Giulietta per 10 giorni - IN LOVE
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Giulietta per 10 giorni - IN LOVE

  1. 98 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Giulietta per 10 giorni - IN LOVE

Informazioni su questo libro

Caterina è convinta di poter riconoscere l'uomo giusto da dettagli apparentemente ininfluenti, ma utili per proteggersi dalle fregature sentimentali di cui in passato è stata vittima. Per questo ha stilato una lista - che aggiorna in continuazione - di ciò che il suo Lui non deve mai fare. Da un vocabolario che non deve comprendere intercalari come "bella zio" o "tuttapposto" ai viaggi a Ibiza "per la chiusura" o la comunicazione su Facebook di ogni stato d'animo. Tutto sembra darle ragione, finché un corso di teatro la obbligherà a cambiare copione. Complici il Romeo e Giulietta di Shakespeare e una Milano notturna, Caterina imparerà a mettersi in gioco.

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Informazioni

ATTO PRIMO

SCENA I

Quando il teatro
mette in scena una nuova realtà

Arricchita dalla scommessa vinta, Caterina si concede un abbondante sushi take away davanti a un programma in cui si cucinano cose che non farà mai e con ingredienti di cui non saprebbe trovare lo scaffale. I suoi giri all’Esselunga sono ormai il frutto di una strategia consumata che prevede una rapida individuazione degli elementi necessari – sempre gli stessi, salvo opzione «cena con amiche» – e una permanenza nel supermercato che non supera mai i venti minuti, contando anche lo slalom di padri di famiglia col carrello in obliquo.
Sono le otto e mezza ed è ora di andare. Se questi incontri all’inizio le pesavano e la facevano sentire fuori posto, adesso si accorge di aspettare con impazienza che arrivi il martedì sera. Tutto è iniziato un anno fa per impulso della sua capa. Una costrizione travestita da premio. Spiccando per le sue abilità di analisi e le sue intuizioni, Caterina è riuscita in breve a fare carriera nell’ufficio marketing, una crescita tanto invidiabile quanto rara di questi tempi. Se non fosse che, nonostante nel curriculum sia evidenziata la sua capacità di lavorare in squadra, l’empatia e il calore umano le sono del tutto estranei. Così, dopo aver fatto piangere una stagista con la sola forza di due rimproveri ben assestati e aver tenuto in scacco un intero reparto la sera della vigilia di Natale, la sua capa l’ha iscritta a un corso di recitazione, grazie a cui avrebbe potuto «smussare certe sue rigidità e provare a mettersi nei panni di qualcun altro».
Qualche minuto prima delle nove, Caterina è già nella sala gelida del teatro, avvolta in un maglione lungo fino alle ginocchia e con il naso infilato sotto la sciarpa. Un altro teatrante, un tizio alto con la carnagione olivastra e il pile, sta infilando una freddura via l’altra con Bianca, una ragazza esile, dai bei modi e gli occhi blu che ha la gentilezza di ascoltare la sua disquisizione sulle gomme da neve. Caterina si siede appositamente sei posti più lontano, ignorando i tentativi di coinvolgerla da parte dello spilungone, di cui lei non ricorda assolutamente il nome e che per questo chiama semplicemente «Ingegnere», memore di qualcosa che lui aveva blaterato il primo giorno di corso.
Solo quando Bianca la saluta con il suo entusiasmo irresistibile, Caterina ricambia con un sorriso, sinceramente contenta di vederla. Era stato grazie a lei e alle sue bonarie prese in giro che aveva iniziato a divertirsi, superando l’imbarazzo delle prime lezioni. Camminare fingendo di essere un gatto, abbandonarsi nel vuoto confidando nella presa di uno sconosciuto o improvvisare coreografie sull’idea del fuoco le sembravano esercizi assurdi, volti a dimostrare per chissà quale imperativo fricchettone di essere senza pudori o sovrastrutture, di cui peraltro lei possedeva un’intera collezione. Lentamente, ora dopo ora, si era lasciata prendere dal gusto di mettersi alla prova, incoraggiata anche dai modi garbati di Battista, il loro regista, un uomo affascinante, con qualche scivolata verso la piacioneria legata al capello brizzolato, ma dotato di quell’inspiegabile capacità di ammansire il gruppo e attrarne l’attenzione, cianciando di mondi inesistenti. Un procedimento molto simile al mio metodo di lavoro, pensa Caterina, ma più aspirazionale. Tutti, almeno una volta nella vita, hanno desiderato fare l’attore o il regista. Ma quanti il marketing manager?
Ancor prima di partecipare al corso aveva fatto indagini sul conto di Battista, pronta a trovare un’alternativa nel caso in cui lui non si fosse rivelato competente. Aveva letto attentamente ogni notizia che lo riguardava e aveva studiato alcuni spezzoni dei suoi spettacoli su YouTube. C’era del buono: una predilezione per la cultura popolare, la formazione allo Stabile di Genova, qualche premio e, soprattutto, nessuna avvisaglia di patetismi da sessantottino mancato o artista di strada che lei spazzerebbe via, insieme ai vasetti di Das e al packaging del mercato equo-solidale.
«Bisbetica» la rimprovera la voce di suo padre di tanto in tanto. «Sincera» risponde lei.
Dal fondo della sala arriva il ciaoooo di Raffaella, che borbotta di inverno arrivato, parcheggio e Tom Stoppard al Piccolo, in un cicaleccio senza pause. Inframezzando i suoi pensieri ad alta voce con un complimento agli orecchini di Bianca, una strizzata d’occhio a Caterina e l’indirizzo di un ottimo gommista per l’Ingegnere, la donna appoggia una sporta sul palco e tira fuori una torta e un termos di tè per scaldare la serata. Frugando nella sua immensa borsa per prendere i fazzoletti di carta da usare come tovaglioli, fa cadere un sussidiario per terra. «Verifica di geografia. Le regioni» spiega rassegnata, come fosse un’incombenza comune a tutti i presenti, i quali annuiscono di circostanza. La crostata non fa in tempo a essere spacchettata dalla carta d’alluminio che Benedetto, ancora col casco in testa e la giacca abbottonata, ne ha già afferrato una seconda fetta. Caterina alza gli occhi al cielo. Punto 52 delle cose che un uomo non deve mai essere: scroccone. Il suo sguardo di sufficienza viene intercettato proprio dal ragazzo che divora il dolce con avidità.
«La solita bella predisposizione d’animo, Cat?»
«La solita fame da squatter, eh Ben?» ribatte lei, senza cadere nella tentazione di protestare per quell’orribile soprannome che le ha affibbiato.
«Fra l’altro buonissima Raffa!» esulta il ragazzo con la bocca piena.
«Grazie!» La cuoca gongola orgogliosa e aggiunge premurosa: «Qui c’è il tè. Prendi se vuoi». Benedetto non si fa pregare e ne beve due bicchieri.
Ed ecco che arriva la guest star del corso: Giuseppe, napoletano trapiantato a Milano, fisico aitante, occhi verdi, mascella pronunciata e occhiali fatti più per tenere la stanghetta sensualmente tra le labbra che per vedere. Da quando avevano girato la scena di un film nel suo negozio, parlava con la voce impostata e la dizione, enfatizzando qualsiasi “e” ed “o” che capitava nelle sue parole.
Finalmente compare anche Battista, trafelato e carico di fogli. «Scusate! La stampante si era inceppata.» Saluta tutti, tira il fiato e poi: «Avanti, tutti sul palco, mettetevi in cerchio». Obbedienti, gli allievi si siedono uno accanto all’altro, mentre il regista spegne le luci in modo che rimangano solo i riflettori accesi. L’atmosfera diventa raccolta e quasi magica.
«Questa è una serata speciale. Fino a oggi abbiamo lavorato parecchio, cercando di rompere le vostre abitudini fisiche e mentali. Ci siamo concentrati sulla postura, sulla voce e abbiamo risvegliato l’immaginazione. Oggi prendiamo gli strumenti che avete acquisito e costruiamo qualcosa.»
Un brivido di eccitazione si diffonde fra il gruppo.
«Da bambini sapevamo subito immergerci in una storia con quello che avevamo davanti, che fossero Barbie o macchinine o i giochi al parco. Ricordate? Facciamo che tu eri un poliziotto e io un ladro...»
«Sì, certo mi ricordo benissimo» interrompe Giuseppe nella sua migliore versione baritonale. «Fin da bambino sono stato attore. D’altra parte recito sempre, anche nella vita.»
«Gesù» sospira Caterina.
«Bene» glissa Battista. «Da stasera non libereremo solo le storie che ci sono dentro di noi, ma liberemo dei personaggi che sono intrappolati in queste pagine e che hanno voglia di sgranchirsi le gambe.» Il regista distribuisce fascicoli di fogli pinzati insieme. Raffaella corre a prendere i suoi occhiali nella borsa. Bianca è emozionata come una bambina e un’espressione di panico si disegna sul volto dell’Ingegnere che alza la mano: «Si può fare scena muta?». La battuta lo fa ridere tantissimo, ma gli altri lo ignorano, già intenti a sfogliare il loro primo vero incarico da attori.
«Ueeella!» esclama Benedetto. «Si va di classicone!»
«Allora, che ne pensate?» chiede il regista. «Conoscete tutti la storia, no?»
«Ti amo. Ti amo anch’io. Morti. Fine» commenta Caterina.
«O Romeo, Romeo...» ridacchia Raffaella.
«Questa è soltanto una versione ridotta dell’opera di Shakespeare, che richiederebbe molte prove e molte più persone a disposizione. Noi faremo soltanto un piccolo viaggio a Verona per conoscere i Montecchi e i Capuleti.»
«Io però ho il negozio a cui badare» frena Giuseppe. «Magari il lunedì? In giornata, sarebbe meglio.»
Il regista non ci fa caso e prosegue paziente: «Vorrei che andaste in profondità, lavorando molto sul sottotesto, cioè sui pensieri che collegano una frase a un’altra. Ogni parola che viene pronunciata ha un’urgenza da ricercare nell’intimità di Romeo, Giulietta, dello Speziale o di chiunque altro voi interpretiate. Tutto quello che reciterete ad alta voce sarà solo la punta di un iceberg».
«Fico!» interviene Benedetto. Caterina lo fulmina.
«Dovrete interrogarvi sulle emozioni che si agitano nel vostro personaggio, sui suoi desideri, sulle ...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Giulietta per 10 giorni - IN LOVE
  3. PROLOGO
  4. ATTO PRIMO
  5. ATTO SECONDO
  6. ATTO TERZO
  7. EPILOGO
  8. SCOPRI TUTTI I TITOLI DELLA COLLANA IN LOVE
  9. Copyright