Il giorno dopo, Karl era passato a prendere Inge con la sua auto e insieme avevano accompagnato Tosca all’entrata dell’Englischer Garten, dove avrebbe aspettato Sabine.
Le nuvole erano minacciose, ma per il momento non pioveva. Tosca tirò fuori dallo zainetto il libro acquistato il giorno prima e iniziò a leggerlo. Dopo alcune pagine, frugò dentro la borsa per cercare il cellulare e si accorse che quella mattina, per la fretta, non l’aveva ancora acceso. Quando lo fece, dopo un attimo, le arrivò un messaggio di Sabine inviato un’ora prima. “Sto proprio male!” diceva.
Tosca la chiamò e appena l’amica rispose, dopo diversi squilli, si rese conto che non aveva esagerato.
«Ma che ti è successo?»
«Ieri sono uscita dalla libreria mentre stava ancora piovendo... non ho più il fisico di una ventenne... stamattina ho un mal di gola da manuale!»
«Mi dispiace davvero» rispose Tosca.
«Passeggia anche per me e poi... fammi sapere se il libro ti è piaciuto.»
Tosca chiuse la comunicazione e si avviò verso il parco. Era intenzionata a godersi la giornata, anche se in solitudine. Le prime gocce di pioggia la investirono che era ancora in mezzo al prato, ma decise comunque di scalare la piccola collina per raggiungere il tempietto. Arrivò in cima completamente bagnata.
Mentre lo sguardo spaziava in lontananza verso le due caratteristiche cupole a cipolla della Frauenkirche, Tosca pensò che presto avrebbe fatto la fine di Sabine.
«Non le sembra di stare in un film?» Michael le era arrivato da dietro e Tosca si era voltata spaventata.
Le lunghe ciocche bagnate le sferzarono il viso e il suo sguardo, da impaurito, divenne immediatamente minaccioso.
«Mi scusi, non volevo intimorirla» si giustificò Michael.
Tosca lo guardò con sospetto, ma si rese conto che anche lui si era riparato nel tempietto, sicuramente dopo aver percorso un bel tratto di prato scoperto: aveva in mano un libro e le pagine erano irrimediabilmente ondulate.
«Non fa niente» disse lei e frugò nella borsa in cerca del foulard. «E pensare che l’avevo portato per ripararmi dal sole» disse ridendo e frizionandosi i capelli.
«Signorina Elizabeth, ho lottato invano e non c’è rimedio, questi mesi trascorsi sono stati un tormento... ho lottato contro la mia volontà, le aspettative della mia famiglia, l’inferiorità delle vostre origini...» Michael si era interrotto e vide negli occhi nocciola di Tosca un divertito compiacimento, quindi riprese a parlare, cercando di entrare nella parte. «Tutte cose che vorrei dimenticare e chiedervi di mettere fine alla mia agonia... vi amo!»
«La Austen ci sapeva fare con le parole, anche se queste sono tratte dal film e non dalla sua mirabile narrazione in Orgoglio e pregiudizio.»
«Per essere più precisi, nel libro Mr. Darcy si dichiarava in casa del cugino di Elizabeth, ma deve convenire con me che il tempietto simile a questo, il sottofondo dell’acqua che scende, i tuoni in lontananza hanno un effetto scenico molto più accattivante» disse Michael avvicinandosi a Tosca.
Lei lo guardò attentamente. Dai capelli neri, lunghi fino a sfiorargli il collo, scendevano ancora delle gocce di pioggia. L’uomo non si era scostato le ciocche dal viso e i suoi occhi verdi la fissavano seri. Tosca sentì uno strano coinvolgimento e capì che lui aveva ragione.
«Non lo so chi sono, io e il mio gatto siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno» lo provocò lei.
Lui sorrise, ma impercettibilmente.
«Holly, Paul e Gatto... Colazione da Tiffany. Anche lì, la scena finale del bacio con il gatto bagnato e infreddolito nell’impermeabile di Audrey è fantastica.» Un tuono squarciò il ritmico cadere della pioggia.
Tosca rabbrividì, ma solo per il freddo. Michael se ne accorse e dal suo zainetto tirò fuori un pile asciutto.
«Se lo metta, mi allontano un po’ e intanto penso a...»
Michael si voltò e lei gli guardò le ampie spalle e la muscolatura della schiena ben delineata sotto la t-shirt nera completamente bagnata.
«Ti ho scritto trecentosessantacinque lettere... ti ho scritto tutti i giorni per un anno... non è finita!» Michael tornò a girarsi e vide Tosca con il suo pile addosso. La ragazza finì la citazione al posto suo.
«Non è finita neanche ora... Allie e Noah, Le pagine della nostra vita.»
«Mi arrendo, ho in mente altre scene simili tratte dai film, ma non ricordo le battute degli attori» disse lui.
Tosca si strinse nel pile dell’uomo e poi allungò una mano per presentarsi.
«Tosca Manfredi.» La mano di Michael era forte e calda, nonostante fosse ancora umida.
L’uomo la osservò un istante.
«Dal suo accento non l’avrei mai detto, è nata qui da genitori italiani?»
«No, laureata in lingue e ho fatto molti viaggi in Germania, poi ho deciso di trasferirmi qui per lavoro.»
«Michael Meyer» disse lui, un attimo prima di lasciarle la mano.
Anche se quella prima presentazione era stata originale e se in cuor suo doveva ammettere che lui era veramente molto bello, lei prese di nuovo le distanze e cercò di concentrarsi sul paesaggio sotto la pioggia, ma gli disse lo stesso quello che pensava.
«Non mi è mai capitato di incontrare un uomo che avesse letto Orgoglio e pregiudizio, una lettura... femminile.»
«Chi le dice che non sia una tattica per conoscere meglio le donne?» la provocò lui.
Lei si voltò e vide che stava sorridendo. Si era ravviato i capelli bagnati all’indietro e il suo viso, ora completamente scoperto, aveva qualcosa di tormentato e malizioso allo stesso tempo. La categoria più pericolosa di uomo: bello e misterioso, e per di più maniaco dei film d’amore.
«Almeno lei l’ha ammesso che molti uomini farebbero di tutto pur di incontrare i gusti delle donne, compreso imparare a memoria le frasi più significative dei film per fare colpo.»
«Ha ragione a essere diffidente: in effetti sono uscito presto stamattina, con la voglia di prendermi una caterva d’acqua, ma prima mi sono ripassato tutta la scaletta di giustificazioni che conservo in un notes, chissà mai avessi incontrato una bella ragazza, magari proprio sotto il Monopteros... Io le ho solo detto di aver letto Orgoglio e pregiudizio e deve ammettere che, se anche lo avessi fatto solo per capire di più le donne, avrei comunque dedicato al problema più tempo di quello che spesso gli uomini dedicano a comprendere la compagna che gli sta accanto da una vita.»
Michael sapeva per esperienza che a volte la verità è così assurda da essere più incredibile di una bugia detta male e senza convinzione, ma quando il giorno prima aveva sentito dell’appuntamento di Tosca con Sabine al parco, aveva pensato a un modo per avvicinarla.
Era stato un colpo di fortuna o un inaspettato aiuto da parte del destino che Sabine non si fosse presentata? Aveva poca importanza; quello che contava era che lei quella mattina si era diretta da sola verso il tempietto e lui aveva deciso di sfruttare subito l’occasione che gli era stata offerta. Si era incamminato dalla parte opposta e, ormai giunto a pochi passi dal Monopteros, l’aveva vista guardare la città. A quel punto gli era balenata in mente quella scena tra Mr. Darcy e Elizabeth Bennet. La ragazza aveva un profilo perfetto e lui, per alcuni minuti, era rimasto incantato sotto la pioggia a osservarla in silenzio.
Tosca non gli rispose subito. Prima pensò che era da stupidi litigare con una persona che non conosceva e che non avrebbe più rivisto.
«Ha ragione, sono prevenuta, ma riguardo alle motivazioni del suo comportamento, non sta a me scoprirle.»
Michael si voltò a guardarla, erano entrambi seduti e appoggiati alla piccola colonna al centro del tempio.
«Prevenuta e anche diffidente: bella compagnia che mi sono trovato stamattina» le rispose indignato.
Con alcune donne aveva funzionato insinuare un senso di colpa, ma questa volta sembrava che lei avesse scoperto i suoi giochi e questo lo indisponeva. Avvicinare le altre donne e parlare con loro era stato semplice. Con Tosca, invece, la strada era chiaramente in salita.
«Io ero già qui» gli rispose lei con tranquillità.
Michael capì che se voleva trascorrere con lei del tempo per conoscerla meglio, doveva inventarsi qualcosa di più concreto.
Ora, la pioggia incessante era accompagnata da un forte vento e l’acqua aveva bagnato il pavimento del tempietto, fino al punto in cui erano seduti.
Tosca aveva avvicinato il più possibile le gambe al corpo, il mento appoggiato sulle ginocchia. Iniziava a sentire freddo. Fatta eccezione per il pile che le aveva dato Michael, tutto quello che indossava era bagnato e il vento non migliorava le cose. Si chiese come mai lui non sentisse freddo, con i jeans intrisi d’acqua e la t-shirt che gli aderiva addosso come una seconda pelle.
Era arrabbiato, lo capiva dal suo silenzio e dallo sguardo fisso verso l’orizzonte offuscato dal temporale. Tosca era consapevole del suo comportamento costantemente sulla difensiva. Era il suo modo di reagire per quello che le era accaduto con Sebastiano.
Al momento, non intendeva avere relazioni con altri uomini: la ferita che la tormentava non si era ancora rimarginata e anche se si rendeva conto che né questo sconosciuto né altri uomini erano colpevoli di quanto le era successo, non riusciva ad agire in modo diverso.
I minuti passavano, mentre il loro silenzio prolungato veniva colmato dal fragore dei tuoni e dal furioso picchiettare della pioggia.
Tosca batteva i denti e il suo corpo tremava privo di controllo.
Sentiva freddo, sempre più freddo e il vento sembrava giocare con il suo corpo, avvolgendolo, spruzzandolo con le gocce che rimbalzavano sulle sue sneakers.
Non voleva chiedere aiuto a Michael, ma faceva troppo freddo.
«Mi......