Scuola di Danza - 7. Musical, che passione!
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Scuola di Danza - 7. Musical, che passione!

  1. 144 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Scuola di Danza - 7. Musical, che passione!

Informazioni su questo libro

È ufficiale: la signorina Marylin ha ottenuto una parte nel musical Cats! Viola e i suoi compagni festeggiano con lei, ma ancora non sanno cosa li aspetta: mentre la tutor sarà impegnata in estenuanti prove, anche i ragazzi dovranno studiare moltissimo perché il registaha deciso di farli partecipare allo spettacolo...
Dura la vita dell'artista!

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Informazioni

Print ISBN
9788856611618
eBook ISBN
9788858513101

1.

Un nuovo
nonno

Quel lunedì mattina stranamente il papà di Viola non trovò traffico percorrendo la solita strada che, dal paese sul lago dove abitavano, portava in città alla prestigiosa Scuola del Teatro, dove la ragazzina frequentava il primo anno del corso di danza. Eppure lei aveva fatto conto su un buon ritardo per evitare le tante domande che i suoi compagni le avrebbero posto.
Durante quel noioso tragitto, Viola ripensò allo strano weekend appena trascorso.
Aveva assistito a un importante concorso di danza il cui presidente di giuria era proprio sua nonna. Una nonna che fino a qualche settimana prima non sapeva nemmeno di avere, ma di cui già conosceva molto bene il nome: la celebre étoile Mary Violet Duchamp. Una nonna strafamosa, della quale nessuno le aveva mai parlato, comparsa all’improvviso nel bel mezzo dell’anno più importante della sua vita, quello della magica avventura nel mondo della danza.
Viola, infatti, aveva da poco scoperto che sua madre Liz aveva da molti anni interrotto i rapporti con i suoi genitori proprio a causa della danza. Ma ora le aveva raccontato tutto e, insieme alla nonna che aveva conosciuto quel weekend e trovava favolosa, aveva appreso di avere anche un nonno che avrebbe incontrato a pranzo il fine settimana successivo.
Così, con tutte queste novità in testa, e soprattutto con il problema di affrontare le mille domande che i suoi amici le avrebbero posto a breve, Viola fissava indispettita la strada, per una volta completamente sgombra di macchine, che l’avrebbe condotta alla Scuola in un baleno.
Ciononostante la ragazzina non poté fare a meno di sorridere, pensando al poco tempo che la separava dal prossimo incontro con la nonna. Aveva già in serbo un sacco di domande “tecniche”, e voleva sapere tutto della sua carriera, dei ruoli che aveva interpretato nella sua vita e tante altre cose che sicuramente le sarebbero venute in mente parlando con lei.
Ora però doveva pensare a come calmare la curiosità dei suoi compagni, soprattutto di Didì, Sylvia e Rebecca, le sue più care amiche. Avrebbe chiesto aiuto a Julio, l’allievo più celebre della Scuola per via dei suoi genitori, étoile internazionali del balletto, e suo compagno di corso. Anche a lui capitava di essere sommerso dalle domande e doveva anche sopportare la pressione dei fotografi, sempre appostati ogni volta che usciva dalla Scuola con la mamma, la famosa Lucia Cordero.
Ecco, erano arrivati davanti alla Scuola. Pensando a Julio, Viola si era un po’ calmata e ora era pronta a entrare in classe e a rispondere a tutti con un coraggio nuovo, quello della nipote di Mary Violet Duchamp!
Ma riuscì solo a infilarsi nel suo banco e a rispondere «Presente» in forma di bisbiglio quando udì pronunciare il suo cognome dalla prof di italiano. Appena varcata la soglia dell’aula, infatti, si era sentita addosso tutti gli sguardi dei suoi compagni, e così si era limitata a fissare la sua insegnante che aveva cominciato a dettare i titoli dei temi che dovevano svolgere in quelle due ore. Viola ovviamente scelse: “Cosa pensi dei concorsi di danza: ne hai mai visto uno?”.
Lei però fu l’unica a descrivere le fasi di svolgimento di un concorso, aggiungendo molte informazioni su quelli più importanti in Italia e all’estero e terminando con un commento personale. I suoi compagni del corso di danza, e anche alcuni di quelli di musica e canto, invece, si dilungarono sul grande evento avvenuto alla fine del concorso che si era svolto nel weekend: avevano conosciuto Mary Violet Duchamp in persona!
Alla consegna dei compiti, sbirciando sui fogli degli amici, Viola scoprì che quasi tutti avevano scritto qualcosa su di lei e la nonna.
«Bene, così ora lo saprà tutta la Scuola» pensò cercando di nascondere le guance che sicuramente erano diventate paonazze. Prese un fazzoletto dallo zaino per asciugarsi la fronte imperlata di sudore, ma le mani le tremavano così forte che il fazzoletto cadde a terra.
Alex e Julio, che la stavano osservando, fecero a gara per raccoglierlo e le loro teste si scontrarono. I due ragazzi si rialzarono sorridendo e Alex sussurrò: – Non ti preoccupare.
– Andrà tutto bene – aggiunse Julio con un sorriso rassicurante, di quelli che ti fanno sentire subito meglio.
Poteva contare sul loro sostegno, capì Viola rasserenata. E sicuramente anche Philip e Charles non l’avrebbero assediata di domande, e nemmeno Jennifer e la timida Aiko. Ma sarebbe riuscita a sopravvivere alle mille curiosità di Didì, Sylvia, Rebecca e Mattia? Sì, anche lui le faceva un po’ paura, perché, benché iscritto al corso di musica e ben poco interessato alla danza, era un vero campione di curiosità.
Il tema per fortuna aveva assorbito parte dell’eccitazione dei suoi compagni, e fu solo all’intervallo che si formò un grande capannello intorno a Viola. A mezza voce, la ragazzina cercò di spiegare di quella sua famiglia un po’ strana e dei motivi che avevano portato la sua mamma ad allontanarsi dai nonni.
– A me avrebbe fatto piacere essere la figlia di una grande étoile – sentenziò Rebecca.
– Non è bello come sembra – ribatté Julio, pensando ai fotografi che lo seguivano ovunque andasse.
– Però me lo potevi dire che avevate scoperto il suo ritratto a casa del nonno di Alex – protestò Didì, che non sopportava di essere stata presente anche lei a quella gita e di non essersi accorta di nulla.
– Viola mi aveva fatto promettere di non dire niente – le rispose semplicemente Alex.
– Nemmeno a me che sono il tuo migliore amico? – si affrettò a rimbeccarlo Niky.
– E cosa dovrei dire io, che sono amica di Viola fin da piccola?! –. Sylvia era veramente stupita di essere stata lasciata all’oscuro di quell’importante avvenimento della vita della sua migliore amica.
– Hai ragione, ma è successo tutto così all’improvviso che avevo, e ho ancora, paura di questa situazione – ammise lei per niente a suo agio.
– Paura, e di che cosa? Vedrai che adesso ti tratteranno tutti bene – cercò di tranquillizzarla Didì.
Julio sospirò. – No, forse non sarà così. Cercheranno di pretendere di più, di vedere in te le doti di tua nonna. Ma tu non preoccuparti, fai quello che hai sempre fatto – aggiunse stringendo una mano all’amica. Philip allora allungò subito un braccio sulle spalle di Viola e dichiarò: – Ci siamo noi, non ti devi preoccupare.
– Noi ti difenderemo sempre – concluse Alex.
Il gruppo delle ragazze si sentì un po’ escluso da quella manifestazione di affetto dei maschi, e così tutte insieme si avvicinarono e circondarono l’amica con un enorme abbraccio.
La settimana passò abbastanza tranquilla. I compagni di Viola mantennero la promessa di non starle addosso. Solo la sera, nella sua stanza, le amiche le domandavano di raccontare ancora una volta tutto quello che sapeva della sua nuova nonna. Lei, in cambio, chiedeva loro di mostrarle meglio i nuovi passi imparati a lezione. Viola temeva che la notizia fosse arrivata anche alla signorina Odette, l’insegnante di classico (alla Scuola del Teatro pochi segreti rimanevano tali a lungo), e che lei avrebbe fatto paragoni con la nonna.
Ma la signorina Odette la trattò come al solito, così come il maestro Albert, l’insegnante dei ragazzi, e tutti i suoi professori. Il maestro Theo non la rimproverò durante le sue lezioni. La Direttrice, che aveva fatto un paio di volte capolino nella loro aula di danza, dopo uno sguardo generale aveva chiuso la porta e Viola aveva tirato un grande sospiro di sollievo.
In ogni caso cercò sempre di impegnarsi al massimo e iniziò anche a raggiungere l’aula di danza in anticipo in modo da fare il riscaldamento prima della lezione, una cosa che la signorina Odette raccomandava sempre e che lei e i compagni spesso saltavano perché arrivavano in ritardo.
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La signorina Odette aveva spiegato che quell’esercizio serviva per “aprire” le anche e Viola, dopo averlo fatto, si sentì già meglio e più in dehors, cioè più aperta verso l’esterno.
Poi, dalla stessa posizione, alzò lentamente le braccia, prima aperte in seconda poi chiuse in alto sopra la testa. Quindi, tenendo sempre la schiena ben dritta, si piegò in avanti con le braccia tese fino a toccare il pavimento con le mani. Si concentrò per mantenere la schiena piatta e parallela al pavimento.
Per eseguire bene l’esercizio, l’insegnante aveva suggerito loro di immaginare di essere appese al bilancino di un trapezio che, allontanandosi, le stendeva come tovaglie ben tirate. A quell’immagine tutte le allieve avevano riso, eppure dopo averlo fatto e aver contato fino a venti con le braccia e il busto protesi in avanti, Viola si sentì proprio bene.
Aveva anche imparato a effettuare la respirazione correttamente, alzando e abbassando il diaframma, cioè quel muscolo che sta sopra lo stomaco e che permette di respirare. Questo esercizio fatto più volte le tolse la paura e le diede molta tranquillità, come una bella nuotata.
– Sembri una ballerina prima di uno spettacolo. Mia mamma lo fa sempre.
Viola si girò di scatto: magia terminata!
Julio le si era avvicinato, ma lei, tutta concentrata, non si era accorta del suo arrivo. Ormai l’aula si stava popolando di ragazzi e ragazze. Quella lezione, infatti, era dedicata agli esercizi comuni per maschi e femmine.
Dopo aver sorriso a Julio, Viola si alzò e prese posto nella sua fila tra Didì e Tatiana.
Domenica era arrivata e Viola era eccitatissima perché a pranzo avrebbe finalmente conosciuto il nonno.
Non aveva mai visto la mamma così serena. Per la prima volta nella sua vita l’aveva sentita chiacchierare allegramente di danza, mentre aiutava nonna Francesca, la mamma del suo papà, a preparare i manicaretti da servire di lì a poco.
Nonna Francesca era stata l’artefice di tutto quanto era accaduto in quel meraviglioso anno a Viola. Era stata lei a convincere la sua mamma, che non voleva avere un’altra ballerina in famiglia, a iscriverla alla scuola di danza e aveva anche contribuito alla riappacificazione di tutta la famiglia.
A un tratto, un po’ in anticipo sull’ora convenuta, un allegro scampanellio attraversò la casa.
– Sono già qui! – trasalì Liz.
– Stai tranquilla tesoro, andrà tutto bene. E per una volta tua madre non è in un ritardo mostruoso! – rise il papà di Viola. Finalmente quella giornata avrebbe messo termine ad anni di dissapori.
Alla fine del pranzo, Viola, un po’ appesantita (non aveva rinunciato a nessuno dei piatti di nonna Francesca), ascoltava in silenzio le chiacchiere dei nonni e dei suoi genitori. Finalmente.
Aveva passato tutto il pranzo a rispondere alle domande della nonna e del nonno. Volevano sapere come andava a scuola, quali erano le materie che preferiva e quali passi aveva imparato a danza. Il nonno poi le aveva chiesto quali libri aveva letto e qual era il suo autore preferito, domande che Viola non si aspettava e per cui le era arrivato in soccorso papà.
Il nonno aveva un’espressione allegra e cordiale; il suo viso sorridente era incorniciato da una massa scomposta di capelli bianchi che sembrava agitata da un ventilatore nascosto.
Viola lo osservò con più attenzione: aveva gli occhi azzurri come la sua mamma, e anche lo stesso naso dritto e sottile, non come il naso di Viola, che guardava un po’ all’insù come quello di Mary Violet. Aveva mani lunghe e magre e leggermente abbronzate, anche se non era ancora estate.
Portava un nome inusuale, Baldus, e anche il suo lavoro era molto particolare: nonna Francesca le aveva rivelato che faceva lo sceneggiatore.
«Anche lo scrittore» aveva aggiunto mentre la nipote la aiutava a portare le lasagne in tavola.
La nonna le aveva spiegato che fare lo sceneggiatore significava tagliare una storia in tanti pezzetti, cioè sequenze con brevi dialoghi, che poi gli attori avrebbero interpretato. Così si faceva per il teatro e anche per il cinema. Viola non era sicura di aver compreso esattamente, ma era certa che il mestiere del nonno fosse bellissimo. E chissà che papà non avesse anche qualche suo libro.
Il nonno sembrò cogliere lo sguardo indagatore di Viola, perché le rivolse un sorriso e, dopo aver trafficato un po’ con la borsa della moglie, le porse un pacchetto avvolto in una carta bianca.
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– E questo Dvd ti aiuterà. Se conosci già lo spettacolo, quando andrai a vederlo dal vivo te lo godrai di più – concluse nonno Baldus.
Mary Violet si rivolse alla figlia in tono incerto: – La porterai, vero Liz? Ti ricordi quando l’abbiamo visto a Londra? Sono passati tanti anni, e tu dovevi avere più o meno l’età di Viola!
Viola guardò sua madre e lei le sorrise: – Certamente, è uno splendido musical.
– Ed è tutto interpretato da gatti coloratissimi e molto simpatici – spiegò Mary Violet alla nipo...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Musical, che passione!
  3. 1. Un nuovo nonno
  4. 2. Il “passo del gatto”
  5. 3. Mistero fitto
  6. 4. Rebecca, un genio!
  7. 5. Una sorpresa in portineria
  8. 6. Dopo i topi arrivano… i gatti!
  9. 7. Note e miagolii
  10. 8. Mi vesto, mi trucco e sono un gatto!
  11. 9. Prima prova in teatro
  12. 10. Rebecca a pois
  13. 11. Un musical tutto nostro
  14. Chi è Aurora Marsotto?
  15. Chi è Donata Pizzato?
  16. Lunedì prima di cena
  17. Venerdì prima di cena
  18. Martedì notte
  19. Copyright