
- 416 pagine
- Italian
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eBook - ePub
La donna del fiume
Informazioni su questo libro
Anno del Signore 1367. Quando il cadavere del giovane paggio del potente sir William viene trovato in un fossato, tutti i sospetti cadono su Ned Townley, spia al servizio del Duca di Lancaster. Perseguitato dai suoi nemici, in attesa che le acque si calmino Ned è costretto a fuggire, ma per lui non c'è più pace. Colpito dalla notizia della morte, a Londra, della sua fidanzata e da una seconda accusa di omicidio, non gli resta che affidarsi a un vecchio amico: Owen Archer. Sarà Archer a dover far luce sulla complessa trama di intrighi in cui Ned è intrappolato e sciogliere il terribile segreto che si cela dietro quelle morti. Un segreto che qualcuno molto vicino al re vuole difendere a tutti i costi¿
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2011Print ISBN
9788838485602eBook ISBN
9788858504086Capitolo I
Un cadavere nel fossato
Castello di Windsor, Marzo 1367
Il Salone di San Giorgio era sfarzosamente illuminato da una miriade di torce le cui fiamme si rifrangevano sui vetri delle finestre in un firmamento di stelle. Le voci dei cortigiani del re risuonavano nelle stanze, un contrappunto alla musica che echeggiava nel salone; la seta delle vesti strusciava sul pavimento al ritmo della danza. C’era una straripante sovrapposizione di aromi – cinghiale arrostito, spezie esotiche, profumi, fumo, sudore e, di tanto in tanto, l’odore dell’aria ghiacciata che si intrufolava quando alcuni degli uomini festanti aprivano la porta per uscire e raggiungere le ritirate dove svuotavano le vesciche gonfie di vino.
Un ritardatario spinse impazientemente di lato un ubriaco traballante e si fermò di colpo. I suoi sensi, abituati al buio e al silenzio del cortile dove la neve cadeva abbondante, erano stati sorpresi dal rumore, dal caldo e dal bagliore fumoso delle torce. Tossì e sbatté le palpebre. Mentre scuoteva la testa per far cadere la neve dai capelli neri, Ned Townley squadrò i volti delle persone sedute intorno al lungo tavolo vicino alla porta, dove i paggi si avventavano sul cibo. Stava cercando il volto di un ragazzo che gli era divenuto fin troppo familiare ultimamente. Lo aveva visto troppo spesso accanto a Mary, la sua fidanzata.
Non avrebbe dovuto aspettare tanto, ma Mary aveva sempre cercato di sminuire la cosa. Rispondeva con un’alzata di spalle quando Ned le faceva notare che stava corrugando la fronte e le chiedeva a cosa pensasse, o quando improvvisamente appariva distratta, o se le lacrime le rigavano il viso senza alcun motivo. Ned aveva cominciato a insospettirsi e a spiare Mary e aveva scoperto che la fidanzata si intratteneva con frequenza con Daniel, un paggio della casa di sir William di Wyndesore. Era palese che la ragazza aveva con il giovane una complicità che Ned aveva conquistato solo grazie a mesi di dedizione. Non che li avesse mai sorpresi abbracciati; Mary era troppo onesta per permettere che le cose arrivassero a tanto senza confessarlo a Ned. Era chiaro che la ragazza era consapevole dello smarrimento del proprio cuore, e per questo era tormentata dal senso di colpa.
Ned non aveva alcuna intenzione di sollevarla dal suo impegno. Il rivale non era che un semplice paggio, arrivato a corte recentemente da Dublino. Cosa poteva saperne quel poppante dell’amore? Ned aveva sperimentato il fascino delle donne in molte terre e sapeva che Mary era la ragazza che Dio aveva scelto per lui. Quanto poteva essere serio l’affetto del ragazzino? Ned pensava che non sarebbe stato difficile spaventarlo e indurlo a sparire dalla circolazione. Qualche parola tagliente, qualche velata minaccia, sarebbero state sufficienti.
Appena vide Daniel a Ned venne il dubbio che i suoi sospetti fossero infondati. Al confronto con gli uomini che lo circondavano aveva l’aria di una creatura angelica e delicata. Come poteva una donna invaghirsi di un ragazzino tanto fragile? Forse Ned aveva esagerato nel considerare Daniel come una minaccia alla propria felicità. Ma non era il momento di lasciarsi andare alle tenerezze.
Assunse un atteggiamento minaccioso e si avvicinò al tavolo. Se i suoi vecchi camerati fossero stati con lui quella sera, lo avrebbero deriso per la sua gelosia. Ma dietro lo scherno, Lief e Owen lo avrebbero capito; erano anche loro profondamente innamorati delle donne che avevano condotto all’altare.
Ned non pensava certo che gli uomini di Wyndesore potessero comprenderlo.
Daniel abbassò lo sguardo, si sentiva oppresso dal rimorso. Avrebbe voluto essere ovunque piuttosto che lì. Osservava con rammarico l’uomo alto che stava fronteggiando i fedeli di sir William.
«Non sono tanto stupido da aggredire un uomo davanti ai suoi compagni!» disse Ned con disdegno.
Ma gli uomini avevano ricevuto l’ordine di proteggere il paggio ed erano intenzionati a farlo con ogni mezzo.
Alzando lo sguardo, Daniel vide che il bel viso del suo accusatore era rosso per l’indignazione, gli abiti eleganti stropicciati dalle mani rudi degli individui che lo trattenevano. Daniel avrebbe preferito che quegli uomini scortassero fuori lui, non Ned Townley. Daniel ammirava Townley. Quell’uomo era tutto ciò che il paggio avrebbe voluto essere. Era una spia al servizio del terzogenito del re, Giovanni di Gaunt, il potente duca di Lancaster. Era un combattente di provata abilità, rinomato per la straordinaria destrezza con il pugnale. Nonostante questo non era affatto brutale, niente a che vedere con gli uomini di sir William; Townley aveva in tutto e per tutto l’aspetto e i modi di un cortigiano. Daniel pensava anche che fosse l’uomo più bello che avesse mai visto. Non avrebbe mai voluto far incollerire una persona del genere.
Ma pochi attimi prima Townley aveva mosso a Daniel gravi accuse e gli aveva lanciato un avvertimento con un’energia tale che aveva sbalordito il paggio. Townley lo aveva afferrato per la collottola, e lo aveva sollevato da terra. «Se ti vedo ancora attorno alla mia fidanzata, ti appendo alla parete come un arazzo.»
«La vostra fidanzata?»
«Mary, la cameriera di madonna Perrers.»
«No! Vi prego!» aveva urlato Daniel, sperando di essere rimesso a terra, per poter spiegare che i suoi sentimenti nei confronti della ragazza erano fraterni, nient’altro. Le sue grida avevano attirato l’attenzione degli scagnozzi di sir William, che ora stavano portando fuori Ned.
«Non ti disturberà più. Daniel. Stai tranquillo.» Scoggins gli riempì il boccale di birra.
Daniel alzò il boccale verso l’uomo e annuì, bevvero entrambi. Era questo che Scoggins voleva, e Daniel lo accontentò. Ma non gli era affatto grato. Se si fosse fatto gli affari suoi, Townley avrebbe conficcato il pugnale nel tavolo tre o quattro volte, minacciando Daniel di appenderlo alla travatura del soffitto, quindi si sarebbe dileguato nella notte, soddisfatto di averlo spaventato a
morte. La mattina seguente sarebbe stato chiaro a Townley che Daniel aveva recepito il messaggio e che non si sarebbe più fatto rivedere da Mary. Tutto sarebbe stato dimenticato e perdonato. Ma evidentemente Scoggins si sentiva in dovere di difendere il paggio del suo signore.
A dire il vero, Ned Townley aveva tutte le ragioni per essere in collera. Daniel era stato imprudente. Capiva perfettamente che le sue attenzioni nei riguardi di Mary potessero essere state fraintese. Non sapeva che fosse Townley il Ned di cui Mary parlava di continuo. Mai una volta gli aveva lasciato intuire che il suo amato fosse una spia al servizio di Lancaster.
Daniel trangugiò la birra e spostò il boccale di lato, ascoltando distrattamente la conversazione tra le persone che aveva vicino. Parlavano del suo signore, sir William di Wyndesore, e del colloquio che aveva avuto quel giorno con il re. Si diceva che sir William avesse coraggiosamente attribuito le colpe dei problemi in Irlanda allo scarso giudizio del duca di Clarence. Alcuni sostenevano che il re si fosse adirato e che sir William sarebbe stato esiliato ai confini con la Scozia. Altri affermavano che il re fosse consapevole del fatto che suo figlio Lionel, il duca di Clarence, non fosse un uomo affidabile e che sir William sarebbe stato nominato lord della Marca e inviato a proteggere il confine con la Scozia.
Daniel drizzò le orecchie. Che fosse punito o premiato, tutti concordavano sull’imminente trasferimento ai confini del regno. L’umore di Daniel ne trasse giovamento. Questo avrebbe significato che presto sarebbero stati lontani dal castello di Windsor e dalla sua vergogna. Allungò senza pensarci una mano verso il boccale; si ricordava di averlo svuotato, ma lo trovò di nuovo pieno. Qualcuno doveva averglielo riempito per sbaglio. Ne bevve un lungo sorso. La testa cominciava a girargli, ma bevve ancora. Vuotò di nuovo il boccale, qualcuno lo riempì ancora, ridendo delle sue deboli proteste.
«Andiamo ragazzino, bevi. Scoggins ti ha salvato, bevi con lui.»
A Daniel tornò in mente la neve che aveva cominciato a cadere prima di cena. La strada che portava negli appartamenti di sir William era lunga e accidentata. Già non osava tentare di mettersi in piedi, come avrebbe potuto camminare nella neve?
«Tira su il boccale, ragazzo, e butta giù la birra.» Un viso fluttuava davanti agli occhi appannati di Daniel, ma il ragazzo non riusciva a dire chi fosse. Sbatté le palpebre per cercare di metterlo a fuoco. Quante volte gli avevano riempito il boccale? Scosse il capo per cercare di recuperare un po’ di lucidità, sentì la bile che gli riempiva lo stomaco. Oh Dio, si sarebbe ancora una volta ricoperto di ridicolo.
Sebbene fosse marzo, continuava a soffiare un vento aspro. Fratello Michaelo trovava che la nevicata della notte precedente fosse deliziosa da ammirare a quell’ora del mattino, quando la coltre bianca giaceva ancora intatta sui terrapieni e gli aggetti del castello di Windsor. Ma il terreno sotto i piedi era scivoloso. Il religioso procedeva con cautela, leggermente piegato in avanti, concentrato sugli stivali e sull’orlo della veste. Desiderava presentarsi nelle stanze dell’arcivescovo Thoresby asciutto e in ordine.
Non che la cosa avesse importanza; Michaelo non avrebbe avuto nulla a che fare con i cortigiani quel giorno. Sarebbe rimasto bloccato allo scrittoio a preparare le lettere dell’arcivescovo per gli abati di Fountains e Rievaulx. Si trattava di missive nelle quali Thoresby raccomandava William di Wykeham per il seggio di Winchester. Se tutto fosse andato secondo i piani e il re fosse riuscito nell’intento di far nominare il suo pupillo vescovo di Winchester, Wykeham avrebbe sostituito l’arcivescovo Thoresby nella carica di lord cancelliere d’Inghilterra. Fratello Michaelo non gradiva la piega che stavano per prendere gli eventi, anzi l’idea che le cose potessero andare veramente così, francamente lo atterriva. Non che non fosse un grande onore essere il segretario dell’arcivescovo di York, ma un arcivescovo non era legato a Londra quanto un cancelliere. Michaelo sospirò pensando alla prospettiva di dover trascorrere ancora più tempo a York. Si auspicava che Thoresby conservasse il suo duplice ruolo. Se già l’inverno sembrava interminabile nella capitale, lo era decisamente di più su al nord. Le uniche speranze di evitare quel destino deprimente erano riposte nelle mani del Papa. Michaelo sperava che, nonostante le lettere in cui si raccomandava con entusiasmo Wykeham, Urbano V decidesse di scegliere quella vicenda per dare maggior vigore alla sua battaglia contro i pluralisti, gli ecclesiastici che disponevano di più benefici. Papa Urbano sosteneva che la pratica di conferire al clero benefici multipli, generava parrocchie disastrate e pastori viziati, più attenti a sdebitarsi nei confronti dei loro benefattori che a prendersi cura delle proprie pecorelle. Sua Santità considerava William di Wykeham il più ricco pluralista d’Inghilterra. Il che era abbastanza vero.
Un grido proveniente dalla Torre Rotonda fece trasalire Michaelo e lo strappò di colpo ai suoi pensieri. Tre uomini armati correvano verso il trambusto che si era scatenato ai piedi della torre. Gli uomini che avevano dato l’allarme erano in piedi di fianco al piccolo fossato che circondava la collinetta su cui si ergeva la torre. La neve che imbiancava il ripido declivio era segnata, come se qualcuno fosse scivolato dall’alto verso il basso. La curiosità spinse Michaelo ad avvicinarsi.
Quando arrivò a pochi metri dalla piccola folla che si era radunata, Michaelo vide tre uomini che tiravano fuori un cadavere dal fossato. La figura senza vita era fradicia, ricoperta di ghiaccio e lordura. La pioggia battente aveva riempito il fossato, e il gelo aveva formato una sottile crosta di ghiaccio sulla superficie. Quel povero diavolo doveva essere scivolato nell’acqua gelata, che lo aveva immobilizzato, togliendogli ogni possibilità di reagire. Ma cosa ci faceva là in cima?
Uno degli uomini estrasse dal fango quello che sembrava essere un mantello, lo annusò e lo porse al compagno. «Annusa questa roba.»
L’uomo avvicinò il mantello alle narici. «Puah, la preferisco nel boccale che sulla lana. Cos’ha fatto il ragazzo, si è immerso nel barile della birra?»
«Secondo me ha bevuto fino a riempirsi lo stomaco e poi ha avuto la malaugurata idea di giocare allo scivolo sulla neve.»
«Chi è?» intervenne Michaelo.
«Daniel, il paggio di sir William di Wyndesore.»
«Ne siete sicuri?» Michaelo conosceva Daniel, un ragazzo gentile, dai lineamenti dolci.
«Mi sembra proprio lui» confermò l’uomo.
Michaelo si avvicinò ulteriormente, camminando nel fango senza più preoccuparsi degli stivali. Il ragazzo giaceva a terra, gli occhi spalancati, i capelli imbrattati di fango, le braccia aperte. Quando Michaelo si accovacciò di fianco al ragazzo per scostare i capelli dal viso, qualcosa attirò la sua attenzione. Il corpo presentava dei segni rossi sui polsi, appena visibili sotto le maniche della tunica. Era una cosa strana per una morte da annegamento. Michaelo avrebbe voluto alzare una manica per guardare meglio, ma si trattenne. Gli sistemò i capelli e delicatamente gli chiuse le palpebre.
«Allora? È Daniel?»
Michaelo si mise in piedi, impartì il segno della croce sul cadavere. «Sì, sì, povero ragazzo.» Si affrettò ad andarsene, senza dire una parola dei segni che aveva notato sui polsi. Preferiva parlarne con qualcuno di cui potesse fidarsi.
Sir William di Wyndesore diede ordine ai suoi servitori di coprire il corpo del ragazzo e di tenere i curiosi a distanza, quindi uscì per parlare con i suoi uomini. Maledisse a mezza voce il pallido sole invernale che gli fece bruciare gli occhi e il vento gelido che gli afferrò le ossa come dita di ghiaccio. Wyndesore era un uomo d’armi navigato, coriaceo, robusto, ma non era più giovane. Si era svegliato con la sensazione che la testa gli fosse cresciuta a dismisura, a causa di parecchi bicchieri di ottimo brandy che aveva bevuto la sera precedente. Il risveglio era stato brusco e sgradevole, un servitore lo aveva tirato giù dal letto con la notizia che Daniel era annegato. I suoi uomini erano riuniti nel cortile esterno e chiedevano a gran voce la testa di Ned Townley.
«Chi è costui?» chiese Wyndesore al suo scudiero.
Alan si accostò. «Ned Townley. È una spia di Lancaster, ha il compito di informare il duca di quello che succede a corte mentre lui combatte in Castiglia.»
«E quale sarebbe la sua colpa, a parte lavorare per Lancaster?»
«Non lo so. Ma l’ho visto con Scoggins ieri sera.»
Wyndesore passò in rassegna i suoi uomini e individuò Scoggins, che era evidentemente il più inviperito. «Allora, Scoggins, cosa ha fatto questo Townley?»
«Ha ammazzato Daniel, ecco cosa ha fatto, mio signore.» Nel silenzio del mattino, i mormorii di approvazione rimbombarono come un tuono contro le mura di pietra che circondavano il cortile.
«Hai assistito all’omicidio?»
Scoggins scosse il capo. «No, mio signore. Ma li ho visti ieri sera litigare per una cameriera di madonna Perrers, la piccola Mary. Townley diceva a Daniel che lo avrebbe appeso al muro con il pugnale se lo avesse visto di nuovo gironzolare attorno alla ragazza. È questo che ha detto, potrei giurarlo, mio signore. Ho chiamato alcuni uomini perché lo scortassero fuori dal salone. Deve essere tornato e aver aspettato il ragazzino all’uscita.»
Wyndesore chiuse gli occhi. «Daniel è stato pugnalato?» Scoggins era un pettegolo e un piantagrane, ma era anche un combattente leale. «Allora, Scoggins?»
L’uomo alzò le spalle. «Non ho visto il cadavere, mio signore.»
Wyndesore si guardò attorno. «Chi lo ha trovato?»
«Una delle guardie del re» sussurrò Alan. «Ma Bardolph e Crofter hanno aiutato a tirare fuori il corpo dal fosso.»
«Crofter!»
Un uomo bello, dalla mascella squadrata, fece un passo avanti. «Non ho visto ferite da pugnale, mio signore. Il ragazzino è annegato, non ci sono dubbi.»
Wyndesore annuì. «Allora non voglio più sentire queste sciocchezze su Townley.»
Crofter scosse il capo. «Chi ci dice che Townley non abbia cambiato idea e non abbia deciso di inscenare un incidente?» Dal tono della voce sembrava dare per scontato che fosse così.
Wyndesore si fece scuro in volto. «Attieniti ai fatti, Crofter.»
Crofter chinò il capo, ostentando deferenza, con un sorriso malizioso sulle labbra. «È annegato, mio signore.»
«Grazie.»
Ma Crofter non aveva finito. «Se vuole concedermi ancora un minuto, signore. Il mantello puzzava di birra. Deve essersene rovesciata addosso parecchia. Credo che fosse troppo ubriaco per capire ciò che gli stava accadendo.»
Wyndesore si voltò verso Scoggins. «Daniel era ubriaco quando ha lasciato il salone?»
Scoggins alzò le spalle, si guardò gli stivali. «Un poco, mio signore.»
«Non era abituato a bere, Scoggins. Sei stato tu a incoraggiarlo?»
Scoggins fronteggiò il suo signore. «Sì, mio signore, e per questo dovrò essere punito.»
«Allora hai bevuto anche tu?»
«Sì, mio signore.»
«Qualcuno si è offerto di aiutare Daniel a tornare nelle sue stanze?»
«Non l’ho visto andare via, signore.»
«Eri troppo ubriaco?»
«Sì, signore.»
Wyndesore si protess...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Colophon
- Capitolo I - Un cadavere nel fossato
- Capitolo II - Questioni di coscienza
- Capitolo III - Una sgradevole discussione
- Capitolo IV - Il vescovo del re?
- Capitolo V - Mary
- Capitolo VI - Le ragioni del cuore
- Capitolo VII - Premonizioni
- Capitolo VIII - Demoni privati
- Capitolo IX - Segnali di tradimento
- Capitolo X - Furia cieca
- Capitolo XI - Due uomini son troppo pochi
- Capitolo XII - Una tomba nel fango
- Capitolo XIII - Il segreto di Magda
- Capitolo XIV - Cadaveri nel ruscello
- Capitolo XV - Ossessione
- Capitolo XVI - Un invito a cena
- Capitolo XVII - Di chi fidarsi?
- Capitolo XVIII - Ned entra in azione
- Capitolo XIX - L’ipocrisia di don Paulus
- Capitolo XX - L’errore di Alice
- Capitolo XXI - Consigli sgraditi
- Capitolo XXII - Il viaggio di Michaelo
- Capitolo XXIII - Alleanze sgradevoli
- Capitolo XXIV - Un piano andato in fumo
- Capitolo XXV - Una dama molto coraggiosa
- Capitolo XXVI - L’interrogatorio di Owen
- Capitolo XXVII - Confessore dei dannati
- Capitolo XXVIII - Diplomazia
- Epilogo
- Nota dell’autrice
- Ringraziamenti
- Glossario