Il meraviglioso regno di Oz
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Il meraviglioso regno di Oz

  1. 168 pagine
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Il meraviglioso regno di Oz

Informazioni su questo libro

Tornano lo Spaventapasseri e il Boscaiolo di Stagno. E con loro Jack Zuccone, Cavalletto e Tip, un ragazzino in fuga da una strega E DA UN ESERCITO AVIDO DI SMERALDI.

Scelto da 375,005 studenti

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2013
eBook ISBN
9788858640616
Print ISBN
9788817063791

L. Frank BAUM

Il meravigliso regno di OZ

Postfazione di Antonio Faeti










Logo BUR ragazzi.
Titolo originale: The Marvelous Land of Oz
Traduzione di Giordano Aterini
© 2013 RCS Libri S.p.A., Milano


Prima edizione digitale 2013 da edizione Bur ragazzi febbraio 2013
eISBN 978-88-58-64061-6





Illustrazione di Jeffrey Fisher
Progetto grafico di Mucca Design
Per conoscere il mondo BUR visita il sito www.bur.eu
Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.

Nota dell’autore

Dopo la pubblicazione del Mago di Oz iniziai a ricevere lettere di bambini che mi raccontavano quanto si fossero divertiti a leggere quella storia, e mi chiedevano di “scrivere ancora” dello Spaventapasseri e del Boscaiolo di Stagno. All’inizio considerai queste brevi lettere, per quanto schiette e sincere, niente più che piacevoli complimenti; ma lettere analoghe continuarono ad arrivare nei mesi e addirittura negli anni che seguirono.
Alla fine promisi a una bambina – si chiamava Dorothy, peraltro, e aveva affrontato un lungo viaggio per venirmi a trovare e avanzare la sua richiesta – che, quando avessi ricevuto da mille bambine mille lettere con la richiesta di continuare la storia dello Spaventapasseri e del Boscaiolo di Stagno, avrei scritto un secondo romanzo. Forse quella piccola Dorothy era una fata sotto mentite spoglie a cui è bastato agitare la bacchetta magica o forse il successo della riduzione teatrale del Mago di Oz ha guadagnato alla storia nuovi amici… fatto sta che dopo quell’incontro le mille lettere arrivarono a destinazione – e a esse ne seguirono molte altre.
E ora, anche se in colpevole ritardo, mantengo con questo libro la promessa fatta.

L. Frank Baum
Chicago, giugno 1904

Tip fabbrica una testa di zucca

Nel Paese dei Branchiolli, che si estende nella parte Nord del regno di Oz, viveva un giovane chiamato Tip. Il suo nome era ben più complicato di così, perché la vecchia Mombi ripeteva spesso che la versione completa era Tippetarius, ma è ovvio che nessuno usava una parola tanto lunga quando “Tip” poteva benissimo bastare.
Tip non ricordava nulla dei suoi genitori: era ancora molto piccolo quando l’avevano portato dalla vecchia signora da tutti conosciuta come Mombi, e a lei affidato. Mi duole ammettere che la reputazione della vecchia Mombi non era delle migliori: i Branchiolli sospettavano che la vecchia si dedicasse alle arti magiche, e quindi preferivano non avere tanto a che fare con lei.
Mombi non era proprio una Strega, perché la Strega Buona che regnava su quelle terre del regno di Oz aveva vietato a tutte le altre Streghe di vivere nei suoi domini. Di conseguenza la tutrice di Tip, per quanto aspirasse a compiere magie, si rendeva conto che sarebbe andata contro la legge se non si fosse limitata a essere una Fattucchiera, o una Maga al massimo.
Tra i compiti di Tip c’era andare nella foresta in cerca della legna che serviva alla vecchia per mettere il paiolo a bollire. Inoltre il ragazzo lavorava nei campi di granoturco, dove zappava e sgranava le spighe, dava da mangiare ai maiali e mungeva la mucca a quattro corna di cui Mombi andava particolarmente fiera.
Non crediate però che la vita di Tip fosse solo lavoro: un’esistenza del genere – pensava il ragazzo – non gli avrebbe fatto bene. E così, quando lo spedivano nella foresta, spesso si arrampicava sugli alberi a caccia di uova di uccelli, si divertiva a rincorrere gli agili conigli bianchi o a pescare nei ruscelli con degli spilli ricurvi. Solo dopo, e in tutta fretta, raccoglieva una bracciata di legna, e la portava a casa. E quando lo mandavano a lavorare nei campi di granoturco, Tip si infilava tra gli alti steli dove Mombi non poteva vederlo, e lì nascosto scavava nelle tane degli scoiattoli di terra o, se gliene veniva voglia, si sdraiava a pancia in su tra le file di piante e schiacciava un sonnellino. E quindi, facendo bene attenzione a risparmiare le energie, cresceva forte e robusto come solo un ragazzo può fare.
Buona parte dei vicini temeva la strana magia di Mombi, e proprio a causa dei suoi strambi poteri mantenevano le distanze, senza però mai mancarle di rispetto. Tip, invece, la odiava apertamente, e non si dava affatto pena di nascondere i suoi sentimenti. In effetti, a volte Tip riservava alla vecchia meno rispetto di quanto forse avrebbe dovuto, anche considerato che era stata lei ad allevarlo.
Nel campo di granoturco di Mombi crescevano diverse zucche, che con il loro colore rossodorato si stagliavano tra le file di steli verdi; erano state piantate e coltivate con cura, perché dovevano servire a nutrire la mucca a quattro corna durante l’inverno. Un giorno, però, dopo che il granoturco era stato tagliato e impilato, Tip stava portando le zucche nella stalla quando gli venne voglia di intagliarne una a forma di faccia e far così prendere alla vecchia un bello spavento.
Scelse quindi la zucca migliore, quella più grande, di un brillante color arancione-rossastro, e iniziò a scavarla. Con la punta del coltello disegnò due occhi rotondi, un triangolo per il naso, e una bocca a forma di falce di luna. Il viso, una volta terminato, non si poteva certo dire meraviglioso in senso stretto, ma sfoggiava un sorriso così largo e aperto, e aveva un’espressione tanto allegra che persino Tip, ammirando il proprio lavoro, scoppiò a ridere.
Dal momento che non aveva mai avuto un compagno di giochi, Tip non sapeva che i ragazzi spesso svuotano le zucche intagliate, e che poi ci infilano una candela accesa così da rendere la faccia ancor più paurosa, ma giunse da solo a un’idea che prometteva di essere altrettanto efficace. Decise infatti di fabbricare la sagoma di un uomo su cui avrebbe montato la testa di zucca. Poi avrebbe scelto con cura un punto in cui sistemarlo, in modo tale che la vecchia se lo vedesse apparire davanti all’improvviso.
«E a quel punto» disse tra sé ridacchiando, «strillerà più forte della maialina marrone quando le tiro la coda, e per la paura tremerà più di me quando l’anno scorso avevo la febbre!»
Aveva parecchio tempo a disposizione per realizzare il suo piano, perché Mombi era andata al villaggio (a fare spese, aveva detto): un viaggio di almeno un paio di giorni.
E così Tip andò nella foresta con la scure, scelse un giovane albero robusto e diritto, lo abbatté e ne tagliò via tutti i rami e le foglie, che gli sarebbero serviti per ricavare braccia, gambe e piedi del suo fantoccio. Per il corpo, staccò una striscia di corteccia dal tronco di un grosso albero e lavorando sodo riuscì a piegarla fino a ottenere un cilindro del diametro giusto, chiudendo i due lembi con dei pezzetti di legno. Poi, fischiettando allegro, fissò braccia e gambe e le assicurò al corpo grazie a delle asticelle che aveva sagomato con il coltello.
Quando finì, si stava ormai facendo buio. Solo allora si ricordò che doveva ancora mungere la mucca e dar da mangiare ai maiali. Prese dunque l’uomo di legno e lo portò a casa con sé.
Quella sera, alla luce del fuoco della cucina Tip smussò con cura gli spigoli delle giunture e levigò i punti più irregolari con un lavoro preciso e a regola d’arte. Poi, appoggiandolo alla parete, mise l’uomo di legno in piedi. Era estremamente alto, persino per un adulto; agli occhi di un ragazzino piccoletto, tuttavia, questo era un aspetto più che positivo, e Tip non trovò nulla da obiettare alle dimensioni della sua invenzione.
Il mattino dopo, osservando di nuovo la sua opera, Tip si accorse che si era dimenticato di fare il collo, e che avrebbe dovuto attaccare la testa di zucca direttamente al torso del fantoccio. Tornò quindi nella foresta, che non era lontana, e tagliò da un albero parecchi pezzetti di legno con cui completare la sua opera. Una volta rientrato a casa, Tip prese il torso, e nel lato superiore fece un buco, in cui infilò un pezzetto di legno a forma di croce. Questo bastoncino, che avrebbe fatto da collo, era appuntito anche in cima: quando tutto fu pronto, Tip vi fissò sopra la testa di zucca. Calzava a pennello. La testa poteva ruotare da una parte e dall’altra, a piacere, e le cerniere con cui erano assicurate braccia e gambe consentivano di far assumere al fantoccio qualsiasi posizione.
«Oh» dichiarò Tip, orgoglioso, «è proprio un uomo con i fiocchi, e dovrebbe bastare a far strillare la vecchia Mombi per bene! Ma sembrerà ancora più vivo una volta vestito come si deve.»
Trovare degli abiti era un compito tutt’altro che facile ma, senza farsi alcuno scrupolo, Tip rovistò nella grossa cassapanca in cui Mombi teneva i suoi ricordi e tesori, e proprio in fondo trovò un paio di pantaloni viola, una camicia rossa e un gilè rosa a pois bianchi. Portò tutto dal suo fantoccio, e sebbene gli abiti non fossero proprio della misura giusta, riuscì comunque a vestire la sua creatura con un certo stile. Delle calze fatte a maglia che appartenevano a Mombi e un paio di scarpe ormai troppo consumate – queste di Tip – completarono l’abbigliamento: Tip era così felice che si mise a ballare su e giù per la stanza e a ridere forte, trasportato dal suo entusiasmo infantile.
«Devo trovargli un nome!» gridò. «Un uomo ben fatto come questo deve per forza avere un nome. Credo…» aggiunse, dopo averci pensato un attimo, «credo che lo chiamerò “Jack Zuccone”! »

La prodigiosa Polvere della Vita

Dopo aver riflettuto per bene sulla questione, Tip decise che il punto migliore in cui sistemare Jack era là dove la strada curvava, non lontano da casa. Si incamminò quindi con il suo fantoccio, ma ben presto scoprì che Jack era pesante e scomodo da tenere. Dopo averlo trascinato per un breve tratto, lo rimise in piedi e, facendogli piegare prima una gamba e poi l’altra mentre lo spingeva da dietro, riuscì in qualche modo a indurre Jack a camminare fino alla curva prescelta. L’operazione non fu priva di qualche capitombolo, e Tip faticò ben più di quanto avesse mai fatto sui campi o nella foresta; ma a dargli energia c’era l’amore per le marachelle, e poi era felice di mettere alla prova la sua astuzia e abilità.
«Jack è a posto e funziona bene!» disse tra sé, senza fiato per via dello sforzo inconsueto. Proprio in quel momento si accorse che durante il tragitto l’uomo aveva perso il braccio sinistro, e così tornò indietro a recuperarlo; poi, sagomando un paletto più grosso del precedente, riparò la ferita così bene che alla fine il braccio era fissato meglio di prima. Tip si accorse anche che la testa di zucca si era girata a tal punto che ormai Jack guardava indietro; rimediare in questo caso fu questione di un attimo. Quando alla fine Tip sistemò il fantoccio in modo che guardasse verso la curva, lungo il sentiero da cui sarebbe spuntata la vecchia Mombi, Jack sembrava abbastanza normale da poter esser scambiato per un Branchiolli che tornava dai campi… ma anche abbastanza strano da spaventare chiunque se lo trovasse davanti all’improvviso.
Dato che però era ancora presto, e che la vecchia ci avrebbe messo un altro bel po’ ad arrivare, Tip scese nella valle che si apriva sotto la fattoria e si mise a raccogliere nocciole dal grande albero che vi cresceva.
La vecchia Mombi però tornò a casa prima del solito. Era andata a trovare un mago tutto curvo e storto, che abitava in una grotta sperduta sulle montagne, per barattare importanti segreti di magia. Dopo essersi così assicurata tre nuove ricette, quattro polveri magiche e un assortimento di erbe di straordinaria potenza ed efficacia, Mombi aveva zoppicato verso casa più in fretta che poteva, ansiosa di provare quanto prima le sue nuove stregonerie.
Mombi era così assorta a riflettere sui tesori racimolati che quando imboccò la curva e vide l’uomo gli rivolse appena un cenno della testa, dicendo: «Buongiorno, signore.»
Dopo un attimo, però, quando si accorse che il suo interlocutore non si era mosso né aveva risposto al saluto, gli guardò meglio la faccia, e distinse la testa di zucca che Tip aveva così minuziosamente intagliato con il suo coltello.
«Eh eh» esclamò Mombi cacciando una sorta di grugnito. «Quel mascalzone si è rimesso a fare scherzi! Molto bene! Mol-to bene! Lo concerò per le feste per aver provato a spaventarmi in questo modo!»
Levò con rabbia il bastone, già pronta a fracassare la testa di zucca ghignante del fantoccio, quando un’idea improvvisa la fece fermare di colpo, con il bastone alzato a mezz’aria.
«Perbacco, questa è una buona occasione per provare una delle mie nuove polveri!» esclamò, entusiasta. «Così potrò dire se quel mago tutto storto si è comportato onestamente nel nostro scambio di segreti, o se mi ha imbrogliato senza scrupoli proprio come ho fatto io con lui.»
Ciò detto, posò a terra il suo cestino e iniziò a setacciarlo in cerca di una delle preziose polveri che aveva portato a casa.
Mentre Mombi era così occupata, Tip se ne stava tornando tutto tranquillo con le tasche piene di nocciole. Non appena il suo sguardo cadde sulla vecchia, si rese conto che non sembrava per nulla spaventata dalla sua invenzione che si ergeva lì di fianco.
Sulle prime non poté trattenere un moto di delusione; dopo un attimo, tuttavia, gli venne la curiosità di vedere che cosa stava combinando Mombi. Si nascose dunque dietro una siepe da dove poteva vedere senza essere visto, e si mise a osservare la scena.
La donna andò avanti a cercare ancora un po’, ma alla fine estrasse dal cestino una vecchia scatoletta portapepe, sulla cui etichetta sbiadita il mago aveva scritto a matita: “Polvere della Vita”.
«Ah, eccola!» gridò, felice. «E adesso vediamo se funziona. Quel vecchio taccagno d’un mago non me ne ha data molta, ma dovrebbe bastare per due o tre volte.»
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Tip rimase di stucco sentendo questo discorso. Poi vide la vecchia Mombi levare il braccio e spargere la polvere presa dalla scatoletta sulla testa di zucca del suo Jack, proprio come se stesse spargendo del pepe sulle patate. La polvere scivolò giù dalla testa di Jack e finì sulla camicia rossa, il gilè rosa e i pantaloni viola con cui Tip l’aveva vestito; un po’ di polvere cadde persino sulle scarpe malconce e consumate.
A quel punto, dopo aver rinfilato nel cestino il portapepe, Mombi alzò la mano sinistra, e tenendo sollevato il mignolo disse: «Namà!»
Poi levò la mano destra, e tirando su il pollice disse: «Sirì!»
E poi levò entrambe le braccia, e con tutte le dita tese gridò: «Cubù!»
Al che Jack Zuccone fece un passo indietro e in tono risentito disse: «Non urlare così! Credi forse che sia sordo?»
La vecchia...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio
  3. L’uomo che cambiò il Fantastico