
- 400 pagine
- Italian
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eBook - ePub
L'altra Genesi
Informazioni su questo libro
I testi sacri e i racconti del mito non rivelano solamente una preziosa testimonianza morale, né possono unicamente essere considerati un'affascinante creazione fantastica. Per Zecharia Sitchin sono soprattutto la memoria di un sorprendente sapere tecnologico: antiche conoscenze perdute, che hanno consentito a popoli da tempo scomparsi di descrivere accuratamente dettagli del nostro sistema solare, che noi solo ora stiamo scoprendo, grazie all'esplorazione dello Spazio. I racconti di Adamo ed Eva, del diluvio che sconvolse la terra, della pioggia di fuoco su Sodoma e Gomorra narrano in realtà tutta un'altra storia. E fanno di scienza e mito due facce della stessa medaglia.
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2014Print ISBN
9788838475375eBook ISBN
9788858512494Capitolo Undicesimo
BASE SPAZIALE SU MARTE
Dopo aver conquistato la Luna, il genere umano non vede l’ora di mettere piede su Marte.
In occasione del ventesimo anniversario della prima discesa dell’uomo sulla Luna il presidente degli Stati Uniti illustrò i passi successivi verso la conquista del pianeta esterno più vicino alla Terra. Parlando al National Air and Space Museum a Washington, con al fianco i tre astronauti dell’Apollo 11 – Neil A. Armstrong, Edwin E. Aldrin Jr. e Michael Collins – il presidente Bush illustrò le varie fasi. Il primo passo sarebbe stato il passaggio dal programma delle navette alla messa in orbita di una stazione spaziale permanente dove assemblare i veicoli più grandi, necessari per raggiungere punti più distanti dello spazio. Il secondo passo sarebbe stato la creazione di una base permanente sulla Luna, dove costruire e testare i materiali, l’equipaggiamento e il tipo di combustibile necessario ai lunghi viaggi spaziali. Contemporaneamente sarebbero state raccolte esperienze sulle condizioni di vita e di lavoro per soggiorni prolungati nello spazio. E, infine, ci sarebbe stata la spedizione vera e propria su Marte.
Giurando di fare degli Stati Uniti «una nazione che viaggia nello spazio», il presidente rivelò l’obiettivo di «tornare sulla Luna, tornare al futuro [...] e poi di compiere un viaggio nel domani, verso un altro pianeta: inviare su Marte una missione con equipaggio».
“Ritorno al futuro”. La scelta delle parole forse fu una coincidenza, forse no. La premessa che andare nel futuro significhi tornare al passato, probabilmente, era qualcosa in più di un semplice slogan.
Abbiamo prove che una “base spaziale su Marte”, titolo di questo capitolo, non fa riferimento a un progetto futuro, bensì a un evento del passato: prove che nell’antichità esisteva una base spaziale su Marte; e, cosa ancora più sorprendente, che forse è stata riattivata proprio sotto i nostri occhi.
Se l’uomo si avventura nello spazio, il pianeta Marte è la meta ideale. La strada verso altri mondi deve avere stazioni di sosta legate alle leggi dei moti celesti, al peso e all’energia, alle necessità di sopravvivenza dell’uomo e ai limiti di sopportazione fisica e mentale. Una nave spaziale in grado di portare un’équipe di astronauti su Marte e di riportarli indietro potrebbe dover pesare 2.000 tonnellate. Far decollare un veicolo così massiccio dalla superficie della Terra (che ha una grande forza gravitazionale, se paragonata ai suoi vicini), richiederebbe un pieno di carburante talmente grande, che, unito al serbatoio, ne aumenterebbe ulteriormente il peso, rendendo impossibile il decollo. (Gli Space Shuttle americani hanno ora una capacità di carico utile pari a 32 tonnellate).
Questi problemi di decollo e di carburante si ridurrebbero di molto se la navicella venisse assemblata in orbita attorno alla Terra, in assenza di gravità. Questo scenario prevede una stazione orbitante abitata, alla quale l’equipaggio dello shuttle porterà i pezzi da assemblare. Nel frattempo, gli astronauti stazionati sulla Luna in una base permanente dovrebbero sviluppare la tecnologia richiesta alla sopravvivenza dell’uomo nello spazio. Solo a quel punto l’uomo e il veicolo potrebbero iniziare il viaggio verso Marte.
Tutto il viaggio – andata e ritorno – richiederebbe due-tre anni, a seconda della traiettoria e dell’allineamento di Terra e Luna. La durata della permanenza su Marte varierebbe anche a seconda di questi vincoli e di considerazioni di altra natura, a cominciare da appena alcune orbite intorno a Marte, fino a un soggiorno di lunga durata in una colonia permanente, servita da navette, dove gli astronauti potrebbero darsi il cambio. Molti dei fautori di questo progetto giustificano una missione umana sul pianeta solo con una base permanente, sia come preludio ad altre missioni umane su pianeti ancora più distanti, sia come precursore di una colonia, di un insediamento permanente di umani in un nuovo mondo.
La progressione da navicella a stazione spaziale orbitante, agli atterraggi sulla Luna e alla creazione di una stazione lunare (il tutto in previsione di un atterraggio su Marte) è stata descritta in scenari fantascientifici, ma che hanno precise basi scientifiche e tecnologiche. Il progetto di basi sulla Luna e su Marte – anzi persino di una colonia su Marte – è allo studio da molto tempo e viene considerato fattibile. Di sicuro è una grossa sfida far vivere e lavorare l’uomo sulla Luna, ma gli studi ci mostrano che sono progetti realizzabili. Questi stessi compiti risultano molto più complessi se si pensa di creare una stazione permanente su Marte, poiché i rifornimenti dalla Terra (così come è progettato attualmente) sono più difficili e costosi. Tuttavia Marte dispone delle risorse vitali di cui l’uomo ha bisogno e gli scienziati credono che l’uomo vi possa sopravvivere.
Gli scienziati sono giunti alla conclusione che Marte è abitabile – perché in passato lo è stato.
Oggi Marte ci appare come un pianeta freddo, congelato, inospitale: nulla vi potrebbe vivere sulla sua superficie. Ha inverni estremamente rigidi e temperature che, nella stagione più calda, risalgono oltre il punto di congelamento solo all’equatore, mentre vaste aree sono coperte da permafrost, da rocce e ghiaia ferrose (ricoperte di ruggine che danno al pianeta il suo tipico colore rossastro); manca acqua allo stato liquido e anche ossigeno. Ma in tempi geologici relativamente recenti era un pianeta con stagioni gradevoli, oceani e fiumi, cieli blu con nuvole e – forse, solo forse – persino con alcune semplici forme di vita vegetale.
Tutti i vari studi sono giunti alla conclusione che Marte sta attraversando un’èra glaciale, non diversa da quelle che la Terra ha vissuto ciclicamente. Si ritiene che le glaciazioni della Terra, attribuite a svariati fattori, derivino da tre fenomeni basilari legati alla sua orbita attorno al Sole. Il primo è la configurazione dell’orbita stessa: cambia da una più circolare a una più ellittica in un ciclo di circa centomila anni; e questo fa sì che la Terra, in alcuni momenti, si avvicini di più al Sole e a volte se ne allontani troppo. La Terra ha stagioni perché il suo asse non è perpendicolare al piano orbitale (eclittica), ma è inclinato, così che l’emisfero settentrionale è più soggetto all’influenza del Sole durante l’estate, mentre l’emisfero meridionale lo è durante il suo inverno e viceversa (fig. 73). Ma questa inclinazione, ora di circa 23,5 gradi, non è stabile; la Terra, come una nave che rulla, cambia inclinazione di circa 3 gradi avanti e indietro, in un ciclo che richiede circa quarantunomila anni perché si completi. Maggiore l’inclinazione, maggiori le escursioni fra inverno ed estate; flussi di aria e di acqua mutano, aggravando i cambiamenti climatici che chiamiamo “ère glaciali” e periodi caldi “interglaciali”. Un terzo fattore è la precessione degli equinozi, ossia il graduale cambiamento della direzione dell’asse di rotazione terrestre. L’asse completa un cerchio immaginario nei cieli – quindi un ciclo – ogni 26.000 anni. Anche il pianeta Marte è soggetto a questi tre cicli, tranne che la sua orbita intorno al Sole è maggiore e ha anche una maggiore inclinazione differenziale, causa di oscillazioni climatiche più estreme. Pare che su Marte questo ciclo duri circa cinquantamila anni (pur se è possibile un certo scarto).

Fig. 73
Quando arriverà il prossimo periodo caldo – o interglaciale – su Marte il pianeta avrà acque correnti, stagioni meno rigide e la sua atmosfera non sarà inospitale per la vita dei terrestri, come lo è oggi.
Quando è stata l’ultima èra interglaciale su Marte? Forse non in un periodo così remoto come potremmo pensare, perché, se così fosse, le tempeste di polvere su Marte avrebbero spazzato la sua superficie, cancellando ogni traccia dei fiumi che un tempo vi scorrevano, delle linee costiere oceaniche e dei laghi. E nell’atmosfera di Marte non ci sarebbe ancora tanto vapore acqueo. «L’acqua corrente deve essere esistita sul pianeta rosso fino a tempi relativamente recenti» (dal punto di vista geologico), ha affermato Harold Masursky dell’U.S. Geological Survey. Alcuni credono che l’ultimo cambiamento sia avvenuto non più di diecimila anni fa.
Gli scienziati che stanno progettando gli atterraggi e i soggiorni prolungati su Marte non si aspettano un ritorno all’èra interglaciale per i prossimi vent’anni; ma sono ugualmente convinti che esistano le premesse di base per la sopravvivenza umana su Marte. L’acqua, come abbiamo visto, è presente sotto forma di permafrost in vaste aree e potrebbe essere presente nel fango di ciò che, dallo spazio, sembrano alvei di fiumi prosciugati. Quando i geologi dell’Arizona State University che lavoravano per la NASA suggerirono agli scienziati sovietici luoghi per l’atterraggio, indicarono il grande canyon che si trova nella regione Lunae Planum, un’area nella quale un rover avrebbe potuto «esaminare antichi alvei di fiumi e scavare nei sedimenti di un delta, laddove un antico fiume sfociava in un lago» e trovarvi acqua allo stato liquido. Le falde acquifere – serbatoi sotterranei di acqua – sono una fonte sicura del prezioso liquido. Nel 1980 nuove analisi dei dati rilevati dalla navicella spaziale, nonché dagli strumenti di Terra, indussero un’équipe diretta da Robert L. Huguenin dell’University of Massachusetts, a giungere alla conclusione che due concentrazioni di vapore acqueo su Marte, a sud dell’equatore, suggeriscono l’esistenza di vaste riserve di acqua allo stato fluido a pochi centimetri dalla superficie. Più tardi, quello stesso anno, Stanley H. Zisk dell’Haystack Observatory di Westford, Massachusetts e Peter J. Mouginis-Mark della Brown University, Rhode Island, pubblicarono sulle pagine di «Science and Nature» (novembre 1980) la notizia che sondaggi radar di aree dell’emisfero meridionale, indicavano la presenza, sotto la superficie, di «oasi umide», con «abbondante acqua allo stato liquido». E poi, naturalmente, non dobbiamo dimenticare l’acqua ghiacciata nella calotta del polo settentrionale, i cui margini si fondono durante l’estate, creando macchie più scure ben visibili (fig. 74).
Le nebbie mattutine e le foschie osservate su Marte inducono gli scienziati a ipotizzare l’esistenza di rugiada che, sulla Terra, rappresenta una preziosa fonte d’acqua per numerose specie animali e vegetali che vivono in zone aride.
L’atmosfera di Marte, a prima vista inospitale e persino venefica, potrebbe essere invece una fonte di risorse vitali. È stato scoperto, infatti, che l’atmosfera contiene vapore acqueo, che si potrebbe estrarre per condensazione. E potrebbe anche essere una fonte di ossigeno, da utilizzare per la respirazione e per la combustione. L’atmosfera di Marte è composta principalmente da anidride carbonica (CO2) con piccole percentuali di nitrogeno, argon e tracce di ossigeno (l’atmosfera della Terra è composta essenzialmente da nitrogeno, con una grande percentuale di ossigeno e piccole quantità di altri gas).

Fig. 74
Il processo di conversione da anidride carbonica (CO2) a monossido di carbonio (CO), con il rilascio di ossigeno (CO+O) è estremamente semplice e potrebbero attivarlo facilmente anche gli astronauti e i primi abitanti del pianeta. Il monossido di carbonio potrebbe servire come semplice propellente per i razzi.
Il colore rossastro del pianeta rivela l’esistenza di ossigeno. Infatti il colore è dovuto all’arrugginirsi del ferro nelle rocce del pianeta, con la produzione di ossido di ferro, ferro combinato con ossigeno. Su Marte ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- L'altra Genesi
- Prefazione
- I. La schiera celeste
- II. Giunse dallo spazio esterno
- III. In principio
- IV. Messaggeri della Genesi
- V. Gaia: il pianeta tranciato
- VI. Testimone della Genesi
- VII. Il seme della vita
- VIII. Adamo: uno schiavo creato per obbedire
- IX. La madre chiamata Eva
- X. Quando la sapienza venne trasmessa dal cielo
- XI. Base spaziale su Marte
- XII. Phobos: semplice guasto o prima vittima di guerre stellari?
- XIII. In trepidante attesa
- Copyright