Pagine scelte di Luigi Pirandello
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Pagine scelte di Luigi Pirandello

  1. 560 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
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Pagine scelte di Luigi Pirandello

Informazioni su questo libro

Ho visto, a dieci anni, arrivare a casa mia, all'improvviso, Luigi Pirandello. Nel 1935, l'anno prima che morisse. Indossava la divisa di Accademico d'Italia, e io lo credetti un ammiraglio in alta uniforme. "Cu si tu?" mi domandò in dialetto. "Nenè Camil

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2011
Print ISBN
9788817014885

Teatro



Indicazioni su alcune delle scelte che ho operato in questa sezione:
Liolà fu scritta da Pirandello nell’estate del 1916, in quindici giorni, nel dialetto di Girgenti, che è anche quello che io adopero nei miei romanzi, ed è stata poi tradotta in italiano dall’autore stesso. Propongo qui un breve passo della commedia, che nell’accostamento all’italiano del siciliano, crede di restituire la forza espressiva e la freschezza dell’originale.
Dei Giganti della montagna, che Pirandello lasciò incompiuto alla sua morte, il lettore troverà il mio copione di regia.
Perché è un brevissimo lever de rideau ed è il più antico testo drammatico di Pirandello che si conosca. Non è mai stato pubblicato in volume ed è stato rappresentato per la prima volta, con la mia regia, al romano Teatro delle Arti il 25 giugno 1986.


da: Liolà

Personaggi
Nico Schillaci, detto Liolà
Zio Simone Palumbo, ricco massaro
Zia Croce Azzara, sua cugina
Tuzza, figlia della zia Croce
Mita, giovane moglie di zio Simone
Càrmina, detta La Moscardina
Comare Gesa, zia di Mita
Zia Ninfa, madre di Liolà
Tre giovani contadine: Ciuzza, Luzza, Nedda
I tre cardelli di Liolà: Tinino, Calicchio, Pallino
Altri uomini e donne del contado
Campagna agrigentina, oggi.


da: Atto Primo

LIOLÀ
Lassati fari a mmia, c’ora cci penso iu! (Va a la porta d’ ’u magasè e chiama:) Don Simuni! Don Simu’! Ccà, vinissi ccà, ca cc’ê ddari ’na bbona nova!
DON SIMUNI
(niscennu d’ ’u magasè) Chi cc’è, chi ha’, pezzu di ciràulu!
LIOLÀ
Cc’è ca vinni ’na liggi nova, zû Simuni! fatta apposta pi nnàutri p’alligiriri li pupulazioni di li Calabrii e di la Sicilia! Ma nun è nova; cc’era, e l’avìanu livatu; ora ’a rimìsiru. Taliassi. Cu’ avi ’na troja ca cci fa vinti purceddi, è ’na ricchizza, è veru? si li vinni, e cchiù purceddi cci fa e cchiù ricco è! E accussì ’na vacca, quantu cchiù viteddi cci fa! Un povir’omu, ’mmeci, ccà, cu sti fimmini nostri, ca Di’ nni scanza, appena unu cci ’nfrunta, patìscinu subito di stomacu, è ’na cunzumazioni! Ora ’u guvernu cci ha pinsatu. Misi ’a liggi, zû Simuni, ca ’i figli si ponnu vìnniri! Si ponnu vìnniri. E iu, taliassi ccà, (cci apprisenta ’i tripicciliddi) pozzu gràpiri putìa! Voli un figliu? Cci ’u vinnu iu! Ccà, chistu. (Ni piglia uno.) Taliassi com’è sciacquatu! Trùgliulu! trùgliulu! Pisa vinti chila! Tuttu muddicuni! – Tinissi: cci ’u vinnu pi nnenti: p’ ’un varliri di vino cirasolu!
Tutti rìdinu, mentri lu vecchiu, arraggiatu, si quartìa.
DON SIMUNI
Va’, vattinni, foddi! ca ’un haju piaciri di jucari cu sti cosi iu!
LIOLÀ
E cu’ joca? Ah cci pari ca jocu? Cci dico pi veru! Vossia si l’accatta si ’un nn’avi, chi ’un è ’u stissu? Pirchì si nn’aviastari accussì cu ’i pinni tutti arruffati comu un capuni malato?
LIOLÀ
Lasciate fare a me. (Va alla porta del magazzino e chiama:) Zio Simone! Zio Simone! Venga qua! Ho una buona notizia per lei.
ZIO SIMONE
(uscendo dal magazzino) Che vuoi, pezzo d’imbroglione?
LIOLÀ
Hanno messo una legge nuova, fatta apposta per noi. Dico, per alleggerire le nostre popolazioni. Stia a sentire. Chi ha una troja che gli fa venti porcellini, è ricco, non è vero? Se li vende; e più porcellini gli fa, più ricco è. E così una vacca; quanti più vitellini gli fa. Consideri ora un pover’uomo con queste donne nostre che Dio liberi, appena uno le tocca, patiscono subito di stomaco. È una rovina, no? Bene, il Governo ci ha pensato. Ha messo la legge che i figli, d’ora in poi, si possono vendere. Si possono vendere e comprare, zio Simone. E io, guardi, (gli mostra i tre bambini) posso aprir bottega. Vuole un figlio? Glielo vendo io! Qua, questo. (Ne prende uno.) Guardi com’è bello in carne! Tosto! tosto! Pesa venti chili! Tutta polpa! Prenda, prenda, lo soppesi! Glielo vendo per niente: per un barile di vino cerasolo!
Tutti ridono, mentre il vecchio, urtato, si schermisce.
ZIO SIMONE
Vàttene, finiscila, ché non mi piace scherzare su queste cose!
LIOLÀ
Le pare ch’io scherzi? Le dico sul serio! Se lo compri, se non ne ha; e finisca di star così, con le penne tutte arruffate come un cappone malato!
DON SIMUNI
(’nfuriannusi ’ntra li risati di li fimmini) Va’, lassatiminni jri, va’; vasannò ’un sacciu chiddu chi fazzu…
LIOLÀ
(tinènnulu) Nonsi, ccà! Chi s’avi a offènniri vossia? Ccà semu tutti a finàita, ’na ciuccata di furioti ca facemu tutti ’na famiglia, e una manu lava all’autra! Iu sugnu figliularu; vossia non cc’è…
DON SIMUNI
(c.s.) Cu’ t’ ’u dissi? cu’ t’ ’u dissi? T’ ’u vulissi fari a vìdiri iu!
LIOLÀ
(fincennusi spavintatu e scappannu pi ripararisi darrè li picciotti) Diu nni scanza! Oh! A mmia? Chi voli fari vìdiri quarchi mmiràculu vossia? (Spincennu avan...

Indice dei contenuti

  1. Cover
  2. Biblioteca Universale Rizzoli
  3. Frontespizio
  4. Dedica
  5. Poemetti
  6. Saggi
  7. Articoli
  8. Balletti
  9. Novelle
  10. Romanzi
  11. Teatro
  12. Note
  13. Bibliografia
  14. Indice