
- 352 pagine
- Italian
- ePUB (disponibile su mobile)
- Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub
Cronache del Regno della Fantasia - 6. Il segreto dei cavalieri
Informazioni su questo libro
L'Isola dei Cavalieri giace ancora imprigionata dall'incantesimo di Stria. I frammenti dello Scudo di Pietra sono stati trovati, tutti, tranne uno. Il più importante. E il più diffi cile da recuperare. Per trovarlo Ombroso dovrà raggiungere una piccola isola misteriosa e affrontare il suo Volto Nascosto...
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2011Print ISBN
9788856612912eBook ISBN
9788858502181PARTE SECONDA

GLI ELFI NERI
7
IL VENTRE DELL’ISOLA

misteriosi elfi incappucciati avevano condotto Spica e Ombroso in una piccola radura tra le rocce e ora confabulavano tra loro a voce bassa. A quanto pareva non erano d’accordo sul da farsi.
Spica si guardò intorno. Alle loro spalle si intravedeva ancora, tra i tronchi degli alberi, la testa di drago dalla quale erano sbucati, pullulante di lucertole rosse che sembravano darle vita.
La stretta striscia di cielo sopra le loro teste splendeva illuminata dai raggi del sole, ma l’aria tiepida non bastava a riscaldare i due ragazzi, bagnati fino alle ossa dopo l’immersione nelle acque del lago salato. Ombroso però non sentiva freddo: riusciva solo a pensare a Codamozza e al suo ruggito. Avrebbe voluto correre da lui per rassicurarlo... ma non poteva. Si guardò le mani legate e sospirò.
– ... ormai sono qui – sentì dire a uno degli sconosciuti.
– ... altri potrebbero arrivare dalla Via del Drago, il pericolo è grave! – intervenne un altro.
Ombroso cercò di cogliere qualche frammento del discorso, ma l’incappucciato più alto, che doveva essere il capo, rivolse loro un’occhiata da sotto le falde del pesante cappuccio e si avvicinò.
– Voi due, andiamo! – ordinò seccamente, strattonando la corda a cui Ombroso e Spica erano legati.
L’elfo misterioso procedeva spedito lungo il sentiero di pietra, fermandosi solo di tanto in tanto per assicurarsi che i due prigionieri lo seguissero. Procedeva così veloce che i ragazzi gli stavano dietro a malapena su quel terreno accidentato. Entrarono in un labirinto di stretti cunicoli rocciosi; un ronzio sommesso pervadeva le rocce, come se l’isola stesse respirando. D’un tratto qualcosa di simile a una rapidissima nuvola oscurò per un istante l’azzurro lembo di cielo sopra di loro. La loro guida si fermò. Un colpo violento scosse le rocce e un cupo ruggito risuonò lungo il sentiero. Improvvisamente le pietre intorno a loro ondeggiarono e alcune di esse iniziarono a spostarsi da un lato all’altro della via, mutando la conformazione del suolo.
L’incappucciato si fermò e attese, apparentemente tranquillo.
– Che cosa succede? – domandò Spica, più affascinata che spaventata da quello strano ambiente.
Ma lo sconosciuto non rispose e solo quando le pietre smisero finalmente di muoversi ricominciò a camminare di buon passo.
– Dove ci state portando? – osò chiedere Ombroso.

– Volete davvero dirmi che non avevate idea di dove vi avrebbe condotti la Via del Drago? – si decise infine a rispondere l’incappucciato. – Nessuno sarebbe riuscito a trovarla senza sapere della sua esistenza e nessuno si sarebbe avventurato sin qui senza una buona ragione!
– Infatti noi abbiamo una buona ragione – ribatté Ombroso. Poi, incoraggiato da quel breve scambio di battute, continuò: – Come mai tanta segretezza?
– La cosa non vi interessa – tagliò corto lo sconosciuto. Poi si fermò e lanciò uno sguardo inquieto verso il cielo.
Un’ombra passò ancora sopra di loro, oscurando il sentiero per un istante brevissimo. Un altro colpo echeggiò in lontananza, attraverso le pietre.
– Liberateci e gli ordinerò di smettere – disse Ombroso.
Spica guardò l’amico, sorpresa.
Ma lo sconosciuto aveva capito perfettamente. Si voltò a fissare il giovane in viso. – Non sperare che possa aiutarti – sibilò. – Il tuo drago non ci troverà. Non dove siamo ora, né tantomeno dove siamo diretti, ragazzo.
Spica trasalì e alzò lo sguardo al cielo: davvero quell’ombra scura simile a una nube era Codamozza?
– Nemmeno col suo fulmine più potente potrebbe fare qualcosa per voi – continuò lo sconosciuto. – Ma non temere, presto si stancherà di cercarti.
– No. Non si stancherà – disse Ombroso in tono sicuro. Se c’era una cosa di cui era certo, era che Codamozza avrebbe dato la vita pur di non abbandonarlo. E questo pensiero lo consolava e lo preoccupava al tempo stesso. – Se non può raggiungerci né aiutarci, allora puoi dirci dove siamo diretti – insistette Ombroso. – Non c’è il minimo rischio che riusciamo a trovare la strada del ritorno lungo questo sentiero che cambia continuamente. Non da soli.
L’incappucciato lo fissò per un istante. – Nel Ventre dell’Isola. È lì che siamo diretti. E ora andiamo, manca poco – rispose, voltandosi e riprendendo a camminare.
Il Ventre dell’Isola... il solo nome metteva paura. Spica rabbrividì.
Dopo pochi minuti le pietre nere che li avevano circondati fino a quell’istante si allargarono e il sentiero offrì uno spettacolo che i due ragazzi non si sarebbero mai immaginati di vedere su quell’isola.
Sul fondo di un ampio e profondo cratere, delimitato da un’enorme cinta naturale di pietre scure e fortificato da torrioni appuntiti, sorgeva un agglomerato di case in pietra viva, intervallate da verdi prati di erba soffice, steccati e alberi carichi di frutti viola acceso. Dal punto in cui si trovavano, Ombroso poteva vedere il sentiero che scendeva lungo il fianco del cratere per addentrarsi tra le case. Assomigliava in modo impressionante al villaggio di pescatori che sorgeva sull’Isola dei Cavalieri, con l’unica differenza che lì tutto era pieno di vita.
Piccole figure indaffarate si muovevano tra le abitazioni, in mezzo a file di bucato steso ad asciugare al sole. Da alcune case si levavano sbuffi di fumo e colpi fiochi indicavano che un fabbro era al lavoro. Qui e là prismi neri, simili a quelli che i due ragazzi avevano già osservato lungo la costa, galleggiavano sopra le loro basi semisferiche, scintillando nella luce del giorno... una luce calda, innaturale, come se una cappa di foschia coprisse la sommità del cratere.
– È incredibile! Un intero villaggio di elfi! – sussurrò Spica.
– Sì... di Elfi Neri – mormorò stupito Ombroso.
La familiarità che sentiva per quel luogo e il simbolo con la luna e il sole incrociati che aveva visto all’imboccatura del tunnel subacqueo gli avevano fatto comprendere la verità.
La ragazza gli strinse il braccio. Anche lo sconosciuto incappucciato si voltò a guardarlo. Pareva a disagio.
– Dunque avevo ragione – disse rauco, abbassando il cappuccio sulle spalle e facendo un cenno agli altri perché corressero avanti ad avvertire del loro arrivo. – Sapevate che cosa avreste trovato qui – aggiunse, lasciando che il vento gli scompigliasse i capelli neri e folti. Il suo viso aveva un’espressione corrucciata.

La sua voce diffidente riscosse Ombroso, che si voltò e per la prima volta incrociò direttamente quegli occhi neri come la pietra di cui era fatta l’intera isola.
Voci agitate si erano intanto levate nel villaggio e grida di paura risuonarono quando l’ombra di Codamozza passò ancora una volta sopra il cielo, ruggendo. Tutti corsero a nascondersi nelle proprie case, chiudendo porte e finestre.
– Perché fanno così? – gemette Spica. – Non siamo un pericolo! Se solo potessimo spiegare...
Lo sconosciuto la guardò e scosse la testa con una triste risata. – La ragione di tanta paura è molto semplice: nessuno era più giunto su quest’isola da moltissimi anni. E in questi tempi oscuri chi viene dall’esterno è sempre un potenziale pericolo.
– Ma... – obiettò Spica, cocciuta.
Lui non le permise di finire. – Tenete bene a mente una cosa: nessuno, arrivato sin qui mosso da cattive intenzioni, è mai riuscito a lasciare il Ventre dell’Isola. Se siete amici come dite, allora verrete accolti.
Ma se invece siete alleati delle streghe, questo è l’ultimo cielo che vedrete – concluse con espressione sinistra. Tacque e riprese a scendere verso il villaggio, trascinandosi dietro i due ragazzi.
Ombroso non osò fare altre domande. Aveva il cuore colmo di emozione e di timore al tempo stesso. Ecco dunque dove suo padre era cresciuto, dove aveva vissuto prima di diventare cavaliere, ecco le vie nelle quali doveva aver corso da bambino... ecco un altro frammento del suo passato.
E, probabilmente, ecco dove si nascondevano il terzo frammento e il Segreto dei Cavalieri di cui suo padre parlava nel suo diario.
8
CAPPANERA

mbroso e Spica si sentirono stringere il cuore al silenzio spettrale che li accolse all’entrata del villaggio. Le porte e le finestre sbarrate, le vie deserte e quel cielo lattiginoso creavano un’atmosfera irreale.
Ombroso avvertiva la paura aleggiare per le strade e oltre le porte di legno intagliato. Si voltò a osservare il ripido sentiero dal quale erano scesi e si rese conto che alcuni soldati vestiti di nero li tenevano d’occhio. L’orlo del profondo cratere nel quale sorgeva il villaggio era disseminato di lunghe feritoie dalle quali spuntavano nugoli di frecce puntate su di loro.
Erano in tanti. Si erano tenuti nascosti finché, ormai scoperti, erano stati costretti a rivelarsi.
Mentre attraversavano le case, Ombroso notò dietro un’imposta due occhi curiosi che li scrutavano. Anche l’Elfo Nero che li guidava se ne accorse e diede uno strattone alla corda perché non rallentassero.
L’imposta si richiuse con un cigolio e Ombroso affrettò il passo.
– Dove ci stai portando?
– Alla Bocca della Verità – rispose seccamente l’altro.
Ombroso gettò un’occhiata a Spica che arrancava accanto a lui, sfinita.
– Vedremo il vostro re? – chiese lei.
L’Elfo Nero si voltò appena, osservandola da sopra una spalla. – Avete riconosciuto il nostro villaggio, ma a quanto sembra non conoscete gli Elfi Neri, stranieri. Non abbiamo re.
– Il vostro capo, allora. Abbiamo bisogno di parlare con lui – disse Ombroso.
– Incontrerete il Sapiente, i due Consiglieri e l’Assemblea quando, e se, vorranno vedervi – fu l’unica risposta che ottenne.

Si addentrarono tra gli alberi di un piccolo bosco e pochi istanti dopo raggiunsero un edificio in pietre nere che sembrava incastonato nel fianco della montagna. Furono condotti oltre una porta senza guardie, su cui era scolpita la sinuosa figura di un drago, e percorsero un corridoio illuminato da globi rossastri identici a quelli che avevano già visto; anche le pareti erano decorate da immagini di draghi. Il caldo si faceva più soffocante via via che avanzavano e Ombroso e Spica si domandarono intimoriti che cosa li aspettasse alla fine del corridoio. Sbucarono in una grande sala, con un soffitto a cupola sostenuto da alte colonne; ampie scalinate semicircolari scendevano verso l’orlo di una voragine rosseggiante al centro della sala, su cui era teso un ponte di metallo.
L’elfo li condusse per le scale e poi lungo il ponte: sotto di loro ribolliva un abisso di magma, da cui salivano folate di calore che mozzavano il respiro. Spica si aggrappò al braccio di Ombroso guardando giù, impressionata.
Dall’altro lato sorgeva un alto palco con tre seggi di legno scuro intagliati, ai lati del quale si aprivano due porte nere come la notte. L’elfo li trascinò oltre uno di quegli ingressi. Un’improvvisa frescura avvolse i ragazzi, che poco dopo si trovarono in una sala buia, piena di celle vuote. Una piccola finestrella in alto lasciava filtrare una luce incerta in cui danzavano granelli di polvere.
– Ecco. Attenderete qui il Giudizio – disse l’elfo mentre li chiudeva in due celle diverse.
– Quando sarà? – domandò Ombroso, afferrandogli una manica per impedire che si allontanasse senza rispondere.
– Quando lo deciderà il Sapiente.
– Non abbiamo molto tempo – si affrettò a dire Ombroso. – Siamo qui per una questione di vita o di morte... dillo al vostro Sapiente.
Gli occhi neri dell’elfo lo scrutarono. – È sempre questione di vita o di morte, con le streghe!
– Hai ragione, ma non è la mia vita a preoccuparmi quanto quella di persone innocenti, imprigionate in un terribile incantesimo.
L’elfo liberò il braccio dalla presa, senza rispondere.
Ombroso non sapeva che cos’altro fare. All’Isola dei Cavalieri non restava più molto tempo: come poteva convincere lo sconosciuto che il Sapiente doveva dargli udienza il più in fretta possibile? Con un rapido gesto si strappò dal collo il medaglione con il sole e la luna che suo padre g...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Colophon
- Frontespizio
- Dedica
- Introduzione
- PARTE PRIMA ~ L’ISOLA MISTERIOSA
- PARTE SECONDA ~ GLI ELFI NERI
- PARTE TERZA ~ LE TRE PROVE
- PARTE QUARTA ~ LA ROSA D’ARGENTO
- Epilogo
- Indice