La grande strategia dell'impero romano
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La grande strategia dell'impero romano

  1. 544 pagine
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La grande strategia dell'impero romano

Informazioni su questo libro

Fra le testimonianze della nostra civiltà, l'impero romano rappresenta il più riuscito esempio di governo sovrannazionale della storia: secondo Luttwak - esperto di strategia militare ed ex consulente del Pentagono - la chiave per comprendere i successi dei Romani risiede nell'esemplare integrazione di diplomazia, forze militari e capacità politica e nell'impiego di sofisticate strategie di "intelligence" nei confronti dei nemici. Attraverso un'analisi rigorosa e sistematica della storia romana dal I al III secolo d.C., l'autore ripercorre le decisioni di grandi figure come Augusto, Adriano e Marco Aurelio, e portando alla luce sorprendenti somiglianze con il mondo contemporaneo - dalla pluralità di minacce da cui difendersi alla presenza di un permanente, benché limitato, stato di guerra - offre al lettore un saggio unico per interpretare in prospettiva le strategie politiche e militari dell'Occidente.

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Informazioni

Editore
BUR
Anno
2013
Print ISBN
9788817064033
eBook ISBN
9788858641835
Argomento
Storia

EDWARD N. LUTTWAK

LA GRANDE STRATEGIA
DELL’IMPERO ROMANO











BUR Storia.
Proprietà letteraria riservata
© 1976 by The Johns Hopkins University Press
© 1981, 1986, 1991 RCS Rizzoli Libri S.p.A., Milano
© 1994 R.C.S. Libri & Grandi Opere S.p.A., Milano
© 1997 RCS Libri S.p.A., Milano
Simboli e disegni delle cartine su orginali dell’autore: Primo Comotti e Dario Motta
eISBN 978-88-58-64183-5

Titolo originale dell’opera: The Grand Strategy of the Roman Empire
L’Editore si dichiara a disposizione degli eventuali aventi diritto per la traduzione che, nonostante le ricerche eseguite, non è stato possibile rintracciare.

Prima edizione digitale 2013 da edizione BUR Storia febbraio 2013

In copertina: elaborazione grafica da fotografia © Mondadori Portfolio / Akg Images
Art Director: Francesca Leoneschi
Progetto grafico: Emilio Ignozza
Graphic Designer: Luigi Altomare / theWorldofDOT
Per conoscere il mondo BUR visita il sito www.bur.eu
Quest’opera è protetta dalla Legge sul diritto d’autore.
È vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.

Elenco delle immagini

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Fig. 3.4

Dedica

A mia moglie Dalya

Premessa

L’autore di questo libro è uno specialista di analisi strategica e di relazioni internazionali contemporanee. Analizzando in modo sistematico la grande strategia dell’impero romano nell’arco di quattro secoli, ha fatto, per gli studiosi di storia romana, quello che essi da soli non sono riusciti a fare. Certo non mancano testi e articoli su argomenti militari relativi all’epoca romana; la bibliografia essenziale dell’autore rappresenta solo una scelta di tali opere. Esistono e restano tuttora valide alcune analisi acute e illuminanti sulla strategia e la politica imperiale in vari settori relativamente alle singole epoche. Ma i manuali e gli studi generali di una o più generazioni fa stanno diventando antiquati e inadeguati e, come suggerisce Luttwak, le basi «clausewitziane» su cui si basavano alcuni di essi sono probabilmente prive di fondamento. Comunque, negli ultimi decenni è stata svolta una mole notevole di lavoro fruttuoso, per lo più basato su scavi e nuovi documenti, specialmente iscrizioni. Il livello dell’archeologia provinciale è migliorato, le tecniche si sono perfezionate e le conoscenze accumulate sono diventate più precise e dettagliate. Molti studiosi si sono interessati in particolare di importanti questioni che non interessano direttamente Luttwak, come per esempio l’esercito nell’ambito della romanizzazione e dell’apparato amministrativo, la sua struttura interna, il reclutamento, ecc., e si sono riferiti di solito a un determinato periodo o a una determinata regione. Ma, per quanto mi è dato sapere, non esiste uno studio confrontabile con questo libro.
Il suo particolare contributo consiste, in primo luogo, nel carattere ampio ed esauriente della trattazione, che copre tutto l’impero per un periodo di vari secoli, durante i quali ebbero luogo dei cambiamenti fondamentali; in secondo luogo, nel suo particolare interessamento alla «grande strategia»; in terzo luogo, nella conoscenza che l’autore ha dell’analisi strategica contemporanea, un argomento che pochi storici antichi conoscono; e, infine, nei giudizi acuti e intelligenti che dà su particolari questioni. Nella consultazione di monografie e articoli relativi all’argomento, ha inoltre operato una scelta accurata, il che non sempre avviene quando uno studioso si avventura in un campo di non sua stretta competenza.
È auspicabile che questo libro non venga letto solo da coloro che sono già interessati alla storia dell’impero romano: per secoli, e anche nei primi decenni della vita della nostra nazione, studiosi teorici e illustri comandanti hanno ritenuto le istituzioni militari romane meritevoli di venire analizzate. Non si trattava di un semplice gusto antiquario. Luttwak, nella sua Prefazione istituisce un confronto fra il nostro pensiero strategico e quello dei Romani, un confronto che possiamo definire per lo meno provocatorio e stimolante.
Nessuno penserà che un’opera di sintesi come questa, sebbene riuscita, possa eliminare del tutto la necessità di ulteriori studi sulle questioni prese in esame. Gli specialisti troveranno senza dubbio delle inesattezze o si dissoceranno dalle conclusioni dell’autore, così come continueranno ad apparire nuovi studi e nuovo materiale in proposito. Inoltre, è naturale che gli storici troveranno da ridire su una certa schematizzazione astratta, rilevando contraddizioni e complessità. Tuttavia, anche se decideranno di modificare o respingere alcuni degli schemi qui presentati, lo faranno dopo avere avuto modo di riesaminare certe questioni fondamentali, in base alla lucida esposizione di Luttwak.

J.F. Gilliam
Institute for Advanced Study

Prefazione

Uno studio sull’arte strategica dell’impero romano non ha praticamente bisogno di giustificazioni; fra le testimonianze della nostra civiltà, le conquiste dei Romani nel campo della grande strategia restano completamente insuperate e neppure due millenni di mutamenti tecnologici sono riusciti a rendere meno validi i loro insegnamenti. Lo studio della storia romana ne è comunque una dimostrazione.
A chi sia abituato alla caotica proliferazione della letteratura relativa alle relazioni internazionali, al suo linguaggio tecnico e al suo gretto campanilismo, la composta disciplina, l’austera eleganza e il carattere cosmopolita della storiografia romana appare come una rivelazione. Tali pregi sono particolarmente evidenti nella letteratura specialistica sull’esercito e sulla storia militare dell’impero; ciò nonostante, il mio lavoro è stato suggerito proprio da una profonda insoddisfazione riguardo a questa stessa letteratura: gli archeologi, gli epigrafisti, i numismatici, i critici del testo, che con i loro studi meticolosi ci hanno fornito le informazioni su cui si basano le nostre conoscenze, hanno spesso applicato nella riorganizzazione dei materiali e nella ricostruzione dei fatti nozioni strategiche grossolanamente inappropriate. Questo non significa che tali studiosi ignorassero le più recenti tecniche di analisi dei sistemi o fossero all’oscuro delle acquisizioni del pensiero strategico: anzi, il loro difetto non consisteva nella arretratezza, bensì nell’essere fin troppo moderni.
Dall’inizio del XIX secolo fino alla bomba di Hiroshima, il pensiero strategico è stato dominato dalle concezioni postnapoleoniche, «clausewitziane», che hanno influenzato anche le idee di molti, i cui interessi sono ben lontani dalle questioni militari. In termini generici e approssimativi, si può dire che queste idee insistono su un particolare tipo di guerra, cioè il conflitto fra nazionalità; sottolineano la validità e l’importanza della guerra di conquista in vista di risultati decisivi (suggerendo quindi l’avversione per le strategie di difesa), e implicano una netta distinzione fra lo stato di pace e lo stato di guerra. Infine, tali idee danno la preferenza all’uso pratico della forza militare, rispetto all’uso di immagini atte a propagandare la propria forza, ai fini della coercizione diplomatica.
Solo a partire dal 1945, l’insorgere di nuove tecniche di distruzione di massa ha invalidato i presupposti fondamentali delle concezioni clausewitziane della grande strategia. Come i Romani, ci troviamo oggi di fronte alla prospettiva non di un conflitto decisivo, ma di un permanente stato di guerra, seppure limitato. Come i Romani, dobbiamo proteggere attivamente una società avanzata contro una varietà di minacce, piuttosto che concentrarci sulla distruzione bellica delle forze nemiche e soprattutto, data la natura delle armi moderne, dobbiamo limitarne l’uso e servirci invece pienamente del loro potenziale diplomatico. Le implicazioni rivoluzionarie di questi fondamentali cambiamenti sono state intraviste finora solo confusamente, per cui non fa meraviglia che le ricerche attuali sulla storia militare romana siano tuttora pervase da concezioni strategiche anacronistiche.
Paradossalmente, la rivoluzionaria trasformazione nella natura della guerra moderna ha fatto sì che il pensiero strategico dei Romani venisse a essere estremamente vicino al nostro. Da qui è nata l’esigenza di un nuovo esame dei fatti storici dal punto di vista della moderna analisi strategica.

Introduzione

Nella nostra epoca così confusa, è naturale cercare conforto e insegnamento nell’esperienza dello stato imperiale romano. Non esistono analogie nel campo economico, sociale o politico, ma in quello della strategia militare sono riconoscibili delle interessanti somiglianze. Le basi della strategia romana in epoca imperiale non si fondavano su una tecn...

Indice dei contenuti

  1. Copertina
  2. Frontespizio

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