L'uomo che non ho scelto
eBook - ePub

L'uomo che non ho scelto

  1. 82 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

L'uomo che non ho scelto

Informazioni su questo libro

Marlie non è una che cerca grane, ma questa volta i guai sembrano cercare lei, quando per una casualità ritrova il suo ex-fidanzato su un sito di liste nozze. Marlie, sposata a un altro uomo da anni, non potrà fare a meno di chiedersi come sarebbe potuta essere la sua vita se non l'avesse lasciato. Un matrimonio è di scena anche in Letto nuziale, quello di Josie, che è alle prese con i preparativi finali e una snervante crisi prematrimoniale, durante la sua ultima notte da single. Due racconti sulle scelte d'amore, in cui Jennifer Weiner dimostra ancora una volta tutta la sua profondità e ironia. Contiene le prime pagine del nuovo romanzo dell'autrice, La prima cosa bella.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a L'uomo che non ho scelto di Jennifer Weiner in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Print ISBN
9788838462092
eBook ISBN
9788858510292

L’UOMO CHE NON HO SCELTO

Marlie Davidow non era il genere di donna che va a caccia di grane. Ma un venerdì sera di settembre, grazie alla sua curiosità e ai prodigi di internet, furono le grane a trovare lei.
Suo fratello Jason e la futura sposa avevano fatto la lista nozze su WeddingWishes.com. Marlie, relegata in casa con il figlio di sei mesi, aveva preso l’abitudine di comprare tutto on-line, seduta sul divano beige dove passava la maggior parte del suo tempo: a nutrire il piccino, a cullarlo o a tentare di farlo smettere di piangere. Quindi, quel fatidico venerdì, dopo che finalmente Zeke aveva ceduto al sonno, lei si era ripulita la maglietta dall’omogeneizzato di pera, aveva messo il computer portatile sul bracciolo del divano ed era riuscita ad accaparrarsi un set di coltelli per il valore di duecento dollari. Mentre completava il suo ordine, si chiese se fosse opportuno inviare dei coltelli alla coppia come regalo di nozze o se invece portassero sfortuna. “Troppo tardi” pensò, e si strofinò gli occhi. Erano le nove (a quell’ora, prima di fare un figlio, la notte doveva ancora cominciare), ma Drew era ancora al lavoro e lei era stanca come se avesse corso la maratona.
Tanto per togliersi lo sfizio, Marlie digitò il suo nome e riguardò quello che aveva scelto lei, con un fondo di malinconia al ricordo di quando aveva compilato la sua lista nozze. Lei e Drew l’avevano trasformata in un’esperienza piacevole: si concedevano dei tranquilli brunch prima di andare al negozio di Macy’s, nel centro commerciale Paramus dove passavano ore a guardare le porcellane e i cristalli, gli shaker da martini d’argento e i bicchieri da margarita messicani.
Due anni e tre mesi dopo il loro matrimonio, i cristalli e l’argenteria erano ancora imballati nelle scatole originali, accatastate nella cantina di sua madre, in attesa che arrivasse il giorno in cui lei e Drew si sarebbero trasferiti dal bilocale del Upper East Side in un appartamento con una sala da pranzo, o per lo meno con un po’ di spazio per riporre il tutto. I piatti eleganti li avevano tirati fuori due volte, esattamente il numero di volte che Marlie aveva organizzato delle cene dopo aver lasciato il suo lavoro di direttore della pubblicità per una piccola compagnia teatrale di Chelsea, per restare a casa con Zeke.
Squillò il telefono. Marlie prese il ricevitore e controllò il numero che era comparso sul display. Web-Worx. Cioè Drew. Che probabilmente stava chiamando per dire che avrebbe fatto più tardi del solito. Nascose il telefono sotto un cuscino del divano e spinta da un impulso che non riuscì a controllare, tornò al computer e digitò le parole “Bob Morrison” nello spazio riservato al nome dello sposo o della sposa e schiacciò INVIO prima di perdere il coraggio.
“Niente” pensò mentre la piccola clessidra girava sullo schermo. Negli ultimi quattro anni, a intervalli regolari, aveva cercato Bob su internet, digitando il suo nome oziosamente dal computer del suo posto di lavoro. Non aveva mai trovato niente, a parte i soliti tre o quattro link: Bob citato tra i partecipanti di una gara di corsa al college, tra le firme del necrologio di suo nonno, o insieme a un altro gruppetto di diplomati di una scuola d’arte di Long Island. D’altra parte, se Bob si fosse sposato, Marlie sapeva che se lo sarebbe sentito a livello profondo. Dopo tutto il tempo che avevano vissuto insieme, per non parlare del tempo che avevano dormito insieme, l’avrebbe saputo e basta.
Ma questa volta sullo schermo comparve una scritta. UNA COPPIA CORRISPONDE ALLA SUA RICERCA: BOB MORRISON e KAREN KRAVITZ. MANHASSET, NEW YORK.
Marlie spostò di scatto la testa, come se avesse ricevuto uno schiaffo. Bob Morrison. Manhasset. “Quello è il mio Bob” pensò e scosse la testa con violenza perché Bob non era più suo. Avevano rotto da quattro anni. Poi aveva conosciuto Drew e ora erano sposati; lei era la signora Drew Davidow, madre di un bambino piccolo, che non era di Bob.
CLICCARE QUI PER VEDERE LA LISTA NOZZE, invitava il testo posizionato in cima alla pagina. Marlie cliccò e lesse tutta la lista, con la bocca spalancata e gli occhi inondati dalla luce blu dello schermo finché non arrivò a casa suo marito, pallido ed esausto, e appoggiò la cartella accanto alla borsa del cambio. «Stai bene?» le chiese. Lei lo guardò intontita e fece per alzarsi. Il bambino aveva ricominciato a piangere.
«No, non ti preoccupare, vado io.» Drew fece un sorriso stanco e si diresse verso la zona della loro camera da letto dove dormiva Zeke. «Ehi, ometto» lo sentì dire. Riuscì ad alzarsi e barcollò fino in camera da letto. “Mi stendo un attimo” pensò, appoggiando la testa sul cuscino. Chiuse gli occhi e quando li riaprì erano le tre di mattina. Drew era sul divano con Zeke che gli dormiva sul petto, ma stava cominciando ad aprire gli occhi in quel momento. Marlie si slacciò rapidamente il reggiseno da allattamento, prese Zeke in braccio e alla fine si addormentarono tutti e tre sul divano.
«Sta per sposare una donna che ha messo in lista nozze una bilancia da cucina di precisione» raccontò Marlie quel lunedì mattina alla sua migliore amica Gwen, dopo un pranzetto nel loro ristorante giapponese preferito di Midtown. Gwen, che era amica di Marlie dai tempi del college e aveva diviso con lei il primo appartamento a New York, si era sposata a venticinque anni ed era rimasta incinta a ventisette, poi era tornata a lavorare in pubblicità quando la figlia era entrata all’asilo. Quel giorno indossava un paio di stivali con il tacco alto, jeans attillati e una bella giacca di tweed con dei volant sui polsi, il tutto integrato da una meravigliosa borsa di vernice rossa. Marlie aveva una borsa del cambio e indossava ancora i jeans premaman. Non era mai stata magra e stava facendo molta fatica a perdere gli otto chili (nove, per essere sinceri) che aveva preso in gravidanza e che sembravano trovarsi molto a loro agio sui suoi fianchi.
Gwen sollevò le sopracciglia. «E noi come lo sappiamo?»
Marlie le fece un resoconto riassunto della storia mentre dondolava il passeggino di Zeke con il piede: stava comprando il regalo di suo fratello, quando aveva pensato di inserire il nome di Bob...
Gwen spalancò gli occhi grandi e tondi color nocciola, poi con voce calma disse: «E tu perché diavolo l’hai fatto?».
Marlie arrossì. «Be’, per curiosità, credo. Ma non è questo il punto. Il punto è che sta sposando il mio esatto contrario! L’anti-me!» Spinse il passeggino con troppo entusiasmo e urtò il tavolino, rovesciando un po’ di tè verde sul piatto e addosso a Gwen. «Oh, Dio. Mi dispiace!»
«Non ti preoccupare» disse Gwen un po’ troppo in fretta, mentre cercava di asciugare quel casino senza bagnarsi i volant. «È solo un po’ di tè verde. Quindi questa storia dell’anti-te si basa su una bilancia?»
«Quale donna mette in lista nozze una bilancia?» chiese Marlie.
«Una donna che dà importanza alle porzioni, immagino.»
«Una stronza filiforme» borbottò Marlie, porgendo all’amica un tovagliolo. «E se tu dovessi regalargli una bilancia, che cosa scriveresti nel biglietto? “Con i miei migliori auguri per una felice vita insieme. PS: attenti a non ingrassare”?»
«Forse basterebbe “Congratulazioni”» disse Gwen.
«Non si tratta solo della bilancia» disse Marlie. «C’era anche un piatto per i tacos con il buco in centro per la salsa. E il servizio di piatti era beige. Beige!» Scosse la testa, con il cuore che batteva, rendendosi conto che questa storia la faceva arrabbiare più di quanto avesse potuto prevedere. «Beige. Un colore così noioso.» Già pensò con amarezza. Come se la sua vita fosse tanto esaltante. Il massimo dello svago ultimamente consisteva nel guardare più di venti minuti di fila il talk-show di Oprah.
Gwen appoggiò le bacchette. «Okay, ascoltami. Non ci staremo mica per imbarcare un’altra volta nell’incubo Bob Morrison?»
«Non so di cosa stai parlando.»
«L’ossessione. L’agonia. Le telefonate da ubriaca.»
«L’ho fatto una volta sola» protestò Marlie. I polsini di Gwen erano bagnati. Marlie tirò fuori dalla borsa un Pampers e lo passò all’amica.
«Gli hai fatto la posta sotto casa» continuò Gwen imperterrita, puntando un bastoncino cinese per dare più enfasi a quello che stava dicendo.
«Tecnicamente, non posso avergli fatto la posta sotto casa, se ero a piedi» disse Marlie. «Ascolta, Gwen, se fosse lui l’uomo con cui ero destinata a stare? E se...» Diede un morso a un rotolino di sushi, si versò dell’altro tè e tirò fuori dal baccello dei fagioli di soia verdi. Quando alzò gli occhi, Gwen la stava guardando in attesa che continuasse, con la testa di lato e gli occhi spalancati.
Lei sospirò e disse riluttante: «E se fosse proprio lui?».
Gwen sembrò colta alla sprovvista, come se non avesse mai messo in discussione il rapporto con suo marito. E probabilmente non l’aveva mai fatto, pensò Marlie. E forse era anche comprensibile quando una aveva un marito bello, piacevole, innamorato che per giunta assomigliava a Tom Cruise, ma più alto e meno pazzo. «Be’, tanto per cominciare hai sposato un altro e ci hai fatto un bambino insieme» disse Gwen.
Marlie sospirò. Era vero. Gwen appoggiò le bacchette sul piatto e guardò intensamente la sua amica. «Marlie, era quello che volevi. Volevi Drew, volevi un bambino, volevi smettere di lavorare. Ricordi?»
Marlie annuì. Si ricordava chiaramente di quella volta che stavano mangiando nello stesso ristorante e lei, mentre faceva saltellare sulle ginocchia Ginger, la figlia di Gwen, aveva confessato di desiderare la stessa cosa per sé. Ma Ginger era una neonata rotonda e adorabile e si era trasformata in una bambina deliziosa, con la sua collezione di borsette di La Sirenetta e le lezioni di danza classica dopo la scuola, e Gwen con la sua casa linda, la sua tata e quel marito felice e accomodante, dava l’impressione che fosse tutto così facile. Chissà se i primi sei mesi di maternità di Gwen erano stati orribili quanto i suoi? E se sì, si chiese Marlie, gliel’avrebbe detto?
«Lo so che ora le cose sono difficili» disse Gwen. «I matrimoni attraversano dei momenti durissimi.»
«Anche il tuo?» chiese.
Gwen si strinse nelle spalle. «Be’, certo. Ti ricordi quella volta che abbiamo litigato ferocemente perché sua madre doveva venire in vacanza con noi?»
Marlie annuì, anche se per quel che si ricordava lei la lite era finita dopo un solo giorno, quando Paul aveva acconsentito ad aggiungere il costo di un altro bungalow al loro soggiorno a Scottsdale. Mentre Marlie, una o due volte, di notte, quando era così stanca da non riuscire a muoversi, aveva pensato che gli ultimi avvenimenti del suo matrimonio avevano oltrepassato i confini del “difficile” per varcare quelli del “questa storia è uno sbaglio”. Drew e i suoi soci stavano per lanciare sul mercato WebWorx. Suo marito usciva di casa prima delle otto di mattina e raramente tornava prima delle nove di sera, e lei non poteva nemmeno lamentarsi, perché era l’unico a portare a casa uno stipendio. Non avrebbe mai immaginato che occuparsi di un neonato l’avrebbe lasciata così spompata, così irritabile e bisognosa di un contatto umano con degli adulti, oltre ai dieci minuti di conversazione che Drew riusciva a sostenere prima di piombare addormentato, quando finalmente tornava a casa.
«Vedrai che le cose miglioreranno» disse Gwen. Guardò il suo minuscolo orologio d’oro, si accarezzò i capelli stirati e si alzò in piedi. «So che è un momento difficile, ma fidati di me. Cerca di superarlo. Prima o poi Zeke comincerà a camminare, a parlare e a dormire, e tu starai di nuovo bene.» Rivolse a Zeke un’occhiata piena di amore e si piegò a dargli un bacio sulla guancia. «E credimi, ti pentirai di aver desiderato che finisse così in fretta. Il tempo passa troppo velocemente.»
Marlie annuì, provando un’ondata di gelosia così improvvisa e violenta che le parve di aver preso un pugno. Non aveva niente a che spartire con Gwen, i suoi volant, gli stivali così belli. Gwen non doveva affrontare un pomeriggio che avrebbe incluso l’interminabile replica di ragno Itsy-Bitsy e tre cesti di biancheri...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. L'uomo che non ho scelto
  3. L’UOMO CHE NON HO SCELTO
  4. IL LETTO NUZIALE
  5. Nota dell’autrice
  6. Ringraziamenti
  7. LA PRIMA COSA BELLA
  8. I romanzi e i racconti di Jennifer Weiner
  9. Copyright