È risaputo. L'alta società assomiglia in tutto e per tutto a un ballo di gala: sotto i lustrini e gli abiti da sera pulsano le rivalità e le discordie più accese, circolano le peggiori malignità e i più infondati pettegolezzi. Eppure c'è chi in questa zona oscura del bel mondo ha imparato a camminare a occhi chiusi, armato solo di un inseparabile taccuino e di una penna affilatissima. Il suo nome è Indro Montanelli. Cosa c'entra una delle firme più prestigiose del Novecento italiano con i retroscena del jet-set e dei salotti letterari? La risposta è in questo libro, un concentrato di frecciate che sbeffeggia senza risparmio le ipocrisie e le piccolezze di amici, nemici, conoscenti e colleghi, riuscendo sempre a trasformare lo sdegno in ironia, il disprezzo in aforisma, la cattiveria in arte. In questi fulminanti testi inediti, scritti per puro divertimento negli anni Cinquanta (sotto lo sguardo spietato del suo «cattivo maestro» Leo Longanesi), Montanelli rivela tutto il suo talento di dissezionatore del malcostume e mette a frutto il suo fiuto da segugio per stanare le contraddizioni e le magagne di chi gli sta intorno. Ma questi Ricordi sott'odio non sono solo un gustosissimo esercizio di crudeltà, sono anche e soprattutto la foto di gruppo di una stagione culturale che nella storia recente del nostro Paese non ha eguali.

- 256 pagine
- Italian
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Ricordi sott’odio


LEO LONGANESI (Bagnacavallo 1905 - Milano 1957), insigne come editore, organizzatore di cultura, giornalista, illustratore e grafico, all’insegna di una personalissima genialità espressiva esercitata anche nell’àmbito del cinema e dell’uso sapiente della fotografia (cfr. id., Il mondo cambia. Storia di cinquant’anni 1900-1950, Milano, Rizzoli, 1949), fu autore di eccellenti pamphlets, pubblicati dalla propria casa editrice: Parliamo dell’elefante (1947); In piedi e seduti. 1919-1943 (1948); Il Destino ha cambiato cavallo (1951); Un morto fra noi (1952); Ci salveranno le vecchie zie? (1953). Numerosi i volumi usciti postumi, tra cui: Me ne vado (ottantuno incisioni in legno, Milano, Longanesi, 1957); Il Meglio (a cura di Mario Monti, ivi, 1958); I borghesi stanchi (prefazione di Indro Montanelli, con un’appendice a cura della figlia Caterina Longanesi, Milano, Rusconi, 1973); Fa lo stesso (a cura del figlio Paolo Longanesi, Milano, Longanesi, 2007). Nei saloni di Palazzo Reale a Milano (fine ottobre 1996 - febbraio 1997) gli venne dedicata una grande mostra. Più in generale cfr. Indro Montanelli, Marcello Staglieno, Leo Longanesi, Milano, Rizzoli, 1985 (nuova ed. accresciuta) e, nel presente volume, l’introduzione e le relative note.

QUI
GIACE
PER LA PACE DI TUTTI
LEO LONGANESI
UOMO IMPARZIALE.
ODIÒ
IL PROSSIMO SUO
COME
SE STESSO.


ALBERTO MORAVIA, al secolo Alberto Pincherle (Roma 1907-1990), già collaboratore dell’«Italiano», aveva conosciuto Montanelli al longanesiano «Omnibus» nel 1937, diventandone grande amico (in quell’anno fecero assieme un breve viaggio in Grecia). Nel dopoguerra la loro amicizia non venne meno (Indro Montanelli, Moravia [1958], ne Gli Incontri, Milano, Rizzoli, 1965 [I ed. 1961], pp. 923-929; poi l’intervistò per i propri Incontri in tv nel 1959); dopo un decennio s’era però ormai allentata: «Gli italiani sono sempre pronti a fare la rivoluzione, purché i carabinieri siano d’accordo. E Moravia è sempre pronto a battersi per la libertà, purché sia d’accordo il piccì» (Indro Montanelli, I conti con me stesso. Diari 1957-1978, a cura di Sergio Romano, Milano, Rizzoli, 2009, p. 131, in data «Roma, 2 gennaio [1970]»).

QUI GIACE
IL PIÙ RAPPRESENTATIVO E COMPLETO
DI TUTT’I PERSONAGGI DI MORAVIA:
ALBERTO.


ALIDA VALLI, al secolo Alida Maria Laura Von Altenburger (Pola 1921 - Roma 2006). Confinato dal direttore Mario Borsa alla critica cinematografica, Indro ne scrisse recensendoil film La vita ricomincia di Mario Mattoli, da lei interpretato con Fosco Giachetti e Eduardo De Filippo (i.m. [Indro Montanelli], “La vita ricomincia”, «Corriere d’Informazione», 22 dicembre 1945, nella pagina della Cronaca milanese).

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PER LA PRIMA VOLTA
ALIDA VALLI
GIACE
SOLA.


PALMIRO TOGLIATTI (Genova 1893 - Yalta 1964), segretario del Pci, qui presentato nell’immagine forse preferita da Indro, quella di un solerte impiegato, fin dal 1937 attento a rimanersene prono nell’«aula magna del Comintern» agli ukase staliniani per non incorrere in qualche purga. E propenso non a rovesciare il «carrozzone» democristiano ma a sostituirlo con quello comunista per saltarvi su, sempre attentissimo agli «scatti di carriera»: «Le corse pazze su azzardosi terreni che gl’imponeva Stalin non erano, non potevano essere, di Suo gusto. Lei è figlio di un impiegato di Stato. In casa Sua si respirava con l’odore dei cavoli lessi, quello dell’“organico”. E la legge sull’avanzamento [di carriera] è rimasta accampata, noi crediamo, molto più a fondo, nei Suoi precordi, che non quella sul “plusvalore”» (Antonio Siberia [Indro Montanelli], L’impiegato del ruolo B (Lettera a Palmiro Togliatti), «il Borghese», 30 marzo 1956, A. 7, n. 15, pp. 485-486).

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RIPOSA
PALMIRO TOGLIATTI
IMPIEGATO MODELLO
DI
RIV...
Indice dei contenuti
- Cover
- Frontespizio
- Introduzione
- Ricordi sott'odio
- Note