Pieno giorno
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Pieno giorno

  1. 476 pagine
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Pieno giorno

Informazioni su questo libro

Dal Premio Pulitzer coautore di "Open" con Agassi e autore di "Il bar delle grandi speranze", una storia che comincia e finisce in un giorno. Una storia che dura una vita. Si può rivivere una vita in un giorno? Si può. Accade a New York, il giorno di Natale del 1969, a Willie Sutton, uscito da poche ore dal penitenziario di Attica dopo che il governatore Rockefeller gli ha concesso la grazia per motivi di salute. Questa storia è tante storie. Tutte vere. O forse no. È una storia che comincia agli albori del ventesimo secolo, quando Willie evade dal grembo della Madre. È una storia che comincia nel 1919, quando lo sguardo di Willie incontra l'oro negli occhi di Bess, sotto le mille luci di Coney Island. È una storia che comincia nel 1969, l'anno dell'uomo sulla Luna. È una storia di astronauti e di sirene, di guardie e di ladri, di magnati e di giardinieri, di prostitute e di galeotti. È una storia in fuga, da Sing Sing e dalla solitudine, dalla povertà e dalla mancanza d'amore. È una storia di libri, perché i libri ti cambiano la vita. È una storia di soldi, maledetti soldi, come sarebbe più bello il mondo senza di loro. È una storia di banche, maledette banche, ieri e oggi è sempre colpa loro. Perché è nelle banche che ci sono i soldi, ed è per questo che Willie Sutton le rapina. Con una pistola che non ha mai sparato, e un travestimento ogni volta diverso. Perché lui è Willie l'Attore, e recita dal vivo sul palcoscenico del crimine. Un eroe - o un antieroe - sulle strade della Grande Mela, insieme a un Giornalista e un Fotografo. Guidati da Willie sulle tracce del suo passato, i due hanno solo un giorno per ottenere la storia da prima pagina che vuole il giornale. Ma anche Willie vuole una storia. E anche Willie ha solo un giorno, per avere la sua storia. E l'amore che gli spetta, da quel lontano 1919. Vero o no, sarà un giorno molto pieno.

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Informazioni

Anno
2013
eBook ISBN
9788858508138
Print ISBN
9788856626650

PARTE SECONDA

La cosa più triste dell’amore, Joe, è che non solo l’amore non può durare per sempre, ma anche il crepacuore presto lo si dimentica.
WILLIAM FAULKNER, La paga dei soldati

DIECI

Gli piace tutto. Si dice che non dovrebbe. Ma gli piace.
Gli piace prendere alloggio in un hotel elegante, chiedere una delle suite migliori, riposarsi sdraiato sul copriletto con un giornale, come un pugile prima dell’incontro. Gli piace tenere d’occhio l’orologio, poi indossare con calma il cappotto e uscire alle due di notte, per ritrovarsi con Doc e il resto della banda alla porta sul retro della gioielleria. Dopo che Eddie ha forzato la porta, a Willie piace guardare Doc sfilarsi con cura i guanti da teatro e far volare le dita intorno al quadrante della cassaforte. Gli piace il primo colpo d’occhio sui gioielli. La gente va pazza per i diamanti, ma non ha la minima idea di come siano veramente. L’ammaliante bellezza dei diamanti rubati in un sacchetto in seta nera alle due di notte – è come essere il primo uomo che vide le stelle.
Gli piacciono anche lo studio e la preparazione che precedono il colpo. La cassaforte intesa da un punto di vista intellettuale, come concetto astratto, affascina Willie. Tutto nella vita è una cassaforte, pensa. I suoi genitori, i suoi fratelli, il signor Endner. Se solo avesse saputo la combinazione…
Più di ogni altra cosa gli piace avere un lavoro. Anche se il più delle volte non sembra un lavoro. Doc aveva ragione. È un’arte.
Nel giro di qualche tempo il ruolo di Willie nella banda di Doc diventa indispensabile. È il primo ad arrivare agli incontri in cui si pianifica il lavoro, ogni settimana, e l’ultimo ad andarsene. Pone domande intelligenti, ottiene subito le risposte e a volte pensa a cose che a Doc erano sfuggite. Eddie e gli altri uomini tendono ad annoiarsi. Willie no. Seduto tutta sera in un caffè, studia attentamente mappe, cianografie e brochure dei fabbricanti di casseforti. Rivediamo tutto un’altra volta, dice sempre Doc, e Willie è l’unico che non protesta.
Sutton: Sembra tutto uguale a quando ci abitava Doc.
Giornalista: Qual è?
Sutton: Quello lì, con il tendone bianco e il portiere magrolino. Per Natale Doc dava sempre una lauta mancia al portiere, per essere sicuro che lo avrebbe avvertito al citofono se mai fossero spuntati i poliziotti. Aspettate qui.
Giornalista: Come? Ma… Signor Sutton, dove sta…? Ci risiamo.
Willie si compra una Ford nuova di zecca, nera con i sedili bordeaux, e un orologio da polso d’oro, e dieci paia di scarpe fatte a mano, e una dozzina di completi da ufficio su misura, tutti blu scuro o grigio chiaro. Compra uno smoking e ogni due sere è a Broadway, a vedere un nuovo show. Prende in affitto un appartamento di sei stanze a Park Avenue a tremila dollari al mese e riempie uno degli armadi dell’anticamera di cappotti gessati, e poi cravatte dipinte a mano, camicie pastello, sciarpe in cashmere. E cappelli di ogni foggia, due per tipo. Pagliette, borsalino, panama, berretti sportivi. Non ha mai avuto più di una manciata di stracci. Adesso ha un armadio che neanche da Gimbel…
Al mattino ama sedersi sulla sua nuova poltrona in pelle accanto alla finestra del soggiorno nuovo, a contemplare i tetti e i camini, i fili dei panni stesi e quelli del telegrafo, e i palazzi di uffici. È la prima volta che Manhattan vista dall’alto non lo fa struggere di desiderio. Anzi, si sente molto compiaciuto. Tutta quella gente là sotto che si dà da fare, corre, spinge, sgomita, si fa il culo per ottenere quello che Willie ha già avuto, e in quantità. Si accende una sigaretta, esala un filo di fumo contro la finestra. Stronzi.
Per diversi mesi è felice, o meglio felice quanto può riuscire a esserlo, dal suo punto di vista, senza Bess vicino. Il piacere di vestirsi bene, di mangiar bene, di dormire tra lenzuola di seta che costano più di quello che la maggior parte della gente paga di affitto; niente di tutto questo lo dà per scontato. Non si è mai sentito così forte e così vivo, e gode dell’effetto che questo provoca negli altri – gli sguardi che attira per strada, le donne che gli fanno avance in piena regola sotto forma di sorrisi ammiccanti, gli uomini che lo guardano imbambolati, divisi tra l’invidia e la paura. I camerieri si mettono sull’attenti, i portieri si inchinano a più non posso, le sigaraie si piegano in avanti e gli lasciano sbirciare nella scollatura come se fosse suo diritto per nascita. Eppure, non basta. Una mattina, la solita vista dall’alto di Manhattan non gli fa più il solito effetto. Non riesce a rilassarsi, è agitato. Cosa credeva, di essere il re di tutto quello che vede da lì? Ma per favore. Gli torna in mente il vecchio quartiere. Scatta in piedi, via dalla poltrona, chiama il portiere per farsi portare fuori l’automobile. Un’ora dopo Wingy lo guarda stupita, poi si mette a ridere. Ti sei messo il vestito della festa, gli dice.
Ciao ragazza.
Che bell’aspetto. Hai vinto alla lotteria?
È morto lo zio ricco.
Ma non mi dire. E vorresti spendere un po’ della tua eredità per avere un po’ dell’amore di Wingy?
No. Sono solo passato per un salutino rapido. Avevo come la sensazione che avresti gradito una visita.
Molla il cappello nuovo sul letto.
Stavo proprio per fare colazione, dice lei.
Ti posso fare compagnia?
Lei tira fuori una bottiglia di roba di contrabbando da sotto il materasso, riempie due bicchieri, ne passa uno a Willie. Gli dice che la sensazione era giusta, stamattina si sente giù. Il livello della clientela è sempre peggio. La Depressione è agli sgoccioli, i mercati scalpitano, e tutto d’un tratto si trova ad avere a che fare con uomini molto diversi.
Diversi in che senso?
Vengono da Wall Street, Willie. Sono una brutta razza.
Mi sorprende che vengano di qua dal ponte.
Vengono a Brooklyn per qualcosa di… diverso. Da questa parte del ponte, più la ragazza è insignificante, meglio è per loro. Sentono di potersi prendere più libertà, con quelle come me. Di poter essere davvero se stessi, presumo.
Non fare torto a te stessa. Non c’è niente di insignificante in te, Wingy.
Come sei carino, Willie. Ma io lo so chi sono. So cosa sono. E come tale, preferirò sempre un marinaio a un banchiere, comunque sia.
Perché?
I banchieri non chiedono, Willie. Loro prendono.
Mi dispiace che tu abbia a che fare con tipi del genere.
Non ti preoccupare. Mi fa sentire meno in colpa, quando li derubo.
Willie ride.
Wingy gli chiede se ha da fumare. Lui prende il pacchetto, gliene accende una, poi lascia il pacchetto sulla coperta.
Sarebbe bello se fossero tutti carini come te, dice lei. Te la ricordi, la prima volta? Io me la ricordo ancora, con te che entri da quella porta, educato, tremante – e riconoscente. Sì signora, no signora. Come fosse il primo giorno di scuola. E io la tua maestra.
Ed era così, signora maestra.
Willie prende una seggiola, Wingy siede sull’orlo del letto. Si passa l’unica mano tra i capelli. Mi manca, il giovane Willie, dice. L’unica cosa strana che abbia mai voluto era chiamarmi Bess.
Willie sembra distante. Il giovane Willie, dice, è morto.
Insieme allo zio ricco, immagino.
Esatto, dice lui.
Gli hanno fatto il funerale?
Certo. Ma non è venuto nessuno.
Lei va al tavolino per il trucco. Guardandola attraversare la stanza Willie pensa che sembra molto più vecchia degli anni che ha, anche se non ha idea di quanti siano. Lei si siede, si incipria il naso, gli chiede di Happy. Lui si incupisce. Lei gli chiede di Bess e lui si incupisce ancora di più.
Le ho scritto una lettera. Ma non sapevo dove mandarla.
Ti scriverà lei, dice Wingy. Se è così intelligente come hai sempre detto, riuscirà a mettersi in contatto.
Lui dà un colpetto all’orologio d’oro nuovo. Meglio che vada.
Sei stato qui poco.
Devo vedere gente.
Si alza, si raddrizza la cravatta, cerca nella tasca interna della giacca. Estrae una bella mazzetta di banconote nuove, la porge con entrambe le mani. Wingy si gira sullo sgabello. Non si alza, non la prende.
Che diavolo è, Willie?
Regalo di Natale, in ritardo.
È una battuta?
Pensavo avessi voglia di andare da qualche parte. Ne abbiamo parlato, ricordi? Ricominciare da zero.
Le si avvicina, le depone i soldi in grembo. Lei li prende, sfoglia le banconote come pagine di un libro. Alza lo sguardo. Non voglio la tua pietà, Willie.
Non è la mia pietà, è il mio denaro. Che poi non è neanche mio, in realtà.
Lei si alza, lascia cadere i soldi. Supera d’un balzo la distanza tra loro, cinge Willie con il suo braccio. Sorpreso, lui si irrigidisce. Poi si lascia andare. La avvolge in una stretta fraterna.
Non è vero che è morto, dice lei.
Di chi parli?
Del giovane Willie.
Portiere: Buon Natale, signore.
Sutton: Buon Natale a te, figliolo. Senti, non è che per caso l’8C è libero? Ci abitava un amico, tempo fa, e speravo di poterci dare giusto un’occhiata. In ricordo dei vecchi tempi.
Portiere: Alt un attimo. Resti in linea. Lei non è Willie l’Attore?
Sutton: See.
Portiere: Quel cazzuto di Willie l’Attore?
Sutton: C’è gente che mi chiama così.
Porti...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. Pieno giorno
  4. Nota dell’Autore
  5. PARTE PRIMA
  6. PARTE SECONDA
  7. PARTE TERZA
  8. Ringraziamenti
  9. Copyright