Fra Wulfstan controllò il colore degli occhi del malato e si mise sulla lingua una stilla del suo sudore. Il farmaco aveva avuto l’unico effetto di indebolire il paziente. Il medico erborista temeva di perderlo. Con un fremito di disappunto, sedette al tavolo da lavoro per riflettere.
All’abbazia di St. Mary il pellegrino era giunto pallido e smunto. Congedato dal Principe Nero per le ferite riportate in battaglia cui si era sommato un attacco di tifo, l’uomo aveva deciso di recarsi in pellegrinaggio a York, perché la sofferenza fisica, più di ogni sermone ascoltato in passato, gli aveva ricordato che era mortale. La tempestosa traversata della Manica e la lunga cavalcata a nord gli avevano riacutizzato le ferite. Wulfstan gli aveva bloccato un’emorragia con la pervinca, ma le crisi ricorrenti di tifo lo avevano trovato impreparato. Vissuto fin dall’infanzia nella pace del chiostro di St. Mary, aveva poca esperienza delle malattie che affliggono i soldati. Raramente si avventurava oltre la cattedrale di York o la farmacia di Nicholas Wilton, ed erano entrambe mete raggiungibili a piedi in breve tempo.
Per due giorni e una notte Wulfstan si era adoperato a preparare pozioni, impiastri, unguenti, e a pregare. Infine, esausto e addolorato, si era ricordato di Nicholas Wilton. Era stata l’apprensione a non farglielo venire in mente prima – e sì che Nicholas era riuscito a mettere a punto una cura miracolosa per un ospite dell’arcivescovo che era stato sul punto di morire di tifo. Sapeva il fatto suo! In segno di ringraziamento, provando dentro di sé un profondo sollievo, recitò con voce sommessa tre Ave Maria. Dio gli aveva mostrato la via.
Avvertì il novizio, Henry, di inumidire spesso le labbra del pellegrino e di non dimenticarsi di somministrargli, al risveglio, una tisana alla menta. Subito dopo si affrettò ad attraversare il chiostro per chiedere all’abate l’autorizzazione ad andare in città. Si ripulì il saio dalla polvere e dai pezzetti di erba secca. L’abate Campian era un uomo pignolo. Era convinto che un aspetto ordinato fosse indice di una mente altrettanto ordinata. Wulfstan sapeva che difficilmente l’abate gli avrebbe negato il permesso di andare, ma gli piaceva attenersi alla regola del monastero così come all’abate piaceva l’ordine immacolato. Credeva che se si fosse sempre dimostrato obbediente si sarebbe di certo guadagnato un posto nei cori angelici e sarebbe stato in pace tra le braccia del Signore per tutta l’eternità. Non poteva immaginare un destino migliore.
Con il permesso dell’abate, Wulfstan uscì. Proprio in quel pomeriggio di dicembre aveva cominciato a nevicare. Dall’inizio di novembre si erano aspettati la prima neve, ed ecco che arrivava quando a lui toccava svolgere una missione urgente. Se fosse stato un contadino ignorante e superstizioso, avrebbe sospettato che la sorte, quel giorno, ce l’avesse con lui. Ma si fece coraggio pensando che, se Dio lo aveva guidato attraverso le mille difficoltà della vita, di sicuro non l’avrebbe abbandonato adesso che aveva i suoi anni.
Sollevato il cappuccio, prese a camminare controvento a passo svelto, sbattendo le palpebre e sbuffando, superando i cancelli dell’abbazia, raggiungendo la strada acciottolata, immettendosi nel trambusto di York. Trasalì ai rumori striduli della città e per un attimo i suoi pensieri divagarono, allontanandosi dal cruccio che tanto lo angustiava. Sentiva una fitta al fianco, e il cuore gli martellava. Segni di fragilità che lo spaventavano. Si comportava da sciocco. Era vecchio per camminare così in fretta, specialmente sui ciottoli resi scivolosi dalla prima neve. Premendosi il fianco, si fermò a un incrocio per lasciar passare un carro. Nevicava a grandi fiocchi fitti, che sciogliendosi sulle guance arrossate le accendevano di un fastidioso pizzicore. Girò all’altezza di Davygate, una delle porte della città, imponendosi di rallentare la marcia. La farmacia di Wilton si trovava subito dopo l’incrocio. Era quasi arrivato. Tornò ad affrettare il passo, spinto dalla paura di perdere il paziente.
Wulfstan si era affezionato al pellegrino. Era un cavaliere garbato e amabile; aveva detto di essere desideroso di pregare, meditare, mettersi in pace con Dio. Portava il fardello di un antico dolore, l’amore per una donna che era stata di un altro. Ne parlava come di una creatura bella e gentile che in terra aveva vissuto le pene dell’inferno per essersi legata a un vecchio incapace di darle gioia. «Che cosa penserebbe di me, vedendomi adesso?» Gli occhi erano stati sul punto di velarsi di lacrime. «Ma se ne è andata.»
Il pellegrino veniva ogni giorno all’infermeria per farsi cambiare le bende. Durante quelle visite aveva scoperto il giardino delle erbe medicinali, che con la sua semplice bellezza dava serenità al cuore, anche in inverno. «Anche lei traeva conforto da un giardino così.» Per molti giorni il pellegrino si era attardato vicino a Wulfstan che lavorava nelle aiuole. Per lo più stava in silenzio, ligio alla regola che imponeva di parlare solo se necessario. Era sempre pronto a rendersi utile, portando e andando a prendere l’occorrente, rispettoso della venerabile età di Wulfstan. Il monaco era contento della tranquilla compagnia di quell’uomo e ne apprezzava l’aiuto, sebbene sapesse che accettandolo indulgeva all’ozio.
L’aveva presa a male quando il pellegrino, volendo trascorrere una notte di veglia nella cappella in ricordo della donna amata, aveva avuto un collasso. Fra Sebastian lo aveva trovato svenuto sulla fredda pietra del pavimento quando si era recato in chiesa per recitare le laudi.
Wulfstan accelerò il passo. Quando aprì la porta della bottega di Wilton, il vecchio monaco ansimava piegato in due, stringendosi il fianco. La luce fioca dell’interno e la debolezza ebbero l’effetto di accecarlo per un attimo; non riusciva a distinguere se ci fosse qualcuno. «La pace di Dio sia con voi» bisbigliò con un rantolo. Nessuna risposta. «Nicholas? Lucie?»
La tenda a perline che separava la bottega dalla cucina tintinnò come se qualcuno l’avesse scostata. «Fra Wulfstan!» Lucie Wilton, alzato il ripiano ribaltabile del bancone, gli prese la mano. «Avete un aspetto spaventoso.» Percepì l’odore della strada. «E le mani gelate.»
Si raddrizzò piano. «Eravate in giardino?» Si sorprese nel sentire la propria voce tremante e affannosa. Aveva davvero esagerato a correre in quel modo.
«Sì, volevamo coprire le piante di rose prima della neve.» Lucie Wilton levò all’altezza del viso un lume a spirito. Fra Wulfstan sbatté le palpebre a quella luce. «Venite in cucina, vicino al fuoco. Avete le guance in fiamme. Vi scoppierà il cuore a correre così.»
Seguendola dietro il bancone, Wulfstan entrò in cucina e con umile gratitudine accettò di sedersi su una panca accanto al fuoco. Gli anni e il fiato corto gli impedivano di declinare con garbo quel gesto di bontà. Nell’allegra cucina sorrise alla gentile signora Wilton, che gli illuminava il cuore con la sua bellezza, amabilità, cortesia. Un padre sarebbe stato orgoglioso di lei a corte, ne era sicuro. Sir Robert era un vecchio stupido.
Gli porse una tazza di vino caldo. «Che cosa vi ha spinto a uscire sotto la neve? Perché tanta fretta?»
Le spiegò lo scopo della sua missione.
«Tifo. State curando un soldato?»
«Non è più un soldato. Ha la barba grigia e gli occhi tristi; credo che quei giorni siano finiti per lui.» Distogliendo lo sguardo da quel viso soffuso di sollecitudine, Wulfstan lo volse alla porta che si apriva sul giardino. «Non vorrei strappare Nicholas alla cura delle sue rose. Voi conoscete la composizione del farmaco?»
«Nicholas non mi ha ancora messo alla prova su questo preparato.»
«Mi ripugna fare la parte dello scocciatore, ma il pellegrino sta molto male.»
Lucie gli diede un colpetto rassicurante sulla spalla. «Riposatevi qui mentre vado ad avvertirlo.»
Capitava frequentemente che la moglie di un farmacista, lavorando gomito a gomito con il marito, arrivasse a conoscere tutti i segreti del mestiere di lui.
Nel caso di Lucie, tuttavia, Nicholas aveva voluto che l’apprendistato fosse ufficiale, per assicurarle il futuro. Più vecchio di lei di sedici anni, e di salute delicata, si preoccupava che non le mancasse niente, qualora fosse morto.
Guardando quel viso grazioso, un uomo diverso da Nicholas avrebbe immaginato che Lucie si sarebbe sicuramente risposata. Anzi, che avrebbe fatto un matrimonio migliore, più affine al suo rango. Era figlia di Sir Robert D’Arby, signore di Freythorpe Hadden. Si sarebbe certamente accasata con un nobile se sua madre non fosse morta quando Lucie era ancora bambina. Ma con la morte della bella Amelie, Sir Robert si era disinteressato al destino dell’unica figlia. L’aveva mandata in convento e lì lei aveva conosciuto Nicholas, che le aveva offerto la possibilità di una vita più consona alla sua indole. Wulfstan era grato a Nicholas per ciò che aveva fatto per Lucie.
Nicholas entrò, asciugandosi le mani e scuotendo la testa. «La neve ha tardato a venire quest’anno, ma come cade fitta adesso!» Il freddo aveva arrossato il suo viso sottile, e gli occhi chiari scintillavano.
«Avete finito di sistemare le rose?» chiese Wulfstan. Il frate e il farmacista erano accomunati da una forte passione per il giardinaggio.
«Quasi.» Nicholas sedette con il sospiro di chi è piacevolmente stanco. «Lucie mi dice che avete un malato di tifo.»
«Sì. Sta molto male; è debole, assalito dai brividi.»
«Quanto tempo è passato dall’ultimo attacco?»
«Cinque mesi.»
Seguirono altre domande e risposte, il farmacista annuiva accigliato. «Era lucido all’arrivo?»
«Lucidissimo. Mentre gli curavo le ferite, si informava sulla gente di York. Ha combattuto al servizio di Sir Robert in una campagna in Francia.»
A quelle parole Lucie levò sul frate uno sguardo duro come l’acciaio. Non nutriva affetto per suo padre.
«È accaduta una strana cosa» continuò fra Wulfstan. «Se l’è presa con me quando gli ho detto che eravate diventato mastro farmacista al posto di vostro padre. Insisteva nel dire che eravate morto.»
«Morto?» sussurrò Nicholas.
Lucie si fece il segno della croce.
Più tardi Wulfstan si sarebbe ricordato che a quel punto i modi di Nicholas erano cambiati. Aveva cominciato a porre domande che avevano poco a che fare con una diagnosi – il nome del soldato, il suo aspetto, l’età, lo scopo che lo aveva portato a St. Mary, se aveva avuto visite.
Wulfstan non sapeva cosa rispondere. Il pellegrino aveva scelto di restare anonimo; non aveva parlato di una casa o di una famiglia; aveva i capelli grigi, era alto e, seppur malato, conservava il portamento del soldato. Nessuno era venuto a trovarlo, sebbene conoscesse quelli che abitavano a Freythorpe Hadden. E conosceva Nicholas. Con quelle domande futili e fuori luogo il farmacista sprecava tempo prezioso.
Lucie Wilton gli toccò il braccio. Trasalì come se quella carezza l’avesse scottato. «Fra Wulfstan ha fretta di tornare dal suo paziente» disse, guardando il marito con ansia.
Alzatosi, Nicholas prese a camminare nervosamente per la stanza. Dopo un silenzio imbarazzante durante il quale Wulfstan cominciò a temere che il farmacista non fosse in grado di preparare la giusta pozione, Nicholas si volse con uno strano sospiro. «La solita medicina non basterà. Tornate dal vostro paziente. Vi porterò il farmaco prima di notte.» Sembrava distratto, ed evitava di incontrare lo sguardo di Wulfstan.
Che delusione! Un altro ritardo. «Non è un caso semplice, vero? È la ferita a complicarlo?»
«Non è mai semplice quando si tratta di tifo.»
Wulfstan si fece il segno della croce.
Lucie gli appoggiò una mano rassicurante sulla spalla. «È molto grave, Nicholas?»
«Non lo so» sbottò. Quindi, pentito del suo tono brusco, si chinò e la baciò teneramente sulla fronte. «Non occorre che tu mi assista, Lucie, e non preoccuparti.» La voce era carezzevole. «Finisci tu di sistemare l’ultima aiuola.»
«Forse imparerò se ti sto a guardare.»
Nicholas le prese la mano. «Riesamineremo insieme il preparato più tardi, amor mio. Ma la neve non aspetta.» Gli occhi erano affettuosi, dolci, quasi malinconici.
Senza replicare, indossato il mantello, Lucie uscì in giardino.
Wulfstan sospirò.
«È un tesoro» disse Nicholas.
«Siete benedetti nella vostra letizia» assentì il monaco.
Senza rispondere, Nicholas abbassò lo sguardo. Wulfstan ebbe nuovamente l’impressione che l’altro evitasse di fissarlo negli occhi. Forse le cose non andavano poi così bene tra loro. «Dunque preparerete un medicamento speciale?»
Battendo le mani, Nicholas si riprese. «Affrettatevi a tornare dal vostro paziente e continuate a somministrargli la menta per farlo sudare.»
«Ho detto a Henry che cosa fare» protestò Wulfstan, ma vedendo lo strano umore di Nicholas, si congedò.
Che gelo mentre tornava all’abbazia! Nicholas aveva ragione. La prima neve cadeva fittissima, quasi a voler recuperare il tempo perduto.
All’imbrunire, Wulfstan stava sonnecchiando accanto al letto del pellegrino, quando avvertì un leggero colpetto sulla spalla. Aprì gli occhi. Nicholas Wilton, finalmente! Wulfstan si strofinò le palpebre. C’era qualcosa di strano nell’espressione del farmacista. Pareva molto turbato; nel viso pallido lo sguardo era allucinato.
«Non avete un bell’aspetto, Nicholas. Perché non avete mandato qualcuno a portare la medicina?»
Il paziente gemette.
Nicholas prese Wulfstan in disparte. «Sta peggio di come mi aspettassi» sussurrò. Ah, pensò Wulfstan, ecco che si spiegava l’espressione ansiosa del farmacista. «Somministrategli subito una dose» disse Nicholas. «In fretta. Una goccia in acqua bollente. Io resterò qui a vegliarlo.»
Wulfstan si affrettò verso il focolare.
All’improvviso il pellegrino lanciò un grido, subito seguito dalla voce mormorante di Nicholas che lo confortava. Il malato urlò ancora. Wulfstan non ne fu sorpreso. Il buon cavaliere bruciava per la febbre. Certamente era in preda al delirio.
Controllò l’acqua, impaziente che bollisse. Il pellegrino adesso singhiozzava. Finalmente il bricco prese a gorgogliare. Wulfstan misurò con cura, recitò una preghiera, mescolò per bene e si affrettò a portare la pozione al letto del malato.
Nicholas era sparito.
«Che strano. Andarsene senza una parola...» borbottò il frate.
«Assassino» sibilò il pellegrino. «Veleno.» Il volto era rosso e imperlato di sudore.
«Non agitatevi, amico» disse Wulfstan. «Dovete calmarvi se volete migliorare.»
Il respiro del pellegrino era tormentato; il poveretto si girava da una parte all’altra, gli occhi stralunati.
Wulfstan cercò di calmarlo sussurrandogli parole rassicuranti. «Visioni dovute alla febbre, amico mio. Visite di Lucifero deciso a spezzare la vostra volontà di guarigione. Sforzatevi di scacciarle.»
«È stato un incubo?»
«Certo, certo. Non ci sono assassini qui.» Wulfstan portò la tazza all’altezza delle labbra esangui dell’uomo. «Bevete e riposatevi. Un bel sonno ristoratore.»
Gli occhi, lacrimosi e spaventati, guardarono la tazza, quindi tornarono a fissarsi su Wulfstan. «Avete preparato voi la medicina?»
«Con le mie mani, caro amico. Adesso bevete.»
Così fece. «Allora è morto. L’ho ucciso» bisbigliò. Quel tremendo pensiero parve tranquillizzarlo. Ben presto, avvolto dal tepore e sopraffatto dal torpore, il pellegrino scivolò nel sonno. Ma subito dopo compieta cominciò a gemere, quindi si svegliò grondante di sudore, lamentando dolori alle braccia e alle gambe. Che avesse sbagliato a diagnosticare il tifo? Wulfstan tentò di placare le dolorose contrazioni degli arti avvolgendoli in panni imbevuti di amamelide, ma gli spasmi non si attenuavano.
Mandò a chiamare Henry e, preparato un cataplasma, insieme glielo applicarono sugli arti. Tutto inutile. Wulfstan era scoraggiato. Aveva fatto del suo meglio. Nessuno avrebbe potuto accusarlo di non essersi adoperato a sufficienza. E se avesse chiamato mastro Saurian, il medico dei monaci? Non avrebbe fatto alcuna differenza. Saurian si sarebbe limitato a commentare che si compiva la volontà di Dio.
Fu una lunga notte. Il vento si infilava in ogni fessura e gemeva contro la porta. Il fumo del focolare irritava gli occhi. A un tratto, mentre il frate si chinava sul malato per asciugargli la fronte, questi gli si aggrappò alla tonaca e, tirandolo a sé, gli sussurrò: «Mi ha avvelenato. Non l’ho ucciso. Non l’ho vendicata». Quindi ricadde sul giaciglio, svenuto.
«È la febbre che vi brucia dentro, amico mio» disse Wulfstan ad alta voce, sperando che il pellegrino potesse udirlo ed esserne confortato. «Stareste peggio se non aveste preso la medicina.»
Era un fatto davvero malaugurato che il pellegrino potesse scambiare per un assassino l’uomo che era venuto appositamente per cercare di salvarlo. Un assassino che il pellegrino era convinto di aver ucciso. Per questo aveva dichiarato con tanta sicurezza che Nicholas Wilton era morto? E se davvero in passato il pellegrino avesse tentato di uccidere il farmacista? Maria Vergine e tutti i santi, non c’era da meravigliarsi che Nicholas fosse turbato!
Ma poi, di fronte alle condizioni sempre più disperate del malato, Wulfstan si convinse che dovevano essere solo le farneticazioni di un moribondo. Il frate proprio non riusciva a figurarsi quell’uomo buono che...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. NOTA BIO-BIBLIOGRAFICA
  5. Dedica
  6. Prologo
  7. Capitolo I: Guercio
  8. Capitolo II: Nel labirinto
  9. Capitolo III: La canaglia e la gentildonna
  10. Capitolo IV: A Settentrione
  11. Capitolo V: La giovane apprendista dell’apotecario
  12. Capitolo VI: Convocato
  13. Capitolo VII: Uomini di Chiesa
  14. Capitolo VIII: Magda Digby, «la donna del fiume»
  15. Capitolo IX: Il contratto
  16. Capitolo X: Spine
  17. Capitolo XI: Il patto con Digby
  18. Capitolo XII: Una matassa aggrovigliata
  19. Capitolo XIII: Il punto debole di Digby
  20. Capitolo XIV: Le pene dell’inferno
  21. Capitolo XV: Una tessera del mosaico
  22. Capitolo XVI: La radice della mandragola
  23. Capitolo XVII: La resa dei conti
  24. Capitolo XVIII: Lucie entra in ballo
  25. Capitolo XIX: Interviene Bess
  26. Capitolo XX: La verità nuda e cruda
  27. Capitolo XXI: Il dono
  28. Capitolo XXII: Amelie D’Arby
  29. Capitolo XXIII: Ossessione
  30. Capitolo XXIV: All’ultimo sangue
  31. Capitolo XXV: La quiete dopo la tempesta
  32. Capitolo XXVI: Perdono
  33. Nota dell’autrice
  34. Ringraziamenti