Napoli Milano da casello a casello
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Napoli Milano da casello a casello

  1. 144 pagine
  2. Italian
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Napoli Milano da casello a casello

Informazioni su questo libro

"Cosa mi piace dell'Italia? Mi piacciono gli italiani. Con i loro difetti, con le loro facce, con i loro dialetti, con la loro ingenuità sia a Nord che a Sud. Mi piacciono quelli che esagerano, i fanfaroni, quelli che ieri erano in un modo e oggi sono in un altro, mi piace la piccolezza, l'allegria, il tenere famiglia, il sapere tutto e non sapere niente, amo le persone serie ma anche quelle che lo sono solo a parole. Mi piace tutta questa umanità che né l'Expo di Milano con i suoi grattacieli né la camorra né i soldi sono riusciti a cancellare. Mi piace anche Scilipoti. Vabbe', Scilipoti forse è troppo." Dopo il successo di Benvenuti al Sud in questo suo primo libro Luca Miniero smonta pregiudizi, luoghi comuni e antichi dilemmi di un Paese in cui Nord e Sud si vorrebbero in lotta tra loro. E, pagina dopo pagina, scorrono dinanzi ai nostri occhi la Napoli della professoressa Emma Ausilio, le cassiere multitasking di Roma o i binari di Milano, dove ad attenderti c'è sempre una persona sola… Nella carrellata di situazioni, ricordi e personaggi veri e inventati, il lettore non faticherà a riconoscersi. Nord e Sud, napoletani e milanesi, sono nati per stare allo stesso banco, semmai anche per litigare, ma restando uniti. Perché anche questa è la bellezza di essere italiani.

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Informazioni

Editore
RIZZOLI
Anno
2012
Print ISBN
9788817055147
eBook ISBN
9788858623329

Cosa ti piace dell’Italia?

Premetto che dopo il successo di un film ti senti così un padreterno che il padreterno, quello vero, ti sembra un bravo ragazzo che potrebbe impegnarsi di più. Si verifica una mutazione micidiale nel tuo cervello che di solito dura qualche mese ma certe volte e in alcuni registi anche di più. In questo periodo ti sorprendi che non ti salutino con l’inchino, che se metti l’auto in divieto di sosta osino farti la multa, e arrivi anche a scrivere un libro se te lo chiedono. Capite quindi in che stato di esaltazione ho compilato queste pagine, e mi scuso dunque con tutti quelli che ho offeso, ricordando loro che non ero totalmente in me. Chiariamoci, un po’ sono anche i giornalisti che ti fanno credere chissà chi. Ti chiedono di tutto, opinioni sulla spazzatura a Napoli, sui termovalorizzatori, sul traffico, sull’eterno dibattito se è meglio la sfogliatella Frolla o quella Riccia, sulla pastiera alta o bassa, e sempre mi sono arrampicato sugli specchi per rispondere. Qual è il problema di Napoli? Qual è il problema dell’Italia? Qual è il tuo rapporto con la Lega? Avrebbero fatto prima a chiedermi «Qual è il problema tuo?» e gli avrei detto quello che in questo momento non so rispondere. Come diceva Troisi: «Ho fatto un film, non è che mo’ sacc’ tutt’ cos’».
Io mi immagino il povero Moccia che hanno eletto a esperto d’amore in che casini si possa trovare. Gli chiederanno «Secondo te perché il bacio alla francese si chiama così?». Oppure «Perché i giovani non usano il preservativo?». È imbarazzante. Per essere opinionista ci devi essere portato. E non c’è sempre bisogno che tu conosca la materia. La Palombelli che parla sempre di delitti mica ha ucciso mai nessuno. Eppure sta lì e gliele canta ai criminologi. Sa tutto di adolescenza, delitti, sangue. E poi gli opinionisti di solito sono anche fortunati. Mica come me o Scilipoti. Io ho ricevuto anche domande molto interessanti sulla crisi del cinema italiano, mi sono messo là a rispondere cercando pure di trovare delle ragioni intelligenti, anche se pochi mesi dopo il cinema italiano ha fatto il botto degli incassi. Allora m’hanno chiesto «Che ne pensi dell’exploit del cinema italiano, tu che avevi parlato delle motivazioni della crisi solo poche settimane fa?». A parte che me lo hai chiesto tu, sennò mai mi sarei permesso, ma poi evita di farmelo notare. Un po’ come con quei politici che prima esaltano uno, poi ci litigano, ne parlano male e c’è sempre quell’antipatico col fogliettino che gli dice «Eh, ma un mese fa non la pensavi così. Prima dicevi “Mai con Berlusconi” adesso dici “Mai senza”. Be’, spiegami questo trasformismo». E il povero Scilipoti di turno c’adda fa’? Che ne poteva sapere che il quadro storico sarebbe cambiato. Che poi secondo me, tu Di Pietro che sei un magistrato dovresti sospettare di uno che si chiama Scilipoti che è un nome da traditore della commedia dell’arte. Ti devi fidare di uno che si chiama Coccoloni, Cicciariello che sono nomi empatici, i classici buoni dei romanzi o dei film. L’avete visto Notting Hill? Il personaggio interpretato da Hugh Grant potrebbe mai chiamarsi Scilipoti? Però io lo capisco. Se cambia il quadro storico, mica puoi restare abbarbicato alla tua vecchia idea. Se la Nocerina perde sempre, e va in C4, è tuo diritto tifare per la Juve. Per questo i ragazzini ci hanno almeno due squadre.
È come quando uno si sposa e ti dicono «Per sempre nella buona e nella cattiva sorte, in salute e malattia» è chiaro che tu devi rispondere sì. Mica puoi dire «Dipende dalla malattia, dipende se incontro un’altra, dipende quanto mi rompe le palle»… Tu devi esprimere una opinione. Sei costretto dalla solennità del momento. Il dipende è sottinteso. Non è che se ti chiedono come stai, tu per non incorrere in errore gli rispondi «Ora bene domani chissà». Ci sono pure quelli che se gli chiedi come stai ti dicono tutta la verità: «Colesterolo alto, pressione 80/140, ho fame, ci ho voglia di scopare, ma siccome non credo che accadrà, sto bene ma potrei stare meglio se scopassi». Non si risponde così. Dici semplicemente «Sto bene, grazie» e magari ti ha lasciato la ragazza, hai perso il lavoro, ti hanno portato via la macchina e ci hai pure un brufolo sul naso. Insomma le cose cambiano e anche le risposte diventano presto vecchie.
Opinionisti si nasce. Meno male che ai registi non vengono col fogliettino a dire «Tu avevi detto che Brizzi e Martani sono un tandem di sceneggiatori indivisibile e invece Brizzi ha dato una martellata a Martani, come la mettiamo?». Ma la domanda più frequente è un’altra. Molti mi hanno chiesto perché non ci sono più le grandi commedie all’italiana. A parte che non lo so, ma sei pure maleducato perché ho appena fatto un film e già mi dici che prima i film erano meglio. «Quando c’era Scola…» A parte che Scola c’è ancora e sta benissimo. «Quando c’erano Vittorio De Sica, Steno, Corbucci, era tutt’altra cosa…» Mo’ dico io è come se tu andassi a cena da qualcuno che non conosci bene e dopo cena gli dicessi «Certo che adesso le donne non sanno proprio cucinare!».
Dopo il successo di Benvenuti al Sud ho parlato molto di Napoli, di Milano, di Canicattì, ma nessuno mi ha mai fatto la domanda che avrei voluto ricevere. Ecco, forse se me lo avessero chiesto avrei risposto seriamente e sento che sarei guarito subito dal delirio di onnipotenza. «Cosa ti piace dell’Italia?» Questa domanda così semplice che mi pongo da solo dovrebbero farla a tutti gli italiani. Questo libro contiene la risposta, ma siccome non sono uno scrittore potrebbe essere poco chiara. Allora rifatemi la domanda che vi rispondo papale papale. «Cosa ti piace dell’Italia?» Mi piacciono le persone. Con i loro difetti, con le loro facce, con i loro dialetti, con la loro ingenuità sia a Nord che a Sud. Mi piacciono quelli che esagerano, i fanfaroni, quelli che ieri erano in un modo e oggi sono in un altro, mi piace la piccolezza, l’allegria, il tenere famiglia, il sapere tutto e non sapere niente, amo le persone serie ma anche quelle che lo sono solo a parole. Mi piacciono i vecchi film di Totò, di Monicelli, di Scola, di De Sica, mi piacciono i personaggi minori dentro e fuori. Mi piace tutta questa umanità che né l’Expo di Milano con i suoi grattacieli né la camorra né i soldi sono riusciti a cancellare. Mi piace anche Scilipoti. Vabbe’, Scilipoti forse è troppo.

La camorra dei bidelli

Ve li ricordate i temi delle elementari? Quelle tracce impossibili che facevano rabbrividire e che se avevi un minimo di fantasia te la facevano passare? Il ragazzino che alla domanda «Cosa vedi fuori dalla finestra?» riusciva a rispondere con più di dieci righe da grande avrebbe vinto il premio Nobel. Ma la difficoltà di quella prova l’ho capita dopo. E ogni volta che mi metto a scrivere guardo fuori dalla finestra e mi ricordo di quel bambino terrorizzato che aguzzava gli occhi e non vedeva niente. In classe mia a Napoli, rispondevamo tutti la stessa cosa: un palazzo grigio con la scritta nera «Ti amo zoccola». Precisamente il civico 72 di via Piscicelli. E la maestra non contenta ci accusava di aver copiato.
Vi ricordate le maestre che fumavano in classe? Erano gli anni Settanta, nei supermercati c’era la Nutella bianca, e ai piedi portavamo o le Mecap o le Tepa. Ora, che qualcuno si sia arricchito producendo delle scarpe da ginnastica così è un altro dei misteri italiani come la strage di Ustica. Le Mecap odiavano il tuo piede, lo maltrattavano, erano una minaccia camorristica, ti dicevano «Stai seduto o so’ cazzi tuoi». Erano un calmiere generazionale, come la celere, come i manganelli allo stadio. Le mamme dicevano ai bambini «Guarda che se non mangi ti compro le Mecap!». E i piccoli giù a singhiozzare come fontane. La sera il piede andava in marcescenza e si rischiava l’amputazione. La cosa più assurda però era che il sogno di una generazione di bambini fosse possedere le Tepa. Un po’ come dire che uno ha la Ritmo e sogna la Duna. Era una guerra fra poveri. Le Mecap o le Tepa? Questo l’assurdo dilemma. Credo che la nascita del bipolarismo italiano vada cercata in quella diatriba lì. Le due scarpe erano incredibilmente bandiere di due modi inconciliabili di pensare, ma in comune avevano molto, anzi di più. Prima di tutto per entrambe chiamarle scarpe era un complimento forse più grande di chiamare donna la Thatcher. E non parlo del suo aspetto fisico, lungi da me fare battute di così basso conio. Io mi riferisco al suo modo di pensare, punitivo e intransigente. Molto diffuso all’epoca. Insomma, per me la Lady di Ferro, Pinochet, la celere, la scuola, le Tepa e le Mecap erano tutti sulla stessa barca a rompere le palle al prossimo. E in quel caso il prossimo ero io, che stavo alle elementari. È inutile che fate i conti, ok, le date non coincidono, ma io sono un opinionista da strapazzo e i miei sono solo esempi.
Vi ricordate le punizioni in classe? Oh guaglio’, a scuola mia ti menavano proprio, ore intere dietro alla lavagna che a volte ti scordavano lì e ti ritrovava il bidello la mattina dopo. I bidelli, cazzo che racket. Poi dice la camorra. Panini, bibite, figurine, minacce, usura, i bidelli sono stati la prima forma di associazione a delinquere. Che poi quando la camorra è cresciuta ha capito il business e al posto delle sigarette ha iniziato a vendere le merendine a scuola. Il bidello è diventato un camorrista vero e proprio, e hanno cominciato a mettere il pizzo sui bambini e quasi quasi facevano più soldi ca’ marenn’ che con l’eroina. Con il business dei pastelli e dei quaderni venduti ai somari che li dimenticavano, la camorra è diventata grande, mica col terremoto. Ma quando mai. Schiavone, Sandokan, i Casalesi hanno cominciato da lì. Facevano ’o bidell’. Più avanti nel libro ho inserito un documento inedito: il verbale della prima riunione che la Cupola ha tenuto sul tema «Parmigian’ ’e melanzan’ o eroina? Nuovi percorsi criminali nel napoletano». Se non lo trovate è perché la camorra ha minacciato lo stampatore.
Al Nord ce li avevate i bidelli? Marchionne faceva ’o bidell’? Lo dico perché pure Marchionne mi pare uno molto deciso, smaliziato, uno che dice agli operai «Assettateve, faccimm’ ’na trattativ’. Vabbuon’ accussì? No? E allora jatevenne.» Pure ’o bidell’ mio faceva accussì.
Chi ha dato i soldi a Berlusconi per costruire Milano 2? Io lo so, non ne ho le prove, ma lo so. È stato Salvatore, ’o bidell’ della scuola Piscicelli di Napoli. Insomma, ma perché vi dico questo? Ah ecco. Ieri mi hanno chiesto scrivere un libro sul mio personale rapporto col Nord e col Sud. «Tu che hai fatto Benvenuti al Sud, un film che è andato così bene, tu che hai vissuto a Napoli, Roma, Milano, Firenze. Tu che hai scritto Incantesimo napoletano e ti interessi molto alla tematica. Tu scriveresti un libro così? Sulle differenze fra il Nord e il Sud, sui luoghi comuni dei due mondi?» Proprio mondi li hanno chiamati. La grande differenza fra il Nord e il Sud è che noi napoletani dividiamo le ere in guerre di camorra, la prima, la seconda… mentre i nordisti utilizzano la divisione classica di guerre puniche o mondiali. Per loro Sandokan è il tigrotto di Mompracem, per noi un ex bidello che ha fatto carriera con il business della frittata di maccaroni a scuola. Insomma, lo devo fare ’sto libro o no? Da quando è uscito il film tutti mi chiedono una opinione su tutto. Sembro il polpo Paul, l’indovino dei mondiali di calcio. Ho pure conosciuto Borghezio, vabbe’ non è come conoscere Maradona, però mica è poco incontrare uno uguale a Obelix che dice le stesse cose sui romani. Dove eravamo? Ah ecco, mi hanno chiesto di scrivere un libro sul mio rapporto con il Nord e con il Sud. Uno modesto direbbe subito no. Ma io non sono uno modesto, non più. Adesso io credo che sul tema ne so più di Garibaldi, penso che la questione meridionale sia cosa mia, che Giustino Fortunato sia un amico. Dopo il grande botto di Benvenuti al Sud io gli dico di sì. Sono o non sono il polpo Paul? Certo è difficile scrivere un libro, però dopo il mio primo tema «Cosa vedi fuori dalla finestra?» credo di essere pronto a tutto.
Certo il Sud è complesso. Il Nord anche di più. E il rapporto Nord-Sud è come quello con una fidanzata che quando litighi mica ti insulta sul presente, macché. Parte dal passato, va al futuro, come una macchina del tempo che ti getta merda addosso. Non è così per voi? Perché non avete avuto la mia fidanzata. A proposito, si chiamava Federica e presto ve la presenterò.
Non sarà un trattato. Nemmeno un romanzo. Ci saranno le sfogliatelle, il panettone, e un po’ di luoghi comuni. E anche la ricetta della pastiera. Sono o non sono Frate indovino? Il tema questa volta è più interessante della vecchia traccia «Cosa vedi fuori dalla finestra?». È più da maturità. «La questione del rapporto Nord-Sud è stata studiata da molti autori. Ci dica il candidato la sua personale opinione sul tema, facendo riferimento ad autori quali Mario Merola, Alessandro Manzoni o alla sua personale e provata esperienza.»
Questo libro sarà come un tem...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Frontespizio
  3. Cosa ti piace dell'Italia?
  4. Ringraziamenti