Una ragazza di colore aggredita in una biblioteca di Harlem. Un tentativo di stupro, secondo tutti. Ma Lincoln Rhyme e Amelia Sachs, la detective sua compagna di vita e di indagini, non si lasciano ingannare: l'aggressore intendeva uccidere. L'unico indizio utile è una carta dei tarocchi, la dodicesima carta, l'Impiccato, ritrovata sulla scena del crimine. Che cosa vuol dire? Chi ha voluto colpire la ragazza, e per quale ragione? E cosa collega questo crimine a un altro accaduto centoquaranta anni prima? In una vicenda in cui nulla è mai quello che sembra, Jeffery Deaver ci conduce attraverso la New York di ieri e di oggi, sorprendendoci a ogni pagina con un colpo di scena.

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- Italian
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Parte Seconda
GRAFFITI KING
8
L’omone camminò lungo il marciapiede di Harlem, ripensando alla conversazione che aveva avuto un’ora prima. Lo rendeva felice, lo rendeva nervoso, lo rendeva guardingo. Ma, soprattutto, gli faceva pensare: Forse le cose, finalmente, si mettono bene.
Be’, una botta di culo se la meritava: qualunque cosa, pur di rimettersi in pista.
Jax non ne aveva avuto molto di culo, ultimamente. Sicuro, era contento di essere uscito dal sistema. Ma i due mesi trascorsi fuori di prigione erano stati duri come pietre: solo come un cane, senza un briciolo di fortuna. Ma oggi era diverso. La telefonata che riguardava Geneva Settle avrebbe cambiato la sua vita per sempre.
Stava percorrendo l’Upper 5th Avenue alla volta di St. Ambrose Park, con una sigaretta nell’angolo della bocca, godendosi l’aria fresca dell’autunno, godendosi il sole. Godendosi il fatto che la gente intorno a lui gli girasse alla larga. Un po’ lo si doveva alla sua faccia, che non sorrideva mai. Un po’ ai tatuaggi fatti in carcere. Un po’ anche alla gamba zoppa. Anche se, a onor del vero, non zoppicava da tipo tosto culo-duro. Non zoppicava da gangsta di rispetto. Zoppicava da “Oh, cazzo, mi hanno sparato”. Ma lì nessuno lo sapeva.
Jax indossava gli abiti di sempre: jeans, una consunta giacca militare mimetica e un paio di scricchiolanti scarpe da lavoro in cuoio, usuratissime. In tasca aveva una mazzetta di dollari da 100, i benjamins, e anche qualche banconota da venti, un coltello dal manico di corno, un pacchetto di sigarette e un portachiavi con una chiave sola, quella del suo appartamentino sulla 136th Street. Il bilocale disponeva di un letto, un tavolo, due sedie, un computer di seconda mano e un fornello comprato a metà prezzo. Solo poco meglio della sua recente residenza presso il New York State Department of Correction.
Si fermò a guardarsi intorno.
Eccolo lì, il tipo ossuto con la pelle di un colore marrone polveroso, un uomo che poteva avere trentacinque come sessant’anni, appoggiato alla malferma recinzione di quel parco nel cuore di Harlem. Dietro di lui, il sole luccicava sulla bocca umida di una bottiglia di malto o di vino, seminascosta nell’erba gialla.
“Come butta, uomo?” chiese Jax, accendendosi un’altra sigaretta e fermandoglisi di fronte.
Il tipo ossuto batté le ciglia. Guardò il pacchetto che Jax gli offriva. Non sapeva come fosse la storia, ma prese una sigaretta e se la mise in tasca.
Jax continuò: “Sei tu Ralph?”
“E tu chi sei?”
“Un amico di DeLisle Marshall. Eravamo insieme al Blocco S.”
“Lisle?” Il tipo ossuto appoggiato alla rete metallica si sciolse. Un po’. Distolse lo sguardo dall’uomo che avrebbe potuto spezzarlo in due e scrutò il mondo intorno a sé. “È uscito, Lisle?”
Jax scoppiò in una risata. “Lisle ha piazzato quattro colpi nella testa di un triste figlio di puttana. Fa prima a esserci un negro alla Casa Bianca che Lisle a uscire.”
“C’è anche la libertà sulla parola”, disse Ralph, cercando senza successo di mascherare la propria indignazione: la domanda trabocchetto era stata fin troppo evidente. “Allora, cosa dice Lisle?”
“Manda i suoi saluti. Mi ha detto di cercarti. È lui che mi presenta.”
“Ti presenta, ti presenta. Okay. Dimmi, com’è il suo tatuaggio?”
L’ossuto Ralph con la sua barbetta caprina stava tirando fuori le palle. Jax era di nuovo sotto esame.
“Quale?” ribatté lui. “La rosa o la lama? E mi dicono che ne abbia anche uno vicino all’uccello, ma non sono mai stato abbastanza intimo da vederlo.”
Ralph annuì, senza sorridere. “Come ti chiami?”
“Jackson. Alonzo Jackson. Ma mi chiamano Jax.” Al nomignolo corrispondeva una reputazione tosta. Si domandò se Ralph avesse sentito parlare di lui. Apparentemente no: il tipo ossuto non sollevò nemmeno un sopracciglio. Jax cominciava a rompersi i coglioni. “Se vuoi controllare con DeLisle, forza, fatti avanti. Solo non usare il mio nome al telefono, sai cosa voglio dire. Digli solo che Graffiti King è venuto a far due chiacchiere con te.”
“Graffiti King”, ripeté Ralph, che si stava chiaramente domandando cosa fosse quella storia. Forse che Jax spruzzava in giro sangue di figli di puttana come pittura spray? “Okay, magari controllo. Dipende. Allora, sei uscito.”
“Sono uscito.”
“Perché eri dentro?”
“ar e armi.” Poi, aggiunse a bassa voce: “Cercavano di piazzarmi un 25-25, tentato, ma me lo sono fatto abbassare ad aggressione”. Un’allusione all’articolo del Codice Penale sull’omicidio: Sezione 125.25.
“E ora sei un uomo libero. Tutto liscio.”
Jax lo trovava divertente. Ecco qui Ralph culo-triste, che diventa nervoso e tutto quanto appena vede arrivare Jax con una sigaretta e un Come butta? Ma poi si scioglie quando sente che gli hanno fatto il culo per rapina a mano armata, possesso abusivo di armi e tentato omicidio. Un tipo che sparge sangue come vernice.
Harlem. Non era un cazzo di paradiso?
Dentro, poco prima di essere rilasciato, si era rivolto a DeLisle in cerca di una mano e il fratello gli aveva detto di agganciare Ralph. DeLisle gli aveva spiegato che quel mucchietto d’ossi era una buona conoscenza. “Quello arriva dappertutto. Tipo la strada è sua. Sa tutto quanto. O se no lo scopre.”
Graffiti King, il pittore sanguinario, risucchiò la sigaretta e venne al sodo. “Mi serve una mano, uomo”, disse a bassa voce.
“Sì? Per che cosa?”
Che voleva dire sia Che ti serve? sia Che ci guadagno?
Era giusto così.
Un’occhiata intorno. Erano soli, a parte i piccioni e un paio di dominicane niente male di passaggio. Nonostante il freddo, indossavano top inconsistenti e short attillati su curve che l’avrebbero fatto venir duro a un morto. “Ay, papi”, fece una di loro a Jax, sorridendo, senza fermarsi. Le ragazze attraversarono la strada e svoltarono a est, sul loro terreno. Da anni la 5th Avenue era la linea di confine tra la Harlem nera e Spanish Harlem, el barrio. A est della 5th c’era l’Altra Parte. Non meno povera, non meno tosta, ma tutta un’altra Harlem.
Jax le seguì con lo sguardo finché non sparirono. “Cazzo.” Era stato in galera troppo a lungo.
“L’hai detto”, fece Ralph. Cambiò posizione e si mise a braccia conserte, come una specie di principe egizio.
Jax attese un minuto, poi si chinò a parlare all’orecchio del faraone. “Mi serve un pezzo.”
“Stai fresco, uomo”, replicò Ralph, dopo un momento. “Se ti beccano con un pezzo, ti fanno il culo in un minuto. E ti becchi un anno a Rikers per il solo possesso.”
Jax chiese, paziente: “Puoi trovarlo o no?”
Il tipo ossuto si aggiustò sulla rete metallica e lo fissò. “Tutto liscio tra noi, uomo. Ma non so dove trovare quello che cerchi.”
“Allora io non so a chi dare questi.” Tirò fuori il rotolo di dollari e ne sfilò qualche venti, che porse a Ralph. Con molta cautela, naturalmente. Un nero che passa dei soldi a un altro nero per le strade di Harlem fa drizzare subito le antenne ai poliziotti, anche quando uno dei due è un ministro della Chiesa Battista Pentecostale dell’Ascensione.
Ma l’unico a drizzare le antenne fu Ralph, che intascò i biglietti e occhieggiò il resto della mazzetta. “Ne hai di carta tra le mani.”
“L’hai detto. E adesso ne hai anche tu. E puoi averne ancora. Giornata buona, vero?” E si rimise in tasca i soldi.
“Che tipo di pezzo?” grugnì Ralph.
“Piccolo. Facile da nascondere, mi capisci?”
“Te ne costa cinque.”
“Me ne costa due. Se no mi arrangio.”
“Freddo?” chiese Ralph.
Come se Jax potesse volere una pistola con il numero di matricola non limato. “Cosa credi?”
“Due col cazzo”, disse il piccolo egizio. Si era fatto coraggio, ora: non si ammazza uno che ti può procurare quello che ti serve.
“Tre”, offrì Ralph.
“Posso arrivarci per tre e mezzo.”
Jax ci pensò. Strinse la mano a pugno e la batté sulle nocche di Ralph. Un’altra occhiata intorno. “Ora, mi serve qualcos’altro. Conosci qualcuno nelle scuole?”
“Qualcuno. Di che scuole parli? Non so niente di bk o del Bronx. Solo qui nell’hood.”
Jax sogghignò. Hood, come neighborhood, vicinato. Merda, pensò. Era cresciuto ad Harlem e non aveva mai vissuto da nessun’altra parte, eccetto la caserma e la galera. Si poteva chiamare il posto “vicinato”, se proprio si doveva, ma non era un vero hood. A Los Angeles, a Newark, c’erano gli hoods. In qualche parte di bk, persino. Ma Harlem era un altro universo e a Jax stava sulle palle che Ralph usasse quella parola, anche se immaginò che il tipo non volesse mancare di rispetto al posto. Probabilmente era che guardava un sacco di tv spazzatura.
Jax disse: “Qui. Un liceo”.
“Posso chiedere in giro.” Non sembrava troppo a suo agio. Non c’era da sorprendersi, visto che aveva di fronte un ex detenuto con un arresto 25-25, interessato a una pistola e a un liceo. Jax sfilò altri quaranta dollari dalla mazzetta. La coscienza di Ralph si acquietò considerevolmente.
“Okay, dimmi che cosa dovrei cercare.”
Da una tasca della sua giacca militare, Jax tirò fuori lo stampato di una pagina scaricata dall’edizione online del Daily News di New York. Passò a Ralph l’articolo, intestato ultime notizie. Batté un grosso dito sul foglio. “Devo trovare la ragazza. Quella di cui parlano.”
Ralph lesse l’articolo, sotto il titolo
direttore di museo ucciso a midtown
Alzò lo sguardo. “Non dice niente di lei. Dove abita, dove va a scuola, niente. Non dice nemmeno come cazzo si chiama.”
“Il nome è Geneva Settle. Quanto al resto…” Jax indicò la tasca in cui Ralph aveva ficcato i soldi “… è per questo che ti pago.”
“Perché la vuoi trovare?” chiese Ralph, fissando l’articolo.
Jax rimase zitto per un po’, poi si chinò a parlargli all’orecchio. “Certe volte la gente fa domande, si guarda intorno, e trova più merda del necessario.”
Ralph stava per chiedere qualco...
Indice dei contenuti
- La dodicesima carta
- Titolo
- Copyright
- Dedizione
- Parte Prima – Tre quinti d’uomo
- Parte Seconda – Graffiti King
- Parte Terza – Gallows Heights
- Parte Quarta – Il morto che cammina
- Parte Quinta – Il segreto dello schiavo
- Nota dell’autore
- Indice
- La saga di Lincoln Rhyme