Due splendidi destini
eBook - ePub

Due splendidi destini

  1. 518 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Due splendidi destini

Informazioni su questo libro

Rahima è una bambina a Kabul, oggi. È una bambina fortunata: perché, essendo la più piccola di quattro sorelle, secondo un'antica usanza afghana, si vestirà da maschio, e di un maschio avrà tutta la meravigliosa libertà di correre, giocare, andare a scuola. Ma solo finché non raggiungerà l'età da marito: allora, tornerà nella stessa ombra in cui vivono le sorelle e la madre. C'è una sola donna, nella sua famiglia, che può capire la sua disperazione: è la zia Shaima, la zia zitella che tutti compiangono. Sarà lei a raccontare a Rahima la storia di un'altra donna della loro famiglia, Bibi Shekiba. La bisnonna bellissima, ma col viso deturpato dall'olio bollente, che visse una vita ribelle e anticonformista, non accettando mai il compromesso. La storia coraggiosa della sua antenata spingerà anche Rahima - nonostante venga data in sposa contro la sua volontà - a non perdere la speranza, e a lottare perché anche il suo destino possa essere, un giorno, splendido e luminoso come fu quello della bisnonna. Quello di Nadia Hashimi è un esordio che ha lasciato il segno, un successo del passaparola che si legge immergendosi in un mondo pieno di storia, tradizione e magia.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento.
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per studenti e professionisti che amano esplorare un'ampia gamma di argomenti. Accedi alla libreria Essential, che include oltre 800.000 titoli di comprovata qualità e bestseller in vari settori, tra cui business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la sintesi vocale.
  • Complete: perfetto per studenti e ricercatori esperti che necessitano di un accesso completo e illimitato. Accedi a oltre 1,4 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete include anche funzionalità avanzate come la sintesi vocale premium e l'assistente di ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con cicli di fatturazione mensili, semestrali o annuali.
Perlego è un servizio di abbonamento a testi accademici, che ti permette di accedere a un'intera libreria online a un prezzo inferiore rispetto a quello che pagheresti per acquistare un singolo libro al mese. Con oltre 1 milione di testi suddivisi in più di 1.000 categorie, troverai sicuramente ciò che fa per te! Per maggiori informazioni, clicca qui.
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Per maggiori informazioni, clicca qui.
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS o Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app.
Sì, puoi accedere a Due splendidi destini di Nadia Hashimi in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati nelle sezioni relative a Literature e Literature General. Scopri oltre 1 milione di libri disponibili nel nostro catalogo.

Informazioni

eBook ISBN
9788858512630
Argomento
Literature

1

Rahima

Shahla ci aspettava davanti al portone di casa, di ferro verde brillante che si arrugginiva sui bordi. Allungava il collo. Io e Parwin girammo l’angolo e leggemmo il sollievo nei suoi occhi. Non potevamo fare tardi di nuovo.
Parwin mi scoccò un’occhiata e accelerammo il passo. Più veloci che potevamo ma senza metterci a correre. Le suole di gomma schiaffeggiavano la strada e sollevavano nuvolette di polvere. Gli orli delle sottane ci sbattevano contro le caviglie. Il fazzoletto che avevo in testa mi si appiccicava alla fronte sudata. Immaginai che fosse lo stesso per Parwin, perché non le era ancora volato via.
Maledetti! Era colpa loro! Quei ragazzi con i calzoni cenciosi e i sorrisi impudenti. Non era la prima volta che ci facevano fare tardi.
Superammo di corsa le altre porte, azzurro, viola, bordeaux. Macchie di colore su una tela d’argilla.
Shahla ci fece segno di sbrigarci.
«Presto!» sibilò frenetica.
Ansimanti, la seguimmo oltre la soglia. Il battente di ferro si chiuse con clangore.
«Parwin! Perché l’hai fatto?»
«Scusa, scusa! Non credevo che sbattesse così forte.»
Shahla levò gli occhi al cielo, e anch’io. Parwin faceva sempre sbattere la porta.
«Perché ci avete messo tanto? Non avete preso la strada dietro la panetteria?»
«Non potevamo, Shahla! Lui stava proprio lì!»
Avevamo dovuto fare la strada più lunga che girava attorno al mercato, per evitare la panetteria dove ciondolavano i ragazzi, le spalle incurvate e gli sguardi che perlustravano la giungla incolore che era il nostro villaggio. Insieme alle partite improvvisate di calcio per strada, era quello il passatempo preferito dei ragazzi in età scolare: guardare le ragazze. Stazionavano lì attorno, in attesa che finissero le lezioni. Appena uscivamo dal recinto della scuola ce n’era sempre qualcuno che scattava zigzagando fra le auto e i pedoni, per inseguire la ragazza che aveva colpito la sua attenzione. Seguirla era come esercitare il suo diritto di preda. Questa è la mia ragazza, intimava agli altri, e qui c’è spazio per una sola ombra. Quel giorno era mia sorella Shahla, dodicenne, il magnete di attenzioni indesiderate.
Per i ragazzi era una forma di omaggio. Ma alla ragazza che ne era oggetto faceva paura: per la gente era facile concludere che fosse stata lei a sollecitare quelle attenzioni. Il problema era che i ragazzi non avevano altri modi per divertirsi.
«Shahla, dov’è Rohila?» sussurrai. Il cuore mi batteva forte mentre facevamo il giro dal retro, in punta di piedi.
«È andata a portare del cibo ai vicini. Madar-jan ha preparato delle melanzane per loro. Dev’essere morto qualcuno.»
Morto? Mi si strinse lo stomaco e mi concentrai per seguire i passi di Shahla.
«E Madar-jan dov’è?» bisbigliò Parwin nervosa.
«Sta mettendo a letto la piccola» si voltò a dirci Shahla. «Quindi cercate di non fare troppo rumore, altrimenti capirà che state rientrando solo adesso.»
Io e Parwin ci immobilizzammo. Shahla cambiò espressione vedendo i nostri occhi sgranati. Si girò di scatto e si trovò davanti Madar-jan, che, uscita dalla porta posteriore, ora ci si parava davanti nel cortiletto lastricato dietro casa.
«Vostra madre sa benissimo quando voi ragazze siete tornate a casa, e sa benissimo che razza di esempio vi sta dando la vostra sorella maggiore.» Teneva le braccia conserte sul petto.
Shahla chinò il capo, vergognandosi. Io e Parwin cercammo di evitare lo sguardo di Madar-jan.
«Dove siete state?»
Quanto avrei voluto poterle dire la verità!
Un ragazzo, abbastanza fortunato da possedere una bicicletta, aveva seguito Shahla, prima pedalandoci accanto e poi sfrecciandoci attorno, avanti e indietro. Shahla non gli aveva prestato attenzione. Quando le avevo sussurrato che la stava guardando mi aveva fatto tacere, come se parlarne lo rendesse più reale. Al terzo passaggio il ragazzo si era accostato un po’ troppo.
Ci aveva superate, e poi era tornato indietro. Pedalava a tutta velocità e aveva rallentato mentre si avvicinava. Shahla continuava a guardare altrove, fingendosi arrabbiata.
«Parwin, attenta!»
Prima che potessi spingerla via, la ruota davanti del nostro molestatore era finita su una lattina abbandonata in terra; dopo aver ondeggiato da una parte e dall’altra, lui aveva scartato di colpo per evitare un cane randagio. La bici aveva puntato dritta su di noi. Il ragazzo aveva spalancato occhi e bocca, mentre cercava di recuperare l’equilibrio. Dopo aver sfiorato Parwin si era rovesciato sugli scalini di una drogheria.
«Oh Dio» aveva esclamato Parwin con voce stridula e spaventata. «Guardalo! È caduto!»
«Si sarà fatto male?» aveva detto Shahla. Teneva la mano sulla bocca, come se non avesse mai visto una scena così tragica.
«Parwin, la tua gonna!» Il mio sguardo era corso dalla faccia preoccupata di Shahla all’orlo strappato di Parwin. I pezzi di fil di ferro che tenevano insieme i raggi della ruota avevano lacerato la stoffa.
Era la sua divisa scolastica nuova, e Parwin era subito scoppiata a piangere. Sapevamo che se Madar-jan lo avesse detto a nostro padre, lui per punizione ci avrebbe tenute a casa da scuola. Era già successo.
«Perché ve ne state zitte solo quando vi chiedo qualcosa? Non avete niente da dire? Non solo tornate tardi, ma da come siete conciate sembra che vi siate azzuffate con i cani randagi!»
Shahla aveva parlato per noi non so quante volte e sembrava esasperata. Parwin era un fascio di nervi, lo era sempre, e non riusciva a fare altro che agitarsi.
Sentii la mia voce prima di rendermi conto di cosa stessi dicendo.
«Madar-jan, non è stata colpa nostra! C’era quel ragazzo in bicicletta, e noi abbiamo fatto finta di niente però lui ha continuato a venirci dietro e gli ho persino urlato contro. Gli ho detto che era proprio scemo, se non riusciva a ritrovare la strada di casa.»
A Parwin sfuggì una risatina incontrollata e Madar-jan le lanciò un’occhiataccia.
«Si è avvicinato?» chiese rivolta a Shahla.
«No, Madar-jan. Insomma, era qualche metro dietro di noi. Non ha detto niente.»
Madar-jan sospirò e si portò le mani alle tempie.
«Bene. Filate dentro a fare i compiti. Vedremo cosa ne dirà vostro padre.»
«Glielo dirai?» gridai io.
«Certo che glielo dirò» rispose, e mi tirò uno sculaccione mentre le passavo davanti per entrare in casa. «In questa casa non abbiamo l’abitudine di nascondere le cose a vostro padre!»
Al lavoro con matite e quaderni, ci interrogammo a bisbigli su cos’avrebbe detto Padar-jan appena tornato a casa. Parwin aveva qualche idea in proposito.
«Secondo me dovremmo dire a Padar-jan che gli insegnanti sanno già di quei ragazzi e adesso finiranno nei guai, così non ci daranno più fastidio» suggerì entusiasta.
«Parwin, non funziona. Come te la caveresti quando Madar-jan andrà a controllare con Khanum Behduri?» Shahla, la voce della ragione.
«Be’, allora potremmo raccontargli che quel ragazzo si è scusato e ha detto che non ci darà più fastidio. Oppure che faremo un’altra strada per andare a scuola.»
«Bene, Parwin, allora diglielo tu. Io comunque mi sono stufata di dover sempre parlare anche per voi.»
«Parwin non dirà proprio niente. Lei è brava a parlare solo quando non c’è nessuno che ascolta» dissi io.
«Molto divertente, Rahima. Invece tu sei tanto coraggiosa, vero? Vediamo quanto coraggio avrai quando torna Padar-jan» disse Parwin mettendo il broncio.
Poco ma sicuro, quando veniva il momento di affrontare Padar-jan non ero molto coraggiosa per i miei nove anni. Tenevo i pensieri ben chiusi dietro le labbra serrate. Finì che Padar-jan decise di tenerci di nuovo a casa da scuola.
Lo implorammo e supplicammo di lasciarci tornare in classe. Una delle insegnanti di Parwin, un’amica di infanzia di Madar-jan, arrivò al punto di presentarsi a casa per cercare di ragionare con i nostri genitori. In passato Padar-jan si era già arreso, ma questa volta era diverso. Avrebbe voluto mandarci a scuola, ma non trovava un modo per farlo senza problemi. Che figura ci avrebbero fatto le sue figlie, a farsi correre appresso dai ragazzi per strada, sotto gli occhi di tutti? Terribile.
«Se avessi un figlio maschio questo non succederebbe! Maledizione! Perché mi ritrovo una casa piena di femmine? Non una, non due, ma addirittura cinque!» urlava. Allora Madar-jan si fingeva indaffarata con le faccende, mentre tutto il peso della frustrazione paterna ricadeva su di lei.
In quel periodo Padar-jan era di umore anche peggiore del solito. Madar-jan ci raccomandò silenzio e rispetto. Ci disse che gli erano capitate troppe cose brutte, e lo avevano reso un uomo pieno di rabbia. Disse che se avessimo fatto le brave sarebbe presto tornato a essere l’uomo che era. Però diventava sempre più difficile ricordarsi un Padar-jan che non fosse furibondo e irascibile.
Adesso che eravamo costrette in casa, mi toccavano le commissioni nei negozi. Le mie sorelle maggiori erano in quarantena, perché essendo più grandi non passavano inosservate. Io invece, almeno per il momento, ero ancora invisibile per i ragazzi, e perciò non a rischio.
Ogni due giorni riponevo qualche banconota nella taschina segreta che Madar-jan mi aveva cucito all’interno del vestito, così non avrei avuto scuse se le avessi perse. Poi mi infilavo nel dedalo di stradine e in una mezz’oretta arrivavo al mercato che mi piaceva tanto. I negozi erano pieni di vita. Le donne sembravano diverse, rispetto a pochi anni prima. Alcune indossavano lunghi burqa azzurri, altre portavano sottane lunghe e semplici fazzoletti sul capo. Gli uomini erano tutti vestiti come mio padre, lunghe tuniche con i pantaloni a sbuffo, incolori come il nostro paesaggio. I ragazzini più giovani sfoggiavano berretti decorati con minuscoli specchietti tondi e ghirigori dorati. Quando arrivavo al mercato avevo le scarpe coperte di polvere e mi riducevo a usare il velo come filtro per le nuvole di polvere sollevate dalle centinaia di auto in transito. Era come se il paesaggio beige si dissolvesse nell’aria sopra il paese.
Nelle due settimane trascorse dal nostro ritiro da scuola, i negozianti avevano ormai imparato a conoscermi. Non erano molte le ragazzine di nove anni che giravano decise per i negozi. E dopo aver visto i miei genitori contrattare sui prezzi, avevo concluso che dovevo fare altrettanto. Discussi con il fornaio che cercava di farmi pagare due volte di più di quello che chiedeva a mia madre. Litigai con il droghiere quando tentò di convincermi che la farina richiesta era d’importazione e perciò soggetta a sovrattassa. Gli feci notare che potevo comprare quella stessa farina di lusso da Agha Mirwais, poco più avanti, e risi del prezzo che chiedeva. Lui strinse i denti e mise la farina nella borsa con gli altri acquisti, borbottando fra sé parole che nessun bambino dovrebbe ascoltare.
Madar-jan era contenta che la aiutassi con la spesa. Aveva già il suo daffare con Sitara, che stava cominciando a muovere i primi passi. Madar-jan aveva incaricato Parwin di badare a Sitara mentre lei e Shahla si occupavano delle faccende: spolverare, spazzare e preparare il pasto serale. Nel pomeriggio Madar-jan ci faceva mettere a sedere con libri e quaderni, a fare i compiti che lei stessa ci assegnava.
Per Shahla le giornate erano difficili, si sentiva isolata. Agognava di poter vedere le amiche e parlare con le insegnanti. Le doti migliori di Shahla erano l’intuito e l’intelligenza. Non era la prima della classe, ma aveva la capacità di incantare gli insegnanti e finiva di solito nel gruppetto dei primi. Aveva una bellezza nella media, ma dedicava molta cura al suo aspetto. Ogni sera trascorreva almeno cinque minuti a spazzolarsi i capelli, da quando le avevano detto che aiutava a farli crescere. Di viso la si poteva definire piacevole, non bellissima né indimenticabile. Era invece la sua personalità a farla brillare. Le persone la guardavano e non potevano fare a meno di sorridere. Cortese e inappuntabile, a scuola era una delle beniamine. Aveva un modo di guardarti che ti faceva sentire importante. In presenza di famigliari e amici, Shahla sapeva rendere orgogliosa Madar-jan, conversando come una persona matura e chiedendo notizie di ogni membro della famiglia.
«Come sta Farzana-jan? È da tanto che non la vedo! Ti prego, dille che ho chiesto di lei.» Le nonne annuivano in segno di approvazione, lodando Madar-jan per aver cresciuto una figlia così rispettabile.
Con Parwin era un’altra storia. Era bellissima. Non aveva gli occhi castani come il resto di noi. I suoi erano invece di un verde nocciola che ti faceva dimenticare quello che stavi per dire. I capelli le ricadevano attorno al viso in lucenti riccioli naturali. Era senza ombra di dubbio la ragazza più bella di tutta la nostra grande famiglia.
Solo che era completamente inetta nei rapporti sociali. Quando le amiche di Madar-jan venivano a trovarci, Parwin si rifugiava in qualche angolo e si fingeva occupatissima a piegare e ripiegare una tovaglia. Se poi riusciva a dileguarsi prima che il gruppetto entrasse nella stanza, tanto meglio. Niente le dava più sollievo che riuscire a scansare i tradizionali tre baci di saluto. Rispondeva a monosillabi, lo sguardo che guizzava alla ricerca della via di fuga più vicina.
«Parwin, insomma! Khala Lailoa ti ha fatto una domanda. Potresti almeno voltarti? Quelle piante non hanno bisogno che le annaffi proprio adesso!»
Quello che le mancava in socialità, Parwin lo compensava con le sue doti artistiche. Era abilissima con carta e matita: nelle sue mani la grafite si trasformava in energia visuale. Volti pieni di rughe, un cane ferito, una casa troppo diroccata per essere riparata: lei aveva la capacità di mostrarti quello che non si vedeva, anche se i tuoi occhi e i suoi si posavano sul medesimo oggetto. Era in grado di schizzare un capolavoro in pochi minuti, ma per rigovernare poteva metterci delle ore.
«Parwin vive in un altro mondo» diceva Madar-jan. «È fatta a modo suo.»
«E cosa gliene verrà di buono? Dovrà pur sempre imparare a cavarsela e sopravvivere in questo mondo» ribatteva Padar-jan, che però adorava i suoi disegni e ne teneva una pila accanto al letto, per sfogliarli di tanto in tanto.
L’altro problema di Parwin...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Due splendidi destini
  3. 1. Rahima
  4. 2. Shekiba
  5. 3. Rahima
  6. 4. Shekiba
  7. 5. Rahima
  8. 6. Shekiba
  9. 7. Rahima
  10. 8. Shekiba
  11. 9. Shekiba
  12. 10. Rahima
  13. 11. Shekiba
  14. 12. Rahima
  15. 13. Shekiba
  16. 14. Rahima
  17. 15. Shekiba
  18. 16. Rahima
  19. 17. Shekiba
  20. 18. Rahima
  21. 19. Rahima
  22. 20. Shekiba
  23. 21. Rahima
  24. 22. Shekiba
  25. 23. Rahima
  26. 24. Rahima
  27. 25. Rahima
  28. 26. Rahima
  29. 27. Rahima
  30. 28. Shekib
  31. 29. Shekib
  32. 30. Rahima
  33. 31. Rahima
  34. 32. Shekib
  35. 33. Shekib
  36. 34. Rahima
  37. 35. Rahima
  38. 36. Shekib
  39. 37. Rahima
  40. 38. Shekib
  41. 39. Rahima
  42. 40. Shekib
  43. 41. Shekib
  44. 42. Shekib
  45. 43. Rahima
  46. 44. Rahima
  47. 45. Rahima
  48. 46. Shekib
  49. 47. Shekiba
  50. 48. Rahima
  51. 49. Shekiba
  52. 50. Rahima
  53. 51. Rahima
  54. 52. Shekiba
  55. 53. Rahima
  56. 54. Rahima
  57. 55. Shekiba
  58. 56. Shekiba
  59. 57. Rahima
  60. 58. Shekiba
  61. 59. Shekiba
  62. 60. Shekiba
  63. 61. Rahima
  64. 62. Rahima
  65. 63. Rahima
  66. 64. Shekiba
  67. 65. Shekiba
  68. 66. Rahima
  69. 67. Rahima
  70. 68. Rahima
  71. 69. Rahima
  72. Ringraziamenti
  73. Glossario
  74. Copyright