Prefazione
Caro Marco...
di Alberto Hazan
Caro Marco,
quando mi hai richiesto di farti la prefazione del tuo libro, conoscendoti, la prima cosa che ho pensato è che si trattasse di un tuo nuovo scherzo, ai quali sono abituato ormai da 15 anni. Come sempre, ho finto di ascoltarti per vedere dove volevi andare a parare. Quindi, dopo le verifiche del caso, quando ho capito che il libro era una cosa reale, ho pensato di accontentarti.
Quindici anni fa ti ascoltai, una domenica pomeriggio, su una radio locale, e ti feci chiamare. Ti presentasti a me (come fai ancora oggi) con fare mesto, gentile, educato e simpatico. Da buon “paraculo” non trascurasti di usare frasi come «che onore essere chiamato da Lei», «ascolto solo questa radio», «ho sempre sognato di lavorare qui eccetera eccetera». Per mia fortuna queste cose non mi impressionano: ti abbiamo infatti ingaggiato e hai iniziato anche da noi la domenica pomeriggio, giorno che tutte le radio solitamente destinano ai dj che devono farsi le ossa.
Piano piano ti abbiamo spostato dal weekend alla settimana. Mi eri simpatico. Seguivo sempre il tuo lavoro, ti lasciavo la briglia sciolta per vedere dove volevi arrivare. Ogni giorno crescevi e io, senza sbilanciarmi troppo, da lontano, appoggiavo tutte le tue iniziative e invenzioni. Mi piacevano il tuo entusiasmo, la voglia di fare, la fantasia, il tempo che dedicavi al lavoro e la buona volontà. Rivedevo in te lo spirito, l’entusiasmo e l’allegria dei nostri primi dj: Loredana, Claudio Cecchetto, Federico, Alex Peroni.
Ti ho provato in tutte le situazioni: nel nostro morning show, nel pomeriggio, a Miami, a New York, nelle feste della Radio, nelle serate, negli spettacoli e persino nel lancio di RMC2, Virgin Radio e Virgin Tv; da vero talento ti sei inserito e adattato a interpretare qualsiasi ruolo e non hai mai deluso le mie aspettative.
A New York, poi, hai scoperto Howard Stern e le sue trasmissioni trasgressive. Tornato in Italia, con gli ascoltatori hai iniziato a usare un linguaggio che mai nessuno aveva osato in una radio. Un modo di comunicare moderno, nuovo, colorito, che molti giudicano maleducato, ma che è quello che oggi usano tutti i ragazzi, le ragazze e anche i meno giovani. Il segreto è stato saper parlare alle persone con il loro linguaggio. Questo è stato l’inizio dello Zoo di 105 e del tuo successo.
Ci siamo scontrati molte volte per gli eccessi che hanno rischiato di far crollare tutto. Oggi il tuo programma è il più controllato e sorvegliato della radio, ma credo che in me hai trovato una persona di larghe vedute con la quale hai potuto esprimere la tua creatività, e con la quale si è instaurato un rapporto amichevole e di fiducia.
Ti sei battuto per le tue convinzioni e oggi il successo è il tuo giusto premio. Con la grinta e la forza di volontà che hai non è difficile prevedere che nella vita vincerai molti altri premi. Ma l’euforia di questi momenti non deve distoglierti dall’imparare a difenderti dall’adulazione e dagli amici non sinceri.
Auguri per il tuo nuovo libro e non maltrattarmi troppo nelle sue pagine.
Prefazione
Caro Marco...
di Claudio Cecchetto
Mi suona il cellulare… mi appare il nome di Marco Mazzoli. Non mi capita spesso di sentirlo, mi chiama due o tre volte l’anno per sfogarsi un po’ quando qualcuno o qualcosa lo ha fatto arrabbiare. Non mi dà per niente fastidio perché lo fa come una persona che chiama qualcuno di cui si fida.
Rispondo volentieri. «Ciao Marco, come stai?»
«Ciao Claudio, ho scritto un libro» mi dice con l’entusiasmo di chi è contento di quello che ha fatto.
E poi continua: «Parlo anche di te, e ne parlo benissimo».
Mi chiede: «Ti va di scrivere un testo di presentazione? Ci tengo tantissimo».
Potevo dirgli di no? Come faccio a rifiutare l’occasione di dimostrare che gli voglio bene per le continue manifestazioni di affetto che ancora mi dimostra, nonostante siano passati quasi quindici anni da quando collaborò con me nell’avventura di Radio Capital?
Caro Marco, peccato non averti conosciuto prima. Con me hai fatto l’esperienza più difficile. Sarebbe stato bello averti anche a Radio Deejay. Tu, comunque, come una “spugna” hai saputo assorbire tutti i migliori valori del lavoro di un disc-jockey, che sono l’entusiasmo e l’amore per quello che fai e per chi lo fai. Ciò che abbiamo fatto insieme non è andato sprecato, ed è solo merito tuo. Hai saputo inventare un programma che rimarrà nella storia della radiofonia e l’hai realizzato nella radio del mio amico Hazan.
Lo so, questo ti ha creato anche dei problemi... in alcuni momenti avrai avuto tutti contro.
È il destino dei numeri Uno: in vetta… ma da soli.
TvB (come il nostro programma)
Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre fare l’imbecille, mentre il con-trario è del tutto impossibile.
Woody Allen
1
Il fantasma
Piove. Ormai piove sempre.
Grigio. Traffico. Noia. Angoscia e rumori della città.
Milano. È questo per me Milano.
Grigiotrafficonoiangosciaerumoridellacittà.
Sì. Solo questo.
«... Anche allo Zoo stanno già muovendo il collo, Radio 105... “W”... in console!»
Un fastidio improvviso mi risveglia dal coma. Un rumore, forse una musica. Sì. È una musica.
«Buuoooooongioooooornooooooooooooooo!!!
«Salute, pace e gioia!
«Buongiorno a tutti!
«Amici preparatevi... sta per iniziare un’altra super puntata del nostro Zoo Best!
«Pensa, pensa, pensa quanto ancora dovranno attendere gli ascoltatori prima che torniamo in diretta... e chissà se torneremo mai...»
Un bel «chi se ne frega» sarebbe perfetto.
«... pensa, pensa, pensa quanto ha aspettato Gesù bambino per vedersi recapitare oro, incenso e mirra...
«... pensa, pensa, pensa al freddo con il bue e l’asinello che ohf ohf ohf...
«... vorrei fare una domanda.
«... sì. Chiedi.
«... solo una semplice domanda... ma come si fa a regalare della mirra a un bambino?»
Il tassista grugnisce divertito. Ma cos’è questa roba?
«... è vero, però. Analizziamo i doni che hanno portato al bel Bambin Gesù.
«Cioè... tu a un bambino gli regali un cappotto, una sciarpa in cachemire, un peluche o qualche giochino della Fisher-Price... giusto?
«No, invece NO! Cosa gli regalano? Oro, incenso e... mirraaa?
«Be’, l’oro ci sta. Dai, l’oro ai bimbi appena nati si regala. Un braccialetto, una catenina...
«E dell’incenso? Cosa ce ne facciamo dell’incenso?
«L’incenso è perché sapevano che da grande sarebbe diventato un uomo dedito alla meditazione, un profeta... un guru...»
«Potrebbe abbassare il volume della radio per favore?»
Lo chiedo cercando di mantenere un tono gentile ed educato. Un tono che in questo momento fatico a trovare.
«Le dà fastidio? Non le piace?»
No, mi piace moltissimo. Te lo chiedo così, tanto per fare. Coglione!
«Non è per una questione di gusto radiofonico... è che il volume mi sembra davvero troppo alto.»
Il maiale armeggia sui tasti della sua autoradio, abbassa il volume e, istantaneamente, le mie orecchie avvertono un sollievo.
«Grazie.»
«Si figuri.»
Sfoggio un sorriso di circostanza.
«... è che questi ragazzi mi fanno proprio impazzire. Sono dei grandi, dei miti! Non hanno paura di niente. Sono la voce di noi poveri stronzi!» mi dice lui ridendo.
Bonjour finesse, penso schiarendomi la voce.
L’autista intuisce di aver pisciato fuori dal vaso. Sì, ragazzo mio... devi tener conto che sono un tuo cliente, non l’amico del bar.
«... E comunque sono proprio dei grandi.»
Eccolo che riattacca.
«Chi?»
«Loro!» mi dice indicando l’autoradio.
«Mi dispiace, ma non li conosco.»
«Cosa?» mi chiede voltandosi di scatto. «Davvero non conosce lo Zoo di 105?»
Zoo di 105? Cazzo! È come il colera. Giri che ti rigiri, pesti sempre una merda. Coincidenza? Sì. Chiamiamola pure coincidenza.
«Non li ha davvero mai sentiti?»
«No,» mi viene da ridere «ma oggi devo incontrare uno di loro.»
L’autista si volta ancora. Ancora quella faccia da sberle.
«Potrebbe guardare la st...