Il Libro della Giungla
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Il Libro della Giungla

  1. 288 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Il Libro della Giungla

Informazioni su questo libro

"Kipling sembra che sguazzi nel ribaltamento dei ruoli. Gli animali parlano, molti sono sensibili e solidali. Gli uomini hanno reazioni irrazionali e bestiali. Il ribaltamento dei ruoli è un ottimo allenamento contro il pregiudizio. Mowgli invita direttamente i giovani lettori a sospettare degli accostamenti troppo facili: lupo-cattivo, serpente-vile, extracomunitario-pericolo. Dopo oltre un secolo, Rudyard Kipling continua a educare così i cuccioli d'uomo." dall'introduzione di Luigi Garlando

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Informazioni

Print ISBN
9788856617450
eBook ISBN
9788858503386

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I FRATELLI DI MOWGLI

Rann il Nibbio la notte porta in viaggio
che Mang il Pipistrello per noi lascerà.
Rinchiuse son le mandrie giù al villaggio;
saremo fino all’alba in piena libertà.
Scopriamo l’artiglio, è l’ora dell’orgoglio,
unghie e denti facciamo brillar.
L’augurio risuona, la caccia sarà buona,
la Legge della Giungla sapremo rispettar.
Canto notturno della giungla
Erano le sette in punto di una sera molto calda sulle colline di Seeonee, quando Papà Lupo si svegliò dal riposo diurno, si grattò, sbadigliò e allungò le zampe una dopo l’altra per sgranchire le estremità addormentate. Mamma Lupo stava distesa con il grosso naso grigio posato sui quattro cuccioli che ruzzolavano e guaivano e la luna splendeva all’imboccatura della caverna dove abitavano tutti insieme.
– Augh! – disse Papà Lupo. – È ora di tornare a caccia.
Stava per spiccare un balzo giù dalla collina, quando una piccola ombra con una folta coda attraversò l’apertura e piagnucolò: – Buona fortuna a te, o Capo dei Lupi; e buona fortuna e forti denti bianchi ai nobili marmocchi, che non dimentichino mai gli affamati a questo mondo.
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Era lo sciacallo Tabaqui, il Leccapiatti; i lupi indiani1 disprezzano Tabaqui perché va in giro a combinare guai e a raccontare bugie e mangia stracci e pezzi di cuoio dai mucchi di immondizia dei villaggi.
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Hanno anche paura di lui, però, perché tra tutti gli abitanti della giungla2 Tabaqui è quello che impazzisce più facilmente: allora dimentica tutte le sue paure e corre per la foresta mordendo tutto quello che gli capita tra i denti. Persino la tigre corre a nascondersi quando il piccolo Tabaqui impazzisce, perché la pazzia è la disgrazia peggiore che possa colpire una creatura selvatica. Per noi è l’idrofobia, ma loro la chiamano dewanee, la pazzia, e scappano.
– Allora entra a dare un’occhiata – disse Papà Lupo scontroso – ma guarda che non troverai cibo qui.
– Non cibo da lupi, – rispose Tabaqui – ma per una creatura vile come me un osso rinsecchito è un vero banchetto. Chi siamo noi Gidur-log (il Popolo degli Sciacalli) per avere il diritto di scegliere?
Sgattaiolò in fondo alla caverna, dove trovò un osso di capriolo con un po’ di carne ancora attaccata e si accovacciò a sgranocchiarne allegramente l’estremità.
– Grazie di cuore per questo buon pasto – disse leccandosi i baffi. – Che belli sono i nobili cuccioli! Che occhi grandi hanno! E sono così giovani! Eh già, dovevo saperlo che i piccoli dei re sono uomini fin dal principio.
Ebbene, Tabaqui sapeva meglio di chiunque altro che porta sfortuna fare i complimenti ai cuccioli di fronte a loro ed era contento di vedere il disagio di Mamma e Papà Lupo.
Tabaqui rimase in silenzio, godendosi la cattiva azione appena compiuta, e poi disse in tono maligno: – Shere Khan il Grosso ha cambiato territorio di caccia. Mi ha detto che per la prossima luna caccerà tra queste colline.
Shere Khan era la tigre che abitava sul fiume Waingunga, a trenta chilometri di distanza.
– Non ne ha il diritto! – esclamò Papà Lupo con rabbia. – Secondo la Legge della Giungla non ha il diritto di cambiare territorio senza avvisare per tempo. Spaventerà tutta la selvaggina nel raggio di dieci miglia e io... io devo cacciare per due in questi giorni.
– Sua madre non lo ha chiamato Lungri (lo Zoppo) senza un motivo – disse Mamma Lupo dolcemente. – È zoppo da una zampa fin dalla nascita. Ecco perché ha sempre ucciso solo pecore e buoi. Ora gli abitanti del Waingunga ce l’hanno con lui e lui è venuto qui per far arrabbiare i nostri contadini. Setacceranno la giungla quando sarà lontano, e noi e i nostri cuccioli dovremo scappare quando l’erba verrà bruciata. Siamo davvero riconoscenti a Shere Khan!
– Devo riferirgli la vostra gratitudine? – chiese Tabaqui.
– Fuori! – abbaiò Papà Lupo. – Vattene a caccia con il tuo padrone. Hai fatto abbastanza danni per una sera.
– Vado – disse Tabaqui tranquillo. – Sento già Shere Khan nei cespugli qui sotto. Potevo risparmiarmi di portarvi la notizia.
Papà Lupo si mise in ascolto e udì, nella valle più in basso dove scorreva un torrente, la cantilena roca, rabbiosa e confusa di una tigre che non ha catturato niente e che non si fa scrupolo di farlo sapere a tutta la giungla.
– Che sciocco! – disse Papà Lupo. – Cominciare la nottata con tutto questo rumore! Cosa crede, che i nostri cervi siano come i suoi grassi buoi del Waingunga?
– Sssh! Stanotte non va a caccia di cervi o di buoi – disse Mamma Lupo. – Caccia l’uomo.
Il lamento si era trasformato in una specie di sommesso ronzio che sembrava venire da ogni angolo della regione.
Era il suono che spaventa taglia-legna e vagabondi che dormono all’aperto e a volte li fa fuggire direttamente tra le fauci della tigre.
– L’uomo! – esclamò Papà Lupo, scoprendo tutti i denti bianchi. – Puah! Non gli bastano gli insetti e i rospi che ci sono negli stagni? No, lui deve mangiare l’uomo, e proprio sul nostro territorio!
La Legge della Giungla, che non ordina mai niente senza una ragione, proibisce a tutti gli animali di mangiare l’uomo, tranne quando si uccide per mostrare ai propri cuccioli come uccidere, e ci si trova a cacciare fuori dal territorio di caccia del proprio branco o tribù.
Il motivo vero è che l’uccisione dell’uomo significa, prima o poi, l’arrivo di uomini bianchi in groppa a elefanti, con i fucili e centinaia di uomini scuri con gong, razzi e torce. E allora sono dolori per tutti gli abitanti della giungla. La ragione, invece, che gli animali si ripetono l’uno con l’altro è che l’uomo è l’essere vivente più debole e indifeso di tutti e prendersela con lui è poco sportivo.
Dicono anche (e questo è vero) che i mangiatori di uomini si ammalano e perdono tutti i denti.
Il ronzio crebbe di volume e terminò nel possente «Grrr!» della tigre all’attacco. Poi si sentì un guaito, molto poco tigresco.
– Mancato – disse Mamma Lupo. – Che cos’è successo?
Papà Lupo uscì di qualche passo e udì Shere Khan che borbottava e brontolava all’impazzata, mentre ruzzolava nella boscaglia.
– Quello sciocco è stato così furbo da assalire il falò di un boscaiolo e si è bruciato le zampe – sbuffò Papà Lupo. – C’è Tabaqui con lui.
– Qualcosa risale la collina – disse Mamma Lupo tendendo l’orecchio. – Preparati.
I cespugli frusciarono leggermente e Papà Lupo si accucciò sulle zampe, pronto a spiccare un balzo. Poi, se foste stati lì, avreste visto lo spettacolo più incredibile del mondo: un lupo bloccato a mezz’aria.
Si lanciò prima di sapere che cosa attaccasse, e poi cercò di fermarsi. Il risultato fu un salto in aria di circa un metro e mezzo, che lo fece ricadere quasi nel punto esatto in cui si trovava prima.
– Un uomo! – abbaiò. – Un cucciolo d’uomo. Guarda!
Proprio davanti a lui, aggrappato a un ramo basso, c’era un bambino nudo e con la pelle scura che riusciva appena a camminare: un batuffolo morbido e paffuto come non si era mai visto in una tana di lupo. Guardò in faccia Papà Lupo e rise.
– Un cucciolo d’uomo? – chiese Mamma Lupo. – Non ne ho mai visto uno. Portalo qui.
Un lupo abituato a trasportare i suoi piccoli, se necessario, riesce a tenere in bocca un uovo senza romperlo. Le mandibole di Papà Lupo si richiusero proprio sulla schiena del bambino, e quando lo depose in mezzo ai cuccioli sulla sua pelle non c’era nemmeno un graffio.
– Che piccolo! Tutto nudo, e che audace! – disse Mamma Lupo teneramente. Il bambino si faceva largo tra i cuccioli per avvicinarsi alla pelliccia calda. – Ahi! Si è messo a succhiare con gli altri. Allora questo sarebbe un cucciolo d’uomo. Dimmi, c’è mai stato un lupo che potesse vantarsi di avere un cucciolo d’uomo tra i suoi piccoli?
– Ho sentito dire che sia successo, ma mai nel nostro Branco o alla mia epoca – disse Papà Lupo. – Non ha nemmeno un pelo e potrei ucciderlo con una zampata. E invece alza gli occhi e non ha paura.
La luce della luna che entrava nella caverna fu oscurata, e Shere Khan infilò la grande testa squadrata e le spalle nell’apertura.
Alle sue spalle Tabaqui squittiva: – Mio signore, mio signore, è entrato qui!
– Shere Khan ci fa un grande onore – disse Papà Lupo, ma i suoi occhi erano pieni di rabbia3. – Cosa desidera Shere Khan?
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– La mia preda. Un cucciolo d’uomo è venuto da questa parte – rispose Shere Khan. – I suoi genitori sono scappati. Dallo a me.
Shere Khan era saltato sul falò di un taglialegna, come aveva riferito Papà Lupo, ed era furibondo per il dolore ai piedi.
Ma Papà Lupo sapeva che l’imboccatura della caverna era troppo stretta per una tigre.
Già dove si trovava, Shere Khan aveva le spalle e le zampe anteriori immobilizzate per mancanza di spazio, come succederebbe a un uomo che cercasse di muoversi in una botte.
– I Lupi sono un popolo libero – disse Papà Lupo. – Prendono ordini dal Capobranco e non da un qualsiasi mangiatore di mucche striato. Il cucciolo d’uomo è nostro. Possiamo anche ucciderlo, se vogliamo.
– Ma che vogliamo e non vogliamo! Che discorsi sono? Per il toro che ho ucciso, devo starmene col muso infilato nella tua tana canina per avere ciò che mi è dovuto? Io sono Shere Khan!
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Il ruggito della tigre4 riempì la caverna come un tuono. Mamma Lupo si liberò dai cuccioli e balzò in avanti, gli occhi, come due lune verdi nel buio, fissi in quelli ardenti di Shere Khan.
– E io sono Raksha (il Demonio). Il cucciolo d’uomo è mio, Lungri, mio e basta! Non verrà ucciso. Vivrà e correrà col Branco e caccerà col Branco; e alla fine, bada a te, cacciatore di piccoli cuccioli nudi, mangiatore di rospi, uccisore di pesci, caccerà anche te! Adesso vattene, bestia bruciacchiata della giungla, altrimenti, per il cervo che ho ucciso (io non mangio pecore e buoi morti di fame), tornerai da tua madre più zoppo di come sei venuto al mondo! Via!
Papà Lupo era senza parole. Si era quasi dimenticato dei giorni in cui aveva conquistato Mamma Lupo combattendo lealmente contro altri cinque lupi, quand...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Colophon
  3. Frontespizio
  4. Introduzione
  5. Prefazione dell’Autore
  6. 1. I fratelli di Mowgli
  7. 2. La caccia di Kaa
  8. 3. «La tigre! La tigre!»
  9. 4. La foca bianca
  10. 5. «Rikki-Tikki-Tavi»
  11. 6. Toomai degli Elefanti
  12. 7. Al servizio di Sua Maestà