Il medico in tasca
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Cosa posso prendere quando ho l’influenza, la febbre alta e mi sento le ossa rotte?
Nei casi di questo tipo basta attenersi alle misure più semplici: stare a casa a riposo, magari a letto, bere molti liquidi per ripristinare le perdite che avvengono con l’eccessiva sudorazione causata dalla febbre, mangiare leggero e assumere farmaci per abbassare la temperatura quando sale oltre i 38°C o per ridurre i fastidi causati dai dolori alle ossa e ai muscoli. Quali? Il più usato è il paracetamolo che, in gocce e in supposte, può essere tranquillamente somministrato anche ai bambini. Vi sono poi altri farmaci da banco per controllare i sintomi influenzali, come alcuni antipiretici associati ad antistaminici per ridurre la sensazione di naso chiuso e di congestione. Esistono in commercio vari composti: se non vi accontentate del paracetamolo da solo (che nella stragrande maggioranza dei casi è più che sufficiente) fatevi dare un suggerimento dal vostro farmacista o dal vostro dottore: in base ai sintomi che vi causano maggiori fastidi potrete scegliere il più indicato. È bene però precisare una cosa: nessuno di questi farmaci «guarisce» dall’influenza, l’influenza guarisce da sola, questi medicinali servono solo a ridurre i fastidi e ad abbassare la febbre. È in commercio un solo farmaco antivirale che agisce direttamente sui virus influenzali (quello che è stato utilizzato anche nei casi di «suina»), ma i suoi benefici sulla classica influenza stagionale sono molto discussi, e forse non vale la pena di prendere medicine «importanti» per abbreviare di un giorno la durata di una banale influenza.
Da due giorni ho febbre alta, mi dicono sia influenza e i sintomi in effetti sono quelli: devo prendere degli antibiotici?
No, i sintomi dell’influenza possono avere una durata variabile a seconda del virus ma, solitamente, non bisogna fare nulla prima di tre giorni, nei quali dedicarsi al riposo, possibilmente a letto, bevendo molti liquidi per compensare le perdite idriche legate alla febbre alta e alla sudorazione e stando a dieta leggera. Se la febbre persiste troppo a lungo, il medico valuterà se è il caso di prescrivere degli antibiotici, soprattutto se sono presenti disturbi come tosse, catarro, bruciori al momento di orinare o altri sintomi particolari. Le cure antibiotiche non servono a curare l’influenza, che essendo causata da virus non è soggetta all’azione di questi farmaci, ma a guarire le complicanze che possono accompagnarla.
Perché viene la tosse?
La tosse è il sintomo che più frequentemente porta a rivolgersi al medico di medicina generale e può accompagnare tantissime malattie: polmoniti, bronchiti acute e croniche, asma, reflusso gastro-esofageo, pleuriti, pneumotoraci, tumori, problemi cardiologici, solo per citarne alcune, ma può anche essere un effetto indesiderato di alcuni farmaci. Le cause di tosse di gran lunga più comuni sono l’asma e la bronchite. Negli episodi post-influenzali il virus irrita la mucosa dei bronchi e delle vie aeree causando, in soggetti predisposti, una risposta asmatica. In questi casi il primo sintomo è la tosse. Si tratta di una tosse stizzosa e irritativa che compare durante l’episodio virale e si trascina poi per parecchie settimane; talvolta può successivamente diventare produttiva. Queste manifestazioni sono molto frequenti anche nei bambini. Una volta posta la diagnosi corretta, è molto efficace un trattamento con farmaci broncodilatatori, anche per aerosol, che quasi sempre è risolutivo. Talvolta, quando il quadro si complica, è necessario associare degli antibiotici.
Nei soggetti affetti da bronchite cronica, acciacco tipico dei fumatori e dell’età avanzata, una tosse più «grassa» e frequente è solitamente spia di una riacutizzazione batterica, curabile con gli antibiotici. La tosse, normale meccanismo di difesa del nostro organismo, deve condurci ad approfondimenti quando il catarro è striato di sangue, si accompagna ad altri sintomi come un calo di peso, febbricola (qualche linea nelle ore serali), spossatezza generale, quando perdura per qualche settimana, quando non permette un sonno riposato, quando si associa ad altri sintomi generali. È un sintomo non sempre di facile diagnosi ed è quindi importante che il paziente registri con attenzione le sue variazioni durante la giornata (si acuisce vicino ai pasti? Aumenta con gli sbalzi di temperatura? Scompare cambiando ambienti?) per riferirli al medico e guidarlo negli accertamenti e nelle cure.
Come si cura il raffreddore?
Il raffreddore acuto, non allergico ma legato a una infreddatura o a un contagio da qualcuno che ne era affetto, non si cura in nessun modo, solo con la pazienza. Nella maggior parte dei casi si tratta di infezioni virali che guariscono da sole. Se sono molto fastidiose si può ricorrere al paracetamolo o a prodotti da banco per controllare i sintomi, senza eccedere però con gli spray nasali che contengono vasocostrittori che nel tempo potrebbero danneggiare la mucosa.
Dopo un’influenza mi sembra di non sentire più gli odori e i sapori, è possibile?
Sì, è possibile che dopo una sindrome simil-influenzale si perda l’olfatto e, dato che una parte del gusto dipende anche dagli odori, l’impressione è che si perda anche la percezione dei sapori (la perdita del gusto si chiama ageusia). L’olfatto si può perdere completamente o parzialmente, e le cause più frequenti sono virali (come avviene appunto dopo una sindrome influenzale), da farmaci o legate a lesioni traumatiche, come quando si cade sbattendo la testa. Spesso l’anosmia o iposmia – così si definiscono rispettivamente la perdita completa o parziale dell’olfatto – possono essere la conseguenza di un raffreddore cronico allergico (ad esempio un raffreddore da fieno trascurato) o di polipi nasali. Tra i farmaci più spesso responsabili di questo disturbo vi sono proprio i decongestionanti nasali utilizzati per i raffreddori. L’olfatto non si riacquista ma a volte, se non lo si è perso completamente, può riaffiorare un po’ con il tempo. Si consolino coloro ai quali capita, è una cosa spiacevole ma ci si risparmia i tanti cattivi odori!
Sono una giovane ragazza e da qualche tempo quando mi alzo in piedi ho dei capogiri e faccio fatica a mantenere l’equilibrio, soprattutto durante il ciclo mestruale. Cosa devo fare?
In una donna giovane la causa più frequente di giramenti di testa e vertigini, oltre alle passioni amorose, è la pressione bassa. Il fatto che il disturbo compaia nel momento di passaggio dalla posizione sdraiata o seduta a quella eretta è tipico: l’organismo non ha il tempo di ridistribuire correttamente il flusso sanguigno e, partendo da una pressione già bassa, si manifestano i primi segnali di uno scarso afflusso di sangue al cervello, ovvero vertigini e sbandamenti fino allo svenimento. Anche il fatto che le mestruazioni accentuino il fastidio è classico: la piccola emorragia mestruale aggrava ulteriormente la situazione. Cosa fare? Alzarsi in piedi con gradualità, rimanendo seduti qualche secondo, mangiare salato ed eventualmente assumere integratori salini (soprattutto nei cambi di stagione), misurare la pressione di tanto in tanto per tenerla sotto controllo. Anche la liquirizia pura contribuisce ad alzare la pressione e mangiarla può aiutare. In presenza di giramenti di testa o vertigini bisogna sdraiarsi subito a terra, possibilmente con le gambe in alto (magari appoggiandole a una sedia o facendole sorreggere da qualcuno), in modo da indirizzare il sangue verso la testa, aspettare qualche minuto che il disturbo sia passato e alzarsi con calma, senza però mettersi subito in piedi; prima, anche in questo caso, è bene sedersi per qualche secondo. Ricordatevi che avere la pressione bassa è buon segno, si dice che faccia vivere più a lungo! E poi certamente è meglio avere qualche piccolo disturbo per la pressione bassa che dover prendere medicinali per la pressione alta, causa tra l’altro di svariate malattie.
Stamane, improvvisamente, ho perso sangue dal naso e mi sono spaventato molto, poi si è fermato da solo. Devo fare qualche controllo?
No, se la cosa non si ripete non è necessario fare particolari esami. L’epistassi (la perdita di sangue dal naso) è un evento che può capitare e che non necessariamente si associa a una qualche malattia. Spesso è legato a un traumatismo locale (soffiarsi troppo forte il naso, ad esempio) oppure a un’eccessiva secchezza delle mucose dovuta, per esempio, all’esposizione a temperature fredde come può accadere d’inverno o in montagna, dove spesso l’aria è anche poco umida, o ancora a un’eccessiva esposizione al sole e al caldo. I sanguinamenti possono poi essere favoriti dall’assunzione di alcuni farmaci vasodilatatori come l’aspirina. Se capita, bisogna reclinare il capo all’indietro e cercare di tamponare con del cotone; se l’emorragia non si ferma è bene rivolgersi a un pronto soccorso per una visita dall’otorino: in qualche caso è infatti necessario «bruciare» il vasellino che perde, una manovra semplice e che non provoca dolore. È bene anche controllare la pressione arteriosa per escludere di aver avuto un episodio di pressione alta. Altri accertamenti sono necessari solo nel caso in cui l’epistassi dovesse ripetersi in più occasioni. In farmacia si possono poi trovare delle pomate a base di grassi animali che contengono sostanze che facilitano la coagulazione e che possono essere applicate sia immediatamente dopo l’epistassi che per la prevenzione di nuovi episodi.
Spesso, quando corro o faccio le scale, mi manca il fiato e non capisco il perché, anche se sono un fumatore modesto di dieci sigarette al giorno.
Prima di tutto dieci sigarette al giorno non sono poche e molto dipende da quanti anni si fuma: se si sono fumate dieci sigarette al giorno per quaranta anni, l’esposizione al fumo è stata molto importante! Poi non sempre il danno polmonare è direttamente proporzionale al numero di sigarette fumate: ci sono persone che fumano tanto e non sviluppano disturbi polmonari e altre che fumano relativamente poco e sviluppano disturbi molto gravi. Un ruolo importante è quello che si gioca tra ambiente e geni e che determina le diverse reazioni individuali. La mancanza di fiato può manifestarsi in moltissime malattie ma, quando si accompagna a tosse e catarro quotidiani, allora è tipica della bronchite cronica del fumatore, una malattia che può avere conseguenze anche serie. In altri casi può essere determinata dallo sviluppo di enfisema polmonare. Ma cos’è l’enfisema? Il polmone è come una spugna marina con tanti pori e una sua elasticità: quando si manifesta l’enfisema è come se i pori diventassero sempre più grandi e la spugna aumentasse di volume ma perdesse di elasticità. Dato che la principale funzione del polmone è quella di scambiare l’ossigeno e l’anidride carbonica con il sangue, se la spugna ha perso di elasticità allora la sua funzione viene meno. L’enfisema può manifestarsi da solo o accompagnare i sintomi della bronchite cronica. Un po’ di enfisema lo sviluppiamo tutti perché è il modo con il quale il polmone invecchia; il problema è quando, a causa del fumo, i polmoni invecchiano troppo e troppo presto! Il danno poi, una volta sviluppato, è irreversibile. Fare la diagnosi è semplice, così come per l’asma, basta una spirometria.
Sotto colpi di tosse mi sono incrinato una costa e mi hanno detto che ho l’osteoporosi, ma cosa vuol dire?
Le ossa sono fatte da minerali, principalmente calcio; con gli anni o per stimoli ormonali, come nel caso delle donne in menopausa, possono demineralizzarsi e diventare così più fragili. L’osteoporosi può essere una malattia molto invalidante e le fratture di alcune ossa, come le vertebre, sono molto dolorose. Per fortuna questo è oggi un campo in cui la prevenzione ha fatto grandi passi. Una volta confermato il sospetto di osteoporosi con una MOC (Mineralometria Ossea Computerizzata), esistono terapie molto efficaci con calcio, vitamina D e farmaci che favoriscono la deposizione ossea, come i difosfonati. Anche l’attività fisica è molto utile, perché favorisce alcuni importanti meccanismi di ricambio dell’osso.
Esistono situazioni che possono predisporre alla formazione dei calcoli renali? Si possono prevenire i calcoli renali con l’alimentazione?
L’obesità, la pressione alta, livelli alti di acido urico nel sangue (la gotta, che può essere trattata con dei farmaci e con la dieta riducendo le carni rosse), una alimentazione scorretta, alcune forme di diabete possono favorire la formazione di calcoli renali. Nei casi di calcolosi renale non serve una dieta povera di calcio, i latticini non vanno eliminati ma solo assunti in quantità moderate. È anche importante mangiare molta frutta e verdura (contengono potassio, magnesio e citrato, minerali che contrastano la formazione dei calcoli) e ridurre la carne. Infine due cose fondamentali: bere sempre molta acqua (almeno due litri al giorno) e mangiare poco salato.
Non ho mai fumato, ma da qualche giorno ho una forte tosse e nel catarro c’è qualche striatura di sangue: ho paura di avere un tumore. Cosa devo fare?
Probabilmente si tratta solo di qualche capillare che si è rotto a causa dei colpi di tosse. Non dovrebbe essere nulla di preoccupante ma, per scrupolo, è bene fare comunque una radiografia del torace. Diverso sarebbe se lei fosse un fumatore: allora la presenza di sangue nel catarro potrebbe far sospettare un tumore e richiederebbe tutti gli approfondimenti del caso. Non bisogna però pensare solo al tumore polmonare, poiché questo disturbo può essere causato da molte altre malattie, come la tubercolosi o la polmonite. Quando nel catarro compare del sangue è bene essere prudenti e rivolgersi sempre a un pronto soccorso, dove valuteranno cosa fare. Il rischio è che l’emissione di sangue possa aumentare e perciò la situazione va gestita da mani esperte.
Da dieci anni fumo cinque-dieci sigarette al giorno e da qualche tempo, ormai un paio d’anni, ho sempre tosse e catarro, come se avessi sempre una bronchite. È colpa del fumo?
La bronchite cronica è una malattia caratterizzata dalla presenza di tosse e catarro per almeno tre mesi all’anno per due anni consecutivi. Inoltre in più del 90 per cento dei casi è provocata dal fumo e non sempre esiste una correlazione diretta con il numero di sigarette fumate e il numero di anni di fumo. Esiste cioè una notevole variabilità individuale: ci sono persone che sviluppano una bronchite cronica pur avendo fumato poco e altre che fumano molto ma la sviluppano solo tardivamente. La prima cosa da fare è smettere assolutamente di fumare e correre ai ripari. Una radiografia del torace, una spirometria e una valutazione medica specialistica potranno permettere di fare il quadro della situazione, confermare o meno la diagnosi, valutare l’opportunità di ulteriori approfondimenti diagnostici ed eventualmente prescrivere dei farmaci. È bene sapere che continuare a fumare può aggravare la situazione e creare danni irreversibili. Quindi, senza allarmismi, faccia gli accertamenti del caso e, se la diagnosi è confermata, ne tragga le conclusioni, per quanto possano essere sgradevoli o difficili da accettare.
Quando prendo un’influenza spesso la tosse si protrae a lungo e ogni tanto mi capita di sentire, mentre respiro, un fischio. Mi hanno detto che forse ho l’asma, può essere vero?
È molto probabile che sia così. Con l’asma si ha una contrazione dei muscoli che circondano i bronchi, quei tubicini che portano l’aria dalla trachea ai polmoni: il loro diametro è così ridotto e l’aria che prima passava senza fischiare ora produce un suono che è quello che noi percepiamo come fischio. La tosse, peraltro, è un frequente sintomo asmatico e, spesso, è il primo segnale di questa malattia. Per sciogliere il dubbio è sufficiente che lei effettui una spirometria e una visita specialistica. La spirometria è un esame molto semplice che consiste nel soffiare in uno strumento che misura la nostra funzionalità respiratoria, che è ridotta quando si manifesta l’asma, mentre la visita medica è importante per inquadrare il problema e dare la possibilità al medico di ascoltare i suoi polmoni e il fischio. Nel caso poi persistessero dubbi si possono fare ulteriori approfondimenti diagnostici, soprattutto per capire se i sintomi si manifestano solo in alcune condizioni, come può essere per esempio dopo un episodio infettivo o in certe condizioni ambientali. In altre situazioni può anche essere necessario effettuare una radiografia del torace. Comunque non si allarmi, se anche fosse asma si tratta di una malattia estremamente diffusa con la quale si convive molto bene e per la quale esistono oggi farmaci estremamente efficaci e con scarsissimi effetti collaterali.
Una mia amica ha scoperto di avere la TBC. Sono preoccupatissima, mi avrà contagiato?
Il numero di casi di tubercolosi (TBC) in Italia è stabile da numerosi anni, sono circa 5000. Se però il numero dei casi totali non è aumentato, è cambiata la distribuzione epidemiologica: oltre il 50 per cento dei casi si verifica nella popolazione immigrata di età compresa tra i 20 e i 40 anni. La tubercolosi è, infatti, una malattia tipica della povertà e della promiscuità. L’attuale accesso gratuito alle cure per tutti costituisce uno strumento fondamentale per controllare la diffusione della malattia, evitare i contagi e lo sviluppo di forme resistenti alle cure antibiotiche.
La contagiosità della malattia, per venire alla domanda, è limitata alle forme cosiddette «bacillifere», ovvero a quei pazienti che hanno tosse e catarro e che presentano il bacillo della tubercolosi all’esame dell’espettorato. Se il malato non presenta questi sintomi o non è «bacillifero», non è contagioso. Esiste comunque un’efficiente rete di controllo e sorveglianza epidemiologica: ogni nuovo caso viene segnalato all’ASL (per questa malattia i medici sono obbligati alla denuncia di malattia infettiva), che attiva una verifica dei possibili contatti a rischio. Chi ha avuto un’esposizione «a rischio» viene sottoposto a una tubercolina (una piccola puntura che si pratica sull’avambraccio e che si controlla dopo 48 e 72 ore per vedere se l’area dell’iniezione si è infiammata o meno) e, nel caso, viene sottoposto a una radiografia del torace e ad altri accertamenti. Nei casi di possibile contagio, se non si è ancora sviluppata la malattia, si effettua una profilassi con un chemioterapico, l’isoniazide, che andrà assunto per tre mesi e risolverà qualsiasi potenziale problema.
Oggi, comunque, dalla tubercolosi si guarisce senza problemi; l’unica seccatura è che la cura è molto lunga (sei mesi) e non sempre ben tollerata, ma una volta terminata, se attuata correttamente, il paziente è definitivamente ristabilito e la malattia è alle spalle. Resterà solo un brutto ricordo.
Quest’inverno sto collezionando raffreddori, influenze e bronchiti: è possibile rafforzare le difese dell’organismo? Possono essere utili i vari medicinali venduti nelle farmacie?
In realtà i veri deficit immunitari sono rari, e sono per lo più legati o a malattie genetiche che si manifestano nei primi mesi di vita, o a condizioni acquisite in età più adulta come l’infezione da HIV. Sebbene sia di comune riscontro che stress, iperlavoro e import...