Milano via Fatebenefratelli
Mancavano pochi minuti alle otto, quando il cellulare cominciò a vibrare. Crespo spalancò gli occhi, e fiducioso allungò il braccio verso il comodino, era certo che Aurora ci avrebbe ripensato. Purtroppo era il vice questore.
- Buongiorno dottore, è importante? - chiese deluso e con la voce impastata.
- Questa mattina due ragazzi hanno trovato il corpo di un uomo in un cascinale dietro le campagne di San Giuliano Milanese - rispose Corradi d’un fiato. - È ridotto male ma respira. -
- Interessante - bofonchiò. - Ma questa mattina quando, se sono appena le otto? -
- Non fare lo stronzo Crespo! Alzati immediatamente e fatti una doccia ghiacciata. Ti aspetto nel mio ufficio entro un’ora - e riagganciò.
- Agli ordini capo - borbottò polemico mimando il saluto militare.
Il piemme Di Mattia e Corradi stavano discutendo animatamente sul caso, quando Crespo irruppe nell’ufficio. Era vestito come il giorno prima e la sua folta capigliatura era crespa e scompigliata. Pareva un porcospino acciaccato.
- Ti avevo detto di farti una doccia - lo assalì Corradi. - Non era un consiglio ma un ordine! -
- Ho avuto una notte agitata - disse pacato. - Non riesco a venire a capo di questa storia, e poi… -
- …E poi le manca Aurora - lo provocò Di Mattia.
Crespo fece una smorfia ma non rispose.
- Calma, non dimenticatevi che state diventando amici - li ammonì Corradi. - Dunque Crespo, come ti anticipavo, due ragazzi un’oretta fa hanno trovato il corpo di un uomo in un cascinale. Era appeso come un maiale a un gancio fissato al muro. -
- Sarà stato un marito geloso - disse algido.
Corradi non raccolse.
- Al collo aveva uno di quei minuscoli aggeggi infernali che servono per trasportare dati da un computer a un altro - aggiunse Di Mattia.
- È una chiavetta USB - puntualizzò Crespo. - E dunque? -
- I colleghi della volante hanno inserito la chiavetta in un pc - proseguì Corradi. - Contiene una cartella intitolata Per l’ispettore Crespo. -
Silenzio.
- E in questa cartella che c’è? - chiese titubante, temendo qualche colpo basso riguardante Aurora.
- È protetta da password - rispose Corradi. - Se non la trovi, la consegniamo alla postale e in qualche ora dovrebbero decriptarla. Mi sembrava corretto darti la precedenza. -
- Un ammiratore? - lo punzecchiò il piemme.
- In effetti - sibilò Crespo. - Ho molti estimatori che vorrebbero sfoggiare la mia testa imbalsamata nel loro soggiorno. -
- E che cazzo Di Mattia, non ci si metta pure lei! - esclamò Corradi, poi fece ruotare lo schermo del pc e lo rivolse verso Crespo. Al centro del desktop spiccava la cartella criptata.
- Buona fortuna ragazzo - gli augurò benevolo.
Crespo annuì. Respirò a fondo e digitò le prime parole che gli suggeriva l’immaginazione. Aurora, Negativo. Poi tentò con Girl, Puttana, Fulvio, Poker, Crespo, Capellone, Sbirro di merda e Infame. Niente. Alzò lo sguardo e fissò Corradi, sconsolato.
- Mi dispiace dottore, non mi viene in mente altro. -
- Ci provi ancora ispettore - lo incoraggiò Di Mattia.
Crespo annuì, e chiuse gli occhi per raccogliere le idee.
- Che stupido! - esclamò. - Come ho fatto a non pensarci prima. - E cominciò a digitare parole riguardanti l’indagine in corso: Miami Star. Nulla, non si perse d’animo e proseguì: colonnello, Isabelle, Saverio Martinello, Alice, lapdancer, escort. Niente da fare. Si alzò avvilito e si diresse nervoso verso la finestra.
- Posso? - chiese incerto mostrando una sigaretta. - Altrimenti scendo a farmi una passeggiata. -
- Fai pure - rispose Corradi distrattamente e aggiunse: - Caffè per tutti? -
Poi sollevò il telefono e compose l’interno dell’ufficio passaporti.
- Sono Corradi, portatemi tre caffè, e mi raccomando le tazzine: bollenti! -
Crespo mise una mano nella tasca dei pantaloni per cercare l’accendino. Un attimo dopo la estrasse trattenendo il santino donatogli dal calabrese il giorno prima.
- Dottore, prima ha detto che quell’uomo era appeso come un maiale? - chiese di getto.
- Sì, mi pare di avere detto così. E allora? -
- Figlio di puttana! - esclamò Crespo, poi prese il santino lo voltò e lesse a voce alta: Il Santo veglia su di lei. - Scommetto che è questa la password. -
Corradi e Di Mattia si guardarono sbigottiti, Crespo nel frattempo aveva digitato la frase facendo aprire la cartella. Era apparsa l’icona di un filmato.
- E adesso cos’è quest’altra diavoleria? - chiese il piemme sorpreso.
- È un filmato - rispose Crespo.
- Un regalo del calabrese - aggiunse Corradi cupo.
- E purtroppo ho l’impressione che non sarà una passeggiata - proseguì Crespo. - Quando siete pronti lo faccio partire. -
Corradi fece un lungo sospiro, poi prese un Havana e ne offrì uno a Di Mattia, che rifiutò agitando energicamente le mani e borbottando qualcosa sulla nocività del fumo passivo, specie la mattina. Corradi lo accese comunque ignorando le sue lamentele petulanti e alla terza boccata, con un cenno della mano, ordinò a Crespo di fare partire il filmato.
Una sequenza di immagini cruente si susseguirono per una ventina di minuti, mentre una voce fuori campo, opportunamente camuffata, poneva domande dirette a quel mascalzone di bassa lega. Poi un grido disperato, e la scritta The end.
- Ma questi sono pazzi! - esclamò Di Mattia inorridito al termine della visione, era a un passo dal vomitare la colazione e aveva gli occhi fuori dalle orbite.
- Questo è il letamaio nel quale io e i miei ragazzi sguazziamo, e con discreto successo, da molti anni - puntualizzò Crespo. - È evidente che quando giudicò i nostri metodi poco ortodossi, non aveva ben chiaro con che razza di belve siamo abituati ad avere a che fare, purtroppo. - Di Mattia incassò di malavoglia.
La visione del filmato aveva impressionato anche Corradi che, con la scusa di aprire la finestra per cambiare l’aria satura di fumo, si alzò per controllare la funzionalità delle proprie ginocchia. Rasserenato, tornò alla sua poltrona, seppur ancora profondamente scosso.
- Ora capisco perché tutto quel Roipnol - mormorò Crespo.
- Intanto scopriamo in fretta l’identità di questo disgraziato - attaccò Di Mattia con la voce insolitamente tremolante oltreché stridula. - Poi ci metteremo al lavoro per scovare quel farabutto del damerino. -
- Se fosse facile trovarlo, il calabrese ce lo avrebbe consegnato a pezzi insieme ai resti di questo deficiente che si è fatto spezzare le ossa - disse Corradi.
- Effettivamente - ammise il piemme.
- In poche ore sapremo chi è il drugo - disse Crespo. - Quello che mi preoccupa è sapere che c’è un fantasma in circolazione, abile a non lasciare tracce, che tiene Alice prigioniera. -
Silenzio.
- Di certo con questo filmato abbiamo fatto un enorme passo avanti nelle indagini - aggiunse il piemme soddisfatto. - Sappiamo cos’è successo quella maledetta notte, ci manca il damerino e la sua testimonianza e tutti i tasselli del mosaico saranno finalmente in ordine. -
- Certo - lo schernì Crespo. - E sarà nostra premura ringraziare il calabrese per l’importante sevizio che ha svolto nelle indagini. -
Di Mattia, sotto il fuoco incrociato degli sguardi torvi di Crespo e Corradi, comprese quanto il suo entusiasmo fosse fuori luogo. Abbassò il capo e afflitto cominciò a torturarsi le unghie delle mani.
- Perché inviarti il filmato Crespo? - chiese Corradi pensoso.
- Spero voglia sfidarmi. -
- Sarebbe a dire? - insistette.
- Qualcosa tipo: vediamo chi è più bravo a trovare Alice - rispose Crespo.
- Ispettore perché ha detto: spero voglia sfidarmi? - chiese Di Mattia.
- Perché altrimenti significa che vuole aiutarmi. Non sopporterei l’idea. -
- Potrebbe essere un atto di stima nei suoi confronti - suggerì bonario il piemme.
- La sostanza non cambia - rispose asciutto. - Lei sarebbe lieto di avere la stima di persone capaci di ridurre un uomo in quelle condizioni? -
- Non siamo certi che sia stato lui - puntualizzò Di Matt...