La chiamata arrivò quando ormai l’ora degli omicidi era passata. Bosch guardò l’orologio mentre si girava verso il bordo del letto, prima di mettersi a sedere. Le 5.45 del mattino. Decisamente tardi.
A telefonare era il tenente Larry Gandle.
«Harry, tocca a te e a Ignacio. Un caso che ci gira la Pacific. Donna, trentotto anni, si chiamava Tracey Blitzstein. Uccisa stamattina all’interno della sua auto. Un solo colpo d’arma da fuoco, alla testa. Era parcheggiata nel vialetto di casa.»
Il nome della donna gli suonava vagamente familiare, ma non riuscì subito a capire perché.
«Chi è e perché tocca a noi?»
«Era una star della tv, più o meno. Una giocatrice di poker. Il nome d’arte era Tracey Blitz. Mi dicono che giochi anche il marito. Se ogni tanto ti capita di guardare una partita, è probabile che tu l’abbia vista. È piuttosto conosciuta. Faceva anche spot pubblicitari. Era decisamente carina, quanto di meglio il genere femminile abbia da offrire nel mondo del poker professionistico.»
Bosch annuì. Seguiva il poker in televisione solo quando soffriva di insonnia. Le repliche delle World Series passavano su ESPN. Sapeva che la donna era abbastanza nota, ma non era per questo che il suo nome gli diceva qualcosa. Anni prima gliene aveva parlato di tanto in tanto la sua ex moglie, che a sua volta si guadagnava da vivere con il poker. Eleanor Wish, la sua ex, riteneva il mondo del poker professionistico un club riservato esclusivamente agli uomini ed era convinta che nessuna donna avrebbe mai potuto vincere le World Series. A sentire lei, Tracey Blitz aveva il talento e la preparazione necessari per sbancare i più importanti tornei internazionali, ma gli uomini, semplicemente, non glielo avrebbero mai permesso. Se Tracey fosse mai arrivata al tavolo di una finale, avrebbero inconsciamente messo in comune il proprio testosterone e si sarebbero dati una mano l’un l’altro per eliminarla. Era una questione di predominio della specie, diceva Eleanor.
Ora però Tracey Blitz non avrebbe più vinto nessun torneo. Era stata eliminata dal gioco per sempre.
Bosch domandò a Gandle il luogo esatto della scena del crimine e ricevette in risposta un indirizzo di Venice, nella zona dei canali.
«C’è altro, tenente?» chiese Bosch. «Testimoni?»
«Non ancora… non è passata neppure un’ora. Da quanto ne so, il marito era in casa e stava dormendo. Si è svegliato, è uscito e l’ha trovata in macchina. Non ha visto persone sospette né auto che si allontanavano.»
«E dove si trova adesso?»
«Ho dato disposizioni perché lo portassero al Parker Center.»
«Chi è? Stava dicendo che anche lui è un giocatore.»
«Sì, anche se non è allo stesso livello della moglie. Si chiama David Blitzstein.»
Bosch rifletté per qualche secondo. Più il sonno svaniva e più la sua mente si faceva lucida.
«Siamo dentro solo io e Ignacio?» domandò, riferendosi al partner.
«Voi avete il comando. Reggie Sauer si occuperà del coordinamento dal Parker Center e farà da baby-sitter al marito della vittima finché non sarete sul posto. Potete contare anche sugli uomini della Pacific fino a quando ne avrete bisogno.»
Bosch annuì. Non sarebbe stato un grande aiuto. Di solito quando i detective di zona venivano sostituiti da quelli della Omicidi, il risentimento era all’ordine del giorno. Non era facile convincerli a collaborare e a rendersi utili.
«Ha qualche nome dei colleghi della Pacific?»
«Uno solo.»
Gandle gli passò nome e numero di cellulare del detective capo della divisione Pacific che aveva ricevuto la prima chiamata quella mattina alle 5.01. Bosch rimase sorpreso dalla rapidità organizzativa: l’incarico del caso gli era stato dato a meno di un’ora dall’omicidio. Buon segno.
Disse al tenente che si sarebbe mantenuto in contatto e riattaccò. Subito dopo chiamò Ignacio Ferras, lo svegliò e lo avvertì di tenersi pronto. Ferras viveva a più di un’ora da Venice e non doveva perdere tempo.
Nel frattempo cercò il detective capo della Pacific. Kimber Gunn rispose al primo squillo. Bosch si identificò e le spiegò che gli era appena stato affidato il caso. Si scusò e aggiunse che stava soltanto eseguendo un ordine. Gunn era già a conoscenza del trasferimento, ma in circostanze del genere Bosch preferiva comunque procedere con cautela. Non aveva mai avuto occasione di lavorare con Gunn e lei riuscì a sorprenderlo: gli offrì la sua piena collaborazione e gli disse di essere in attesa di ricevere istruzioni.
«Approfitterò dell’aiuto, allora» rispose Bosch. «Dovrei raggiungere la scena del crimine non prima di mezz’ora. Il mio partner arriva da Diamond Bar, perciò ci metterà anche di più.»
«Diamond Bar? Allora è il caso di fermarlo e dargli nuove indicazioni. È più vicino a Commerce che a Venice.»
«Commerce? Perché Commerce?»
«Secondo la testimonianza del marito, la vittima ha passato la serata a giocare a poker al casinò di Commerce. Lo ha chiamato mentre stava uscendo dicendogli di aver vinto parecchio.»
«Parecchio quanto?»
«Più di seimila dollari in contanti. Il mio partner e io, be’…»
«Be’, cosa?»
«Non è per scavalcarla, però stavamo pensando che potrebbero aver seguito la vittima dal casinò fino a casa…»
Bosch rifletté qualche secondo prima di rispondere. «D’accordo, chiamo il mio partner, gli dico di cambiare strada, poi ci risentiamo.»
Riattaccò e telefonò a Ferras, che non era ancora partito. Lo mise al corrente di quanto aveva appena saputo, e gli diede istruzioni per raggiungere Commerce e cominciare le indagini da lì.
Poi Bosch richiamò Kimber Gunn.
«Cos’altro ha dichiarato il marito della vittima?»
«Dopo la telefonata della moglie è tornato a dormire. Si è svegliato quando l’ha sentita entrare nel vialetto di casa… Ha una Mustang con due tubi di scappamento ed è piuttosto rumorosa. Comunque, lui era a letto, l’ha sentita spegnere il motore, ma non entrare in casa. Ha aspettato qualche minuto poi è uscito a controllare, e a quel punto l’ha trovata in macchina. Morta. Non ha visto nessuno, nessun veicolo in allontanamento. Questo è tutto. A proposito, chiamami Kim.»
«Okay, Kim. Qualcuno ha sottoposto il marito ai test antidroga e antialcol?»
«Sì, il mio partner. Tutto negativo.»
«Armi da fuoco?»
«Abbiamo controllato: ne lui né la moglie ne possiedono.»
Bosch si abbottonò la camicia tenendo il telefono fra il collo e la spalla.
«Il tampone l’avete fatto?»
«Intendi per i residui di polvere da sparo? Abbiamo pensato che la richiesta dovesse arrivare da voi. Il marito si è dimostrato collaborativo e abbiamo preferito non innervosirlo.»
Kim aveva fatto la cosa giusta aspettando Bosch. Da qualche anno condurre test GSR sui residui di arma da fuoco era diventato sempre più complicato e insidioso. Da un punto di vista legale era ancora un terreno incerto e qualunque decisione presa dai detective all’inizio dell’indagine sarebbe poi stata messa puntualmente in questione da supervisori, giornalisti, procuratori, avvocati difensori, giudici e giurie.
In sintesi, il problema stava nel fatto che quel genere di test metteva il soggetto nell’evidente condizione di essere considerato un sospettato, e dunque avrebbe dovuto essere trattato come tale: informato dei propri diritti costituzionali, garantito nella ricerca di assistenza legale e via dicendo. Il che avrebbe senza dubbio raffreddato la sua volontà di rendersi utile.
Una direttiva recente della procura distrettuale aveva poi stabilito in via definitiva che il GSR era un test invasivo a cui il soggetto poteva sottoporsi solo volontariamente o in conseguenza di un formale mandato autorizzato da un giudice, altro atto che indicava in maniera evidente che l’individuo era ritenuto un sospettato. Erano finiti i tempi in cui un detective poteva chiedere senza difficoltà a un soggetto di sottoporsi al GSR all’interno della normale routine di un’indagine. Oggi un test di quel tipo significava indiscutibilmente etichettare un individuo come sospetto.
Se David Blitzstein voleva davvero collaborare, allora era troppo presto per appiccicargli addosso l’etichetta di presunto colpevole.
«Okay, ne riparleremo» disse Bosch. «Dov’è il tuo partner?»
«In macchina. Sta accompagnando Blitzstein in Centrale. Poi torna qui.»
«Come si chiama?»
«Glenn Simmons.»
Bosch non lo conosceva, così come non conosceva nessun altro coinvolto nel caso. Il che non facilitava le cose. Buona parte del suo lavoro dipendeva dal carattere delle persone e dai rapporti interpersonali. Conoscere qualcuno aiutava sempre.
«Gli uomini della Scientifica sono ancora sulla scena?»
«Sono appena arrivati. Do un’occhiata in giro fino al tuo arrivo.»
Bosch guardò l’orologio: le sei. Si era immaginato di riuscire a trovarsi sul posto entro mezz’ora, ma era decisamente poco realistico. Doveva anche fermarsi da qualche parte a prendere un caffè.
«Perché invece non parli con i vicini prima che escano di casa? Cerca di capire se qualcuno ha sentito o visto qualcosa.» Gli sembrò di vedere la detective annuire all’altro capo della linea.
«C’è già un po’ di gente raccolta in strada» rispose Gunn. «Non dovrebbe essere troppo difficile rimediare qualche testimone.»
«Bene, a fra poco.»
All’arrivo di Bosch, la scena del crimine brulicava di attività come un formicaio. Parcheggiò a mezzo isolato di distanza e ...