Elena è la giovane commessa di un negozio di pelletteria nel cuore di Roma. Bionda, carina, occhi azzurri e un paio di gambe mozzafiato, si sente però inspiegabilmente insicura, specie da quando i suoi occhi si sono posati su un uomo elegante, raffinato e impenetrabile che ogni mattina ordina cappuccio e brioche nel bar di fronte al suo negozio. Chi è? Cosa fa nella vita? E come può riuscire a farsi notare da lui? Saranno Luisa, la sua collega, e Anna, una vecchia amica, stanche di vederla sospirare dietro le vetrine, a spronarla a fare la prima mossa e a dispensarle utili consigli. Ma si sa che in amore ogni strategia è inutile, e che le uniche armi che funzionano davvero sono le frecce che Cupido si diverte a scagliare. Ovviamente, come piace a lui...

- 50 pagine
- Italian
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Informazioni su questo libro
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEeBook ISBN
9788858510711
Anno
2014DIMMI DI SÌ


Lunedì
«Ma hai provato a cercarlo su Facebook?» La voce di Luisa, che stava sistemando i contanti nella cassa per aprire la giornata, le arrivò alle spalle, mentre sbirciava fuori dalla vetrina, nascondendosi dietro la borsa grande della nuova collezione invernale.
«Che sei scema?» Elena si girò velocemente verso la collega prima di riprendere la posizione mattutina di agguato. «E come dovrei trovarlo, su Facebook?»
Luisa fece spallucce mentre impilava monete da un euro formando una piccola torretta. «Che ne so. La mia amica Francesca ha trovato un ragazzo che le piaceva su Facebook. Mi ha detto che è stato semplice, è bastato cercarlo.»
Elena si lasciò scappare un risolino. «Sì, ma Lu, con quale criterio dovrei cercarlo? “Uomo al bar di Galleria Colonna”? “Figo con ventiquattrore Pineider nera”? “Quello là”?»
Luisa rovesciò la torretta di monete dentro lo scomparto della cassa e passò alla busta richiudibile di pezzi da due euro. «Oh, Elena. Io te le provo a di’, le cose. Non ti posso vedere che stai tutte le mattine nascosta dietro le borse a spiarlo. T’ho detto, esci, vai là fuori a prendere un caffè con lui, ma tu niente. T’ho detto di cercarlo su Facebook, ma ti fa schifo pure quello. Almeno smetti di guardarlo, che non te posso vede’, così.»
Elena si raddrizzò, sistemandosi la gonna di jeans. «Hai ragione, Luisa. Ma non è da me fare la prima mossa. Non saprei proprio da che parte iniziare.»
Luisa chiuse la cassa e si appoggiò al bancone. «Ma qui non si tratta della prima mossa. Siamo a prima della prima mossa! Lui non sa manco che esisti. Devi iniziare tu le danze, per forza. Poi non dico che gli devi chiedere di uscire, ma almeno fatti vedere in qualche modo. E chennesò.»
Elena gettò un’ultima occhiata fuori della vetrina, ai tavolini allineati proprio di fronte al loro negozio, ma lui si era già allontanato. Lei fece spallucce.
«E sentiamo, cosa faresti tu, se fossi in me?» chiese Elena alla collega più per fare due chiacchiere che per un consiglio vero.
«Uuh, io le ho provate tutte. Quando ero single mi avvicinavo con una scusa qualsiasi. L’importante è farsi notare. Una volta stavo in ferie con un’amica mia a Siviglia. C’era un ragazzo caruccio, che faceva la guida alla Cattedrale. Una chiesa stupenda, tra l’altro. Niente a che vedere con le nostre chiese, ma bella lo stesso. Comunque, mi sono avvicinata e gli ho detto tutta ingenua, tipo turista smarrita: “Scusa, ti posso chiedere un’informazione?”. Lui non si poteva manco tirare indietro, era una guida! “Certo” mi ha risposto sorridendo. “Mi puoi indicare un posto carino dove fare un aperitivo la sera?” Lui è rimasto un attimo spiazzato, poi ha sorriso di nuovo e senza battere ciglio ha detto che se ci faceva piacere ci portava lui in un posto carino quella sera. Vedi? Niente di più facile.»
Elena si appoggiò a sua volta al bancone della cassa, scuotendo la testa. «Figurati, io non ci riuscirei proprio. Ma poi com’è andata con lui? Dove vi ha portate?» A Luisa si dipinse in faccia un’espressione perplessa, come se avesse aperto una scatola di sigarette per fumare e l’avesse trovata vuota.
«Sai che non mi ricordo? Fammi pensare. Ah, ecco. Ora mi torna in mente. Eh no, non è venuto all’appuntamento, quello stronzo. Ma poco male. La città era piena di ragazzi carini. Abbiamo conosciuto un gruppo di militari americani che ci hanno fatto morire dalle risate. Abbiamo passato la serata a bere in giro, passando da un locale all’altro, lì intorno alla Cattedrale. Vedi. L’importante è buttarsi. Qualcosa viene sempre a galla.»
Elena gettò indietro la testa scoppiando a ridere. «Che sagoma che sei, Lu. Ma lo sai che qua, per come siamo messe noi, è meglio non immaginare quello che può venire a galla? Poi lì eri facilitata. Sapevi che quel tipo era una guida. Io, di lui, non so niente di niente.»
«Be’...» Luisa si avvicinò alla vetrina come per perlustrare la zona e captare qualche dettaglio che avrebbe potuto sfuggire a Elena. «Ma tu vuoi proprio tutto cotto e mangiato! Non è così difficile capire come agganciare una persona. Lo vedi tutte le mattine. Qualcosa avrai intuito, sennò come ha fatto questo signor nessuno a intrigarti così tanto?»
Elena abbassò la testa e fece ricadere i suoi capelli biondi intorno al viso, nascondendo le guance che si colorivano di rosso. Effettivamente, aveva immaginato molte cose di lui.
Prima di tutto era sicuramente un avvocato o un politico: vicini com’erano a Palazzo Madama, o eri un politico o lavoravi nell’ambiente. Poi era sempre elegante, ma sobrio. Portava con sé quella Pineider nera, e gli piaceva leggere il giornale. Era un abitudinario: prendeva sempre un cappuccio e un cornetto alla crema. Sapeva che era alla crema perché quelli alla crema avevano lo zucchero a velo sopra e tutte le mattine lui batteva il cornetto sul piattino per far cadere lo zucchero e si sporgeva in avanti per evitare di sporcarsi la camicia. Si capiva che era un tipo preciso. Lei se lo immaginava in un appartamento sobrio ed elegante in zona Campo dei Fiori. Librerie piene di volumi ordinati per colore, tutto arredato in stile moderno, bianco o panna. E ogni volta che lui portava il cornetto alla bocca notava che non portava la fede al dito. Quello era il dettaglio più importante, dopotutto.
«Embè? Che hai deciso? Sai qualcosa di lui?»
Elena sorrise e annuì. «Gli piace l’ordine, è metodico.»
«Ah be’, annamo bene. Gli puoi regalare un flacone di Mr. Muscolo. Così fai colpo, sicuro.»
Entrambe girarono la testa verso la porta perché in quel momento erano entrate due turiste, che cominciarono a studiare le borse esposte. Luisa si fece avanti con il suo inglese claudicante per offrire assistenza e Elena si mise in posizione dietro la cassa.
“E come si fa a fare colpo su uno così preciso e metodico?”
Martedì
Un uomo ordinato sicuramente apprezza una donna ordinata. Forte di questa riflessione lungamente ponderata, Elena si era infilata l’unico abito blu scuro del suo guardaroba: una gonna a tubino, una camicia bianca e una giacca blu. Aveva stirato i capelli con la piastra, lasciandoli cadere diritti sulle spalle e si era truccata leggermente, giusto un po’ di mascara per mettere in risalto i suoi occhi azzurri e un rossetto color pesca per ravvivare le labbra.
Aveva deciso. Luisa aveva ragione. Come poteva pensare che le cose cambiassero se lei rimaneva sempre nella sua gabbia dorata, dietro la vetrina piena di borsette? Almeno avesse fatto la commessa in un negozio di telefonia o in una libreria! Quando mai un uomo si ferma a studiare i nuovi arrivi di Braccialini? Basta, doveva almeno riuscire a entrare nel suo campo visivo. E quindi doveva darsi una mossa.
Elena passò le mani sulla cintura della gonna, lisciando le grinze che si erano formate, più nella sua immaginazione che per davvero, mentre prendeva la metro per arrivare al lavoro.
Spinse la porta del negozio, dove Luisa era già alle prese con le consuete manovre per l’apertura della cassa.
«Ao’, e che è? Oggi hai un colloquio al Senato? E dove vai vestita così?»
Elena si squadrò nello specchio a parete accanto a un espositore. Sorrise. Una sola battuta, e Luisa le aveva fatto capire che la sua mise era perfetta.
Andò nello stanzino dietro la cassa, che serviva da magazzino e ripostiglio, per appoggiare il piumino e la borsa, da cui tirò fuori il portafoglio.
«Hai ragione, Luisa. Stamattina cerco di farmi notare.»
Luisa alzò le sopracciglia senza smettere di impilare monete e senza perdere il filo dei conti.
«....otto, nove e dieci. Dieci euro. Ma è fantastico! E hai deciso pure di cambiare lavoro? È una giornata di cambiamenti, allora.»
Elena sorrise mentre si avviava verso la porta. Luisa riusciva sempre a metterla a suo agio. «Grazie per questi dieci minuti. Dimmi in bocca al lupo.»
«Ma de che. Vai tranquilla. Sbottonati un po’ la camicia, piuttosto» disse Luisa alzando solo un secondo lo sguardo per poi tornare ad abbassarlo sulla cassa.
Elena si avvicinò al bancone del bar con la solennità che avrebbe messo nell’avanzare verso l’altare di una chiesa, poi tirò un sospiro profondo. Lui non era ancora al suo solito tavolino e questo le dava il tempo per studiare la situazione. La sera prima, mentre era stesa sul letto a contemplare il soffitto, aveva pensato che per sentirsi a suo agio la cosa migliore sarebbe stata mettersi alle spalle di lui in modo da studiarlo senza essere vista. Poi, se si fosse sentita tranquilla, al momento di pagare, si sarebbe spostata verso la cassa e sarebbe così entrata nel suo campo visivo.
Ivan, come sempre lucido di gel, alzò lo sguardo vedendola avvicinarsi al bancone e le sorrise.
«Ciao Elena. Oggi che fai, vai a zonzo, non lavori?» le chiese poggiando due tazze davanti a una coppia che stava aspettando il cappuccino accanto a lei. Poi, a raffica: «Cappuccio? O caffè semplice?».
Elena non aveva pensato a una scusa da piazzare a Ivan per placare la sua curiosità. «Cappuccio, grazie. E un muffin.»
«Addirittura? Oggi niente dieta?» Elena abbozzò un sorriso e fece per rispondere a tono, ma aveva la mente completamente vuota. In quel momento vide avvicinarsi il suo uomo. Era diretto al tavolino rettangolare per due persone, al centro dell’ala della galleria. Lo vide sedersi, appoggiare la sua Pineider sulla sedia di fronte e sfilarsi da sotto il braccio una copia di un giornale dal c...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Dimmi di sì
- Sette ore per farti innamorare
- Gli altri titoli della collana
- Copyright