
- 312 pagine
- Italian
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eBook - ePub
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Una mappa nascosta in un baule, un ragazzino senza paura, un marinaio con una gamba di legno. La più straordinaria storia di pirati di tutti i tempi.
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Informazioni
Print ISBN
9788817058773eBook ISBN
9788858635070Parte Sesta
Il capitano Silver
Capitolo ventottesimo
Nel campo nemico
Il bagliore rossastro della torcia, illuminando l’interno della baracca, confermò i miei peggiori timori. I pirati erano in possesso della casa e delle provviste; c’era la botticella di cognac, c’era la carne di porco e le gallette, come prima; e, cosa che decuplicò il mio orrore, nessun segno di prigionieri. Potevo solo supporre che fossero tutti morti, e il mio cuore mi rimorse amaramente per non essere perito con loro.
I bucanieri erano sei in tutto: non era sopravvissuto nessun altro. Cinque di loro erano in piedi, coi volti gonfi e arrossati, appena riemersi dal primo sonno dopo la sbornia. Il sesto si era solo sollevato sui gomiti; era mortalmente pallido, e la fasciatura macchiata di sangue intorno alla testa diceva che era stato ferito di recente, e ancor più di recente bendato. Mi ricordai dell’uomo che era stato colpito e che era corso via nei boschi durante l’attacco principale, e non dubitai che si trattasse di lui.
Il pappagallo si lisciava le penne appollaiato su una spalla di Long John. Il quale mi parve un po’ più pallido e teso del solito. Indossava ancora la bella divisa di buon panno con cui aveva effettuato la sua ambasciata, ma quanto rovinata, tutta sporca di fango e lacerata dai rovi aguzzi del bosco.
«Guarda un po’» disse, «chi abbiamo qui: Jim Hawkins, mi venga un accidente! Venuto a fare una visitina, eh? Bene, la prenderò in senso amichevole.»
Dopodiché si sedette sul barillotto di brandy e incominciò a riempirsi la pipa.
«Passami un po’ la torcia, Dick» disse; e poi, quando la pipa ebbe preso: «Può bastare, ragazzo» aggiunse. «Ficca la fiaccola nella catasta di legna; e voi, gentiluomini, mettetevi comodi! Non è necessario che stiate in piedi per il signor Hawkins; lui vi scuserà, potete star tranquilli. Allora, Jim» disse pigiando il tabacco, «eccoti qua, e guarda che bella sorpresa per il povero vecchio John! Ho capito che sei sveglio dalla prima volta che ti ho visto, ma questa volta mi hai proprio spiazzato, già.»
A tutto questo, come si può ben capire, non replicai. Mi avevano messo con la schiena contro la parete, e io stavo lì in piedi a guardare Silver in faccia, dando mostra (mi auguravo) di un certo coraggio, ma con la disperazione più nera nel cuore.
Silver tirò un paio di boccate dalla sua pipa con tutta calma, poi ricominciò.
«Allora Jim, visto che sei qui» disse, «ti aprirò un po’ la mia mente. Mi sei sempre piaciuto, mi sei, perché sei un ragazzo di spirito, e il ritratto di me stesso quando ero giovane e bello. Ho sempre sperato che ti unissi a noi e avessi la tua parte, per morire un giorno da gentiluomo; e ora sei arrivato, pulcino mio. Il capitano Smollett è un uomo di mare di prim’ordine, non mi stancherò di ripeterlo, ma un po’ troppo duro nella disciplina. “Il dovere è dovere” dice, e ha ragione. Ma adesso stai alla larga dal capitano. Anche il dottore ce l’ha a morte con te: “razza d’ingrato briccone!” ecco quel che ha detto. Insomma, a farla breve il succo della storia è questo: non puoi tornare indietro dai tuoi, perché non ti vogliono; e a meno che tu formi un terzo gruppo per conto tuo, che sarebbe una cosa un po’ solitaria, non ti resta che metterti col capitano Silver.»
Fin qui tutto bene: perché i miei amici erano ancora vivi, e benché in parte credessi alla verità delle affermazioni di Silver, cioè che quelli della cabina ce l’avessero con me per la mia diserzione, ero più sollevato che angosciato da quel che avevo ascoltato.
«Lasciamo stare che sei nelle nostre mani» continuò Silver. «Però qui sei, e qui devi restare. A me piace usare la testa: non ho mai visto venire niente di buono dalle minacce. Se ti sta bene l’ingaggio, magnifico, ti unirai a noi; e se non ti va bene, beh, sei libero di dire di no, libero e benvenuto, compare; e se un uomo di mare può essere più gentile di così, che mi venga un colpo!»
«Devo rispondere, dunque?» chiesi con voce tremante. Durante tutto quel discorso beffardo avevo avvertito la minaccia di morte che incombeva su di me, e le mie guance bruciavano e il cuore mi tumultuava nel petto.
«Ragazzo» disse Silver, «nessuno ti sta incalzando. Rileva la tua posizione. Nessuno di noi ti metterà fretta, compare; è così bello passare il tempo in tua compagnia, sai.»
«Bene» dissi, ritrovando un po’ di coraggio. «Se devo scegliere, dichiaro di aver diritto a sapere come stanno le cose, e perché siete qui, e dove sono i miei amici.»
«Come stanno cosa?» ripeté uno dei bucanieri con un profondo grugnito. «Ah! Beato chi lo sa!»
«Farai meglio a tenere chiuso il boccaporto finché non sei interpellato, amico mio» disse Silver trucemente a chi aveva parlato. Poi, col tono bonario di prima, mi rispose.
«Ieri mattina, signor Hawkins» disse, «il dottor Livesey è arrivato durante il primo turno di guardia con una bandiera bianca. “Capitano Silver” mi fa, “per voi è finita. La nave se n’è andata.” Beh, magari fra una canzone e l’altra avevamo bevuto un po’, non dico di no. Perlomeno nessuno di noi aveva controllato. Beh, controlliamo, e per tutti i fulmini! la vecchia nave non c’è più! Non ho mai visto un gruppo di deficienti con l’aria più allocchita! E puoi credermi, se ti dico che il più allocchito di tutti ero io! “Allora” fa il dottore, “veniamo al dunque. Siamo venuti al dunque, lui ed io, ed ecco il risultato: provviste, brandy, baracca, la legna da ardere che siete stati così previdenti da tagliare, e, per così dire, la dannata nave al completo, dalle crocette alla controchiglia. Quanto a loro, se ne sono andati; non so dove siano.»
Poi aspirò ancora tranquillamente dalla sua pipa.
«E perché non ti ficchi in quella tua testaccia» proseguì «l’idea di essere stato incluso nel patto, ecco le ultime parole che sono state scambiate: “In quanti siete ad andarvene?” dico. “Quattro” mi fa; “quattro, di cui uno ferito. Quanto a quel ragazzo, non so dove sia, dannazione a lui” dice, “e non me ne importa. Siamo stufi marci di lui!” Ecco le sue parole.»
«È tutto?» chiesi.
«Beh, è tutto quello che devi sapere tu, figlio mio» rispose Silver.
«E adesso devo scegliere?»
«E adesso devi scegliere, puoi giurarci» disse Silver.
«Beh» dissi, «non sono così stupido da non capire quello che mi aspetta. Accada quel che accada, poco importa. Ne ho visti morire troppi da quando mi sono imbattuto in voi. Ma c’è qualche cosa che devo dirvi» ripresi con una certa eccitazione; «e la prima è questa: siete messo piuttosto male – nave persa, tesoro perso, uomini persi, l’intero affare naufragato; e se volete sapere di chi è la colpa, è mia! Quando abbiamo avvistato l’isola ero nel barile delle mele, e ho sentito voi, John, e voi, Dick Johnson, e Hands, che ora è in fondo al mare, e prima che fosse passata un’ora avevo riferito ognuna delle parole che vi siete detti. Quanto alla goletta, sono io che ho tagliato la gomena, io che ho ucciso gli uomini che avevate lasciato a bordo, io che l’ho portata dove non la rivedrete più, nessuno di voi. Spetta a me ridere; ho avuto il controllo di tutta la faccenda fin dall’inizio; non mi fate più paura di una mosca. Uccidetemi, se vi va, o risparmiatemi. Ma un’altra cosa vi dico, ancora una sola; se mi risparmiate, quel ch’è stato è stato, e quando sarete tutti in tribunale con l’accusa di pirateria vi aiuterò quanto potrò. Siete voi che dovete scegliere. Uccidete ancora qualcuno e non ne avrete nessun vantaggio; o risparmiatemi e tenetemi come testimone per evitare la forca.»
Mi fermai perché vi assicuro che mi mancava il respiro; e, con mia grande sorpresa, non uno di loro si mosse, ma rimasero tutti a fissarmi come tante pecore. E mentre stavano ancora fissandomi, ripresi: «Allora, signor Silver» dissi, «credo che qui dentro siate l’uomo più in gamba, e se le cose volgono al peggio riterrò cortese da parte vostra riferire al dottore il mio comportamento.»
«Me ne ricorderò» disse Silver con un’intonazione così strana che non riuscii assolutamente a stabilire se stesse schernendo la mia proposta o fosse favorevolmente colpito dalla mia audacia.
«Faccio notare una cosa» esclamò il vecchio marinaio dalla faccia di mogano, Morgan, quello che avevo visto nell’osteria di Silver su una banchina di Bristol. «È stato lui a riconoscere Cane Nero.»
«D’accordo, ma attenti» riprese il cuoco. «Faccio notare una cosa anch’io, dannazione! E cioè, si tratta dello stesso ragazzo che ha sottratto la mappa a Billy Bones. Dall’inizio alla fine, abbiamo sbattuto il grugno contro Jim Hawkins!»
«Allora che crepi!» disse Morgan bestemmiando.
E scattò in piedi, estraendo il suo coltello come avesse vent’anni.
«Fermo là!» urlò Silver. «Chi sei tu, Tom Morgan? Forse stai pensando di essere il capitano? Ti darò io una lezione, per tutti i fulmini! Mettiti contro di me, e andrai dove molti uomini in gamba sono andati prima di te in questi trent’anni, uno dopo l’altro, qualcuno appeso a un pennone, mi venga un accidente, e qualcuno gettato fuori bordo, e tutti sono diventati cibo per pesci. Non c’è mai stato nessuno che mi abbia guardato dritto negli occhi e che poi abbia visto sorgere il sole, Tom Morgan, puoi giurarci!»
Morgan si fermò, ma un roco mormorio salì dagli altri.
«Tom ha ragione» disse uno.
«Ho sopportato fin troppo da un capitano» aggiunse un altro. «Debba essere impiccato se mi lascerò mettere sotto anche da te, John Silver.»
«Qualcuno di voi gentiluomini vuole vedersela con me?» ruggì Silver, protendendosi in avanti dal barile su cui era seduto, con la pipa sempre accesa nella mano destra. «Ditelo chiaro quello che pensate; mica siete muti, penso. Chi lo desidera sarà servito. Ho vissuto tutti questi anni perché proprio alla fine il figlio di un barile di rum mi metta il bastone fra le ruote? Conoscete le regole: siete tutti gentiluomini di ventura, a sentir voi. Bene, io sono pronto. Prendete una squarcina, chi ne ha il fegato, e vedrò il colore delle sue budella, gruccia o non gruccia, prima che questa pipa sia spenta.»
Non un uomo si mosse; non un uomo rispose.
«È questa la pasta di cui siete fatti?» aggiunse, rimettendosi la pipa in bocca. «Beh, siete proprio uno spasso da vedere, comunque. Non molto portati al combattimento, proprio no. Ma l’inglese di Re Giorgio forse lo capite. Io sono il vostro capitano per elezione. Sono il vostro capitano perché sono migliore di voi di un buon miglio marino. Non volete battervi come farebbe un gentiluomo di fortuna: dunque, per tutti i fulmini, obbedirete, potete starne certi! Quel ragazzo mi piace; non ho mai visto uno più in gamba di lui. È più uomo lui che due di voi topi di fogna messi insieme, e vi dico una cosa: se solo vedo qualcuno mettergli le mani addosso… Ecco cosa vi dico, potete giurarci!»
Dopodiché ci fu una lunga pausa. Io stavo dritto contro la parete, col cuore che batteva come un maglio, ma adesso anche con un raggio di speranza che mi splendeva in petto. Silver si appoggiò alla parete, le braccia conserte, la pipa all’angolo della bocca, calmo come se fosse stato in chiesta; ma il suo sguardo si muoveva furtivo mentre seguiva di sottecchi i suoi insubordinati compagni.
Questi, dal canto loro, si raggrupparono a poco a poco all’estremità opposta della baracca, e il sibilo sommesso dei loro bisbigli mi risuonava continuamente nelle orecchie, come un torrente. Uno dopo l’altro alzavano lo sguardo, e la luce rossa della torcia cadeva per un secondo sui loro volti nervosi; ma non era verso di me, era verso Silver che guardavano.
«Sembra che abbiate un mucchio di cose da dire», osservò Silver sputando lontano nell’aria. Alzate la voce e fate sentire anche me, altrimenti state zitti.»
«Con tutto il rispetto, signore» rispose uno degli uomini, «vi prendete un po’ troppa libertà con certe regole; però sarebbe giusto tener conto almeno delle altre. Questa ciurma è insoddisfatta; questa ciurma non sa cosa farsene di un tiranno; questa ciurma ha i suoi diritti come tutte le ciurme, mi prendo la libertà di dirlo. E secondo le vostre stesse regole, penso che abbiamo il diritto di discutere fra di noi. Con tutto il rispetto, signore, perché riconosco che attualmente siete il capitano; ma rivendico i miei diritti, dunque esco fuori a consiglio.»
E con un elaborato saluto marinaresco, questo tipo, uno spilungone dall’aspetto malaticcio e gli occhi giallastri, sui trentacinque anni, si diresse con calma alla porta e scomparve all’esterno della casa. Uno dopo l’altro gli altri seguirono il suo esempio, ciascuno salutando mentre passava e aggiungendo qualche giustificazione. «Secondo le regole» disse uno. «Consiglio del castello di prua» disse Morgan. E così, fra un’osservazione e l’altra, uscirono tutti lasciando Silver e me soli con la torcia.
Il cuoco si tolse immediatamente la pipa di bocca.
«Adesso ascoltami bene, Jim Hawkins» disse con un sussurro fermo ma appena percettibile. «Sei a un passo così dalla morte, e quel che è peggio, dalla tortura. Si libereranno di me. Ma bada, qualsiasi cosa accada starò al tuo fianco. Non era questa la mia intenzione; no, non fino a quando hai parlato. Ero sull’orlo della disperazione per aver perso tutto quel gruzzolo, e in cambio, essere impiccato! Ma adesso vedo che sei quello giusto. John, mi dico, stai con Hawkins, e Hawkins starà con te. Sei la sua ultima carta, e per tutti i fulmini, John, lui è la tua! Spalla a spalla, dico io. Salva il tuo testimone, e lui ti salverà il collo!»
Incominciavo vagamente a capire.
«Credete sia tutto perduto?» chiesi.
«Sì dannazione, è così!» rispose. «Nave persa collo perso, ecco la morale. Quando ho guardato in quella baia, Jim Hawkins, e non ho più visto la goletta… beh, io sono un tipo duro, ma mi sono dato per vinto. Quanto a questa banda e al loro consiglio, bada, sono degli emeriti imbecilli e dei vigliacchi. Ti salverò da loro, se posso. Ma ascoltami, Jim, do ut des, tu salverai Long John dalla forca.»
Ero sconcertato; proprio lui, il vecchio bucaniere, il gran caporione, farmi una richiesta così disperata!
«Quel che potrò fare, lo farò» dissi.
«Affare fatto!» esclamò Long John. «Basta che parli senza timore, e per tutti i fulmini, ho una possibilità!»
Arrancò fino alla torcia, là dove si trovava infilata nella catasta, e riaccese la sua pipa.
«Cerca di capirmi, Jim» disse voltandosi. «Sono uno con la testa sulle spalle, io. Sono dalla parte del conte adesso. So che hai messo quella nave al sicuro da qualche parte. Non so come tu ci sia riuscito, ma al sicuro è. Penso che Hands e O’Brien si siano rincitrulliti. Non ho mai avuto una gran fiducia in nessuno dei due. Ora ascoltami. Non ti farò domande, e non permetterò che te ne facciano gli altri. So capire quando un gioco è finito, lo so sì; e so riconoscere un ragazzo che non molla. Ah, tu che sei giovane… tu ed io insieme ne avremmo combinate, di cose!»
Versò un po’ di cognac dal barilotto in un boccale di stagno.
«Un goccio, compare?» chiese; e dopo che ebbi rifiutato: «Beh Jim, ne berrò un sorso io» disse. «Ho bisogno di un cicchetto perché ci sono guai in arrivo. E a proposito di guai, perché quel dottore mi ha dato la mappa, Jim?»
La mia faccia esprimeva uno stupore così genuino che vide l’inutilità di ulteriori domande.
«Ah beh, certo che me la diede» disse. «E nessun dubbio che ci fosse sotto qualcosa, sicuramente sotto qualcosa, Jim, bella o brutta che fosse.»
Bevve un altro sorso di brandy, scuotendo il suo bel testone come chi si stia preparando al peggio.
Capitolo ventinovesimo
Ancora il Bollo Nero
Il consiglio dei bucanieri durava già da un po’ di tempo, quando uno di loro rientrò in casa, e ripetendo lo stesso saluto, che ai miei occhi aveva un sottinteso ironico, chiese di poter prendere un attimo la torcia. Silver acconsentì laconicamente, e l’emissario uscì di nuovo lasciandoci al buio.
«C’è aria di tempesta, Jim» disse Silver, che ormai aveva adottato un tono amichevole e famigliare.
Mi voltai verso la feritoia più vicina e guardai fuori. Le braci del grande rogo si erano talmente c...
Indice dei contenuti
- Cover
- Frontespizio
- Copyright
- Parte Prima - Il vecchio bucaniere
- Parte Seconda - Il cuoco di bordo
- Parte Terza - La mia avventura a terra
- Parte Quarta - Il fortino
- Parte Quinta - La mia avventura in mare
- Parte Sesta - Il capitano Silver
- Nell’isola di noi tutti
- Indice