Siria mon amour
eBook - ePub

Siria mon amour

  1. 168 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Informazioni su questo libro

Amani è nata in Siria ma è cresciuta in Italia. Quando compie sedici anni, con una scusa, la madre la porta nel suo paese di origine per qualche giorno. Dopo i primi entusiasmi per un mondo diverso e affascinante, ricco di profumi e sapori nuovi, Amani scopre di essere stata in realtà fidanzata a un cugino, mai conosciuto e mai amato. Le dicono che in Italia non tornerà più. Amani si ribella a quel fidanzamento e a quell'uomo, pagando un prezzo molto alto, in una realtà dura e violenta dove le donne non sono che oggetti sotto la tutela dei maschi. Lontana dalle sue amiche e da Andrea, il suo ragazzo, Amani resisterà e lotterà fino a riprendersi la sua vita.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Siria mon amour di Amani El Nasif,Cristina Obber in formato PDF e/o ePub. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

Print ISBN
9788856628739
eBook ISBN
9788858509623

Sangue di pecora

Credo di essere l’unica tra tutte le mie amiche ad aver avuto la sua festa di fidanzamento.
Ma la cosa più ridicola è che io ho capito di essere la festeggiata solo dopo qualche giorno.
«Andiamo a una festa con tutti i parenti» mi era stato detto.
Così avevo partecipato, senza grande entusiasmo, ma nemmeno troppo poco. Una festa è sempre una festa, mi ero detta.
Mia madre mi aveva concesso di mettere il mascara, e io l’avevo messo.
Anche se per le donne di Al Karatz fare festa significava stare sedute in gruppo a chiacchierare e mangiare, niente di più, stare in compagnia mi piaceva, e quella confusione di musica e parole mi riempiva il cuore.
Per tutti era ovvio che io sapessi di essere la festeggiata, così nessuno me l’aveva ricordato.
«Perché non me l’hai detto?» avevo gridato a mia madre, quando parlando con Fathia lo avevo scoperto.
«Perché non ci saresti venuta» aveva risposto. «Sei troppo ribelle.»
L’avrei strozzata. Non capiva? Faceva finta di non capire?
Pensava davvero che con il tempo avrei ceduto e mi sarei tenuta il marito prescelto, per servirlo e dargli figli, senza fare tante storie?
Avevo voglia di vomitare, sempre.
Neief aveva una faccia cattiva, triangolare, e i suoi capelli neri e corti parevano incollati alla testa, fitti come le sue sopracciglia, appiccicate l’una all’altra. Mi perforava con il suo sguardo, attraverso occhi sottili che odiavo. Indossava una veste bianca lunga sino ai piedi; per andare in città si metteva i pantaloni e delle camicie a quadri bruttissime, ma gli si leggeva in faccia che si sentiva un figo.
In quei due mesi aveva cercato di essere simpatico, sparando stronzate e complimenti, ma mantenendo le distanze, dato che io non lo degnavo di uno sguardo.
Dopo il fidanzamento, le cose sono cambiate. Neief, in qualità di promesso sposo, aveva acquisito su di me un potere riconosciutogli da tutta la comunità. Anche quello di picchiarmi. Mi stava sempre appiccicato, mi seguiva ovunque, era un tormento. Sotto i baffetti appena accennati il suo sarcasmo trapelava in un sorriso abbozzato e volgare.
Un giorno sono uscita in cortile per prendere un po’ d’aria e me lo sono trovato di fronte, appostato da chissà quanto.
«Dobbiamo parlare» ha detto.
«Non voglio parlarti! Non ti sposerò mai! Mai!»
Era il mio promesso sposo. Mi ha dato un calcio e qualche pugno. Sono finita a terra. Si è tolto il berim e lo ha usato su di me.
Nessuno è intervenuto, nessuno interveniva mai. I litigi nelle coppie finiscono così nel villaggio di Al Karatz.
Poi la donna obbedisce e tutto torna come prima.
Io però ho reagito, ho scalciato, l’ho graffiato in volto.
«Non ti sposerò!» gridavo. «Non mi avrai mai, mai! Solo morta! Solo morta!»
Per lui è stato un affronto inaccettabile.
Nei giorni successivi tutti lo prendevano in giro per quei segni sul viso, e questo lo ha incattivito ancor di più.
Non vedeva l’ora di punirmi. Sarà per questo che un sabato pomeriggio me ne ha date il triplo.
Ero in casa sua, con sua sorella. Lui le ha ordinato di preparargli un tè, e lei lo ha fatto subito, ma gliel’ha servito troppo caldo, ancora bollente. Quando si è scottato la lingua si è infuriato e le ha gettato addosso il tè, sulla veste, e le ha tirato uno zoccolo.
Kadija però non stava mai zitta, per questo andavamo d’accordo.
Gli ha risposto a tono, e lui ha cominciato a picchiarla. Io sono intervenuta, lo tiravo indietro per un braccio, cercavo di difenderla.
«Smettila!» ho gridato. «Se vuoi il tè arrangiati!»
Credo non aspettasse altro. Ha lasciato sua sorella, ha preso il bastone che tenevano dietro la porta e ha ripreso con me. Mi ha lasciato a terra quasi svenuta.
Ma io dovevo resistere, non dovevo mollare. “Non mollare, Amani, non mollare!”
In quei giorni pensavo a Penelope, che disfaceva la tela di notte.
Anche lei voleva solo Ulisse, e nessun altro.
Mi dovevo inventare qualcosa di furbo anche io, e di corsa, ma non mi veniva in mente niente.
D’altronde quella furba, in famiglia, era mia sorella.
A dicembre Najette si è sposata, con un cugino che non le piaceva. Dopo le prime botte, ha ceduto. Ma nemmeno lei si è sposata per servirlo e dargli dei figli. Gli ha fatto credere di averlo inizialmente respinto perché non le piaceva Al Karatz, ha finto rassegnazione e devozione proponendogli di trasferirsi in Italia con lei.
«Appena arrivo faccio richiesta dei documenti per il ricongiungimento familiare» gli ha detto «così saremo felici.»
Non ha fatto molta fatica, tutti vedono l’Italia come un miraggio fatto di soldi facili e bella vita, libertà e sesso senza problemi. I padri spingono i figli a partire, sperando di ricevere denaro da loro. Insomma quando sentono Italia, soldi, lavoro, vanno fuori di testa.
Quello di mia sorella era dunque un buon piano. Ma sarebbe stata la mia condanna.
Anche se io, a dicembre, non lo sapevo.
Ad Al Karatz il giorno delle nozze si serve in tavola carne di pecora. Se ne ammazzano molte, davanti a tutti, per poi cucinarle allo spiedo, nel centro di un tavolo.
Mia sorella aveva ventisette anni e non era certo arrivata vergine al matrimonio.
Così il giorno prima delle nozze si era procurata del sangue di pecora per sporcare il lenzuolo della prima notte. È indispensabile esibire un lenzuolo bianco macchiato di rosso, necessario alla sopravvivenza.
Prima delle nozze i fidanzati non si possono nemmeno baciare, ma tutti sanno che riescono a farlo comunque, ovunque.
Voleva farlo anche Neief.
Lo faceva con gli occhi, ogni volta che lo incontravo e gli sfuggivo.
Nel villaggio non c’era l’abitudine di chiudere a chiave la porta di casa, lui lo sapeva bene, e mi teneva d’occhio. Stavo attenta, ma un giorno non lo sono stata abbastanza.
Dopo che mia madre è uscita per andare a trovare una parente anziana in compagnia delle mie zie, Neief è entrato in casa, da solo, e per me.
Io me ne stavo seduta davanti alla tele, l’avevo accesa appena rimasta sola.
Sì, anche in quel microvillaggio nel culo del mondo c’era la tv.
Ce n’erano di malandate, ma la nostra funzionava bene e aveva il satellitare. Ogni tanto riuscivo a vedere un telegiornale, alla CNN. Qualsiasi canale in qualsiasi lingua mi potesse riportare a una dimensione normale andava bene. Mi stavano togliendo tutto, ma non la libertà di pensare e di sognare. Anche in inglese.
Qualche volta mia madre mi permetteva di guardare MTV, raccomandandomi però di cambiare canale se nelle immagini c’erano corpi mezzi nudi, perché se fosse entrato uno degli zii ci avrebbe tolto l’antenna. Come minimo, perché un giorno a me è successo di peggio, a casa delle mie cugine. Sedute sul grande tappeto arancione e viola della loro sala, stavamo guardando tutte insieme un telefilm americano tradotto in arabo. Proprio mentre due tizi si stavano per baciare e avevano le labbra ormai irrimediabilmente vicine, era entrato mio zio. Aveva cominciato a urlare, definendo quella roba oscena, e io, da scema, avevo cominciato a difendere gli attori, che nel film erano marito e moglie e quindi si potevano baciare quanto volevano.
Non ricordo se avevo finito la frase, ma ricordo le parole, anzi l’urlo, di mio zio.
«Tira fuori le mani!»
Sentivo dolore ancor prima che tirasse fuori il berim.
Lui caricava il colpo, ma io ero così terrorizzata che quando il colpo partiva ritiravo le mani.
Allora lui gridava ancora più forte: «Stendi quelle mani!». E io le ristendevo.
Siamo andati avanti così tre o quattro volte, mentre la voce di mia zia chiedeva: «Perché questa esagerazione?».
Allora lui le aveva urlato di stare zitta e io avevo capito che era meglio lasciarle stese quelle mani, così almeno tutto sarebbe finito più in fretta.
Mi aveva colpita un paio di volte, con una tale potenza che era come se non avessi più le mani ma due barre di ferro incandescenti, perché quel formicolio bollente mi irrigidiva sino al collo.
Avevo chiesto scusa e perdono, e lui aveva smesso.
Da allora quando accendevo la tele chiudevo le finestre.
Le avevo chiuse anche quel giorno, quando mia madre è uscita e ho messo su MTV. C’era un video di Gwen Stefani. Tenevo il volume basso, ma non abbastanza da poter sentire che Neief aveva aperto la porta.
Me lo sono ritrovato davanti all’improvviso. Ho capito tutto in un istante.
Ho cercato di scappare sul tetto ma gli è stato facile bloccarmi e sbattermi contro il muro, una mano sulla bocca, il corpo a schiacciarmi tutta. Tutte le mie forze non lo facevano indietreggiare per niente. Spingeva il suo corpo sul mio e a un mio morso sulla mano mi ha rifilato un pugno sullo zigomo, quasi nell’occhio. Mentre lo stordimento mi anestetizzava, mi ha infilato la lingua in bocca. La muoveva dentro di me. Volevo sputarla ma non ci riuscivo. Quella lingua non mi usciva di bocca. Provavo uno schifo pazzesco. Quando mi ha afferrato la veste dal basso per tirarla su ho sentito la voce di suo zio che lo chiamava, col suo tono da tiranno. I padri e gli zii possono picchiare anche i figli maschi e i nipoti, se non obbediscono. Neief è sgusciato via come un ladro, da una finestra sul lato nord, verso i campi. Sono rimasta appoggiata a quella parete, zitta, per qualche lunghissimo minuto. Intanto sputavo. Raccoglievo saliva da tutta la bocca e sputavo fuori con forza quella poltiglia che mi si spandeva quasi tutta tra il mento e il petto. Ne rimediavo dell’altra e di nuovo sputavo fuori lui, la sua lingua, la sua faccia, la sua dannata prepotenza cui non avrei ceduto mai.
Mi sono poi sciacquata con acqua e sale tanto mi sentivo imbrattata fino in gola. Ho fatto i gargarismi, piangendo e sputando. Ho spento la tele e ho lavato i pavimenti con così tanta lena da consumare il cemento. Pensavo che il sangue di pecora non me lo sarei procurato, mai.
Io, alle nozze, non ci sarei arrivata. “Solo morta. Solo morta” pensavo.
Quando mia madre è rientrata, dopo un paio d’ore, la casa profumava di pulito.

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Siria mon amour
  4. Andrea
  5. Happy family
  6. Siria mon amour
  7. Shopping
  8. Al Karatz
  9. Haram
  10. Sangue di pecora
  11. Capodanno
  12. Sister
  13. Happy birthday to you
  14. Daddy
  15. Ulech!
  16. Il bene, il male
  17. Canne da zucchero
  18. Specchio specchio delle mie brame
  19. Papaveri
  20. Pretendenti
  21. Miele, acqua, zucchero e limone
  22. Piombo
  23. Birra
  24. Lolite
  25. Il principe azzurro
  26. Hiba
  27. Battipanni
  28. L’altalena
  29. L’angelo custode
  30. Il piano
  31. Falsa partenza
  32. Nuvole
  33. Epilogo
  34. Copyright