
- 280 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Strega del Suono
Informazioni su questo libro
Mentre le principesse cercano di prevedere le prossime mosse delle Streghe Grigie, un attacco di licantropi sconvolge il Regno del Deserto. Quando il palazzo reale sarà assediato da una micidiale tempesta sonora, a tutti sarà chiaro che il nemico porta il nome di Stridoria, Strega dei Suoni e signora dei disaccordi.
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2013Print ISBN
9788856630039eBook ISBN
9788858508879
20
La rabbia di Stridoria

Ne erano tutti convinti a Roccadocra.
A Castellobliquo invece l’atmosfera si stava scaldando.
– Cos’è questo frastuono? – disse Sulfurea a Etheria.
La Strega dell’Aria e la Strega delle Tempeste avevano lasciato le loro stanze e si erano affacciate ai tortuosi corridoi del castello per capire cosa stesse succedendo.
– Sembrano oggetti infranti. Il rumore viene dall’ala est – disse la Strega delle Tempeste.
– Stridoria! – esclamarono insieme le due streghe.
– Speriamo che non la senta Cyneria, o andrà su tutte le furie. Ti ricordi cos’ha fatto quando l’abbiamo svegliata con la nostra... festicciola?
– E chi se lo dimentica! Mi ha incenerito tre invitati! – esclamò Sulfurea.
– Già. Ma penso che Lei sarebbe anche più spietata se dovesse essere disturbata.
Le due convennero che bisognava zittire Stridoria.
Quando raggiunsero la porta della sua stanza, ebbero conferma che i rumori venivano proprio da lì.
– Che fracasso! È l’ambiente più isolato del castello, ma non c’è dubbio che si senta tutto, eccome – osservò Sulfurea.
– Del castello? Dell’intero regno! Deve essere molto arrabbiata – ridacchiò Etheria.
La Strega delle Tempeste provava un certo piacere nel vedere le altre fallire. Alla luce delle disfatte altrui, sarebbe stata per lei una soddisfazione ancor maggiore sconfiggere le principesse. Perché era convinta che sarebbe stata lei a farlo; a tempo debito, naturalmente.
Anche Sulfurea sorrideva, divertita dalla reazione esagerata di Stridoria.
Ma il sorriso le si spense sul viso velocemente quando la porta si aprì mostrando il volto stravolto della Strega del Suono.
– Cosa ci fate qui voi due? Ridete alle mie spalle, eh? Come se non vi potessi sentire! – disse alterata.
Le streghe non sapevano bene che cosa ribattere.
– Siamo venute a vedere se va tutto bene. Stai facendo un baccano... Non vorrai che Lei ti senta, vero?
– Non me ne importa niente, Etheria. Ho ben altro a cui pensare.
– E cioè?
– Non sono cose che ti riguardano, Sulfurea. E adesso andatevene!
– Le cose non vanno come avevi previsto? – chiese Etheria, senza nascondere un pizzico di compiacimento.
– C’è stato solo un piccolo problema. Tutto qui.
– Un ‘piccolo problema’? – indagò ancora Sulfurea.
– Oh, venite dentro! Non voglio certo far sapere a tutti i fatti miei – disse Stridoria prendendo Etheria per un braccio e trascinandola al di là della porta.
– Piano. Mi fai male! – rispose lei liberandosi dalla stretta.
La stanza era sottosopra. A terra c’era di tutto: pezzi di vaso, abiti, frammenti di una statuina.

Stridoria camminò fino alla finestra facendosi largo tra gli oggetti in frantumi, poi si voltò e disse: – Quella piccola mocciosa ha fatto fuori i Rapaci di Rame.
– Chi?
– Yara! Ma me la pagherà. Lei e le sue inutili sorelle.
– E come ci è riuscita? – chiese Sulfurea.
– Con arco e frecce, a quanto ne so. Solo un rapace ha fatto ritorno. E questo è quanto mi ha riferito.
– Che mira, però! – esclamò Etheria.
– Tieni a freno la lingua, o te ne pentirai.
– Hai proprio un caratteraccio! – ribatté Etheria.
– Ora che cosa pensi di fare? – domandò Sulfurea.
– Ho un piano di riserva. E dubito che questa volta le cinque principesse possano avere qualche possibilità.
Le streghe sapevano perfettamente a cosa si riferiva Stridoria.
– Quando è così... in bocca al lupo! – concluse Sulfurea scoppiando subito dopo a ridere.
Stridoria le puntò i palmi delle mani contro. La Strega dell’Aria corse veloce verso la porta, seguita da Etheria.
Appena si furono richiuse la porta alle spalle, una scarica di suoni si abbatté sul pannello di legno.
– Per un pelo – commentò Sulfurea.
– Te la sei cercata... Ma la battuta non era male! – ridacchiò la Strega delle Tempeste.
E ridendo sguaiatamente, fecero ritorno alle loro stanze, pregustando la battaglia tra i nuovi alleati magici di Stridoria e le cinque principesse.
21
Un arrivo inaspettato

– Riposati, cara – le disse la regina offrendole una tazza di tisana energizzante.
Yara la bevve e si sdraiò su un mucchio di cuscini, posati a terra.
Vannak le stava vicino, e non le staccava gli occhi di dosso, pronto a esaudire qualunque desiderio Yara avesse potuto esprimere.
– Siamo fieri di te – disse Kalea.
– Senza i tuoi paraorecchie avrei potuto fare ben poco. Quindi siamo state brave entrambe – precisò Yara strizzandole l’occhio.
– La strega ora avrà capito con chi ha a che fare – intervenne Vannak.
Samah passeggiava per la stanza, inquieta.
– Sorellona, perché non ti siedi un po’? – le chiese Diamante.
– Perché sento che presto succederà qualcosa. Stridoria non può essersi arresa.
– Di qualunque cosa si tratti, noi siamo pronte a combattere! – esclamò Yara.
Samah pensava ai licantropi. – Vado a vedere come sta Amira – disse. – E poi faccio una visita in paese. Gli abitanti di Roccadocra saranno terrorizzati.
– Posso venire con te? – chiese subito Yara che, nonostante la stanchezza, non riusciva a stare ferma.
– Va bene.
Vannak trattenne Yara per un braccio. – Sii prudente – le raccomandò.
Quindi le due sorelle uscirono dalla stanza e andarono nelle scuderie.
Lo stalliere era lì accanto ad Amira ancora a terra.
– Come sta? – si informò Samah.
Appena la cavalla sentì la voce della sua padrona e amica, aprì gli occhi grandi e scuri. E subito fece per rialzarsi.
Kel-Radek la trattenne in posizione sdraiata. – Calma, Amira, devi riposare ancora un po’.
Samah allora si avvicinò a lei e prese ad accarezzarle la folta criniera. – Kel-Radek ha ragione. Devi riposare, ora. Ma ti prometto che presto faremo una delle nostre belle cavalcate nel deserto – disse la principessa con dolcezza.

La cavalla emise un debole nitrito e non si mosse.
– Andiamo – disse Samah a Yara.
E insieme si diressero verso l’uscita del palazzo.
Proprio quando stavano per imboccare le tortuose stradine del paese, avvertirono qualcosa, che assomigliava a un ruggito.
– Hai sentito? – chiese Samah a Yara.
La Principessa delle Foreste annuì. – Pensi sia un licantropo?
– Non credo.
Si udì un altro ringhio. Proveniva dal giardino del palazzo.
– Andiamo a vedere – suggerì Samah.
Yara le seguì senza parlare, ma quando raggiunse il giardino ebbe una grande sorpresa.
– Lalima! – esclamò la Principessa delle Foreste al colmo della gioia.
I suoni della tempesta di Stridoria le avevano alterato il senso dell’udito al punto che non aveva riconosciuto il verso della sua amica.
Corse incontro alla pantera e le cinse il collo con le braccia. Ne accarezzò il manto lucido e poi le chiese: – Ma... come mai sei qui?
La pantera emise un debole uggiolio, che Yara interpretò come un tentativo di scuse. – Non è successo niente a Jangalaliana, vero?
Lalima scosse la testa e diede una bella leccata alla mano di Yara.

– Per fortuna. Mi stavo preoccupando. Quindi sei venuta qui per me?
Lalima strusciò la sua grande testa contro il braccio della principessa.
– Oh, anche tu mi mancavi tanto. Sei riuscita a trovare il passaggio tutta sola? Davvero brava. Vero, Samah? – chiese alla sorella.
La Principessa del Deserto sorrise nel vedere tanto affetto tra Yara e la sua pantera.
– Sì, è stata bravissima e forse potrebbe esserci molto utile qui – rispose, facendole una carezza.
Pensava ai licantropi, contro i quali la forza e il coraggio di Lalima avrebbero aiutato non poco.
– Proseguiamo – esortò Samah.
– Ma lasciamo qui Lalima.
La gente del paese è molto spaventata e non so come reagirebbe davanti a una pantera in giro per le strade.
– Hai ragione, sorellona. Lalima, aspettaci qui!
La pantera si accucciò in un angolo riparato del giardino e rimase immobile mentre le due sorelle si avviavano verso il villaggio.
Gli abitanti di Roccadocra erano ancora frastornati. Samah voleva accertarsi personalmente della situazione nel villaggio.
– Principessa, che bello vedervi – disse una donna di mezza età. Aveva i capelli arruffati e lo sguardo ancora pieno di paura.
– Sì, noi stiamo bene. E voi piuttosto? Avete potuto ripararvi dalla tempesta di suoni?
La donna annuì e si mise a raccontare: – È stato tutto merito di Aban, il fornaio. È stato lui ad avere l’idea. Ha preso della pasta di pane in lievitazione e se l’è messa nelle orecchie. E ha funzionato! Così l’ha distribuita anche agli altri. In questo modo i rumori ci arrivavano molto più attutiti.
– Un antidoto davvero ingegnoso. Anche noi abbiamo affrontato l’emergenza grazie a un’idea di mia sorella Kalea.
– Ne sono felice.
– Bene. Buona fortuna....
Indice dei contenuti
- Copertina
- Strega del suono
- Personaggi
- PARTE PRIMA
- PARTE SECONDA
- INSERTO FOTOGRAFICO
- Copyright