J. Michelet (p. 131)
Quale storia? Di donne, e non solo
Condensato di eterosessismi, maschilismi, misoginie, sessuofobie, il Malleus Maleficarum, dei domenicani Jacob Sprenger («era tutto. Anche scemo»;p. 184) e Heinrich Krämer, rimane un capolavoro nel suo genere. Gradito alla chiesa cattolica, specie a Innocenzo VIII, manuale del perfetto inquisitore, gode di un sostanzioso successo di pubblico e di plurime edizioni. Non dice molto di nuovo, almeno rispetto ad alcune posizioni della chiesa stessa e alcune tesi filosofiche antiche, nonché medioevali (pure, per certi versi, moderne e contemporanee), ma lo dice con categoricità, spietatezza, senza argomentazioni valide, o meglio senza tentativi veri e propri di argomentare. A dominarvi è la «devianza» della sfera femminile, con donne ambiziose, credulone, criminali, eretiche, insaziabili, infedeli, libidinose, loquaci, lussuriose, maliziose, instabili, peccaminose, sconce, seduttive, tenebrose, vendicative, streghe in sostanza, che avvelenano, controllano la fecondazione, causano impotenza negli uomini, li evirano, li conducono alla dannazione, operano sortilegi e malefici, provocano aborti, stringono patti col diavolo e con lui si accoppiano. Una devianza che legittima la caccia alle streghe da parte di diverse Inquisizioni con i loro «odiosi registri», la loro «tetra aridità, così spaventosa e feroce» in cui «la morte, la morte, la morte si sente in ogni riga» (p. 50). Un eccesso di torture psicofisiche termina in un massacro, su cui si è scritto e si prosegue a scrivere troppo,2 come, del resto, sulla stregoneria, fenomeno più ampio e complesso, dalle tante sfaccettature, non sempre intrise di fanatismi religiosi,3 che si dipana per l’intera umanità, fino a noi.4 Accuse spesso infamanti quelle contro le donne per trasformarle in streghe da perseguitare, accuse che rintracciano spiegazioni, non giustificazioni, in confuse relazioni economico-sociali, e nella conseguente volontà politico-religiosa di sorvegliare e incanalare un qualche mutamento, opponendosi a sgradite trasformazioni.5
Di ciò pare edotto Jules Michelet, nel suo restituirci a volte la donna e la strega, stereotipi che consentono il controllo, e, più spesso, le donne e streghe, sagge e sapienti, che, nelle loro molteplici singolarità, si dedicano, tra l’altro, a compiti di cura e guarigione, alleviano dolori e pene con l’erboristeria, oppongono al fatalismo l’empiria per reclamare una metamorfosi dello status quo, vedono «laggiù, nella luce brillante, come Dante, San Tommaso, ignorano lo stato delle cose» (p. 126): donne e streghe (non tutte, ovvio) protagoniste della rivoluzione «niente di impuro e niente di immondo», cosicché «lo studio della materia, da allora, fu infinito, liberato» (p. 141). Il che non toglie che in Michelet compaiano donne analoghe a quelle del Malleus Maleficarum; alcune caratteristiche attribuite da questo alla sfera femminile vengono però riversate anche sulla sfera maschile.
Il liberale Jules Michelet si fa beffa del clero e del misticismo: «Il nulla della persona e la morte della volontà, è il gran principio mistico» (p. 235). Crede nella ragione e nella natura: «La Fronda è Voltaire. Lo spirito voltairiano, vecchio come la Francia, ma a lungo compromesso, scoppia in politica, presto in religione. Inutilmente il gran re vuol imporre una solenne serietà. Continuano a ridere sotto i baffi. Ma son solo sorrisi e risate? No, è l’avvento della Ragione. Con Keplero, Galileo, Cartesio e Newton, si fonda e trionfa il dogma razionale, fede nell’immutabilità delle leggi della natura. Il miracolo non osa far capolino, o, se lo fa, l’accolgono a fischi. Più chiaramente, spariscono i bizzarri miracoli del capriccio, s’affaccia il grande miracolo universale e ben più divino in quanto regolare... Lo Spirito della natura e le scienze della natura, proscritti dei vecchi tempi, tornano, irresistibili» (p. 261).6 Spirito di alcune donne, non di tutte, lo si capirà.
Comunicativa e riservata, materiale e ideale, brillante e pittoresca, emblematica e poetica, irriverente e pacata, passionale e romanticista, la storia che ci apprestiamo a leggere risulta tutt’altro che attendibile e neutrale. Storia in cui emergono le convinzioni personali di chi rivendica senza mezzi termini la ragione e la giustizia di certe classi sociali ed epoche storiche rispetto ad altre. Ne emerge così un Medioevo in cui «un sacco di questioni che noi diremmo vuote, puramente scolastiche, agitano, spaventano, torturano, si traducono in visioni, a volte in controversie diaboliche, in crudeli dialoghi interiori» (p. 103), in cui i pensieri diventano «amari, estenuanti, e stremano i cuori» (p. 119), in cui sessuofobicamente «è tutto incesto» (p. 165). Medioevo contrapposto a un Rinascimento che si origina «lontano dalla scuola e dai dotti, a saltare la scuola nei boschi, dove Satana insegnò alla Strega e al pastore. Istruzione più che mai rischiosa, ma erano proprio i rischi ad esaltare l’amor curioso, lo sfrenato desiderio di vedere e sapere. Là ebbero inizio le male scienze, la farmacia proibita dei veleni, e la maledetta anatomia. Il pastore, spia delle stelle, osservando il cielo, portava là le sue colpevoli ricette, i suoi esperimenti sugli animali. La Strega sottraeva e portava dal cimitero vicino un corpo; e per la prima volta (rischiando il rogo) si poteva contemplare questo miracolo di Dio “che scioccamente si nasconde, invece di comprenderlo”» (p. 54). Un sapere in cui i corpi giocano ruoli basilari, quelli nomadi dei pastori che scrutano corpi stellari e animali, quelli sapienti delle streghe che trafugano corpi umani. Un sapere ancestrale e, al contempo, d’avanguardia, trasformato in capro espiatorio, violentato. Soprattutto da una Chiesa che, da sempre e di fatto, si attiene a rigide divisioni epistemiche e cognitive (benché non solo) tra donne e uomini, per cui, addirittura «non lascerei vivere colei che pratica la magia».7 Divisioni che da una parte instradano, dall’altra rafforzano radicali ineguaglianze e ingiustizie sociali.
La storia di Jules Michelet è storia, oltre che di corpi, di conoscenze, contrapposizioni, lotte, menti, sofferenze, vite bruciate. È storia che mescola arti, diritti, emozioni, episodi, personaggi, linguaggi, morali, filosofie (esagerato il sarcasmo contro gli scolastici: «Esiste un cervello non pietrificato, non cristallizzato da san Tommaso, ancora aperto alla vita, alle forze vegetative?»;p. 128), letterature, medicine, monachesimi (spesso pedanti), psicologie, religioni (con nette opposizioni tra Dio universale della natura innocente e Dio cattolico ostile a creazioni e invenzioni), ricostruzioni, scienze, sentimenti, trame, visioni, privilegiandone alcune/i, detestandone altre/i. È storia in cui si auspica che qualche divinità muoia, non ogni divinità, rifiutando di anticipare il Gott ist tot di Friedrich Nietzsche, e in cui si nutre fiducia, magari mal riposta, tuttavia fiducia, intravvedendo certe decadenze nel passato dell’Occidente, non la decadenza.
Perché leggere questa storia? Si tratta, benché non solo, di una vera e propria storia delle donne, intrisa di filosofia, in cui ci si chiede «questa donna, chissà chi è?» (p.121),donna «unico oggetto dell’amore» (p. 130), donna che merita quanto «dice di Dio Raimondo Lullo: “Che parte del mondo è? Tutto”» (p. 156). Storia che restituisce interpretazioni di sessualità e preferenze sessuali capaci di indurci a riflettere (soprattutto oggi), nonché una qualche dissoluzione della dicotomia femminile/ maschile e delle sue conseguenti scissioni (mascolino/ femmineo, razionale/irrazionale, attivo/passivo, culturale /naturale, oggettivo/soggettivo, paterno/materno), insieme all’adozione, a tratti, di una prospettiva di prima persona, quasi a suggerire che Jules Michelet con le donne si immedesima. Questa la ragione dell’attualità e straordinarietà del volume nelle vostre mani. Dove un certo anticlericalismo non nuoce.
Donne-madonne, donne-maddalene, donne-streghe
Quando non si rispetta la subordinazione rituale del femminile, le donne devono venire punite, esiliandole in un magico associato con diavoli e stregonerie, capacità distruttive e riproduttive, sessualità, dal sapore troppo naturale, troppo sovrannaturale, ovvero dannoso. È un confino pericoloso in alcuni casi, di riscatto in altri. Stando a Marcel Mauss e Henri Hubert, proprio perché possiedono occhi e sguardi malvagi, le donne rappresentano una fonte costante di influenza maligna, di tormenti e stregonerie, e finiscono con lo svolgere ruoli più significativi nell’ambito della magia che non nella religione canonica.8 Se in quest’ottica la magia funge da ricompensa per un femminile sottovalutato e svalutato, rimane pur vero che nell’ambito di alcune religioni, in particolare quella cattolica, per quanto qui ci concerne, si dà una subordinazione che non è propria del maschile. A quest’ultima Jules Michelet si oppone, ridicolizzando parecchi atteggiamenti e tesi clericali, nonché evidenziando i lati positivi della stregoneria. Non traspare quasi mai la “chiesa madre”, né quella chiesa che, identificandosi con l’intera comunità dei credenti, accoglie donne e uomini senza discriminazioni; bensì si accorda alle donne uno status psico-socio-culturale inferiore, soprattutto a causa del dogma della differenza sessuale e dell’eterosessismo, che lo storico attenua con la fluidità tra femmine e maschi, donne e uomini, bisessualità, eterosessualità, lesbismo, in toni associabili a una certa letteratura novecentesca, oltre che alle ricerche contemporanee in ambito filosofico e scientifico.9 Quasi Jules Michelet avesse chiaro che l’insistenza sulla differenza sessuale reca maggior danno alle femmine/ donne che non ai maschi/uomini, e difatti dà avvio al volume col disprezzato Sprenger, il quale attribuisce l’eresia più alle streghe rispetto agli stregoni e avalla il genocidio delle prime, non dei secondi.
La donna è sì «madre, amorosa custode e nutrice fedele» (p. 44) per Jules Michelet e la chiesa cattolica, ma quest’ultima ingiunge che la donna-strega venga cacciata come «una bestia selvaggia, […] inseguita agli angoli delle strade, umiliata, straziata, lapidata, piegata sui carboni ardenti» (p. 44). Oggi, come allora, la chiesa, dalle variegate prescrizioni sulla “naturale” eterosessualità riproduttiva, deplora contraccezione e aborto, e non può non condannare le donne-streghe in ciò esperte, forgiando la donna da ammonire, biasimata senz’altro quando «sola, concepì e generò. Chi? Un altro se stessa, che le somiglia da confondersi» (p. 51). Mentre la fecondazione assistita piace poco e la partenogenesi equivale a mostruosità, si celebra la fecondazione “naturale”, insieme alle “naturali” relazioni amorose e sessuali, la famiglia composta da un maschio/uomo eterosessuale e da una femmina/donna eterosessuale, paradossalmente una donna-madonna, «Vergine, la donna ideale [che] si eleva… nei secoli» (p. 81), consacrata a riprodursi. Senza indagare il significato lecito di naturale, senza ricordare con Jules Michelet che se «la Chiesa ha scartato la Natura, come impura e sospetta. Satana la prende al volo, se ne fa bello» (p. 53).
Oltre alla donna-madonna, la donna-maddalena e la donna-strega, tutte a loro modo «serve di corpo» (p. 94), si ritrovano a dover affermare: «Ecco, il mio corpo e la mia carne miserabile […] prendeteli. Ma il mio cuore no. Nessuno l’ha mai avuto, e io non posso darlo» (p. 107).10 Eppure «per una perversione di idee mostruosa, il Medioevo giudicava la carne, nel suo simbolo (maledetto dopo Eva) la Donna, impura. La Vergine, esaltata come vergine, e non come Nostra Signora, lungi dall’innalzare la donna reale, l’aveva abbassata, mettendo l’uomo sulla via d’una scolastica purezza, dove faceva passi in avanti in sottigliezza e ipocrisia. La donna stessa aveva finito per condividere l’odioso pregiudizio e credersi immonda. Per partorire si nascondeva. Arrossiva d’amare e rendere felice» (p. 142).
Sebbene conservatori e normativi, gli stereotipi accettati e glorificati della donna-madonna, della donna-maddalena, e quello “sviante” della donna-strega sanciscono le identità di troppe donne. Ha in qualche senso torto Voltaire nell’affermare che «le streghe hanno smesso di esistere quando noi abbiamo smesso di bruciarle».11 Continuano a esserci diverse streghe e, se non le bruciamo in senso reale, è perché abbiamo scovato altri modi di punirle. La nostra moderna caccia alle streghe? Viene portata innanzi da uomini e donne senza cultura, esitazione, onestà. Uomini e donne, a cui importa il domino, fanno sì che alcune donne non riescano ad aspirare allo status di esseri umani:12 come potrebbe nutrire tale aspirazione chi viene trattata da schiava, costretta a prostituirsi e a sposare il proprio stupratore, decapitata, denigrata, infibulata, insultata, lapidata, mol...