Essere cristiani
Prefazione alla nuova edizione
Il libro Essere cristiani in retrospettiva
Tramite il libro Essere cristiani, numerosissime persone hanno trovato il coraggio per essere dei cristiani. L’autore lo sa per via di innumerevoli recensioni, lettere e colloqui. Molte persone, infatti, allontanate dalla prassi e dalla predicazione di qualche grande Chiesa cristiana, cercano delle vie per restare cristiani credibili, cercano una teologia che non sia per loro astratta ed estranea al mondo, ma spieghi in modo concreto e vicino alla vita in che cosa consiste l’essere cristiani. A tale scopo questo libro è da quasi quarant’anni un aiuto importante. Sono molto contento che ora conosca una nuova edizione proprio in Italia. Esiste, nel frattempo, in edizione olandese, portoghese, spagnola, inglese, americana, francese, russa, croata e cinese.
Essere cristiani non intendeva «sedurre» le persone con la retorica o aggredirle con un tono da predica. Non voleva neppure fare semplicemente dei proclami, delle declamazioni o dichiarazioni in senso teologico. Intendeva motivare, spiegando che, perché e come anche una persona critica di oggi può essere responsabilmente cristiana di fronte alla sua ragione e al suo ambiente sociale.
Non si trattava di un semplice adattamento allo spirito del tempo. Certo, su questioni discusse come i miracoli, la nascita verginale e la tomba vuota, l’ascensione al cielo e la discesa agli inferi, sulla prassi ecclesiale e il papato si dovevano pure assumere delle posizioni critiche. Questo, però, non per seguire una facile tendenza incline all’ostilità verso la Chiesa o al pancriticismo, bensì per purificare, a partire dal Nuovo Testamento stesso come criterio, la causa dell’essere cristiani da tutte le ideologie religiose e per presentarla in maniera credibile.
L’originalità del libro non sta dunque nei passaggi critici, sta altrove e nell’aver fissato dei criteri che per molti colleghi e colleghe rappresentano in teologia delle sfide. In Essere cristiani, infatti, ho cercato:
– di trattare non soltanto questioni e temi particolari della teologia, ma di presentare l’intero messaggio cristiano nell’orizzonte delle odierne ideologie e religioni: in una sintesi sistematica complessiva, in sé armonica e unitariamente strutturata fin nei dettagli, così come proprio nella specializzazione delle discipline teologiche uno deve cercare di fare.
– Di dire la verità senza lasciarmi corrompere, senza riguardi di natura politico-ecclesiastica e senza curarmi di schieramenti teologici e tendenze di moda: sulla base del recentissimo stato scientifico della ricerca e con argomentazione intellettualmente onesta condurre una critica teologica integrale, legata a una ferma fiducia nella causa cristiana.
– Di non partire perciò da problematiche teologiche del passato, bensì dalle questioni ampie e complesse dell’uomo d’oggi e da qui puntare, nonostante tutta la mole di informazioni, al centro della fede cristiana, in una concentrazione continuamente rinnovata: così che l’umano, l’universale religioso, l’extraecclesiale vengano presi sul serio in maniera più motivata del solito e però, allo stesso tempo, lo specifico cristiano sia enucleato in modo più preciso del solito e l’essenziale sia separato da ciò che non è essenziale.
– Di parlare nella lingua dell’uomo d’oggi, senza arcaismi biblici e dogmatismi scolastici, ma anche senza ricorrere al gergo teo-logico di moda: con lo sforzo linguistico maggiore possibile, formulare in modo semplice e comprensibile per il contemporaneo non esperto in teologia e tuttavia, al tempo stesso, con precisione, in maniera differenziata e avvincente.
– Di integrare, sulla base del mio lavoro personale di ricerca, che va dalla dottrina della giustificazione fino alla cristologia e all’ecclesiologia, anche le differenze confessionali ed evidenziare così ciò che è comune alle confessioni cristiane come rinnovato appello, in definitiva, anche all’intesa sul piano pratico-organizzativo: nessuna nuova teoria accanto ad altre, ma il consenso fondamentale oggi possibile non solo fra le Chiese cristiane, ma anche fra i più importanti orientamenti teologici.
– Di dare espressione all’unità, spesso difficilmente constatabile, della teologia – sulla base della ricerca esegetica e storica a partire dalla teologia fondamentale, passando per la dogmatica e l’etica, fino alla teologia pratica – in modo tale che, dalla questione di Dio fino alla questione della Chiesa, non possa più essere trascurato il nesso incrollabile di teoria credibile e di prassi vivibile, di individuale e sociale, di critica allo spirito del tempo e critica alla Chiesa, di religiosità personale e riforma delle istituzioni.
A questo libro non sono mancati riconoscimenti pubblici. Inoltre è stato una opportunità anche per le Chiese e su questo piano ha parimenti incontrato vasto consenso. Tuttavia, non può essere taciuto il fatto che i membri della gerarchia tedesca e romana hanno fatto di tutto per vanificare questa opportunità. Non si sono vergognati – di fronte al successo del libro anche fra il clero – di mettere pubblicamente in dubbio, anzi di diffamare l’ortodossia dell’autore di Essere cristiani. Per nulla all’autore ha giovato l’aver dichiarato ampiamente, una volta ancora, la sua fede in Cristo nel libro Dio esiste? Risposta alla questione di Dio nell’età moderna (1978), che apparve quattro anni dopo Essere cristiani. La gerarchia romana e tedesca prese la cristologia qui esposta come pretesto per ritirare all’autore la missio canonica per l’insegnamento della teologia, appena prima del Natale 1979, sebbene contro Essere cristiani e Dio esiste? non sia mai stato attuato un procedimento magisteriale. In tal modo si cercò di spostare la discussione dalla imbarazzante questione dell’infallibilità alla questione cristologica, non da ultimo per coinvolgere i cristiani evangelici. Inoltre, per gli esponenti della gerarchia contrari alle riforme risultavano indigeste le richieste di riforma nella Chiesa che venivano avanzate anche in quel libro.
Così, la gerarchia tedesca appoggiò il corso di restaurazione del papa polacco che stava allora imponendosi, e dovette per questo pagare un caro prezzo: con la perdita di credibilità e con una diffusa ostilità alla Chiesa nell’opinione pubblica.
In tutta modestia: alcune cose nella predicazione e nella pastorale cristiana sarebbero sicuramente andate in modo diverso, se non fosse stata rifiutata l’offerta di Essere cristiani. Ma, come sempre accade: per me Essere cristiani è diventato punto di partenza di un nuovo sviluppo teologico e di una spiritualità a cui, nonostante tutte le difficoltà del presente, doveva appartenere il futuro.
Come innumerevoli altri cattolici prima del Concilio Vaticano II anch’io sono cresciuto con la tradizionale immagine di Cristo della professione di fede, dei concili ellenistici e dei mosaici bizantini: Gesù Cristo «Figlio di Dio» assiso in trono, un «Salvatore» amico degli esseri umani, e ancor prima, per la gioventù, il «Cristo re». Nelle lezioni di catechismo abbiamo imparato formule dogmatiche, senza comprenderle: Gesù Cristo è la «seconda persona della santissima Trinità», è «una persona divina in due nature», la natura umana e la natura divina. Su questo ho poi seguito, a Roma, un corso di un intero semestre sulla «cristologia», con tutte le eresie contro le quali erano intervenuti i concili e con tutte le risposte alle difficoltà già allora (e nondimeno ancor oggi) presenti. Certo, ho superato senza problemi tutti gli esami in latino, non proprio semplici – ma la mia spiritualità? Quella era tutt’altra cosa, rimaneva insoddisfatta. Per lungo tempo mi ha suscitato moltissimo interesse la geniale teologia paolina, mentre i Vangeli mi apparivano troppo familiari e piuttosto noiosi. Decisamente interessante per me la figura di Cristo divenne solo quando, dopo i miei anni romani, ho potuto conoscerla, sulla base della moderna scienza biblica, come reale figura della storia. Lo studio approfondito della letteratura esegetica sia cattolica sia evangelica, nel contesto delle mie lezioni, dei seminari e delle pubblicazioni, è stato stimolato dalla mia enorme curiosità di conoscere questo Gesù «sconosciuto».
L’essenza del cristianesimo, infatti, non è nulla di astrattamente dogmatico, non è una dottrina generale, bensì è da sempre una figura storica viva: Gesù di Nazaret. Nel corso degli anni ho elaborato il singolare profilo del Nazareno sulla base della ricchissima ricerca biblica degli ultimi due secoli, ho riflettuto su tutto con appassionata partecipazione, motivando con rigore e presentando il tutto in modo sistematico. Sì, ho perfino tenuto delle prediche sull’intero Vangelo di Marco, dal primo all’ultimo versetto, e al termine anche sul discorso della montagna.
Da Essere cristiani in poi so di che cosa parlo quando, in modo del tutto elementare, dico: il modello di vita cristiano è semplicemente questo Gesù di Nazaret in quanto messia, christós, unto e inviato. Gesù Cristo è il fondamento dell’autentica spiritualità cristiana. Un esigente modello di vita per il nostro rapporto nei confronti del prossimo come pure con Dio stesso, che per milioni di esseri umani in tutto il mondo è diventato criterio di orientamento e di vita.
Chi è, dunque, un cristiano? Non chi dice soltanto «Signore, Signore» e asseconda un «fondamentalismo» – sia esso di tipo biblico-protestante, o autoritario-romano-cattolico oppure tradizionalista-oriental-ortodosso. Cristiano è piuttosto colui che in tutto il suo personale cammino di vita (e ogni persona ne ha uno suo proprio) si sforza di orientarsi praticamente a questo Gesù Cristo. Di più non è richiesto.
La mia vita personale, e così ogni altra vita, con i suoi alti e bassi, e anche la mia lealtà verso la Chiesa e la mia critica alla Chiesa si possono comprendere soltanto a partire da questo riferimento. Proprio la mia critica alla Chiesa, come quella di tanti cristiani, scaturisce dalla sofferenza per la discrepanza tra ciò che questo Gesù storico è stato, ha predicato, ha vissuto, ha combattuto, ha patito, e ciò che oggi la Chiesa istituzionale, con la sua gerarchia, rappresenta. Questa discrepanza è spesso diventata insopportabilmente grande. Gesù nelle cerimonie pontificie della basilica di S. Pietro? Oppure nella preghiera con il presidente George W. Bush e il papa alla Casa Bianca? Inconcepibile! Con il Grande Inquisitore di Dostoevskij gli si chiederebbe di certo: «Perché torni a disturbarci?».
La cosa più urgente e più liberante per la nostra spiritualità cristiana, di conseguenza, è orientarci per il nostro essere cristiani, a livello sia teologico sia pratico, non tanto secondo le formulazioni dogmatiche tradizionali e i regolamenti ecclesiastici, bensì di nuovo e di più secondo la singolare figura che ha dato nome al cristianesimo.
Essere cristiani è rimasto per me la base teologica per l’esplorazione di grandi campi di lavoro teologico, dei quali ho potuto occuparmi negli ultimi quattro decenni con grande passione teologica. Ciò che questo libro accenna solamente è stato nel frattempo ulteriormente sviluppato: il dialogo con le religioni mondiali, le quali in Essere cristiani formano ancora solo l’«orizzonte»; la discussione con la moderna critica alla religione, che in Essere cristiani dovette essere fortemente contenuta per ragioni di spazio; il dialogo con la letteratura moderna, che troviamo qui utilizzata per la questione su Gesù; come pure una analisi teologica della situazione presente, che ora, con l’aiuto della teoria dei paradigmi, ho potuto sviluppare molto più a fondo.
Per comprendere Essere cristiani resta importante il fatto che, lì, non si doveva più praticare una teologia confessionalistica, ma una teologia per tutti i cristiani, una teologia veramente ecumenica. Si doveva certo ancora riconoscere la provenienza cattolica dell’autore e il suo legame con la comunità di fede cattolica, ma in modo tale che il suo modo di essere cristiano potesse essere compreso e seguito anche da tutti gli altri. Così questo libro è anche per me, nel miglior senso della parola, un pezzo di teologia ecumenica applicata, quale nei miei studi degli anni Sessanta su questioni di ecclesiologia ho potuto solo abbozzare. Qui viene elaborato ciò che è comune a tutti i cristiani: Gesù come il Cristo. E con questa base cristiana dalle solide fondamenta, che a me in quanto cristiano ha trasmesso identità intellettuale, ho potuto osare di buttarmi nell’avventura intellettuale del dialogo con non cristiani di ogni genere. La formula base con cui termina il libro mi ha accompagnato per tutti i decenni successivi ed esprime anche oggi e, si spera, fino alla fine dei miei giorni, in forma breve, il mio «credo»:
Seguendo Gesù Cristo
l’uomo nel mondo d’oggi può
vivere, agire, soffrire e morire in modo veramente umano:
nella felicità e nella sventura, nella vita e nella morte,
sorretto da Dio e fecondo di aiuto per gli altri.
Per chi è scritto questo libro
Questo libro è scritto per i tanti che con motivazioni diverse si vogliono sinceramente e onestamente informare sui contenuti autentici del cristianesimo, su ciò che propriamente significa essere cristiani.
È anche scritto
per chi non crede e tuttavia ricerca seriamente,
per chi ha creduto e oggi, senza fede, è insoddisfatto,
per chi crede, ma si sente incerto nella sua fede,
per chi oscilla tra fede e incredulità,
per chi dubita delle sue convinzioni, ma anche dei suoi dubbi.
È quindi un libro per cristiani e atei, gnostici e agnostici, pietisti e positivisti, cattolici tiepidi e ferventi, protestanti e ortodossi.
Non è forse vero che anche al di fuori delle Chiese molti non si accontentano di guardare tutta una vita ai problemi fondamentali dell’esistenza umana con sentimenti vaghi, pregiudizi personali, soluzioni solo apparenti?
In tutte le Chiese si incontrano oggi anche molte persone che vogliono andare al di là di una fede infantile, credenti che non si attendono solo un mazzetto di citazioni bibliche o un nuovo catechismo confessionale,
cristiani che non vedono più l’ultima istanza in formule infallibili della Scrittura (protestanti), della tradizione (ortodossi), del magistero (cattolici).
E sono tutti uomini
che malgrado ciò non vogliono un cristianesimo a prezzi di liquidazione, che non intendono rimpiazzare il tradizionalismo ecclesiastico con un adattamento consistente in meri ritocchi conformistici, ma cercano la via verso la verità integrale del cristianesimo e dell’essere cristiani, senza cedere a destra alle pressioni dottrinali ecclesiastiche e senza scivolare a sinistra in un puro arbitrio ideologico.
Questo libro non mira a un nuovo adattamento di un credo tradizionale, non vuol essere una dogmatica in miniatura con una serie di risposte a vecchie o nuove controversie, né intende propagare un nuovo cristianesimo. Chi con maggior chiarezza dell’autore è in grado di illustrare all’uomo d’oggi i cardini tradizionali della fede, lo faccia: sarà il benvenuto. Nulla di quanto giova alla comprensione va qui rifiutato. Tutte le porte restano così aperte per una verità più grande. Chi scrive queste pagine, lo vuol fare senza zelo missionario e senza lirismo teologico, evitando gli estremi di una vieta scolastica e di un indecifrabile gergo teologico moderno. Chi scrive, è convinto della bontà della causa cristiana e tenta qui di proporre un’introduzione che risponda alla realtà delle cose e del tempo:
Una introduzione all’essere cristiani: non solo all’insegnamento o alla dottrina, ma a ciò che è il vivere, l’agire e il comportarsi cristianamente.
Solo una introduzione: poiché l’essere o il non essere cristiano non può che rientrare per ciascuno in una sfera rigorosamente personale.
Una introduzione: un’introduzione diversa o diversamente orientata non incorre nella scomunica, ma chiede invece un po’ di tolleranza.
Quale scopo si prefigge in conclusione questo libro, che si presenta di fatto come una piccola «summa» della fede cristiana?
In un periodo di vasti rivolgimenti nella dottrina, nella morale e nella disciplina ecclesiali, si vogliono qui rintracciare le costanti: le divergenze rispetto alle religioni universali e agli umanesimi moderni e, al tempo stesso, il patrimonio comune alle Chiese cristiane separate. Il lettore ha il diritto di pretendere una trattazione che metta in luce ai fini della prassi cristiana gli elementi determinanti ed esclusivi del programma cristiano, in una forma storicamente esatta e tuttavia attuale, basata sulla più recente ricerca scientifica e tuttavia comprensibile; una trattazione, quindi, che metta in luce:
ciò che questo programma significò in origine, prima di essere ricoperto dalla polvere e dai detriti di duemila anni, e
ciò che questo programma può significare oggi, sotto una luce nuova, per una vita compiuta e ricca di significato.
Non un Vangelo diverso,
ma lo stesso Vangelo di sempre,
riscoperto per il nostro tempo.
L’autore ha scritto questo libro non perché si reputi un buon cristiano, ma perché scorge nell’essere cristiani un valore particolarmente positivo. Un libro come questo potrebbe e dovrebbe richiedere in realtà l’impegno di una vita. E forse neppure tanto basterebbe. Ma se la sua dev’essere u...