Le mani sugli occhi
eBook - ePub

Le mani sugli occhi

  1. 518 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Le mani sugli occhi

Informazioni su questo libro

Vittorio Tanlongo sa cosa si prova. Conosce il senso di onnipotenza di chi legge dentro i sogni, le avidità, le frustrazioni degli altri. Titolare di un avviato studio legale per i più, abilissimo faccendiere per i pochi che hanno potuto permettersi i suoi servigi, ha assaporato il sottile piacere del burattinaio che tira i fili ed è maestro nel condurre gli affari, ora allettando e corrompendo, ora invece truffando, minacciando, ricattando. Ma dopo un grosso colpo per il quale ha rischiato di perdere tutto, Tanlongo con quella vita ha chiuso ed è sparito per qualche anno. Ora che è tornato, sua moglie Elisa, i suoi tre bambini e la villa seminascosta sul lago di Bracciano sono il suo unico orizzonte.
Ma il passato non dimentica. Alcuni russi che aveva saputo servire bene lo hanno rintracciato e pretendono che lavori di nuovo per loro. Non c'è spazio per un rifiuto: hanno eliminato Teo, il suo braccio destro, e prendono in ostaggio la sua famiglia.
Ci sono di mezzo trenta miliardi in bond americani sequestrati alla frontiera con la Svizzera e un'inchiesta condotta da un magistrato, Federica Assioli, che è anche l'unica donna che Vittorio abbia mai amato prima di sua moglie. L'unica che, come sua moglie, non vorrebbe ingannare. Ma la posta in gioco non sono più il denaro, il successo, il potere: la posta in gioco ora è la vita.
Senza possibilità di scelta, Vittorio comincia a imbastire la sua commedia.
Solo che questa volta anche lui è un burattino, e la commedia rischia di farsi tragedia già al secondo atto.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Le mani sugli occhi di Ugo Barbàra in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Print ISBN
9788856615883
eBook ISBN
9788858503140

Le mani sugli occhi

Non viviamo più in un mondo di nazioni e di ideologie, signor Beale: il mondo è un insieme di corporazioni, inesorabilmente regolato dalle immutabili, spietate leggi del business.
dal film Quinto Potere di Sidney Lumet
L’uomo che doveva morire guardò in faccia i suoi assassini. Ma non li vide.
Dmitrij, al contrario, ebbe l’impressione che l’altro lo stesse fissando negli occhi e d’istinto cercò di sprofondare nel sedile.
Il siriano non mosse un muscolo. Del resto era stato chiaro: quello era il punto di osservazione migliore; a quell’ora il sole si sarebbe riflesso sul parabrezza come su uno specchio e li avrebbe resi invisibili dall’esterno. Dmitrij si vergognò di quel gesto puerile e con la coda dell’occhio cercò di capire se il siriano se ne fosse accorto.
Avrebbe preferito lavorare con un israeliano, ma di quelli non c’era da fidarsi. I palestinesi costavano poco, ma lavoravano male, parlavano troppo e finivano per perdersi proprio nei dettagli.
I siriani, invece, si stavano muovendo bene. Avevano il difetto di credersi i padroni di Beirut e questo poteva costargli caro, ma finora tutto era filato liscio come l’olio. L’agente dell’Fsb che gli aveva presentato la squadra aveva giurato che alcuni di loro avevano partecipato all’attentato a Rafiq Hariri, ma a Dmitrij non interessava: quello che gli serviva era un gruppo compatto che agisse con ordine e precisione.
Il siriano gli aveva offerto diverse opzioni: un’irruzione nell’appartamento in Nehme Yafet; un’esecuzione in strada o una bomba nella macchina. In una città in cui anche i bambini girano armati, mettersi a sparare in un condominio o in una via poteva presentare delle controindicazioni. L’uomo poteva avere dei guardaspalle; un suo vicino di casa poteva essere un pistolero o magari qualcuno che passava in auto poteva pensare di imbracciare un kalashnikov e unirsi alla festa.
Una bomba era la soluzione migliore, tanto più che l’uomo che doveva morire guidava una Toyota Corolla, lo stesso modello che i siriani avevano insegnato agli iracheni come riempire di esplosivo.
Ma c’era una cosa che gli dava da pensare. Aveva dato la caccia a gente di ogni genere: dissidenti, oligarchi, ex agenti in vendita, e tutti si comportavano più o meno allo stesso modo, come se seguissero un manuale non scritto di cosa fare durante una fuga. Bastava conoscere le stesse regole ed era facile stanarli ovunque si nascondessero.
Stavolta però le cose erano andate in modo diverso. La mossa più logica, per uno con tutti quei soldi, sarebbe stata fuggire in Sud America o in Sudafrica e invece l’uomo che doveva morire aveva scelto Beirut, una città piena di spioni pronti a tradire chiunque e a qualunque prezzo. Una città in cui nessuno può muoversi senza che qualcun altro ne registri gli spostamenti e ne indovini le intenzioni. E invece di scegliersi una bella villa con vista sul mare e mettersi alla guida di una Mercedes, aveva affittato un appartamento tutto sommato modesto a Hamra e si era comprato una Toyota usata.
«È lui» disse il siriano. Non lo fece per avere una conferma, ma come se l’accordo tra loro prevedesse che a quel punto Dmitrij fosse informato che qualcosa di irreversibile stava per accadere.
La Toyota si mosse con cautela per evitare una Volvo che arrivava a tutta velocità, quindi si infilò nella sua scia. Il siriano prese dal cruscotto un telefono cellulare e premette una prima volta il tasto di chiamata. Sul display comparve un numero, il siriano dette un’occhiata veloce e attivò un’altra volta l’invio. Poi si portò il telefono all’orecchio. La Toyota aveva superato l’incrocio con Makdisi e andava dritta verso Hamra. Era già abbastanza lontana ed era un bene che ci fosse poca gente per strada, pensò Dimitrij. Il siriano scostò il telefono dall’orecchio e guardò il display corrugando la fronte come se si trovasse per la prima volta con un cellulare tra le mani. Dmitrij sentì i muscoli del collo che si irrigidivano e avvertì il primo fiotto di adrenalina.
«Che succede?» chiese.
Il siriano scosse la testa, come se stesse pensando e non volesse essere disturbato.
La Toyota aveva fatto qualche altra decina di metri e ora si distingueva appena, ferma all’incrocio con Hamra.
Dmitrij sentì chiaramente il tono provenire dal ricevitore. «Sta squillando!» esclamò.
Finalmente il siriano lo guardò e Dmitrij vide che era più confuso di lui. La Toyota si rimise in movimento e svoltò verso il mare. Dal ricevitore venne un altro tono.
«Non dovrebbe squillare!» protestò Dmitrij e subito un rumore sordo, come il colpo su una gigantesca grancassa, riempì l’aria. Ci furono altri suoni: cristalli che andavano in frantumi, allarmi che suonavano. Poi, dall’angolo in cui la Toyota era scomparsa, venne uno sbuffo di fumo nero e denso. Si levò alto verso il cielo, spinto dal vento che sempre, a quell’ora, cominciava a soffiare dal mare.
Il silenzio era pieno di un suono profondo, qualcosa che assomigliava al ritmo del sangue nelle vene e all’eco dell’aria che espandeva il torace. Poi c’era il rumore, che esplodeva nelle orecchie con la stessa furia con cui cacciava l’aria fuori dai polmoni per riempirli ancora.
Ogni volta che infilava la testa sott’acqua, li sentiva rimbombare dentro di sé: miliardi di globuli rossi che bruciavano ossigeno e cominciavano in fretta ad avvelenarsi. E l’aria che già premeva per uscire.
Il fiato di Federica Assioli si ruppe alla quindicesima vasca; il sangue cominciò a scorrere più lento, il respiro si fece più regolare.
Avrebbe potuto tirare senza problemi per altre trenta se non fosse stato per un suono nuovo che si era insinuato nelle pause di rumore. Non erano le grida dei bambini che facevano lezione poco più in là, né lo schianto sull’acqua di corpi di sconosciuti che nuotavano nelle corsie a fianco alla sua. Era un suono diverso, insolito in quel luogo.
Era il suo nome.
Attese di arrivare a fine vasca e si fermò. Sollevò la testa, respirò a fondo e si tolse gli occhialini. Un inserviente della piscina corse fino a lei, tenendo una mano premuta sul microfono di un telefono portatile.
«Cercano lei» disse chinandosi sul bordo per porgerle l’apparecchio.
«Me?»
Federica si sollevò fino a mettersi a sedere sul bordo, poi prese il telefono.
«È meglio se torni in ufficio» disse una voce familiare all’altro capo.
«Cosa è successo?» chiese Federica.
«Troppo complicato. Meglio se torni.»
A ogni passo i capelli bagnati le frustavano le spalle nude. Le giornate di settembre erano ancora calde e nei corridoi della Procura i condizionatori soffiavano senza sosta una brezza gelida. Sentì il freddo sul collo e con un movimento veloce tirò su i capelli e li avvolse in una crocchia; frugò nella borsa e trovò una matita con la quale fermarli.
La feriale le permetteva lussi come quello: approfittare della pausa pranzo per una nuotata in piscina, andare al lavoro senza preoccuparsi troppo di quello che doveva indossare e correre in ufficio senza l’obbligo di avere i capelli in ordine.
Sul vestito leggero spiccavano fiori rossi che aderivano alla pelle ancora umida. In modo inopportuno, se il palazzo di giustizia non fosse stato quasi deserto. In corridoio incontrò un paio di impiegati e un avvocato, poi infilò la porta della cancelleria.
E si fermò di colpo.
Due uomini in divisa si alzarono insieme dal divanetto che occupava una parete e si tolsero il berretto. Il più anziano, un tenente colonnello della Guardia di Finanza, lo portò sotto al braccio e tese una mano. Il tenente che era con lui rimase un passo indietro.
«Dottoressa Assioli» constatò il colonnello.
Federica abbozzò un sorriso e strinse la mano.
«Sono il colonnello Gerace.»
Con una rapida occhiata Federica cercò lo sguardo di Anastasia, il cancelliere, che sollevò appena le sopracciglia.
«Sono il comandante del nucleo di Polizia Tributaria di Como» continuò l’ufficiale.
«So chi è lei» lo interruppe Federica. Non c’era ufficio della Procura di Como in cui Gerace non fosse conosciuto. Era l’uomo giusto con il quale lavorare se si aveva l’ambizione di comparire sulle prime pagine dei giornali. La sua squadra, insieme a quella del Gruppo Ponte Chiasso, aveva fatto tornare gli spalloni sui sentieri di montagna.
Secondo alcuni colleghi della Procura, a spingere Gerace non era il senso del dovere né l’amore per la legge, ma una specie di istinto da cacciatore. Se fosse nato cinquant’anni prima – era la battuta che girava – avrebbe indossato la divisa delle SS e si sarebbe dedicato con la stessa abnegazione alla caccia agli ebrei.
Federica non aveva alcuna simpatia per gli evasori fiscali, ma la prospettiva di avere a che fare con Gerace non la entusiasmava. Altri colleghi erano ansiosi di lavorare con lui e con i suoi uomini, ma non lei. Alla Procura di Como c’era più di un magistrato impaziente di mettere le mani sul Grande Evasore, l’imbecille che avrebbe tentato di passare la frontiera con una panciera piena di diamanti o qualche milione di euro in un sottofondo del portabagagli. Tutti, forse, ma non lei. Negli anni si era ritagliata uno spazio che nessuno le invidiava, ma nel quale sapeva muoversi meglio di chiunque. Nulla che potesse servire alla sua carriera, ma di certo qualcosa che le permetteva di andare a dormire con la certezza di non aver lavorato solo per soddisfare la propria vanità.
Anche il tenente si fece avanti e le strinse la mano.
Federica fece strada fino al suo ufficio e chiuse la porta alle spalle dei due uomini. Nel riflesso sulla finestra si vide più simile a una turista di ritorno da una giornata al lago che a un procuratore della Repubblica, ma decise che ormai era troppo tardi per porre riparo. Né aveva voglia di giustificarsi davanti a quei due.
Gli occhi di Gerace vagavano tra i fascicoli che riempivano la scrivania. Poggiati per terra in ogni angolo della stanza c’erano faldoni su faldoni di inchieste ancora aperte o copie di procedimenti già conclusi. Tutto materiale dal quale Federica faticava a separarsi e che era destinato a prendere polvere lì, fino all’ultimo dei suoi giorni in quei locali.
«Non abbiamo mai avuto occasione di lavorare insieme» disse il colonnello. Nel suo tono non c’era alcuna punta di rammarico: era, piuttosto, una semplice constatazione, come se si fosse accorto in ritardo dell’arrivo di un nuovo inquilino nel condominio.
«In questo ufficio qualcuno deve pur occuparsi di qualcosa che non siano i reati tributari.» Federica si pentì subito del tono aspro, ma Gerace lo aveva già colto e le rivolse uno sguardo stupito.
«Non è l’unica a pensarla in questo modo» accolse il colonnello. «Vorrei che sapesse che seguo il suo lavoro e che lo apprezzo molto.»
«S’interessa di violenze sui minori?»
«Mi interesso di qualunque cosa accada nel mio territorio.»
Federica inarcò le sopracciglia.
«Il suo territorio?»
«Non crede che dovrei farlo?»
«Assolutamente. Ma forse nessuno dovrebbe accampare diritti di esclusiva, né su un territorio né in un ambito giudiziario.»
«Questa sarebbe una discussione interessante da portare avanti» replicò Gerace. «Ma temo che abbiamo qualcosa di urgente di cui occuparci.»
Lanciò un’occhiata al tenente che aprì una borsa che aveva con sé, ne tirò fuori una cartellina e si schiarì la voce.
«Stamattina c’è stato un incidente sulla statale 340, vicino a Valsolda» disse.
«Ho sentito qualcosa: un’auto con targa diplomatica.»
«Città del Vaticano» intervenne il colonnello.
Il tenente poggiò la cartellina sulla scrivania e Gerace vi mise sopra una mano, a indicare che non era ancora il momento di passarla al procuratore.
«Un camion che trasportava tronchi ha sbandato, forse per l’esplosione di uno pneumatico. Il carico si è rovesciato sulla strada proprio mentre l’Audi del Vaticano lo stava superando. L’autista è morto sul colpo. Sul sedile posteriore viaggiava un vescovo. Ora è in rianimazione.»
Federica guardò la cartellina, poi il colonnello. «Brutta storia. Ma è roba da vigili urbani. Da stradale, al massimo. Se qui dentro ora ci siete voi e non loro vuol dire che c’è qualcos’altro…»
«Il vescovo aveva con sé una valigetta.»
«Non vorrà dirmi che avete aperto un bagaglio diplomatico» commentò Federica con un sorriso.
«Si è aperta da sola, nell’impatto» intervenne il tenente.
Finalmente Gerace raccolse la cartellina e la porse a Federica. Dentro c’erano un’informativa e alcune foto.
«Come mai siete intervenuti voi?» chiese.
«Un caso. Una nostra pattuglia passava di là.»
«Davvero una bella coincidenza.»
Le foto mostravano la valigetta e il suo contenut...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Le mani sugli occhi
  4. Ringraziamenti
  5. Copyright