Le amicizie pericolose (Mondadori)
eBook - ePub

Le amicizie pericolose (Mondadori)

  1. 496 pagine
  2. Italian
  3. ePUB (disponibile su mobile)
  4. Disponibile su iOS e Android
eBook - ePub

Le amicizie pericolose (Mondadori)

Informazioni su questo libro

Legati da un rapporto morboso uno sfrenato libertino e un vizioso marchese uniscono le forze per condurre alla perdizione due giovani donne. Il mondo cinico della nobiltà francese del '700 nell'unico romanzo di Laclos (1741-1803), generale di Napoleone.

Informazioni

Editore
Mondadori
Anno
2010
Print ISBN
9788804492887
eBook ISBN
9788852011016
PARTE QUARTA
Lettera CXXV
Il visconte di Valmont alla marchesa di Merteuil.
Eccola domata, finalmente, questa donna orgogliosa, che si riteneva capace, nientemeno, di resistermi! Ora, cara amica, è mia, tutta mia, e da ieri non ha più nulla da concedermi.
Sono ancora troppo saturo di felicità, per poterla apprezzare al suo giusto valore; ma certo è che sono qui come sbigottito dell’incanto affatto nuovo che ne ho provato. Sarebbe dunque vero che l’onestà accresce il valore d’una donna, nel momento stesso che ella cede? Oh, no, lo so, questo è un concetto puerile, da relegare tra le favole delle donnicciole! Non incontriamo noi forse, quasi sempre, una resistenza più o meno ben simulata nell’atto del nostro trionfo? E quando mai ho provato altre volte l’incanto di cui parlo? E nemmeno è da dire che sia l’incanto dell’amore: perché, insomma, se qualche volta, accanto a questa donna prodigiosa, ho avuto dei momenti di debolezza che potevano rassomigliare a questa passione pusillanime, ho però sempre saputo vincermi e tornare ai miei princìpi. E quand’anche la scena di ieri mi avesse, come credo, infatuato più di quanto potessi immaginare, se pur avessi per un attimo condiviso il turbamento e l’ebbrezza che suscitavo, questa effimera illusione avrebbe dovuto ormai essere dissipata. Invece l’incanto è rimasto tale e quale. E vi confesso che mi piacerebbe moltissimo di abbandonarmici, se non mi desse qualche preoccupazione. Sarei dunque, alla mia età, dominato come uno scolaretto da un sentimento involontario e sconosciuto? No, no; bisogna prima di tutto combatterlo e approfondirlo.
Ma forse io ne ho già intravisto la causa; o per lo meno mi piace crederlo, e vorrei che fosse proprio così.
Tra la moltitudine delle donne, con le quali ho esercitato finora la funzione di amante, non ne avevo incontrata mai una che non avesse altrettanta voglia di arrendersi quanta ne avevo io di conquistarla; e mi ero persino abituato a chiamare schifiltose quelle che si limitavano a fare appena la metà della strada, in paragone delle tante altre la cui resistenza era una provocazione bell’e buona e mascherava piuttosto maluccio la sfacciataggine dell’aver fatto esse medesime i primi passi.
Qui invece ho trovato una prima prevenzione sfavorevole, consolidata poi dai consigli e dalle chiacchiere di una donna odiosa che sapeva tuttavia il fatto suo; inoltre ho trovato una timidità naturale ed esagerata che rafforzava un oculato pudore, un fermo proposito di onestà che la religione guidava e che contava già due anni di trionfo, e infine alcune mosse strategiche molto visibili, ispirate da questi vari motivi e tutte dirette allo scopo di sfuggire al mio inseguimento.
Non si tratta dunque, come nelle altre mie avventure, d’una semplice capitolazione più o meno vantaggiosa, e di cui è più facile approfittare che inorgoglirsi. Questa è una vittoria compiuta, guadagnata con una campagna irta di difficoltà, e decisa da abili manovre. E quindi non è strano che una vittoria, dovuta a me solo, mi sembri più preziosa. Insomma il maggior piacere provato nell’ora del trionfo, e che dura tuttora, non sarebbe altro che la dolce impressione che dà il sentimento della gloria. Questo modo di considerare le cose mi soddisfa assai, perché mi salva dall’umiliazione di pensare che io possa dipendere in qualche modo dalla schiava che mi sono asservita, che io non abbia in me solo il pieno possesso della mia gioia, e che la facoltà di poterne godere in tutta la sua intensità sia riservata a questa o a quella donna, con esclusione di ogni altra.
Tali sono le assennate riflessioni che regoleranno il mio contegno in questa grave circostanza; e potete star sicura che non mi lascerò mai incatenare al punto di non poter spezzare in ogni momento, a piacer mio, questo nuovo legame. Ma ecco che io vi parlo già della mia rottura, quando voi non sapete ancora in che modo ne ho acquistato il diritto. Leggete dunque, e vedete a che cosa ci espone la saggezza quando vuol correre in soccorso della follia. Ho studiato con tanta attenzione i miei discorsi e le risposte di lei, che spero di riferirvi gli uni e le altre con una esattezza da fare strabiliare.
Dalle due lettere che qui vi unisco in copia,38 potrete vedere che sorta di mediatore mi ero scelto per riaccostarmi alla mia bella, e con che zelo il santo personaggio si è fatto subito in quattro per riunirci. Aggiungo che, da una lettera intercettata come al solito, avevo saputo che la paura e la piccola umiliazioncella d’essere piantata avevano scombussolato alquanto la prudenza dell’austera devota e avevano riempito il suo cuore e la sua testa di sentimenti e di pensieri che, pur essendo senza capo né coda, non mancavano però d’un certo interesse per me. Ed è stato dopo questi preliminari necessari a sapersi, che ieri, giovedì 28 giorno prefisso e stabilito dalla mia bella ingrata, mi sono presentato in casa sua come uno schiavo timido e pentito, per uscirne vincitore incoronato.
Erano le sei di sera quando sono giunto dalla bella reclusa: perché dal giorno del suo ritorno la porta di casa sua è restata ermeticamente chiusa per tutti. Quando le sono stato annunziato, ella ha cercato di alzarsi; ma le sue ginocchia tremavano in modo tale da non permetterle di restare in piedi, onde si è rimessa immediatamente a sedere. Siccome il domestico che mi aveva introdotto aveva da sbrigare qualche faccenduola nella stanza, ella mi è parsa spazientita. Comunque, abbiamo impiegato questo poco intervallo nei complimenti d’uso. Ma per non perdere nulla di un tempo, di cui ogni attimo poteva essere prezioso, io andavo intanto esaminando minuziosamente la stanza, e subito ho avvistato quello che sarebbe stato il teatro della mia vittoria. Avrei potuto sceglierne uno più comodo, perché nella stessa stanza c’era anche un’ottomana; ma, avendo notato che di faccia c’era il ritratto del marito, ho avuto paura, lo confesso, che con una donna tanto strana un solo sguardo caduto per avventura da quella parte potesse distruggere in un momento l’opera mia così accuratamente preparata. Finalmente siamo restati soli, e io sono entrato subito in argomento.
Dopo aver esposto in poche parole che padre Anselmo aveva dovuto informarla dei motivi della mia visita, mi sono lagnato della severità con cui ero stato trattato, insistendo in modo particolare sul disprezzo di cui ero stato fatto segno. Ella ha protestato che non era vero, come già mi aspettavo; e, come anche voi vi aspetterete, io a mia volta gliene ho contestato le prove, e cioè la diffidenza e la paura che le avevo ispirato, la fuga scandalosa che n’era seguita, il rifiuto di rispondere alle mie lettere e persino di riceverle, ecc.
Poiché ella aveva cominciato una giustificazione che sarebbe stata troppo facile, io l’ho subito interrotta, e per farmene perdonare il modo brusco ho indorato la mia interruzione di qualche soave parolina.
«Come le vostre grazie» ho detto «hanno fatto sul mio cuore una profonda impressione, così anche le vostre virtù hanno fatto breccia nell’anima mia. Lusingato dal desiderio d’imitarvi, ho osato credere d’esserne degno. Non vi rimprovero d’aver giudicato altrimenti, ma mi punisco del mio errore.»
E siccome ella, imbarazzata, taceva, ho soggiunto:
«Ho voluto, o signora, giustificarmi ai vostri occhi, o almeno ottenere da voi il perdono dei torti che mi attribuite, per poter terminare in pace una vita travagliatissima, alla quale non do più nessun valore, dal momento che voi avete negato di abbellirla.»
A questo punto ella ha cercato di rispondermi.
«Il mio dovere non me lo permetteva...»
Ma, non avendo il coraggio di finire la bugia, ha lasciato a mezzo la frase; e io allora, con accento più affettuoso, ho ripreso:
«È dunque vero che avete voluto fuggire proprio me?»
«Questa partenza era necessaria.»
«E che adesso mi allontanate?»
«È indispensabile.»
«Per sempre?»
«Non posso fare altrimenti.»
Non occorre dirvi che durante questo breve dialogo la voce della tenerissima smorfiosetta s’era fatta fioca, quasi soffocata, e che i suoi occhi non osavano elevarsi sino a me.
Mi è sembrato bene dunque rianimare un po’ questa scena patetica, e pertanto, alzandomi in piedi, come indispettito, le ho detto:
«La vostra fermezza ridesta la mia. Ebbene, sia pure. Noi saremo divisi, o signora, e anche più di quel che immaginate. Così potrete rallegrarvi pienamente dell’opera vostra.»
Stupita alquanto da questo tono di rimprovero, ella voleva interloquire.
«La risoluzione che avete presa...» diceva.
«Non è che l’effetto della disperazione» ho esclamato io, con impeto. «Avete voluto che fossi disgraziato; ebbene, vi proverò che siete riuscita al di là dei vostri desideri.»
«Ma io non desidero che il vostro bene» mi ha risposto.
E il suo accento cominciava già a tradire un’intensa commozione; sicché io, precipitandomi ai suoi piedi col tono drammatico che voi mi conoscete, mi sono messo a gridare:
«Ah, crudele, crudele, e può esserci per me un bene che non condividiate anche voi? E dove trovare il bene, lontano da voi? Giammai, giammai!»
Confesso che, lasciandomi trasportare così, avevo fatto assegnamento sul soccorso delle lacrime; ma, sia per cattiva disposizione, sia invece soltanto per l’effetto della vigilanza continua e logorante che mi toccava adoperare, il fatto è che non riuscii a metter fuori nemmeno una lacrima. Per fortuna, mi sono ricordato a tempo che per soggiogare una donna tutti i mezzi sono buoni ugualmente, e che bastava sbigottirla con qualche gran gesto per ottenerne un’impressione profonda e favorevole. Ho supplito dunque col terrore il sentimentalismo deficiente, e perciò, pur rimanendo nello stesso atteggiamento e cambiando solo l’inflessione di voce, ho soggiunto:
«Sì, si, ne faccio solenne giuramento ai vostri piedi, o possedervi o morire!»
Pronunziando queste ultime parole, i nostri sguardi si sono incontrati. Non so che cosa la trepida donna abbia veduto o creduto di vedere nei miei; ma so che si è alzata tutta spaventata, sfuggendomi via dalle braccia che la tenevano stretta attorno alla vita. Vero è però che io non ho fatto nulla per trattenerla, avendo più volte osservato che le scene di disperazione molto accentuate cadono nel ridicolo, quando si prolungano troppo, oppure ci portano a conseguenze tragiche, che erano ben lontane dalla mia intenzione. Purtuttavia, mentre ella cercava di sfuggirmi, io andavo mormorando con voce bassa e sinistra, in modo però che ella potesse intendermi:
«Ebbene, venga pure la morte!»
Allora mi sono rialzato; e tacendo ho gettato su lei, come a caso, occhiatacce truci, le quali, pur avendo un’aria smarrita, erano invece molto attente e perspicaci. Il suo aspetto sconcertato, il respiro affannoso, la contrazione di tutti i suoi muscoli, le braccia tremanti e sospese a mezz’aria, tutto mi dimostrava che io avevo raggiunto l’effetto che mi ero proposto; ma siccome in amore per ottenere qualcosa bisogna anzitutto essere vicini, e noi eravamo invece assai discosti l’uno dall’altra, era urgente riavvicinarmi a lei; e per riuscirvi ho dovuto passare rapidamente a un’apparente tranquillità, che servisse a calmare gli effetti di quello stato violento, senza tuttavia affievolirne l’impressione.
La mia transizione è stata questa:
«Oh, disgraziato che io sono! Volevo vivere per la vostra felicità, e l’ho turbata. Mi sacrifico per la vostra pace, e turbo anche questa.» Poi con aria più composta, ma ancora impacciata, ho continuato: «Perdono, signora. Poco abituato alle tempeste delle passioni, non sono capace di reprimerne gli scatti. Se ho sbagliato, pensate che sarà l’ultima volta. Calmatevi, calmatevi, ve ne scongiuro».
E durante questo lungo discorso mi andavo sempre più avvicinando a lei, ma quasi insensibilmente.
«Se volete che io mi calmi,» mi ha risposto la bella spaventata «siate calmo anche voi.»
«Ebbene, ve lo prometto» le ho sussurrato, e poi, con voce anche più fioca, «se lo sforzo sarà grande, sarà almeno di breve durata.»
E subito dopo, con aspetto smarrito, ho soggiunto:
«Ma io ero venuto per restituirvi le vostre lettere, non è vero? Di grazia, degnatevi di riprenderle. Mi resta ancora questo doloroso sacrificio da fare: non mi lasciate niente che possa indebolire il mio coraggio.»
Poi, cavando di tasca il prezioso pacchetto:
«Ecco il deposito fallace che mi aveva fatto sperare nella vostra amicizia: esso mi legava ancora alla vita. Riprendetelo. Date voi stessa in tal modo il segnale che deve separarmi da voi in eterno.»
A questo punto la timorosa innamorata ha ceduto affatto alla sua tenera trepidazione.
«Ma insomma, signor Valmont, che avete? Che intendete dire? Questo passo che fate oggi, non lo fate spontaneamente? Non è la conseguenza delle vostre riflessioni? Non sono state le vostre riflessioni a suggerirvi la risoluzione che avete preso e che io ho favorita per dovere?»
«Ebbene,» ho ripreso «questa risoluzione mi ha costretto a prenderne un’altra.»
«Quale?»
«La sola che possa, separandomi da voi, mettere fine ai miei tormenti.»
«Ma quale, dite, quale?»
Frattanto io l’andavo stringendo tra le braccia, senza che lei se ne schermisse altrimenti; e, giudicando da questo oblio delle convenienze quanto dovesse essere forte e possente la sua agitazione:
«Donna adorabile,» ho esclamato tentando la via dell’entusiasmo «voi non avete la più pallida idea dell’amore che mi avete ispirato. Non saprete mai sino a qual punto vi ho adorata, e quanto un tal sentimento mi fosse caro, più della vita! Possano i vostri giorni essere tutti felici e sereni; possano abbellirsi di tutta la gioia che mi avete negata. Ricambiate almeno questo mio augurio sincero con un rimpianto, con una lacrima, e renderete così meno doloroso l’ultimo mio sacrificio. Addio!»
Mentre parlavo, sentivo palpitare il suo cuore con più violenza, vedevo impallidire il suo viso e soprattutto mi accorgevo che le lacrime stavano per soffocarla, e tuttavia venivano giù rare e stentate. Solo allora mi è sembrato giunto il momento di fingere d’allontanarmi; ma lei, trattenendomi a viva orza:
«No, no, ascoltatemi» mi diceva.
«Lasciatemi, lasciatemi» ho risposto.
«Ascoltatemi, lo voglio!»
«Bisogna che io vi fugga, bisogna!»
«No, no!»
E proferita quest’ultima esclamazione, si è precipitata, o piuttosto mi è caduta svenuta tra le braccia. Dubbioso ancora di un esito così felice, ho finto un grande spavento; ma, pur spaventato, l’andavo non di meno conducendo o piuttosto portando verso il luogo che avevo precedentemente scelto come il campo della mia vittoria; e infatti ella è tornata in sé soltanto quand’era ormai sottomessa e già diventava preda del suo fortunato vincitore.
Fin qui, mia bella amica, mi riconoscerete, spero, una purezza di metodo che vi farà piacere, e vedrete che non mi sono scostato in niente dai veri principi di questa guerra, la quale, come abbiamo più volte notato insieme, rassomiglia molto all’altra. Giudicatemi dunque, come giudichereste un Turenne o un Federico il Grande. Ho costretto a combattere un nemico che voleva soltanto temporeggiare; mi sono arrogato con abili manovre la scelta del terreno e delle posizioni; ho saputo ispirare sicurezza al nemico, per colpirlo più facilmente durante la sua ritirata; ho saputo far nascere in lui lo spavento, prima d’attaccar battaglia; non ho arrischiato il menomo gesto, se non in considerazione di un gran vantaggio in caso di vittoria, e nella certezza assoluta di parecchie vie di scampo in caso di sconfitta; e finalmente ho ingaggiato l’azione soltanto quando mi ero assicurato una ritirata, con cui potessi coprire e conservare tutto quanto avevo conquistato in precedenza. Non si poteva, secondo me, fare niente di meglio. Ma temo, oimè, d’essermi adesso infiacchito come Annibale negli ozi di Capua. E ora riprendiamo il racconto, nel punto in cui l’abbiamo lasciato.
Mi aspettavo già che un così grande avvenimento non sarebbe accaduto senza le lacrime e la disperazione d’uso; e se ho notato da principio una maggior confusione e una specie di raccoglimento, li ho attribuiti alla sua qualità di santarellina; e pertanto, senza preoccuparmi troppo di queste tenui differenze che credevo puramente locali, mi sono subito avviato per la strada maestra delle consolazioni, ben persuaso che, come capita di solito, i sensi aiuterebbero il sentimento, e che un solo atto farebbe più di cento discorsi, quantunque peraltro non trascurassi nemmeno questi. Ma ho trovato una resistenza davvero impressionante, non tanto forse per violenza quanto invece per la forma sotto cui si manifestava.
Figuratevi una donna seduta, rigida, immobile come una statua, con una faccia senza espressione, che non dà il minimo sentore né di pensare né di ascoltare, e i cui occhi sbarrati lasciano cadere giù le lacrime senza tregua e senza sforzo. Tale era la signora Tourvel mentre io parlavo; ma se cercavo di attrarre a me la sua attenzione con una carezza o col gesto più innocente, a questa apparente apatia succedevano subito il terrore, il soffocamento, le convulsioni, i singhiozzi e, a intervalli, qualche grido, senza mai però una sola parola articolata.
Queste crisi s’erano ripetute più volte e si facevano sempre più intense; l’ultima anzi era stata così violenta che io n’ero rimasto addirittura scorato, e ho avuto paura per un momento d’aver conseguito una vittoria inutile. Sono ricorso allora ai soliti luoghi comuni, e tra gli altri mi è capitato di dire anche questo:
«E dunque vi disperate tanto per aver fatto la mia felicità?»
A queste parole, la donna adorabile si è voltata verso di me, e il suo viso, sebbene un po’ stravolto, aveva ripreso la sua espressione celestiale.
«La vostra felicità!» ha esclamato.
Potete figurarvi la mia risposta.
«Ah, siete dunque felice?»
E io a farmi in quattro per assicurarla che sì.
«Felice per causa mia?»
E io a rincarare la dose con lodi e con paroline affettuose.
Ed ecco, mentre parlavo, che le sue membra si andavano a poco a poco rilassando, finché, lasciandosi ricadere mollemente sulla poltrona e abbandonandomi una mano che io avevo osato prenderle, mi ha detto:
«Questo pensiero mi fa bene e mi conforta.»
Come potete immaginare, una volta rimesso sulla buona strada, non l’ho lasciata più; ed era davvero la buona, e forse l’unica buona. Per tal modo, quando ho voluto tentare una seconda battaglia, ho trovato sulle prime qualche resistenza (e quel che era avvenuto poc’anzi mi rendeva...

Indice dei contenuti

  1. Avvertenza dell’editore
  2. Prefazione del compilatore
  3. PARTE PRIMA
  4. PARTE SECONDA
  5. PARTE TERZA
  6. PARTE QUARTA
  7. Indice

Scelto da 375,005 studenti

Accesso a oltre 1,5 milioni di titoli a un prezzo mensile trasparente.

Studia in modo più efficiente con i nostri strumenti dedicati.

Domande frequenti

Sì, puoi annullare l'abbonamento in qualsiasi momento dalla sezione Abbonamento nelle impostazioni del tuo account sul sito web di Perlego. L'abbonamento rimarrà attivo fino alla fine del periodo di fatturazione in corso. Scopri come annullare l'abbonamento
No, i libri non possono essere scaricati come file esterni, ad esempio in formato PDF, per essere utilizzati al di fuori di Perlego. Tuttavia, puoi scaricarli nell'app Perlego per leggerli offline su smartphone o tablet. Scopri come scaricare libri offline
Perlego offre due piani: Essential e Complete
  • Essential è l'ideale per chi studia o per i professionisti che amano esplorare una vasta gamma di argomenti. Accedi all'Essential Library con oltre 800.000 titoli affidabili e bestseller nei settori business, crescita personale e discipline umanistiche. Include tempo di lettura illimitato e voce standard per la funzione Leggi ad alta voce.
  • Complete: perfetto per studenti avanzati e ricercatori che necessitano di accesso completo e senza restrizioni. Sblocca oltre 1,5 milioni di libri su centinaia di argomenti, inclusi titoli accademici e specialistici. Il piano Complete offre anche funzionalità avanzate come Leggi ad alta voce Premium e Assistente alla ricerca.
Entrambi i piani sono disponibili con fatturazione mensile, semestrale o annuale.
Perlego è un servizio di abbonamento a libri di testo online che ti permette di accedere a un'intera biblioteca digitale a meno del prezzo di un singolo libro al mese. Con oltre 1,5 milioni di libri su più di 990 argomenti, qui trovi tutto ciò che ti serve! Scopri la nostra missione
Cerca l'icona Sintesi vocale nel prossimo libro che leggerai per verificare se è possibile riprodurre l'audio. Questo strumento permette di leggere il testo a voce alta, evidenziandolo man mano che la lettura procede. Puoi aumentare o diminuire la velocità della sintesi vocale, oppure sospendere la riproduzione. Scopri di più sulla funzione di sintesi vocale
Sì! Puoi utilizzare l'app di Perlego su dispositivi iOS e Android per leggere quando e dove vuoi, anche offline. È perfetta per gli spostamenti quotidiani o quando sei in viaggio.
I dispositivi con iOS 13 e Android 7 o versioni precedenti non sono supportati. Scopri di più su come utilizzare l'app
Sì, puoi accedere a Le amicizie pericolose (Mondadori) di Choderlos de Laclos, Fernando Palazzi in formato PDF e/o ePub, così come ad altri libri molto apprezzati su Letteratura e Letteratura generale. Abbiamo oltre 1,5 milioni di libri disponibili nel nostro catalogo da esplorare.