Verso l'infinito
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Verso l'infinito

  1. 588 pagine
  2. Italian
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  4. Disponibile su iOS e Android
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Verso l'infinito

Informazioni su questo libro

È il 1962 e Jane e Stephen frequentano l'università inglese di Cambridge. Lei è una ragazza vivace che palpita per i versi dei poeti spagnoli, lui un promettente studente di cosmologia, sempre perso nei suoi pensieri, alla ricerca di una spiegazione semplice e unica dell'universo. Eccentrico e bizzarro, così lo definisce Jane quando lo conosce. E le piace molto. Le loro vite scorrono separate, fino a che qualcosa non le avvicina indissolubilmente.
Stephen ha solo ventun anni, l'età in cui l'immortalità è ancora l'unica ipotesi contemplata, quando riceve una diagnosi sconvolgente: una malattia degenerativa che gli lascia solo due anni di vita. È allora, con il destino alle calcagna, che i due si innamorano perdutamente e decidono di sposarsi. Con Jane al fianco, Stephen combatte instancabilmente contro la malattia e intanto si butta a capofitto a studiare ciò che a lui più manca: il tempo.
Grazie all'amore e alla caparbietà, i due giovani strappano giorni all'eternità, uno dopo l'altro. Mentre il corpo di Stephen è imprigionato in limiti sempre più stringenti, la sua mente continua a espandersi, fino a forzare le frontiere della fisica. Insieme, si spingono più lontano di quanto avrebbero mai potuto immaginare. Forse, la formula che tiene insieme l'universo ha un solo elemento comune: l'amore.
DA QUESTO LIBRO UN GRANDE FILM DEL PREMIO OSCAR© JAMES MARSH CON EDDIE REDMAYNE E FELICITY JONES.

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Informazioni

Print ISBN
9788856643855
eBook ISBN
9788858512739

Parte Terza

1

Lettera dall’America

«Ciao! Mi chiamo Mary Lou e vivo nella Sierra Madre. E tu chi sei? Da dove vieni?» A parlare era una figura snella e abbronzata, che sollecitava una risposta con un ampio sorriso. Eravamo appena arrivati alla festa, organizzata da espatriati inglesi una settimana dopo il nostro atterraggio a Los Angeles, e non eravamo ancora abituati a un approccio così diretto. Ci fu un lungo silenzio prima che noi, superando la sorpresa, ci rendessimo conto di dover replicare in modo altrettanto spontaneo. Dopotutto, ci erano voluti quasi dieci anni perché venissimo presi in considerazione nelle feste a Cambridge, e anche allora l’approccio era sempre stato segnato da una certa diffidenza. Di recente alcuni dei fellows più anziani – e più specificatamente le loro mogli – avevano mostrato un benevolo interesse verso di noi, ma nel corso degli anni ci eravamo abituati a restare intrappolati a un’estremità della tavola o in un angolo per conto nostro, disperando che qualcuno ci rivolgesse la parola, sempre piacevolmente sorpresi se nel corso della serata ci capitava di incontrare una faccia amica. In effetti uno dei responsabili della cucina mi aveva confidato una volta che era difficile trovarci un posto a tavola nelle feste del college, perché nessuno voleva sedersi accanto a noi. Non c’era da stupirsi, dunque, che fossimo impreparati all’iniziativa di Mary Lou. La sua esuberanza era contagiosa, e io cercai di trasmettere il nostro entusiasmo per l’ambiente californiano nelle mie lettere a familiari e amici a casa, come per esempio nella prima lettera ai miei genitori, scritta prima che potessimo permetterci un contatto telefonico regolare:
535 South Wilson Avenue
Pasadena, CA 91106
USA
30 agosto 1974
Cari mamma e papà,
è davvero emozionante! Il viaggio è stato molto lungo, ma molto semplice rispetto all’ultima volta che abbiamo sorvolato il Polo con Robert in fasce. Come un perfetto viaggiatore che torna sui suoi passi, Robert era affascinato dal panorama: cime nere che sbucavano da distese innevate, montagne che sorgevano da un mare ghiacciato dove sporadici buchi nel ghiaccio emanavano una luce smeraldina, i puntini bianchi degli iceberg nella baia di Hudson, e poi i deserti americani, il Lago Salato e finalmente le catene costiere. Lucy invece, poco sensibile a quell’avventura, quando stavamo sorvolando l’Atlantico ha chiesto se fossimo già a terra...
All’atterraggio ci siamo rianimati, anche se erano circa le due di notte (orario vostro), e abbiamo sgranato gli occhi di fronte alle tante cose nuove e insolite: palme, automobili enormi, la nostra lucente station wagon con cui Kip è venuto a prenderci, autostrade che si snodavano intorno alla città in ogni direzione, grattacieli, e infine la casa col suo rivestimento di assi bianche, molto più carina che nelle foto. Siamo arrivati all’imbrunire e c’era una luce a ogni finestra... una fantasia disneyana diventata realtà! La casa è elegante dentro quanto è graziosa fuori. E così confortevole! Enormi divani in cui sprofondare e bagni ovunque, tutti con colori coordinati, naturalmente! Ogni cosa è nuova di zecca, i mobili finti antichi, gli asciugamani, le porcellane, persino le padelle! Evidentemente pensano che siamo abituati a uno standard di vita stratosferico. Se solo sapessero! Dal lavello della cucina vedo le montagne, e Stephen è più vicino al suo ufficio di quanto non sia a Cambridge, perché la casa è esattamente di fronte al campus. Eccitato come un bambino con un nuovo giocattolo, sta imparando a manovrare la sua sedia a rotelle elettrica, la stessa che ha all’istituto ma molto più veloce. Da anni non aveva una simile libertà di movimento, anche se la sedia dev’essere issata sui marciapiedi e sui gradini e questo è un po’ problematico, perché qui i marciapiedi sono molto alti dato che nessuno va a piedi per strada, e la struttura è molto pesante. Ognuna delle due batterie al gel pesa una tonnellata, per non parlare dell’occupante. Dei tecnici sono stati qui tutto il giorno a sistemare la carrozzella e a regolare tutti gli altri dispositivi. Sembrano tutti molto disponibili.
Il giardino è piuttosto spoglio ed è curato da una squadra di giardinieri che arrivano con cesoie, scope e un aspiratore. Tagliano, riordinano e puliscono il prato, ma non riconoscerebbero un’erbaccia neanche se ce l’avessero sotto il naso. L’erba necessita di tantissima acqua, che viene da un sistema di irrigazione sotterraneo, niente pompe o annaffiatoi. È tutto così inconsueto! Il primo mattino siamo usciti nel patio e abbiamo trovato un colibrì che ronzava intorno a una pianta dall’aria strana, con fiori a punta arancioni e blu. Tutt’intorno alla casa ci sono camelie grandi come alberi e vicino al patio c’è un’enorme quercia della California rinsecchita, che aspetta solo qualcuno che vi si arrampichi. Sul bordo del giardino abbiamo un arancio con fiori e frutti allo stesso tempo, due avocado, un fico e una piccola palma. Finora, dato che fa così caldo, abbiamo consumato tutti i nostri pasti nel patio ed è un bene, dato che la sala da pranzo è così bella con la sua costosa moquette rossa e il suo tavolo di mogano, che non osiamo nemmeno metterci piede, figuriamoci mangiarci.
I bambini e io siamo andati a fare il bagno alla piscina del CALTECH questo pomeriggio. Lucy è caduta in acqua e non le è piaciuto affatto. È considerata in grave ritardo per il fatto che a tre anni non sa nuotare, ma Robert ci riuscirà nel giro di una settimana; al momento nuota sott’acqua. Siamo tutti in preda a una sana, allegra stanchezza, tanto che Lucy si è addormentata davanti al televisore (malgrado la novità, non la guardiamo quasi mai per via delle interminabili pubblicità), e persino Robert dà segni di voler fare un pisolino. Ma penso che potrei addormentarmi prima io.
Con amore, Jane
Mio padre doveva andare in pensione dal ministero dell’Agricoltura il giorno del suo sessantesimo compleanno, nel dicembre del 1974, dopo una lunga e zelante carriera, e lui e mia madre progettavano di festeggiare il suo ritiro venendo a trovarci in California. Nel frattempo avevamo un flusso costante di visitatori, alcuni dei quali restavano per un weekend mentre altri, come Peter De’Ath, lo specializzando di Stephen, si fermavano da noi e aiutavano Bernard a prendersi cura di Stephen, in attesa di trovare una sistemazione. Io ero sempre più sicura al volante, e non mi pesava fare la spesa per tanti ospiti, perché tutti gli acquisti erano ordinatamente sistemati in sacchetti di carta marrone (niente plastica) e portati alla macchina per me da cordiali inservienti. Inoltre Robert – sette anni – era un brillante navigatore: sembrava conoscere la mappa delle autostrade a memoria e a differenza di suo padre mi avvertiva con congruo anticipo dell’uscita da prendere.
Il primo giorno di scuola dei bambini alla Pasadena Town and Country School li accompagnai con un po’ di apprensione al cancello, poi a mezzogiorno tornai a riprendere Lucy all’asilo e mi unii alla coda di mamme in attesa che sfilavano intorno all’isolato nelle loro automobili. Al cancello diedi il suo nome al maestro di guardia sul marciapiede e lui la chiamò con l’altoparlante: «Loossee Hokking, Loossee Hokking!» strillò. Nessuno si fece avanti, e non c’era traccia di Loossee Hokking tra la folla di bambini che aspettavano pazientemente all’interno. Seguì un gran trambusto. Possibile che Loossee Hokking fosse stata rapita – il peggior timore della scuola – il primo giorno? La scuola era in preda al caos. Parcheggiai l’auto ed entrai. La preside arrivò di corsa dal suo ufficio e una torma di signore di mezz’età sciamò in ogni direzione alla disperata ricerca della bimba perduta. Non fu difficile trovare Loossee Hokking. La scuola le era piaciuta così tanto che se n’era andata in mensa, decisa a rimanere fino alle due e mezzo. Da quel giorno venne ad aspettarmi fuori dalla scuola, a volte un po’ provata, perché la giornata era lunga per una bambina di tre anni.
I bambini trovarono un nuovo amico in Shu, otto anni, figlio dei nostri vicini giapponesi Ken e Hiroko Naka, che avevano vissuto per qualche tempo a Cambridge prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Ken era un biologo che si stava specializzando negli occhi dei pesci gatto, una bizzarria scientifica in quanto estremamente simili a quelli umani. I Naka non solo portarono Robert e Lucy a scuola ogni mattina dopo quel primo giorno, ma organizzarono anche ogni sorta di spedizione ai parchi divertimenti e in spiaggia per i tre bambini. Andando a prenderli a scuola al pomeriggio, scoprii che la conversazione di Shu era punteggiata da termini tecnici informatici. Mentre Lucy seguitava a farfugliare senza sosta, Shu faceva il suo monologo e Robert annuiva convinto, senza dubbio attratto da quel suo primo contatto con l’informatica, scienza che alla fine sarebbe diventata la sua professione. Entusiasta della sua nuova indipendenza, Stephen era anche segretamente compiaciuto di essere la star del campus, dove si tratteneva tutto il giorno in un ufficio con aria condizionata. C’erano rampe in tutto il campus, così come nel vialetto che portava alla casa. Stephen aveva una segretaria tutta per lui, Polly Grandmontagne, e una fisioterapista regolare, Sylvie Teschke, il cui marito, un orologiaio svizzero, era preoccupato dall’avvento degli orologi al quarzo che minacciavano di lasciarlo senza lavoro. Bernard Carr, lo studente di Stephen, cominciò a inserirsi nella routine della nostra famiglia con inesauribile allegria malgrado il suo eccentrico regime di vita, che consisteva nell’aiutarmi a mettere a letto Stephen la sera, andare alle feste, fare le ore piccole guardando film horror a causa – diceva – della sua insonnia, e poi dormire fino all’ora di pranzo. Una volta andai al piano di sopra a svegliarlo a metà mattinata e lo trovai che dormiva profondamente col corpo nel letto e la testa sul pavimento!
Quell’autunno Mary Thatcher venne a fare un tour di conferenze negli Stati Uniti sul suo archivio di immagini delle vite dei britannici in India, appena pubblicato. Come tutti i nostri ospiti, la portammo a vedere l’attrazione locale, gli Huntington Gardens and Gallery, creati dal signor Huntington che si era arricchito con le ferrovie e aveva sposato sua zia per tenere i soldi in famiglia. Il ritratto di sua moglie faceva pensare che avesse pagato un prezzo piuttosto alto per quel privilegio, ma la ricchezza accumulata gli consentì di acquistare Vista sullo Stour di Constable, vari manoscritti di Chaucer e la Bibbia di Gutenberg più varie altre opere di pregio per la sua galleria, oltre a impiantare un magnifico giardino. Quest’ultimo era diviso in affascinanti sezioni geografiche e botaniche specializzate: un giardino di cactus del deserto infarciti di spine, un’area australiana con eucalipti ma senza canguri, una zona di giungla, file e file di camelie, un giardino elisabettiano, un giardino giapponese con tanto di ponte, casa da tè e gong, e un misterioso giardino filosofico zen, composto per lo più di ghiaia rastrellata con qualche sasso posizionato con cura. In un raggio ristretto si trovavano alcuni splendidi esempi di arte europea; oltre alla Huntington Gallery, c’era il Museo d’Arte californiana di Pasadena, il Museo J. Paul Getty di Malibu, o il Castello Hearst verso San Francisco. A volte mi facevo prendere dal sentimentalismo, se non dalla nostalgia, vedendo l’arte europea, soprattutto il Constable, nella luce violenta della California. Non c’era posto per le sfumature della vita cui eravamo abituati, i cieli grigi, il dignitoso squallore, i palazzi in rovina, la diffidenza, lo snobismo. I cieli della California, i suoi colori, il paesaggio, la gente col suo comportamento e il suo modo di parlare, tutto mi sembrava estremamente definito, schietto e privo di nuance. Quanto al cibo, era gigantesco, ma così infarcito di additivi che eravamo contenti di poterci coltivare un po’ di frutta. Cinquantadue frutti di avocado caddero dall’albero in un solo weekend di ottobre, quando noi eravamo a Santa Barbara. Al nostro ritorno ci affrettammo a raccoglierli e a stiparli in fondo al frigo per sottrarli alla pulizia settimanale dei giardinieri.
Quel novembre scrissi ai miei genitori per avvertirli di ciò che li aspettava.
Cari mamma e papà,
non vediamo l’ora di avervi qui fra un paio di settimane, ma spero che riuscirete a reggere il ritmo. Non venite in California per riposarvi! Qui si vive in un turbine continuo di attività sociali. Dato che la nostra casa è la più grande e la più vicina al campus, è diventata il luogo di ritrovo preferito dei relativisti quest’anno. Kip e Linda hanno una bella, vecchia villa in stile spagnolo su ad Altadena, ma è un po’ fuori città e i dintorni sono così infestati dai ladri che appena si acquista qualcosa di nuovo, sparisce. Lo stesso vale per le auto parcheggiate in strada. Quindi una parte delle feste, cocktail, cene e serate alcoliche si tiene qui, per non parlare della festa di compleanno di Lucy, alla quale ha voluto invitare l’intera classe più gli insegnanti... Presto cuoceremo un tacchino per il Giorno del Ringraziamento. Non so quanta gente verrà, ma lascerò che a preparare le varie specialità tradizionali tipo la torta di zucca siano gli americani, che sanno come fare queste cose. Comunque, i loro gusti sono decisamente diversi dai nostri. Ho avuto gente a cena la settimana scorsa e ho servito uno stufato di manzo. Con mia grande sorpresa li ho visti aggiungere al loro piatto di carne delle fragole autunnali che avevo messo in tavola dentro una ciotola!
Conoscerete anche i nostri nuovi amici, in particolare gli altri titolari di una borsa di studio Fairchild nel campo di studi di Stephen, i Dicke e gli Israel. Bob e Annie Dicke di Princeton vi somigliano molto. Lui è un intellettuale e un eccellente pianista, e lei è affettuosa come una nonna. I bambini e io andiamo spesso a prendere il tè con lei e a nuotare nella piscina del loro condominio. Avete conosciuto gli Israel di Edmonton nel 1971, quando sono venuti a Cambridge col figlio Mark di dieci anni? Hanno un’aria cosmopolita ma sono carini, spiritosi e immensamente colti, senza la minima affettazione.
Messaggio speciale per Chris: Robert ha avuto mal di denti la settimana scorsa, anche se lo avevo portato dal dentista della scuola poco prima che venissimo qui, quindi giovedì siamo andati da un dentista. Puro stile californiano. Piante in vaso, moquette a pelo lungo, morbidi sofà e musica di sottofondo. Il medico è uscito a parlare con me dopo avere esaminato i denti di Robert. «Be’, signora Hokking,» ha esordito, poi ha fatto una pausa a effetto «sarà un bell’investimento... quei giovani molari hanno bisogno di cure, di corone in acciaio inossidabile... circa centottanta dollari, direi...» Posso immaginare la reazione di Chris, ma cos’altro potevo fare se non pagare?!
I bambini e io abbiamo fatto la tessera della biblioteca di zona. Robert ha preso in prestito un libro sull’Impero Britannico, il che mi è sembrato un po’ troppo patriottico, ma non è male se si tiene conto che solo un anno fa era considerato un bambino ritardato. Io ho anche sviluppato una nuova irresistibile passione grazie a un’altra moglie del CALTECH, Tricia Holmes. Tricia, che è irlandese, mi ha introdotto al corso serale di canto corale del Pasadena City College. Una volta alla settimana proviamo una grande opera corale cantando a prima vista. Non sono molto brava a cantare a prima vista, ma è veramente emozionante. La settimana scorsa era il Requiem tedesco di Brahms, questa settimana il Requiem di Mozart, e così via. Più avanti dovremmo cantare la Passione di San Matteo per due settimane. Questo approccio mi ricorda il modo in cui gli americani visitano l’Europa, un giorno a Parigi, un giorno a Londra, due giorni a Venezia...
Anche Lucy ha un’attività particolare sempre grazie a Tricia Holmes, che ha una figlia, Lizzie, più o meno dell’età di Lucy. Lizzie e Lucy vanno a fare danza insieme, quindi le scarpette da ballo sono di nuovo in auge, e questa volta si fa sul serio, niente filastrocche o libera espressione, e nemmeno lacrime però. L’insegnante è un’americana giovane e molto seria. Il suo dubbio è che forse sta insegnando a Lucy col metodo sbagliato... Dall’ultima volta che vi ho scritto ho preso in casa un altro emigrante per riempire un po’ dello spazio a disposizione. Anna Zytkov, una giovane astrofisica polacca, si è trasferita da noi finché non trova un posto in affitto. Al suo arrivo le ho subito proposto una partita a tennis, anche se non giocavo da anni. Avevamo appena iniziato quando Anna è caduta e si è rotta la caviglia. Da allora, nel suo stato di immobilità, da una grossa scatola di cartone ha ricavato una meravigliosa casa delle bambole perfettamente ammobiliata per il compleanno di Lucy. È un vero capolavoro, realizzata con tanta finezza e immaginazione da far sembrare incredibilmente volgari e sgraziati i pacchiani manufatti in plastica che si vedono nei negozi.
A Natale avremo la casa piena. Penso che Anna sarà andata via per allora, ma oltre a noi sei più Bernard ci sarà George Ellis, che si tratterrà un paio di giorni quando lui e Stephen torneranno da un convegno a Dallas il 21, e il 23 Philippa Hawking arriverà da New York dove sta lavorando attualmente. Verremo a prendervi all’aeroporto il 16 alle 5! Preparatevi a tutte le consuete attività scolastiche di fine trimestre – Robert reciterà brani dalla Battaglia di Bunker Hill – e a un’enorme festa il 21.
Con amore, in attesa del 16 dicembre,
Jane
Ai primi di dicembre Stephen partì col suo gruppo per il convegno a Dallas. Mentre i bambini e io eravamo soli in casa, una notte mi svegliai sentendo il letto e il pavimento tremare sotto di me. Ci era stato detto di correre sotto il portico in caso di terremoto, ma ero troppo terrorizzata per muovermi, letteralmente impietrita. Quando finalmente mi ripresi, mi precipitai al piano di sopra per vedere se i bambini stessero bene e scoprii con sorpresa che entrambi dormivano profondamente. Tornai a letto, spensi la luce, e la cosa si ripeté. Anche la scossa di assestamento fu tremenda, ben diversa dai lievi tremori che facevano tintinnare i vetri regolarmente tutti i pomeriggi. Comunque, se ci fossero stati dei terremoti a Natale probabilmente non ce ne saremmo accorti (come Stephen non si accorse di un forte terremoto in Persia nel 1962 perché in quel momento stava attraversando il paese in pullman e soffriva di dissenteria). Mamma e papà, George Ellis e Stephen di ritorno da Dallas, e la sorella di Stephen, Philippa, arrivarono in successione nel cuore della notte, e a quel punto organizzammo una festa per una quarantina di amici e colleghi che si divertirono tanto da fermarsi fin dopo le due del mattino. Per dimostrarlo abbiamo la foto di un anziano fisico molto illustre, Willy Fowler, che fa yoga sul pavimento del soggiorno esattamente alle due del mattino!
Al cenone di Natale vennero sedici persone, il che permise ai bambini di avere un pubblico a disposizione per il loro spettacolo di magia. Robert aveva ricevuto in regalo un set da prestigiatore, e con la sua esuberante assistente ci ammannì un primo delizioso tentativo di giochi di prestigio, un cambiamento rispetto alla messe costante di indovinelli e scherzi che divertivano noi e facevano morire dal ridere i bambini. Il contrasto tra la sua apertura semi-professionale – «Se avete delle domande da fare, siete pregati di farle dopo lo spettacolo e non prima» – e il disordine della sua scatola di trucchi, il suo piacere quando un trucco riusciva e la sua malcelata irritazione quando la sua assistente gli rubava la scena, per non parlare del suo sorriso sdentato, erano tenerissimi.
Dopo il Natale e la sfilata di Capodanno a Pasadena, raccogliemmo le energie per una giornata a Disneyland con la famiglia. Le code erano lunghe e i bambini riuscirono a provare solo due attrazioni a testa. Trovammo un buon punto di osservazione per la sontuosa sfilata disneyana, ma anche quell’esperienza fu un po’ disastrosa perché Lucy ebbe la sfortuna di vedersi offrire una mela dalla Strega Cattiva nella sezione dedicata a Biancaneve. Fu così terrorizzata che si nascose dietro la mia gonna. Poi all’inizio del nuovo anno partimmo in macchina per la Valle della Morte, il parco desertico a quasi cinquecento chilometri di distanza a nord-est. Fu un grosso sollievo avere con me i miei genitori che mi davano il cambio al volante, mi aiutavano a caricare Stephen e la sedia a rotelle – per non parlare delle batterie – in macchina, e tenevano impegnati i bambini mentre io mi occupavo di Stephen. Fummo impressionati da quel panorama selvaggio e primordiale, un campo giochi per giganti. Il fondo della valle è costellato da dune di sabbia da una parte, crateri vulcanici dall’altra, e pietraie e affioramenti di roccia color sabbia dappertutto. Vaste distese di sale sotto il livello del mare sono tutto ciò che resta di un profondo lago dell’era glaciale. La valle è circondata da ogni lato da accidentate montagne incappucciate di neve, che nelle loro stratificazioni multicolori recano la testimonianza di immani rivolgimenti geologici all’alba dei tempi. Dicono che d’estate la Valle della Morte sia il deserto più caldo del mondo, e la vegetazione è quasi assente: solo cactus, agrifogli del deserto e cespugli di creosoto sopravvivono tra le sue rocce e i sassi ostili, e solo i minuscoli, preistorici ciprinodonti possono sopportare l’estrema salinità dei suoi rari fiumiciattoli poco profondi. Il paesaggio, che cambia costantemente colore col movimento del sole, è spettacolare ma non bello. Le tristi storie dei pionieri che tentarono di attraversare la valle nel 1849 e le ghost town eredità dei sogni dei cercatori d’oro, unite alla sterilità e al silenzio del luogo, creano un’atmosfera minacciosa e ostile. Mia madre osservò che quei pionieri dovevano essere stati dinamici, duri e tenaci, e che non c’era da stupirsi nel ritrovare quelle stesse qualità nei moderni californiani, specialmente le donne, discendenti di quei pionieri.
Quando tornammo a casa trovammo una bella sorpresa. Avevamo già organizzato una piccola festa d’addio per i miei genitori, quindi fu una felice coincidenza che in quella stessa occasione potessimo festeggiare l’assegnazione della Medaglia Eddington della Royal Astronomical Society a Stephen e Roger Penrose. Era senz’altro un grande onor...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Verso l'infinito
  3. Parte Prima
  4. Parte Seconda
  5. Parte Terza
  6. Parte Quarta
  7. Postludio
  8. Ringraziamenti
  9. INSERTO FOTOGRAFICO
  10. Copyright