
- 87 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Per una volta lasciati amare - IN LOVE
Informazioni su questo libro
Venezia è piccola, eppure può succedere di non incontrare un ex anche per molti mesi. Così tanti da pensare di avercela fatta: di essere riuscita ad archiviarlo per davvero. Di aver messo in un cassetto il colore dei suoi occhi, la sua voce, le mille istantanee che la memoria ha scattato dei momenti vissuti assieme. E se ad aiutare il tempo c'è anche un nuovo uomo - un uomo maturo, affascinante, affidabile, innamorato -, allora forse¿ Ma il diavolo può sempre metterci lo zampino, o prenderlo in prestito a un incontenibile cucciolo di cane.
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Informazioni
Editore
EDIZIONI PIEMMEAnno
2014eBook ISBN
9788858510735Per una volta lasciati amare


Gennaio 2014
La regola vuole che se incontri il tuo ex, e lui è in compagnia della sua nuova fidanzata, tu sarai malvestita, spettinata, probabilmente avrai passato una giornata terribile al lavoro. Loro, invece, avranno appena ritirato il premio “coppia più affiatata dell’anno”, indosseranno abiti freschi di tintoria, lei in particolare sembrerà uscita dal parrucchiere due minuti prima, avrà appena fatto la manicure e ripassato il trucco; anche se lo sanno tutti che lei è così sempre, anche di mattina appena sveglia. Questo è quello che vuole la regola. Ma nella vita reale può andare molto peggio.
«Dai amore, mi dispiace» dico, e mi dispiace molto, davvero, provo ad afferrarlo per un braccio ma si scosta, è arrabbiato, l’ho trascinato a vedere un film orribile nonostante avesse puntato i piedi per non vederlo (lui aveva previsto che sarebbe stato pessimo, io no), forse sarei un pochino arrabbiata anche io.
«Alice, smettila, andiamo avanti» dice, si ferma appena fuori dal cinema, si infila il giubbotto, non mi guarda. Distinguo una sagoma a qualche metro da noi, metto a fuoco, la riconosco, impossibile non riconoscere quella testa bionda, provo ad afferrare (di nuovo) il braccio di lui, per portarlo via, così magari, se sono fortunata, lei non ci vedrà, quanto veloce dobbiamo camminare per seminarla? Non faccio in tempo a reagire che lei lo chiama, io abbasso la testa, lui la alza. «Ma guarda chi c’è...» dice lei affannandosi sui tacchi. Come mai non cade? Io sarei caduta. «Oh oh, guarda chi c’è...» dice lui; ma tu guarda se con tutta la gente che popola la terra doveva arrivare proprio lei, la Prima Fidanzata, quella con la F maiuscola, quella Storica. Lo penso, ma non lo dico, rifletto su qualcosa che non torna, perché è lei la ex, dovrebbe essere stanca, dovrebbe avere passato una giornata infernale, dovrebbe essere spettinata, malvestita, col trucco colato, visto che la compagna ufficiale sono io. Invece no. Ho i ricci tutti scomposti, la pelle che tende al grigio come quella di un alieno, mi si sono rotte due unghie, io e lui abbiamo appena litigato, ed eravamo usciti a festeggiare un suo successo, così mi sento peggio del solito, che il giorno di un suo successo lo vorrei felice e basta. Lei sorride, ride, si scambiano battute, hanno una complicità tutta loro, io sono fuori dai giochi e più mi sforzo di sorridere meno ci riesco. Lui ricambia le sue moine, ha gli occhi che brillano. Vorrei sprofondare, no, non è vero, vorrei che a sprofondare fosse lei, possibilmente in una voragine con dentro della lava bollente. So che dovrei sentirmi sicura di me stessa, che il nostro rapporto è consolidato, so che loro sono solo amici, anzi anche di meno, ma per forza di cose so come ci si sente in prossimità di un ex, eccome se lo so. E comunque, lei come fa a sorridere sempre?
Gennaio 2013
La testa tra le zampe, la coda ben nascosta sotto la pancia, le orecchie basse, gli occhi immobili, fissi su qualcosa che io non vedo. Serio è triste, lo capisco senza consulto con lo psicologo per cani, e un po’ lo sono anche io. So che mandarlo a scuola è necessario, inevitabile, giusto. Nonostante questo mi sento in colpa, mi pare di imbrogliarlo. Gli ho infilato il cappottino della domenica, lui era felice e scodinzolante, così scodinzolante che ha fatto cadere il portaombrelli in ceramica ricevuto in dono da mia cognata. Patatrac! Tecnicamente, Anna non è davvero mia cognata, visto che io e Jacopo non siamo sposati, ma idealmente è mia cognata eccome. Tecnicamente, quel portaombrelli era così brutto che io ho sempre sperato in un terremoto devastante pur di non averlo più tra i piedi, ma idealmente Serio non avrebbe dovuto romperlo.
E pensare che l’ho chiamato Serio perché nella sua cucciolata era quello che scodinzolava di meno!
La felicità di Serio è scemata quando invece che addentrarci nel parco abbiamo preso il vaporetto. Siccome ogni volta che è salito in vaporetto poi è saltato fuori che stavamo andando dal veterinario, e lui se ne ricorda, ora è molto triste, è così triste che se non ci trovassimo nel mezzo della laguna scenderei e lo riporterei a casa, nella sua bellissima cuccia, che non usa, perché preferisce il mio divano bianco, lo porterei dai suoi preziosi giocattoli, che non lo divertono, o almeno non quanto mangiucchiare scarpe Prada da quattrocento euro.
Mi trovo in una situazione nuova, questo cucciolo di cane sta mettendo a dura prova il mio sistema nervoso, sono abituata a gestire, organizzare, mantenere un grande autocontrollo, e certo, fa parte del mio bagaglio di esperienza lavorativa, ma sono sempre io, non mi spiego perché le mie doti (in particolare l’autocontrollo) non risultino efficaci se interagisco col mio cane. Nell’ultimo anno sono riuscita a far cambiare linea di pensiero a colleghi dalle idee radicatissime, del tipo: “Le finestre non le apro, tanto c’è il condizionatore” o anche “se mi hanno lasciato la mancia vuol dire che ho fatto bene il mio lavoro, non è importante se si sono lamentati” oppure “il bagno della hall non fa parte delle mie competenze, io sono solo al piano”. In linea generale, essere Hotel Manager non è sempre facile, devi cercare di fare contenti tutti, creare armonia, fare il giro largo con le parole in modo da non ferire gli animi, però ci son riuscita, ci sto riuscendo, mi viene bene. La stessa donna, vale a dire sempre io, che non è in grado di far intendere a un cucciolo di pastore tedesco che trascinarmi per strada è sbagliato. Ho il sospetto che se i miei colleghi lo venissero a sapere metterebbero un filo in discussione la mia autorità, non del tutto eh, ma quel tanto che basta perché mi ridano dietro mentre sono in bagno. Ho dovuto smettere di portare Serio al lavoro con me, in principio era più piccolo e anche se non mi ascoltava in presenza di altri in qualche modo riuscivo a tirarlo via, alla malaparata me lo prendevo in braccio, ma ora è cresciuto e non posso ignorare il fatto che non mi ascolta, ho paura che decida di sbranarmi al nostro primo litigio importante.
Gli accarezzo il testone, mi risponde con una leccata sulla mano, la asciugo sul suo pelo. Scendiamo al Lido, fuori dall’imbarcadero Serio si rianima, inizia ad annusare l’aria con il muso innocente, poi si accorge di un bambino e senza esitazione parte al galoppo. Non faccio in tempo a fare resistenza, mi trascina via con sé, sta per raggiungere il bambino che sventola il suo biscotto Plasmon nell’aria, ignaro del pericolo. Io ce la metto tutta per trattenerlo vicino a me, sperando che non mi si stacchi il braccio e di non strozzarlo. Butto tutto il peso indietro, sono quasi seduta per terra, ma Serio non solo non frena, neppure rallenta. La mamma del bambino afferra il piccolo al volo un istante prima che Serio lo travolga, poi mi guarda con disprezzo e si allontana. Io e Serio abbiamo la stessa espressione dispiaciuta, io per la situazione, lui per la perdita del Plasmon.
La scuola per cani è a soli cinque minuti a piedi, ma tra tentativi di trascinamento più o meno riusciti e una pisciatina qui e lì, sembrano non voler passare mai.
Apro il chiavistello del cancello, come da istruzioni della segretaria. Siamo in perfetto orario, non appena entriamo nel campo che ospita la struttura Serio si accorge di un gruppo di cani poco distante, sono tutti seduti in cerchio, anche loro registrano la sua presenza ma non lo danno troppo a vedere, continuano a rimanere composti, anche se quello grosso a pelo nero ha girato la testa verso di noi più volte. Serio inizia ad abbaiare furiosamente, lo trattengo meglio che posso però è difficile, visto che il guinzaglio si è inceppato, non riesco ad accorciarlo, mi avvolgo il cordoncino libero sulla mano, consapevole che sono a rischio amputazione violenta. Serio, incurante dei miei sforzi, continua a tirare beato dall’altra parte; com’è possibile che non si strozzi? Gli altri cani per fortuna rimangono immobili, deve essere il mio giorno fortunato perché non sembrano voler venire in branco a divorarci, oppure questa scuola funziona. Riesco ad afferrare Serio dopo un balletto, io mi avvicino lui si sposta, io mi allontano lui si ferma. Quando lo placco lo stringo al petto, cerco di coprirgli la bocca con l’altra mano, mi abbaia in un orecchio e il latrato mi fa venire voglia di urlare, di andarmene, di lasciarlo qui. Dal cerchio dei cani obbedienti nessun movimento, sono ancora tutti lì seduti, i loro proprietari invece ci fissano, e io lì in mezzo distinguo una sagoma umana che per me è più riconoscibile di quella di Batman. Lui – è lui? – ci sta venendo incontro, cammina lentamente, tiene le braccia conserte, il suo passo è sicuro. Io avverto un vuoto nella pancia, stringo Serio con tutte e due le mani, me lo tengo davanti alla faccia mentre prego di sbagliarmi, di aver visto male, o in alternativa, nel caso in cui io abbia visto bene, che un meteorite cada tra me e lui entro i prossimi due secondi
«Tutto bene?» chiede, e non c’è scampo, non mi sbagliavo, ci sono molte cose su cui sbaglio, ad esempio ho scoperto solo di recente che le patatine fritte in sacchetto non sono verdura ed è stato piuttosto traumatico, su questa fisionomia e questa voce non ho dubbi, è decisamente Sebastiano, o il suo fantasma che invece di infilarsi un lenzuolo in testa ha optato per jeans e giacchetto smanicato. Vorrei darmi un pizzicotto per verificare di non essere in fase rem ma i piccoli morsi giocosi di Serio sono il segnale chiaro, bavoso e forte che sono sveglia.
Resto inginocchiata, uso Serio per farmi scudo. «Sì, grazie, tutto a posto» farfuglio.
Lo sento avvicinarsi, le sue scarpe da tennis ora sono vicine alle zampe di Serio, non voglio sollevare la testa, lui fa scendere la mano sulla schiena del mio cane, sto per dirgli di non toccarlo ma la voce mi muore in gola, sento il suo sguardo piantato addosso.
«Alice? Sei tu?»
Voglio sparire.
Sollevo la testa, tolgo le mani da Serio che pare ipnotizzato dal tocco di Sebastiano. «Oh, Sebastiano, cavolo, ma che sorpresa, non ti avevo riconosciuto, anche tu qui!?» e suono così falsa e patetica che temo arrivi Pinocchio a sgridarmi. Sebastiano mi guarda negli occhi, sto per abbassare lo sguardo, e invece mi perdo subito. Mi travolge l’immagine di uno scoglio al mare, e la scritta che riporta “Ali & Seba amore per sempre”. La rimpiazza la scena di me e Sebastiano in bicicletta, in montagna stavolta, io che guido seduta sul ferro, lui che pedala tenendo le mani sulle mie spalle e mi bacia il collo. Poi è il ricordo della sua gara di kickboxing, lui che prende un diretto in faccia che gli fa sanguinare il naso, io che mi metto a piangere, lui che prima di andare in infermeria viene a consolarmi e a farmi vedere che è tutto a posto, che sta bene. Rivedo me e lui, la nostra prima notte insieme, lui che è claustrofobico, io che mi addormento sopra al suo braccio, lui che si sveglia bloccato dal mio corpo e non mi riconosce, io che vengo scagliata sul pavimento.
Sono quasi certa di essere sbiancata, caccio via queste immagini mentre provo a cavarne fuori altre, ma delle canzoni che conosco ricordo benissimo solo i primi accordi, le prime parole, i ritornelli, quasi sempre dimentico la fine, e mi devo inventare parole io o mugugnare se proprio le voglio cantare per intero. È così anche con Sebastiano, con la nostra vecchia storia d’amore, l’hard disk della mia memoria conserva milioni di immagini dell’inizio, del corteggiamento, delle nostre prime cose e dei nostri ritornelli, della fine ho invece solo ricordi confusi, urla che si sovrappongono e lacrime offuscanti, caccio via anche quelle.
«Così lui è Serio?» chiede.
«Sì, è già tristemente noto tra voi proprietari di cani obbedienti?» riesco, non so come, a rispondere con estrema lucidità.
«No, è che io sono l’insegnante.»
Cerco di metabolizzare la notizia, non ce la faccio, mi serviranno almeno due ore, o forse un anno, rimango a bocca aperta immobile sul prato, Serio gli scodinzola contro le gambe, Sebastiano tende una mano verso di me. Non può essere, non è vero, se è vero voglio andar via.
«Dai, andiamo. Fai attenzione, questo guinzaglio non va bene per lui, ti serve quello fisso, non l’allungabile.»
Mi investe l’immagine di Sebastiano che mi fa salire sulle sue spalle per permettermi di vedere il cantante sopra al palco.
Lui sarebbe l’insegnante? Be’, non può.
Lui insegnava a nuotare ai bambini, non mi spiego questo cambio di scenario, sapere che il mio ex è l’insegnante del mio cane potrebbe seriamente rovinarmi la giornata, potrebbe rovinarmi il Natale, a ben pensarci, tutti i giorni di Natale da qui al 2020.
«Io devo andare in segreteria» dico, e cerco di stare calma e di prendere tempo, tirandomi su senza il suo aiuto, nonostante le ginocchia molli e l’attacco cardiaco imminente. I miei jeans sono macchiati di erba, di sicuro i miei capelli ricci sono inguardabili, che in gennaio, e in tutti i mesi con la erre, è impossibile domarli. Il mio cane è disobbediente e il guinzaglio è sbagliato. Quando si dice partire in difetto... A Sebastiano brillano gli occhi, non ci leggo sconforto, né rabbia, né tante altre cose, tutte negative, che provava verso di me negli ultimi tempi della nostra storia; mi chiedo se sia sorpreso quanto me, mi viene voglia di chiederlo anche a lui, ma ho già violato i fondamentali del buon comportamento con un ex. Il manuale parla chiaro: Regola numero 1 - Salutalo normalmente e Regola numero 2 - Non nasconderti. Quello che ha scritto il manuale è un veggente ma non è riuscito comunque a farmi interiorizzare il testo. Non ricordo che numero di regola sia, ma so per certo che esiste una norma che vieta di intavolare una discussione sul passato con il tuo ex, nel caso in cui tu te lo voglia lasciare alle spalle e vivere serenamente. E io lo voglio.
Il punto è che ho trascorso mesi e mesi a immaginare il mio incontro con Seba. Venezia è piccola, minuscola. E dopo la rottura io non ho avuto un atteggiamento propriamente maturo, certo non avevo ancora il manuale, sta di fatto che per prima cosa ho iscritto il suo indirizzo di posta elettronica e il suo numero di telefono in tutte le aziende di marketing del territorio, e una fonte certa non di parte (mia cugina) mi ha confermato che lui riceveva telefonate tutti i santi giorni, tutto il santo giorno, da persone che volevano promuovere nuove connessioni internet, scarpe per far rialzare i glutei, olio di oliva, aspirapolvere cari come un’auto, bracciali che cambiano colore se stai male. Seba ha dovuto cambiare numero. In seconda battuta avevo avuto una soffiata, mi avevano detto che Sebastiano sarebbe andato a visitare un cantiere navale, ho fatto seguire la gita a distanza da un’agente fidata (sempre mia cugina), lei ha aspettato che entrasse in un container e poi lo ha chiuso d...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Per una volta lasciati amare
- E se poi mi innamoro, pazienza
- Gli altri titoli della collana
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