A Medjugorje con Maria
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A Medjugorje con Maria

I segreti che la Madonna mi ha affidato

  1. 196 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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A Medjugorje con Maria

I segreti che la Madonna mi ha affidato

Informazioni su questo libro

Medjugorje, in lingua bosniaca, significa “borgata fra le colline”. E da oltre trent’anni, le folle di pellegrini, curiosi e scettici, che si arrampicano su quelle pendici irte di rocce e rovi, affermano di aver trovato qualcosa di speciale. Che cosa? Alcuni parlano di miracoli e visioni mariane, altri di guarigioni fisiche e psichiche, altri ancora di pace del cuore, speranza e gioia.
Vicka Ivankovic, la più famosa e amata dei sei veggenti di quel piccolo paese, si rimette in tutto e per tutto al giudizio di papa Francesco e della Chiesa, ma non può fare a meno di narrare gli eventi straordinari di cui è stata protagonista, che hanno sconvolto la sua vita, quella della sua famiglia e della sua comunità.
Per la prima volta Vicka racconta tutto di sé della sua infanzia poverissima, dei nonni e dei genitori, della prima apparizione e di come la Regina della Pace le fa compagnia mostrandosi quotidianamente, alle 17.40, con messaggi per lei e per il mondo.
Grazie alla penna dell’amico giornalista don Michele Barone, non tralascia nulla di sé, narrando episodi mai raccontati della sua quotidianità matrimoniale e di famiglia, dei figli e di come anche nella malattia che l’ha colpita non ha mai smesso di abbandonarsi al volere di Dio, affidandosi alle amorevoli mani della “signora dagli occhi celesti”, la “Gospa”.
Una testimonianza straordinaria che per particolari inediti, fenomeni mistici e rivelazioni turberà anche gli increduli.

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Informazioni

Print ISBN
9788856643558
eBook ISBN
9788858512890
1

La mia infanzia

Sono nata a Bijakovici, vicino a Medjugorje, il 3 settembre 1964. Il mio vero nome è Vida, che significa vita: Vicka è un diminutivo, e tutti mi hanno sempre chiamata così.
Non ho mai conosciuto i miei nonni, ma solo le nonne. Quella materna è vissuta sempre a casa nostra e si chiamava Vida, è da lei che ho preso il nome. Quella paterna, invece, si chiamava Mara.
In questo momento affiorano alla mia mente tanti ricordi bellissimi legati a loro due, in modo particolare alla prima. È stata nonna Vida che mi ha allevato. Fin da piccola, appena nata, dormivo nel letto con lei insieme ai miei fratellini.
Ogni mattina, quando ci svegliavamo – eravamo cinque sorelle e tre fratelli – la nonna ci preparava una buonissima colazione. L’ingrediente migliore, quello che rendeva tutto più buono e speciale, era l’amore. Dava da mangiare ai quattro che andavano a scuola e dovevano uscire un po’ prima. Quelli più piccoli, invece, facevano colazione dopo.
Prima dei pasti, la nonna diceva queste parole: «Il Signore ci benedica. Prima preghiamo e salutiamo la Madonna che benedice il cibo, poi mangiamo e andiamo».
Quando tornavamo da scuola trovavamo il pranzo pronto e di nuovo si benediceva il cibo, si salutava la Vergine e poi si andava a lavorare. La sera, dopo essere rientrati, pregavamo di nuovo prima di cena, benedicevamo il cibo e ringraziavamo il Signore per la giornata appena trascorsa.
Dopo aver mangiato, infine, recitavamo tutti insieme il rosario. Era proprio in questo momento che la nostra famiglia si univa ancora di più nell’amore e nella lode al Signore. In quel tempo la preghiera era ciò che univa le famiglie.
Ho un altro ricordo molto bello degli anni della mia infanzia. In casa eravamo otto fratelli, poi c’era la mamma, la nonna e con noi viveva anche mia cugina Mirjana. Abitava con noi perché i suoi genitori erano andati a lavorare in Germania; andavamo a scuola insieme.
Una sera, mentre eravamo tutti fuori di casa a recitare il rosario, passò da quelle parti il nostro parroco padre Jozo, non il sacerdote che era a Medjugorje all’epoca della prima apparizione, ma il suo predecessore. Ci vide così uniti che disse: «Com’è bello vedervi tutti insieme a recitare il rosario, lo dite con una forza che si sente in tutto il paese».
Tutti sapevamo l’ora in cui si doveva pregare e dovevamo essere a casa puntuali, ovunque fossimo stati. Se avessimo mancato quell’appuntamento non avremmo potuto cenare. Se non si pregava, non si mangiava.
Nonna Vida è stata una grande persona: mi ha cresciuta ed è stata molto forte. È stata lei che ha fatto nascere in me l’amore per la preghiera. Ci ha insegnato più a pregare che a lavorare. Le prime parole di preghiera che ho pronunciato derivano da lei. Mi ha sempre detto che nella nostra vita dobbiamo mettere tutto nelle mani di Dio. È stata un pilastro fondamentale per la mia crescita, non solo spirituale, ma anche umana. Mi ha insegnato a pulire, a lavare e a cucinare, tutto ciò che poteva insegnare a una ragazzina, lei l’ha fatto.
In quel periodo tutte le famiglie o quasi avevano degli animali, pecore, capre, mucche; la nonna ci ha insegnato a pascolare, a mungere e a lavorare nei campi, perché c’era tanta povertà.
L’altra nonna, Mara, viveva a Miletina, un po’ distante da casa nostra, ma veniva spesso a trovarci, oppure eravamo noi che andavamo da lei. Pur abitando più lontano non faceva mai mancare la sua presenza.
2

Mamma e papà

I miei genitori sono stati persone meravigliose. Erano molto credenti, profondamente legati e affezionati alla Chiesa, come del resto tutta la gente del nostro paese.
Mio padre si chiamava Petar (Pero) ed è morto nel 2007. È stato straordinario, per mantenerci ha fatto grandi sacrifici. I comunisti lo avevano arrestato, ma dopo essere stato rilasciato non si sentiva comunque al sicuro, così è andato a lavorare per trentacinque anni in Germania. Ha speso più della metà della sua vita lontano da noi, per non farci mancare nulla, anche all’interno della nostra povertà. Quando i miei fratelli e io abbiamo ricevuto la prima comunione e la cresima, lui purtroppo non c’era.
Lavorava nel settore dell’edilizia, era bravissimo nel suo mestiere: costruiva case, strade, cimiteri e tutto ciò che riguardava quel settore. Una volta, durante un’apparizione, la Madonna mi ha fatto vedere mio padre in Germania.
Era rientrato a casa dall’estero dopo le prime apparizioni, per farsi raccontare quello che era successo. Purtroppo, però, dovette ripartire il mattino dopo, perché correva voce che la polizia comunista volesse arrestarlo di nuovo.
Mia madre si chiama Zlata, ha settantotto anni e ringraziando la Madonna è ancora viva. Il suo amore per tutti noi è stato ed è sempre molto grande! Anche lei ha fatto tanti sacrifici durante la sua esistenza.
È nata a Miletina, vicino a Medjugorje, è cresciuta con la madre e la sorella e viveva insieme ai nonni e agli zii. Sebbene avesse l’aiuto della nonna, ha dovuto accudire e far crescere otto figli. Ogni giorno andavamo con lei nei campi e nelle vigne. Si occupava anche della campagna, faceva tutto. Non ci è mancato mai niente, ci ha trasmesso tanti buoni insegnamenti e finché ha lavorato nei campi noi le abbiamo dato una mano. Siamo stati sempre insieme, sempre uniti e vicini.
Si preoccupava anche della scuola e controllava se facevamo tutti i compiti; si informava sempre, ci aiutava e andava ai colloqui con i professori.
Il nostro lavoro era costantemente accompagnato dalla preghiera. Quando sopraggiungeva l’ora dell’Angelus, tutti insieme ci fermavamo e recitavamo questa bellissima preghiera. Il contatto con la natura ci faceva crescere nella fede e nella gioia, perché in ogni cosa guardavamo ammirati la creazione di Dio.
Quando mio padre è tornato dalla Germania ha aiutato la mamma nel lavoro dei campi.
Tutti questi ricordi per me sono belli, perché mi fanno ripensare a tutto l’amore e ai sacrifici dei miei genitori, che ci hanno aiutato a crescere bene. Ricordo che ogni volta che papà rientrava, per noi era una grande festa, non vedevamo l’ora di abbracciarlo, di giocare e parlare con lui. Trascorrevamo tanto tempo insieme perché sapevamo che sarebbe ripartito presto. È vero che soffrivamo molto, ma eravamo anche contenti del fatto che stesse bene, che andasse in un posto tanto lontano per noi.
Così anche noi diventavamo più responsabili: lui lavorava da una parte e noi dall’altra, nei campi, nella vigna e producevamo anche il tabacco.
A me piaceva molto arare la terra con la motozappa e lo facevo con gioia, anche perché i miei fratelli erano più piccoli, non ce la facevano e avevano anche un po’ paura.
Ricordo che una volta, proprio mentre lavoravo con la motozappa, mi sono fatta male, avevo una ferita profonda dove si era formato anche il pus, poi ringraziando Dio è passato tutto.
Quando mio fratello Antonio è cresciuto, mi ha tolto quel lavoro che mi piaceva tanto, perché era diventato più robusto di me.
Ritornando alla figura di mio padre, posso dire che è stato proprio una grande persona, un papà esemplare: ha fatto tutto per amore di tutti noi, per mandarci a scuola e farci crescere bene.
Grazie ai sacrifici dei miei genitori ho potuto frequentare la scuola.
Gli otto anni della scuola d’obbligo li ho fatti a Citluk, ma poi quando ho iniziato le medie sono dovuta andare a Mostar, perché la scuola era solo lì. Inoltre ho frequentato il primo anno superiore nell’Istituto Tecnico per le materie tessili a Mostar, ma poi mi sono fermata, non ho più proseguito.
Degli anni scolastici ho tanti ricordi belli, con tutti i miei ex compagni ho ancora oggi un rapporto bellissimo.
3

La nascita della fede

Vicino alla nostra scuola di Mostar c’era la chiesa dei francescani: quando avevamo tempo libero andavamo ad assistere alla santa messa, oppure, se era aperta, entravamo per pregare. Siamo stati vicini alla fede e alla religione fin da piccolissimi.
La domenica era per noi il giorno più bello e importante della settimana, quello che suscitava nel nostro cuore una grande emozione. Sapevamo bene che era il giorno del Signore e per nessun motivo al mondo potevamo mancare all’incontro con Lui.
Avvertivamo intensamente la presenza di Gesù, era Lui la nostra unica forza, anche perché vivevamo in un paese dominato dal comunismo. Anche se potevamo assistere alla messa, dovevamo sempre fare attenzione. Ricordo che andavamo a piedi, alcuni partecipavano alla celebrazione delle 8 e altri a quella delle 11. Ci mettevamo sempre a disposizione del parroco, che ci invitava a fare le letture durante la celebrazione.
Ho sempre avuto un bellissimo rapporto con Gesù e la Madonna; anche prima delle apparizioni mi sentivo sempre molto vicina a loro, ma in maniera diversa rispetto a quando ho iniziato a vedere la Vergine tutti i giorni.
Ricordo che quando entravo nella nostra chiesa che è dedicata a san Giacomo e guardavo la Madonna di Lourdes, che si trova a destra dell’altare, pensavo che fosse bellissima. Poi, da quando l’ho vista la prima volta, posso dire che la sua bellezza non si può né descrivere né raffigurare, perché è una bellezza che non esiste qui sulla terra.
Con Maria avevo un’amicizia particolare, perché Lei è madre e senti la sua vicinanza, è qualcosa di diverso da tutto il resto. Dopo le apparizioni le cose sono cambiate un po’, naturalmente.
Con Gesù ho sempre avuto una relazione fatta di rispetto profondo. Mi è sempre stato vicino e mi sono abbandonata completamente a Lui, avvicinandomi sempre di più.
Molti mi hanno chiesto se a sedici anni, prima che mi apparisse la Madonna, coltivassi dei sogni nel cassetto. Devo ammettere che non ho mai pensato a una cosa precisa, anche perché il tempo libero era sempre poco. Eravamo sempre occupati dalle pecore, dalle capre e dalle mucche, dovevamo portarle al pascolo. Avevamo anche i maiali e le galline e poi c’era la vigna. Non c’era spazio per altre cose.
4

I nostri giochi

La famiglia, la pastorizia e la vita di preghiera non ci toglievano tempo per il gioco. Anzi, ricordo che andavamo parecchio in giro e che ci divertivamo tanto nella strada vicino a casa con la palla di gomma o le biglie di legno, anche perché in quel periodo non passavano ancora molte automobili.
A quel tempo non avevamo i giochi sofisticati ed elettronici che ci sono adesso, ma eravamo contentissimi lo stesso, ci divertivamo nella semplicità. Dove ancora oggi c’è la scuola giocavamo a “campana”: disegnavamo una campana grande suddivisa in riquadri con numeri all’interno, dove dovevamo lanciare una piccola pietra e poi saltellare su una gamba sola, prenderla e uscire di nuovo fuori, e avanti così. Era davvero molto divertente.
Eravamo tutti affezionati l’uno all’altro. Eravamo tutti uguali, tra noi bambini non c’era differenza. Nella mia famiglia eravamo otto fratelli, mia zia che viveva vicino a noi aveva sette figli. Una volta le famiglie erano molto numerose e i bambini si riunivano sempre insieme. È stata una cosa naturale volerci bene, senza gelosie, odio o invidia; nessun sentimento cattivo affiorava dal nostro cuore. Dividevamo tutto, qualsiasi cosa avessimo era pronta per essere condivisa, non era mai di uno solo o di una sola famiglia, tutto veniva messo in comune.
Il mondo di oggi, invece, è troppo egoista, troppo complicato: tutti quelli che hanno bambini sentono il peso della...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. A MEDJUGORJE CON MARIA
  4. Prefazione
  5. 1. La mia infanzia
  6. 2. Mamma e papà
  7. 3. La nascita della fede
  8. 4. I nostri giochi
  9. 5. Un ritrovamento strano...
  10. 6. La prima apparizione
  11. 7. La formazione del gruppo dei sei veggenti
  12. 8. Le prime parole della Madonna
  13. 9. La terza apparizione: la Regina della Pace
  14. 10. Il messaggio della pace
  15. 11. La prima domenica con la Madonna
  16. 12. Visite mediche
  17. 13. Un’apparizione “diversa”
  18. 14. Una brutta sorpresa
  19. 15. L’incontro con la Madonna nel cuore della notte
  20. 16. La nostra parrocchia e padre Jozo
  21. 17. Le apparizioni sul Križevac
  22. 18. I miei diari
  23. 19. Ripetuti incontri d’amore
  24. 20. La mia normalità
  25. 21. La prova della malattia
  26. 22. Altre sofferenze
  27. 23. La mia giornata
  28. 24. Mamma e moglie
  29. 25. La bellezza della Madonna
  30. 26. La Madonna insieme a Gesù
  31. 27. I nostri destini e le nostre scelte
  32. 28. Viaggio in Paradiso, Purgatorio e Inferno
  33. 29. I messaggi della Madonna
  34. 30. Satana ci combatte ogni giorno
  35. 31. La vocazione
  36. 32. La bellezza della vita
  37. 33. Gioia e santità
  38. 34. I dieci segreti
  39. 35. La vita di Maria
  40. 36. La mia famiglia
  41. 37. Il mio matrimonio
  42. 38. I figli
  43. 39. La preghiera in famiglia
  44. 40. La mia vita nelle mani della Gospa
  45. 41. Il mio rapporto con i pellegrini
  46. 42. I frutti di Medjugorje
  47. 43. L’amore per il Papa, i vescovi e i sacerdoti
  48. 44. Imparare a dire “grazie”
  49. Copyright