L'estate del coniglio nero
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L'estate del coniglio nero

  1. 434 pagine
  2. Italian
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L'estate del coniglio nero

Informazioni su questo libro

È un'estate torrida e Pete ha già passato diverse settimane senza fare altro che ciondolare per casa... fino a quando squilla il telefono e la sua vita cambia per sempre. È Nicole, gli chiede di vedersi. Presto si separeranno, ognuno per la propria strada, il college, Parigi... Nicole pensa sarebbe carino incontrarsi per l'ultima volta con il gruppo dei vecchi amici, solo loro quattro: Pete, Nicole, Eric e Pauly. Pete le chiede di Raymond, anche lui è un vecchio amico, fa parte del gruppo. Raymond è un tipo strano, che sembra vivere in un mondo tutto suo al cui centro c'è un coniglio nero, Pete però gli è molto legato e vuole che sia con loro. Quella notte, quando i cinque si ritrovano al luna park, succedono cose strane. Raymond scompare misteriosamente. E anche Stella Ross, una ragazza del loro liceo diventata famosa, sparisce. Tutti pensano che i due eventi siano collegati, ma Pete vuole dimostrare a ogni costo che si sbagliano.

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Informazioni

Print ISBN
9788856617719
eBook ISBN
9788858510872

Diciannove

Papà aveva ragione. La polizia arrivò senza preavviso. Però aveva ragione anche sul fatto che John Kesey ci avrebbe avvertito. E così quando alle dieci del mattino dopo l’auto civetta si fermò davanti a casa, noi non solo la stavamo aspettando da quasi un’ora, ma sapevamo anche chi c’era a bordo e chi mi avrebbe interrogato alla stazione.
Quando il campanello suonò e papà andò ad aprire, io mi spostai in cucina con mamma e ci sedemmo al tavolo.
«Non dovremmo farci vedere indaffarati?» le dissi.
«A fare cosa?»
«Non so... qualcosa. Papà ha detto di comportarci normalmente, no? Come se non fossimo qui da un’ora ad aspettarli.» Vedendola seduta rigida davanti a me, non riuscii a non sorridere. «Anche sforzandoci, non riusciremmo a essere meno naturali di così, sai?»
«Parla per te.»
Sentii richiudersi la porta d’ingresso. Voci attutite nel corridoio, passi che venivano verso la cucina...
«Dai, su, parlami» disse mamma.
«Di cosa?»
«Di quello che vuoi. Fai finta che stiamo chiacchierando.»
«Chiacchierando?»
Mi fece il tipico sorrisetto da conversazione gentile, completamente falso. «Sì, come quando si discute un argomento, no?»
Io ricambiai il sorriso. «E quale argomento vuoi discutere?»
Prima che potesse rispondere, la porta della cucina si aprì e papà fece entrare due poliziotti. Uno era l’ispettore Barry, l’altro un agente più giovane col naso appuntito e capelli ricci e neri, foltissimi.
«Tutti e due già conoscete George Barry, vero?» ci disse papà.
Lo salutammo con un cenno e lui fece lo stesso.
Papà allora indicò quello più giovane. «E questo è l’agente Gallagher.»
Ci scambiammo altri cenni.
«Vorrebbero parlare con Peter a proposito di Raymond» spiegò a mamma. «Dovrà seguirli alla stazione.»
«Perché?» disse mamma guardando Barry. «Non potete parlargli qui?»
Barry lasciò fare a papà. «Stai tranquilla, è una cosa di routine. Devono prendergli le impronte digitali e verbalizzare il colloquio. Non ti devi preoccupare.»
Solo a quel punto Barry intervenne. «Se vuole accompagnare suo figlio può farlo, signora Boland.»
«Gli state chiedendo di seguirvi o glielo state ordinando?»
Con l’espressione di chi aveva già sentito quella domanda mille altre volte, Barry le disse: «A questo punto dell’indagine glielo stiamo solo chiedendo». Poi per la prima volta si rivolse a me. «Per te va bene, Pete?»
Guardai papà e lui fece sì con la testa.
Io allora chiesi a Barry: «Avete trovato Raymond?».
«Ne parliamo alla stazione.»
Uscimmo di casa e andammo alla macchina con Barry e Gallagher. La via era tranquilla. Un capo era ancora isolato e il sentiero verso il fiume era affollato da squadre di ricerca e da agenti della scientifica che lavoravano in silenzio. Due furgoni della polizia erano parcheggiati davanti a casa di Raymond e mentre salivo in macchina vidi una sagoma in tuta protettiva bianca portare fuori un computer, chiuso in una busta di plastica trasparente.
La sala interrogatori alla stazione non era fredda e minacciosa, ma a parte quello era praticamente uguale alle sale interrogatori dei telefilm: muri bianchi, moquette scura e quattro sedie. Su uno scaffale in un angolo c’era un registratore a due piastre e diversi accessori video erano sparsi su un tavolo, contro il muro in fondo.
Io e mamma eravamo seduti vicini, con Barry e Gallagher di fronte. Quando quest’ultimo accese il registratore e Barry cominciò a spiegarci perché io fossi lì e a chiarire che ero libero di andarmene in qualsiasi momento, io mi guardai le mani e cercai di sfregare via le tracce di inchiostro che avevo ancora sui polpastrelli. Mi avevano preso le impronte subito dopo l’arrivo. Avrei potuto rifiutarmi, come avrei potuto rifiutarmi di fornire un campione di dna, ma quando mi avevano detto che serviva per potermi escludere dai sospetti e che avrebbe forse accelerato le indagini sulla scomparsa di Raymond, io mi ero ritrovato senza grossa scelta.
Nello sfregare le spire e le curve, le isole e le creste, come le avevano chiamate i tecnici, cominciai a vederle come i contorni di una mappa e mi sentii come se dal cielo stessi guardando un paesaggio fatto di montagne e di colline...
«Ne sei consapevole, Pete?»
Alzai di scatto gli occhi verso l’ispettore Barry. «Scusi?»
«Hai capito bene quello che ti ho detto?»
«Sì.»
«Sicuro.»
«Sì, ho capito.»
«Bene.» Fece un sorriso tirato, poi disse: «Cominciamo, allora».
Per i primi dieci minuti tutto fu abbastanza normale. Barry mi chiese cosa fosse successo sabato sera. Io mi misi a raccontarglielo, mentre Gallagher prendeva nota di tutto. Ogni tanto Barry mi fermava e mi chiedeva di spiegare meglio qualche punto, tipo l’ora o altri piccoli dettagli, ma per lo più non mi interrompeva. Mi guardava soltanto e ascoltava ogni mia parola.
Poi però, subito dopo avergli detto dell’incontro con Tom Noyce e di come Raymond sembrasse conoscerlo, all’improvviso mi chiese qualcosa che non mi aspettavo.
«Parlami di Raymond.»
«In che senso?»
«Lo conosci da molto?»
«Sì, fin da quando eravamo piccoli.»
«E com’è?»
«Non capisco...»
«Be’, tu come lo descriveresti?»
«Mah... non tanto alto, capelli scuri...»
«No, non intendevo fisicamente. Che tipo di persona è?»
«Che tipo di persona?»
«Sì. È uno taciturno? Casinista? Timido? Socievole? Va d’accordo con gli altri?»
«È abbastanza taciturno. E non lo definirei granché socievole.»
«Perché no?»
«Non saprei... è un po’...»
«Un po’ cosa?»
Gettai un’occhiata a mamma.
Lei disse: «Raymond è sempre stato...».
Barry la interruppe alzando una mano. «Mi scusi, signora Boland, ma vorrei sentirlo da Peter, se non le dispiace.» Poi si rivolse di nuovo a me. «Dicevi?»
Mi fece anche un sorrisetto pieno di condiscendenza che mi infastidì, ma poi ricordai che papà mi aveva detto di stare calmo, così respirai e continuai. «È un po’ diverso dagli altri. Mi sa che ha avuto un sacco di problemi...»
«Problemi di che tipo?»
«Prepotenze a scuola, difficoltà in casa... roba così, insomma.»
«Lo definiresti come introverso?»
«Forse sì, ma non in senso...»
«Si arrabbia facilmente?»
«No.»
«Ha mai avuto comportamenti strani?»
«Strani come?»
«Qualsiasi cosa fuori dal normale...»
«Tutti facciamo cose strane a volte.»
«Questo è vero, ma non stiamo parlando di noi in generale, no? Stiamo parlando di Raymond. È mai stato violento?»
«No» dissi con fermezza. «Mai.»
«Non si è mai vendicato delle prepotenze?»
«No.»
«Ha la ragazza?»
«E questo cosa c’entra?»
«Rispondi alla domanda, per favore. Ha la ragazza?»
«Non che io sappia.»
«L’ha mai avuta?»
«Non lo so...»
«Il ragazzo?»
«Non è gay...»
«La ragazza, allora.»
«Gliel’ho appena detto, non so se ha mai avuto una ragazza o meno.»
«Ma non è tuo amico?»
«Sì.»
«Un buon amico?»
«Sì.»
«E allora lo sapresti se ha mai avuto una ragazza, no?»
«Non è che mi racconta tutto.»
«Ti racconta le cose che gli passano per la testa?»
«Quali cose?»
«Le ragazze, il sesso...» Rise. «Le solite cose di cui parlano gli adolescenti.»
«Scusi» si intromise mamma «ma ce n’è proprio bisogno?»
«Non glielo chiederei, altrimenti.»
«Sì, ma non potrebbe...?»
Lui alzò di nuovo la mano per interromperla. «Per cortesia, signora Boland. Capisco le sue preoccupazioni, ma potrebbe lasciar rispondere Peter?»
Mamma fece un’espressione che descriveva benissimo quanto fosse irritata, ma si tenne ogni altro pensiero per sé.
«Senti, Peter» continuò Barry, «sto solo cercando di farmi un’idea del carattere di Raymond, della sua personalità. Mi capisci? Se riuscissi a entrare nella sua testa...»
«So benissimo cosa vuole fare» gli dissi. «Vuole scoprire se Raymond è un pervertito o roba del genere. Vuole sapere se è fuori abbastanza da fare qualche cazzo di...»
«Pete!» scattò mamma. «Modera i termini!»
«Sì, ma...»
«Lo so che sei agitato» mi disse severa «ma non è il caso di essere volgare.»
«E va bene. Però è vero, no?» tornai a dire a Barry. «È a questo che vuole arrivare.»
«Sto solo facendo il mio lavoro, Pete. Nient’altro. Devo capire se la scomparsa di Raymond ha a che fare con quella di Stella.»
«E se non c’entra?»
«Be’, se sarà quello il caso...»
«Non lo state neanche prendendo in considerazione, vero? Date già per scontato che è colpa sua se è successo qualcosa a Stella.»
«Noi non diamo per scontato niente...»
«Ah, no?»
Barry mi fissò con uno sguardo freddo e duro. Era evidente che si stava incazzando con me, perché mettevo in dubbio la sua integrità. Lo stavo accusando di arrivare a conclusioni affrettate. Mi stavo comportando da rompicoglioni. E a lui non piaceva per niente.
«Bene, Terry» disse piano all’agente Gallagher. «È ora di dare un’occhiata al video.»
Gallagher prese una cassetta da una busta per terra e la portò al videoregistratore. Io lo osservai incuriosito. La inserì, prese un teleco...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. L'estate del coniglio nero
  3. Uno
  4. Due
  5. Tre
  6. Quattro
  7. Cinque
  8. Sei
  9. Sette
  10. Otto
  11. Nove
  12. Dieci
  13. Undici
  14. Dodici
  15. Tredici
  16. Quattordici
  17. Quindici
  18. Sedici
  19. Diciassette
  20. Diciotto
  21. Diciannove
  22. Venti
  23. Ventuno
  24. Ventidue
  25. Ventitré
  26. Ventiquattro
  27. Venticinque
  28. Ventisei
  29. Ventisette
  30. Ventotto
  31. Ventinove
  32. Trenta
  33. Trentuno
  34. Copyright