Dal campione olimpico di Atene 2004, tutto ciò che devi sapere per diventare un runner. - Come allenare il fisico e la mente
- Che alimentazione seguire
- Come scegliere le scarpe adatte e come vestirsi nelle diverse stagioni
- Quale maratona selezionare e come affrontare la gara
- Gli esercizi di stretching e quelli per migliorare la tua tecnica di corsa
- Il test conconi per capire il tuo stato di forma
- Le tabelle di allenamento per giungere all'arrivo nel tempo che ti sei prefissato e in tutta sicurezza Il manuale completo per correre la leggendaria distanza dei 42, 195 km e vincere la sfida con te stesso.

- 196 pagine
- Italian
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Maratona per tutti
Informazioni su questo libro
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III
Prepararsi alla gara
Se sei arrivato a leggere fino a qui vuol dire che sei entrato o stai per entrare mani e piedi nel mondo dei runner.
A prescindere dal tuo grado di ossessione, un giorno ti sale dentro la voglia di partecipare a una gara. All’inizio scarterai subito l’idea perché pensi di fare una brutta figura in pubblico. Poi, qualche settimana dopo, le sensazioni di benessere aumenteranno e la stessa idea troverà in te un terreno più fertile. E a quel punto comincerai a dirti “perché no?”, “così, tanto per provare” e ad aprire le orecchie su gare non competitive nella tua zona. Infine, se incontrerai un amico, anch’esso runner, che ti informerà di essersi iscritto alla gara tal dei tali e ti farà la domanda che, in cuor tuo, tanto aspettavi: “Perché non vieni pure tu?”, l’idea si potrebbe presto realizzare.
Gareggiare è semplicemente fantastico. È una delle mie ragioni di vita, una delle cose che aiuta uno che fa il mio lavoro ad affrontare i tanti sacrifici del professionismo.
Della gara mi piace tutto. Mi piace il percorso di avvicinamento, quello costituito da uno stato crescente di forma, dal percepire che il mio corpo sta incamerando forza ed elasticità, come un razzo pronto a esplodere sull’asfalto. Quando sono in prossimità della data di una gara sento che i vestiti mi stanno più stretti. Ed è una sensazione di estremo benessere.
Psicologicamente credo ci sia una componente di narcisismo perché ti senti nelle condizioni di spaccare il mondo, di tagliare l’aria, di volare sulla punta dei piedi, la moto di Valentino Rossi con il pieno di benzina. Ti senti bello, sicuro della tua forza, in uno stato di euforia.
Poi c’è la tensione del duello a distanza. La maratona è uno sport strano in cui c’è una lotta collettiva che solo a un certo punto diventa individuale. Il primo avversario da battere è la maratona stessa, quella distanza lunghissima da percorrere a una velocità pazzesca. Prima di ogni gara tutti i runner sono impegnati a sconfiggere questo mostro, che è mostro per tutti. Per questo c’è molta solidarietà fra di noi e spesso ci alleniamo insieme anche se corriamo per società e addirittura per nazionalità diverse.
Poi, quando a furia di allenarci riusciamo a domare il mostro, la maratona diventa una corsa uomo contro uomo, uno sport individuale come gli altri.
In gara, oltre a sentire il mio corpo, io sono molto attento a osservare gli altri. Guardo se la corsa si fa meno brillante, ascolto il respiro, scruto gli occhi che spesso raccontano senza filtri lo stato di forma degli avversari.
A guardarci dalla televisione sembra che quel gruppo di trenta corridori proceda muto e silenzioso come una falange macedone. In realtà, se i cervelli producessero rumore, si sentirebbe il frastuono dell’attività fortissima di ascolto di se stessi e degli altri. Imparare ad ascoltare è fondamentale per “leggere” la gara. Non tutti i momenti sono buoni per attaccare. Non tutti i momenti sono buoni per resistere. Ad Atene, per esempio, vedere gli occhi svuotati di Gharib quando sono passato all’attacco mi ha dato una forza psicologica eccezionale; ho capito subito che l’avrei lasciato dietro e questa consapevolezza mi ha dato ulteriore energia nell’azione.
Inoltre la gara è il momento della verità. È solo davanti al traguardo che capisci se tutte quelle cose che hai pensato, vissuto, sentito nei mesi di preparazione erano vere, false o una via di mezzo. Il traguardo è uno specchio che ti fa vedere esattamente come sei in quel momento. Ti fa vedere se hai lavorato bene o se hai lavorato male. Ti dice, soprattutto, se il tuo impegno è foriero di risultati oppure no.
Qualunque sia il risultato, terminare una maratona è come sopravvivere alla scalata del Monte Bianco, come mettere piede a terra dopo un volo col parapendio, come raggiungere la spiaggia dopo che la nave che ti trasportava è affondata in mezzo al mare. C’è di base la soddisfazione di essere uno dei 100 atleti al mondo che riesce a correre la distanza in 2 ore e una decina di minuti durante quell’annata. Poi ci può essere la gioia folle, incontenibile e indescrivibile della vittoria, oppure l’amarezza, brutta come un pugno nella pancia, della sconfitta.
Ovviamente questa descrizione vale per noi top runner, anche se ci sono molti punti in comune con le sensazioni di un amatore. L’aspetto solidaristico è senz’altro ancora più accentuato perché la maggior parte degli amatori che corrono una maratona hanno come unico obiettivo quello di arrivare in fondo. In tre-quattro ore di sforzo e sofferenza è normale chiedere e dare aiuto a chi sta percorrendo la medesima strada al tuo fianco. Da questo punto di vista credo che la corsa sia un vero collante sociale, uno di quegli sport che aumentano lo spirito di fratellanza. Poi, certo, ci sono anche le ambizioni agonistiche, ma è un mondo in cui generalmente trova poco spazio l’invidia o la recriminazione. Forse perché l’atletica è uno sport semplicissimo: chi arriva primo, lo fa perché è il più forte. E il più forte vince. Stop.
Comunque, se senti il richiamo ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Introduzione
- I. Perché correre è bello
- II. Cosa serve per iniziare
- III. Prepararsi alla gara
- IV. La gara
- V. Come mi alleno io
- VI. Le maratone
- Bibliografia
- INSERTO FOTOGRAFICO
- Copyright