Principesse del Regno della Fantasia - 7. Strega delle Maree
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Principesse del Regno della Fantasia - 7. Strega delle Maree

  1. 280 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Principesse del Regno della Fantasia - 7. Strega delle Maree

Informazioni su questo libro

Una flotta di vascelli fantasma solca le acque tempestose del Mare dei Passaggi. Nel corso di un'epica battaglia fra le onde, le Principesse dovranno unire le forze e fare appello a tutto il loro valore per sventare i piani di Acquaria, indomita e sfuggente Strega delle Maree.

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Informazioni

Print ISBN
9788856623680
eBook ISBN
9788858505977
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ra notte nel meraviglioso Regno dei Coralli, una notte profumata di fiori e di sale, che si stendeva placida tra cielo e mare, accompagnata da un sottofondo di onde che si infrangevano sulle rive coralline e da qualche guizzo di pesce che bucava qua e là la superficie tiepida dell’acqua. Sulle isole, canti di uccelli notturni si alternavano in perfetta armonia, conciliando il sonno degli abitanti del regno.
Solo la principessa Kalea non era nel suo letto. Aveva ceduto al sonno mentre si trovava nel giardino, accanto a un gelsomino che l’aveva a lungo cullata con il suo profumo inebriante. Kalea dormiva serenamente sognando l’indomani, quando l’avrebbero raggiunta a Fiordoblio sua sorella Diamante con Rubin Blue. Proprio mentre immaginava quell’incontro tanto atteso, qualcosa la svegliò. Avvertì un rumore farsi sempre più vicino; lì per lì non capì di cosa si trattava, poi sentì che era una melodia, cupa e profonda, accompagnata da più voci che cantavano all’unisono. Sembrava una litania.
Kalea si alzò di soprassalto e corse verso la spiaggia, seguendo la direzione da cui le pareva provenissero quelle voci. Ma quando fu sul bagnasciuga non vide nulla, fatta eccezione per la luna, che troneggiava nel cielo luminosa come una gemma. Appena abbassò lo sguardo, però, notò qualcosa profilarsi sulla linea dell’orizzonte: sembravano delle macchie che si stagliavano opache nella notte.
Qualcosa sembrava avanzare, lentamente ma inesorabilmente, dal mare aperto verso l’Isola delle Stelle, trasmettendo alla principessa una sottile inquietudine.
Di che cosa poteva trattarsi?
Kalea pensò subito ai pirati: ricordò l’attacco che il Regno dei Coralli aveva subito tempo prima da parte del capitano Buhl e della sua ‘Squama’. All’epoca era intervenuto Gunnar, il Principe dei Ghiacci, in loro soccorso. E ora? Avrebbe dovuto avvisare Kaliq, suo marito. Lui avrebbe saputo proteggerla. Ma quando la Principessa dei Coralli provò a camminare, si accorse che le sue gambe non le rispondevano, come se fossero diventate di pietra.
A quel punto si impose di tranquillizzarsi. Forse era solo suggestione. Forse, se avesse recuperato la calma, anche le gambe avrebbero ricominciato a fare il loro dovere. Inspirò a fondo l’aria profumata della notte e chiuse gli occhi. Quando li riaprì notò che le sagome scure erano decisamente più vicine.
C’era qualcosa di irreale e inquietante in quell’avvistamento, qualcosa che la fece rabbrividire nella notte tiepida.
Di nuovo provò a muoversi, ma senza risultato. Era bloccata in quel punto, i piedi nudi affondati nella sabbia che non era più la coltre tiepida e accogliente del suo amato mare, ma un guscio freddo e viscido intorno a lei.
Trascorsero alcuni interminabili minuti durante i quali Kalea rimase a fissare l’orizzonte, mentre le ombre davanti ai suoi occhi si rivelavano essere immensi vascelli; ne avvistò quattro, ma ce ne sarebbero potuti essere altri, oscurati dalle dimensioni incredibili dei primi.
Non appena furono sufficientemente vicini, la luce bianca della luna illuminò le fiancate incrostate di gusci di molluschi, le vele scure e slabbrate, un essere mostruoso al posto della polena a ogni prua. Kalea si sforzò di setacciare con lo sguardo i ponti e gli alberi di quelle imbarcazioni in cerca dell’equipaggio, ma non vide nessuno. In compenso continuò a sentire un canto sommesso accompagnato da una sinistra melodia.
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Il suo cuore cominciò a battere più forte.
Chi era al timone di quelle imbarcazioni spaventose? Erano frutto di un incantesimo? E chi poteva esserne l’artefice, ora che il Vecchio Re e il Principe senza Nome, acerrimi nemici del Grande Regno, erano addormentati nel loro palazzo?
Sentendosi in trappola, la Principessa dei Coralli cominciò a gridare più forte che poté: – Kaliq! Ti prego, Kaliq! Aiuto!
– Kaliq! – chiamò un’ultima volta, mentre l’ombra della prima nave oscurò la luna e si distese, incombente e minacciosa, su di lei...
– Kalea, tesoro! Svegliati! – sentì a un tratto la principessa. Aprì gli occhi e si trovò di fronte il volto dolce di Kaliq.
Solo in quel momento si rese conto di essere nel giardino, accanto al gelsomino selvatico. Non si era mai mossa di lì. Dunque era stato solo un sogno.
– Che cosa ti succede? Perché sei qui? – chiese suo marito con tono preoccupato.
Mentre l’aiutava ad alzarsi in piedi, lei rispose: – Non so. Ero molto stanca e temo di essermi addormentata senza accorgermene. Il profumo del gelsomino è quasi ipnotico...
– Ma perché gridavi? Ho temuto che fossi in pericolo.
– Ho fatto un sogno, Kaliq. Un incubo.
– Hai voglia di raccontarmelo?
– Sì, ma rientriamo. Comincio a sentire freddo.
Sorretta da Kaliq, Kalea varcò la soglia di Fiordoblio, e solo quando fu al sicuro nella sua stanza cominciò a raccontare: – Nel sogno mi trovavo nel giardino, proprio dove mi hai visto, e stavo dormendo. A un tratto venivo svegliata da una musica accompagnata da una litania lontana.
– Da dove veniva?
– Non so. C’erano delle ombre scure all’orizzonte, ma non riuscivo a capire di che cosa si trattasse. Ho dovuto aspettare che si avvicinassero. Erano vascelli enormi e minacciosi, ma decisamente… mal tenuti. Parevano dei relitti. Non ho visto equipaggio, e il loro aspetto era a dir poco spettrale, con gli scafi incrostati di gusci di conchiglia e le vele simili a cenci.
– Si direbbero vascelli fantasma.
– È quello che ho pensato anch’io. È stato orribile. Cercavo di muovermi, ma i miei piedi affondavano nella sabbia come pezzi di pietra, come se qualcosa li volesse trattenere.
– È piuttosto frequente sognare di non riuscire a muoversi – la rassicurò Kaliq. – Ma, dimmi, è successo qualcos’altro poi?
Lei scosse la testa.
– Ti ho chiamato e tu sei arrivato. E mi sono svegliata.
– Non avevi mai avuto incubi simili?
– No. Mi è capitato di fare brutti sogni, come capita a tutti, ma non ho mai sognato quelle navi, ne sono sicura.
– Può essere semplicemente stanchezza. Ora sono certo che ti riaddormenterai e sognerai cose meravigliose.
– Mi auguro che non accada più.
– Ci sono io a proteggerti, non temere.
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Kalea lo abbracciò e si fece stringere forte fra le braccia di Kaliq, che avevano un profumo familiare e rassicurante.
La notte era al suo culmine, e l’alba sembrava più che mai lontana. Dopo quello spavento, Kalea e Kaliq provarono a riprendere sonno, ma soltanto lui vi riuscì. Per quanto cercasse di rilassarsi e di svuotare la mente da quell’oscura inquietudine, la principessa stentava a trovare pace.
L’immagine di quei relitti scuri occupava con prepotenza i suoi pensieri, e quella litania udita in sogno continuava a risuonare nelle sue orecchie, come se fosse reale... una musica sommessa e inesorabile, accompagnata da bisbigli misteriosi, ai quali, per quanto si sforzasse, non riusciva a dare senso.
In quelle condizioni era davvero impossibile ritrovare il sonno, così, gli occhi fissi alla finestra in attesa che il cielo si schiarisse, la Principessa dei Coralli si rassegnò ad aspettare il nuovo giorno in preda a una silenziosa apprensione.

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a mattina seguente si aprì all’insegna della più frenetica attività. Tutti sembravano impegnatissimi, con un’infinità di compiti da svolgere. Ogni angolo della reggia, anche il più recondito, veniva ripulito con meticolosità sotto gli occhi stupiti del giovane Naehu, uno dei due fratelli della principessa Kalea. Il ragazzo, che era di indole tranquilla e meditativa, si guardava attorno con aria spaesata. Lui che all’attività preferiva la contemplazione, non riusciva proprio a comprendere le ragioni di tanto affannarsi.
– Sta per arrivare la principessa Diamante con il principe Rubin! – esclamò Emiri, quando lo vide fare il suo ingresso nelle cucine per la colazione. Emiri era un uomo alto e robusto, con un sorriso gentile e due occhi grandi e buoni, almeno come il suo brodetto di pesce, diceva sempre lui. Era il padrone incontrastato delle cucine di Fiordoblio, nonché il più abile e geniale cuoco dell’intero Regno dei Coralli. Nel momento in cui Naehu faceva il suo ingresso in cucina, Emiri era concentrato a selezionare le spezie che avrebbe utilizzato quel giorno per preparare il pranzo di benvenuto. – Dobbiamo sbrigarci.
– Mmmh... se ti conosco, avrai già deciso il menu da un mese almeno – scherzò Naehu, che conosceva bene l’organizzazione impeccabile del cuoco di corte.
– Ah, niente affatto, giovanotto! Tutto dipende da quello scansafatiche di tuo fratello Purotu, che un’ora fa dormiva ancora nel suo letto, invece che pensare al pesce che io dovrò cucinare.
– Ma, Emiri, un’ora fa… era l’alba!
– Certo. Quando pensi che si debba andare a pesca?
– Be’, non so. Ma i pesci non dormono?
– Certamente che dormono, ma...
Emiri si interruppe di colpo, poi fece un gesto brusco con la mano come se volesse scacciare qualcosa davanti a sé, poi si affrettò a dire: – Uf, con tutte queste chiacchiere mi stai facendo perdere tempo, ragazzo. Qui si deve lavorare! Comunque, lasciatelo dire: non hai una bella cera. Hai dormito bene?
– In effetti no: ho scritto una poesia ieri sera. La notte era perfetta: la luna, la brezza, il mare davanti a me...
Naehu si interruppe: Emiri, che aveva afferrato una cipolla di dimensioni ragguardevoli e aveva cominciato a farla a fettine con un coltello grosso e affilato, passava da una cosa all’altra con molta fretta e sembrava troppo impegnato per ascoltarlo. Come se non bastasse, i quattro pappagallini, aiutanti tuttofare del cuoco, volavano per la stanza portando utensili e ingredienti stretti nei becchi gialli e robusti. Il risultato era una discreta frenesia, così Naehu concluse che in cucina non c’era l’atmosfera adatta a declamare i suoi versi.
Alzando le spalle, il giovane poeta afferrò pigramente un frutto dal tavolo di lavoro di Emiri (che, concentrato com’era, non si accorse nemmeno della sparizione) e si avviò lentamente verso il corridoio. Lì incontrò Kalea.
– Buongiorno, sorellona!
– Buongiorno, Naehu. Hai dormito bene?
– Non proprio. Lo stavo giusto raccontando a Emiri, ma mi sembra troppo affaccendato per darmi retta.
– Che cos’è successo?
– Ho scritto una poesia ieri notte. Ma... – cominciò a dire estraendo il suo quaderno da una tasca. – Temo che sia diversa dalle altre…
– In che senso? – chiese Kalea incuriosita.
– Non saprei. È cupa e… triste.
– Ma di solito le tue poesie sono piene di luce.
– È vero. Non so dirti che cosa mi abbia preso.
Kalea rimase in silenzio, ripensando al suo incubo.
– C’è qualcosa di strano nell’aria, Naehu. Io ho avuto un brutto sogno, cosa che mi capita molto di rado. Pensa, ho sognato quattro vascelli fantasma...
– Dici sul serio? – chiese lui sorpreso.
– Sì, perché?
– Senti qui: ‘Sullo specchio nero del mare, cupi vascelli solean andare, deserti i ponti e scure le vele, nessuno alle cime e nessun timoniere’...
– Sono i tuoi versi?
Il ragazzo annuì.
Ma non ci fu tempo per approfondire l’argomento, perché una risata cristallina ruppe il silenzio risuonando vivace negli ambienti di corte.
La Principessa del Buio era finalmente arrivata.
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– Diamante, che piacere vederti! – esclamò Kalea.
La Principessa del Buio aveva un aspetto insolito: i capelli impercettibilmente spettinati dal vento e un colorito vivace sulle gote. La cosa stupì Kalea, che della sorella ricordava l’incarnato diafano, conseguenza dei tanti anni trascorsi nel Regno del Buio, e il carattere un po’ introverso, spesso volubile e capriccioso come i fiumi sotterranei del suo regno.
Diamante colse lo stupore della sorella e si affrettò a dire: – Si nota molto che ho trascorso un po’ di tempo all’aria aperta?
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– Direi di sì, Diamante. Ma questa tua versione solare ti dona, non c’è che dire.
– Dopo tanti anni di buio, la mia pelle aveva assunto un colorito latteo. Ora invece…
– Sei bellissima – la rassicurò Kalea. – E qui a Fiordoblio starai benone. Anzi, ti faccio preparare un unguento dal nostro guaritore, per proteggere la pelle dal sole. È molto forte anche qui, e il riflesso dell’acqua lo rend...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Colophon
  4. Introduzione
  5. Parte Prima
  6. Parte Seconda
  7. Conclusione