
- 364 pagine
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eBook - ePub
La traccia
Informazioni su questo libro
Cinque anni dopo essere stata allontanata dall'autorevole incarico che ricopriva all'Istituto di medicina legale di Richmond, Kay Scarpetta torna in Virginia. Ma non è un ritorno trionfale. L'ha richiamata l'attuale capo dell'istituto, il presuntuoso e incompetente Joel Marcus (ma in realtà è stato costretto a convocarla), e la scena che si presenta davanti agli occhi di Kay è decisamente preoccupante. Gran parte della morgue è in rovina, i laboratori sono nel caos e non c'è più traccia della perfetta organizzazione che lei aveva creato. Il caso da risolvere per Kay è quello di una quattordicenne, inequivocabilmente cadavere, ma di cui non si riesce a stabilire una reale causa di morte. E non si tratta certo di influenza, come la madre continua a sostenere. Accanto a lui il fedele Pete Marino, indimenticabile per la sua stravaganza, per la sua rudezza e timidezza. Accanto a lei, ugualmente, l'affascinante nipote Lucy, a capo di un'agenzia internazionale di investigazioni, un'organizzazione simile a un gruppo paramilitare per organizzazione e tecnologia. Ed è proprio dalle indagini condotte da Lucy su uno strano individuo, che passa il tempo a incidere occhi sulle finestre di casa sua o sulle portiere delle sue due Ferrari, che viene scoperto un impercettibile indizio. È da qui che Kay Scarpetta parte, con la sua abilità di investigatrice e patologa, con la sua geniale capacità di ricostruire da un nonnulla un intero mondo di orrori. Come altri scrittori di thriller, Patricia Cornwell sa inventare precisi colpi a effetto, ma il reale segreto dei suoi romanzi è l'umanità che riesce a infondere a ognuno dei suoi personaggi.
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Informazioni
1
Scavatrici e bulldozer gialli rimuovono terra e pietre da un luogo che ha visto più morti di tante guerre e Kay Scarpetta, a bordo di un fuoristrada preso a noleggio, rallenta fino quasi a fermarsi. Scossa, guarda i macchinari gialli che distruggono quel che resta del suo passato.
«Avrebbero dovuto avvertirmi» dice.
Le sue intenzioni erano abbastanza innocenti, in quella grigia mattina di dicembre. In preda alla nostalgia, aveva pensato di passare davanti all’edificio in cui aveva lavorato tanti anni, senza sapere che lo stavano demolendo. Avrebbero dovuto avvertirla. Sarebbe stato gentile dirle che quel palazzo in cui aveva trascorso tanto tempo quando era giovane, piena di sogni e di speranze, quando ancora credeva nell’amore, quel palazzo per cui provava tanta nostalgia, era in demolizione.
Vede avanzare un bulldozer pronto all’attacco, e la sua rumorosa violenza meccanica le sembra allarmante e pericolosa. “Avrei dovuto ascoltare” pensa guardando il palazzo sventrato, con la facciata ormai piena di buchi. “Quando mi hanno chiesto di tornare a Richmond, avrei dovuto ascoltarmi di più.”
“Ho un caso difficile e mi piacerebbe che lei mi desse una mano” le ha detto il dottor Joel Marcus, l’attuale direttore dell’Istituto di medicina legale della Virginia, l’uomo che ha preso il suo posto. L’ha chiamata ieri pomeriggio al telefono e lei non ha prestato attenzione ai propri sentimenti.
“Certamente” gli ha risposto, passeggiando per la cucina della sua casa nel Sud della Florida. “Che cosa posso fare per lei?”
“Una quattordicenne è stata trovata morta nel suo letto due settimane fa, intorno a mezzogiorno. Aveva l’influenza.”
Avrebbe dovuto chiedergli come mai aveva deciso di chiamare proprio lei. Ma non si è data ascolto. “Era a casa da scuola?” gli ha chiesto invece.
“Sì.”
“Sola?” Stava mescolando bourbon, miele e olio d’oliva e teneva la cornetta appoggiata sulla spalla.
“Sì.”
“Chi l’ha trovata? Com’è morta?” ha chiesto versando il miscuglio dentro un sacchetto di plastica che conteneva una bistecca di filetto.
“A trovarla è stata la madre e la causa di morte è ancora da accertare” ha risposto Marcus. “Sembrerebbe tutto normale, a parte il fatto che non si capisce come mai è morta.”
Kay Scarpetta ha messo la bistecca a marinare nel frigo e ha aperto il cassetto in cui tiene le patate, poi ha cambiato idea, ha deciso di fare il pane ai cereali, e lo ha richiuso. Non riusciva a stare ferma, e tantomeno seduta; era nervosa e cercava di non farlo capire. Perché il dottor Marcus l’aveva chiamata? Avrebbe dovuto chiederglielo.
“Con chi abitava la ragazza?” gli ha domandato invece.
“Preferirei parlarne di persona” le ha risposto Marcus. “È un caso complicato.”
Kay stava per dirgli che non poteva aiutarlo, che era in partenza, che aveva in programma due settimane ad Aspen, ma non lo ha fatto. Non lo ha fatto perché non è vero: la vacanza è stata rimandata, o forse annullata del tutto, benché decisa da mesi. Non è riuscita a mentire ed è ricorsa a una scusa più professionale: “Non posso venire a Richmond perché sto lavorando a un caso molto complesso, una morte per impiccagione che i familiari non vogliono rassegnarsi a considerare un suicidio”.
“E perché?” le ha domandato Marcus. Più parlava, meno lei lo ascoltava. “Problemi razziali?”
“Il morto è salito su un albero, si è messo un cappio intorno al collo e si è ammanettato per non poter più cambiare idea” ha spiegato lei, aprendo uno sportello della cucina. “Quando è saltato giù dal ramo, la corda gli ha spezzato la seconda vertebra cervicale e gli ha spinto in avanti il cuoio capelluto, così che, quando lo hanno trovato, aveva un’espressione corrucciata, una sorta di smorfia di dolore. I suoi parenti, qui nel Mississippi, dove l’omosessualità è ancora poco accettata, non riescono a spiegarsi l’espressione del morto e le manette.”
“Non sono mai stato nel Mississippi” è stato il commento di Marcus, che forse voleva dire che non gliene fregava niente né del morto impiccato né di nessuna tragedia che non lo riguardasse personalmente. Ma Kay Scarpetta non lo stava ascoltando e non capiva.
“La aiuterei volentieri” gli ha detto aprendo una bottiglia di olio extravergine di oliva non filtrato, che non aveva nessuna necessità di aprire. “Però non credo che sia una buona idea.”
Era arrabbiata, ma non voleva ammetterlo con se stessa e passeggiava per la sua bella cucina allegra e attrezzatissima, con gli elettrodomestici in acciaio inossidabile e i piani di granito, guardando dalla finestra la Intracoastal Waterway. Era arrabbiata di non andare ad Aspen, ma le seccava ammetterlo. Era arrabbiata, arrabbiatissima, ma non voleva essere scortese con Marcus ricordandogli che fino a qualche tempo prima aveva ricoperto lei la sua carica e che, quando l’avevano mandata via, aveva deciso di non mettere mai più piede a Richmond. Però Marcus stava zitto e lei ha dovuto spiegargli che il suo trasferimento non era stato propriamente amichevole, come lui senz’altro sapeva.
“È passato molto tempo, Kay” le ha fatto notare allora. Lei era stata abbastanza rispettosa e professionale da chiamarlo dottor Marcus e da dargli del lei: come si permetteva quel villano di chiamarla per nome? Si è offesa, ma poi si è detta che probabilmente lui voleva solo essere cordiale e amichevole, che non doveva essere ipersensibile e negativa: possibile che la gelosia la spingesse a essere tanto prevenuta nei suoi confronti? In fondo, che cosa c’era di male a chiamarla Kay? si disse. E, ancora una volta, non aveva dato retta al proprio istinto.
“Il governatore nel frattempo è cambiato” ha continuato Marcus. “Probabilmente la signora che ricopre attualmente la carica non l’ha mai sentita nominare.”
Stava forse cercando di umiliarla, facendole capire che era così poco importante e che nessuno sapeva chi era? Ma poi si è detta che stava veramente esagerando, che Marcus non voleva certo offenderla.
“È talmente presa dalla crisi finanziaria e dall’allarme terrorismo che…”
Kay si rimprovera di essere tanto negativa nei confronti del medico che ha preso il suo posto. In fondo Marcus le ha soltanto chiesto una mano in un caso difficile: che male c’è? È normale che i manager usciti da un’azienda vengano poi richiamati in qualità di consulenti. E comunque Aspen è saltata.
“… gli obiettivi in Virginia sono talmente tanti: basi militari, l’accademia dell’FBI, un campo di addestramento della CIA, la Federal Reserve… Non avrà problemi con il governatore, Kay. È una donna troppo ambiziosa, aspira ad arrivare a Washington, non ha mai manifestato il minimo interesse per il mio lavoro” ha continuato Marcus con il suo accento del Sud, cercando di persuadere Kay che tornare a Richmond dopo cinque anni e offrire una consulenza all’Istituto di medicina legale da cui era stata licenziata non avrebbe creato nessun problema, anzi, sarebbe passato del tutto inosservato. Poco convinta, Kay Scarpetta più che altro ha pensato ad Aspen, a Benton, al fatto che lui era in montagna senza di lei. Il tempo per occuparsi di un altro caso c’era, non aveva impegni pressanti.
Gira lentamente intorno alla vecchia sede dell’Istituto di medicina legale della Virginia, assediata da macchinari gialli simili a enormi insetti voraci dalle fauci di metallo. Ci sono scavatori e camion ovunque e il frastuono è assordante.
«Be’, sono contenta di averlo visto» dice Kay Scarpetta. «Ma avrebbero dovuto dirmelo.»
Pete Marino, che è in automobile con lei, osserva in silenzio il cantiere.
«E sono contenta che l’abbia visto anche tu, capitano» aggiunge Kay. Non lo chiama spesso “capitano”, anche perché Marino non lo è più. Quando lo fa, è per gentilezza.
«Contenta tu, contenti tutti» borbotta lui con il suo tipico sarcasmo. «Comunque sì, hai ragione, avrebbero dovuto dirtelo. Se non altro, quel coglione che ha preso il tuo posto e ti ha supplicato di venire qui dopo cinque anni a dargli una mano poteva fare lo sforzo di avvertirti. O no?»
«Probabilmente non ci ha pensato» lo giustifica Kay.
«Sì, bravo» commenta Marino. «Mi sta già sulle palle.»
Indossa pantaloni sportivi neri, anfibi, giacca di finta pelle nera e berretto con visiera del Dipartimento di polizia di Los Angeles. Kay Scarpetta sa che vuole fare la figura del bullo metropolitano perché ce l’ha ancora a morte con “quelli di Richmond” che gli hanno fatto fare vita grama quando era ispettore di polizia in Virginia. Marino è convinto di non aver meritato le numerose ammonizioni, le sospensioni, i trasferimenti e i provvedimenti disciplinari che ha ricevuto nel corso della sua carriera e non si rende conto che, se gli altri lo trattano male, spesso è perché lui li provoca.
Kay Scarpetta lo guarda, seduto imbronciato con gli occhiali da sole e quel berretto, e pensa che sembra scemo, soprattutto visto che odia Los Angeles, Hollywood, il mondo dello spettacolo e tutti quelli che muoiono dalla voglia di farne parte. Il berretto della polizia di Los Angeles è un regalo di Lucy, la nipote di Kay Scarpetta, che recentemente ha aperto una filiale della propria agenzia di investigazioni a Los Angeles. Chissà perché Marino, per tornare a Richmond, ha scelto un look così: forse era sua precisa intenzione mostrarsi completamente diverso da quello che è.
«Dunque non vai ad Aspen» le dice a voce bassa. «Chissà com’è incacchiato Benton.»
«Per la verità è impegnato» risponde Kay. «Quindi se lo raggiungo fra due o tre giorni è più contento.»
«Due o tre giorni? Tu pensi davvero che ci metteremo soltanto due o tre giorni? Vedrai che ad Aspen non ci vai più. Com’è che Benton è impegnato, comunque?»
«Non me lo ha detto e io non gliel’ho chiesto» risponde lei per chiudere il discorso. Non ha nessuna voglia di parlarne.
Marino guarda fuori del finestrino senza dire niente e Kay Scarpetta è certa che sta pensando ai suoi rapporti con Benton Wesley. Probabilmente ci pensa spesso, troppo spesso: ha intuito che lei si è allontanata da Benton, che da quando sono tornati insieme sono più distanti. La disturba che Marino se ne sia accorto, anche se è naturale: se qualcuno doveva accorgersene, era ovvio che fosse proprio lui.
«Peccato per Aspen» dice Marino. «Io mi incacchierei, comunque.»
«Guarda!» esclama Kay Scarpetta, indicandogli il palazzo che viene abbattuto sotto i loro occhi. «Già che siamo qui, tanto vale che ce ne prendiamo una vista.» Non vuole parlare né di Aspen né di Benton, né del perché non è in montagna con lui. Gli anni in cui pensava che fosse morto l’hanno cambiata profondamente. Quando lui è rientrato nella sua vita, nulla è stato più come prima. Kay non sa perché.
«Non potevano fare a meno di buttarlo giù» sentenzia Marino guardando dal finestrino. «Ci devono passare i binari dell’Amtrak. Siccome riaprono la Main Street Station, avevano bisogno di spazio. Non so chi me l’ha detto. È passato un sacco di tempo.»
«Potevi anche dirmelo» gli fa Kay.
«È passato un sacco di tempo, non so neanche più dove l’ho sentito.»
«Avresti potuto dirmelo lo stesso.»
Marino la guarda in faccia. «Senti, capisco che ti girino le scatole. Lo sapevamo che tornare a Richmond non sarebbe stato facile. Siamo appena arrivati e ci troviamo davanti questo scempio. Siamo qui da meno di un’ora e scopriamo che il palazzo in cui lavoravamo insieme è un cumulo di macerie. A me non sembra un gran bel segnale. Senti, stai andando troppo piano: guarda che ci tamponano.»
«Non mi girano le scatole» ribatte Kay Scarpetta. «È solo che avrei gradito essere informata, tutto qui.»
Procede a passo d’uomo e osserva il cantiere.
«È di cattivo auspicio, questa cosa» ribadisce lui. La guarda, poi si volta verso il finestrino.
Kay Scarpetta non accelera e continua a osservare. Le ci vuole un po’ per digerire il fatto che la vecchia sede dell’Istituto di medicina legale e dei laboratori forensi della Virginia sta per essere demolita per rendere possibile la riapertura di una stazione ferroviaria che, nei dieci anni in cui lei e Marino hanno lavorato e vissuto a Richmond, era in disuso. Quella stazione, un vecchio edificio in pietra di un certo valore architettonico, dopo un lungo ...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- La traccia
- Capitolo 1
- Capitolo 2
- Capitolo 3
- Capitolo 4
- Capitolo 5
- Capitolo 6
- Capitolo 7
- Capitolo 8
- Capitolo 9
- Capitolo 10
- Capitolo 11
- Capitolo 12
- Capitolo 13
- Capitolo 14
- Capitolo 15
- Capitolo 16
- Capitolo 17
- Capitolo 18
- Capitolo 19
- Capitolo 20
- Capitolo 21
- Capitolo 22
- Capitolo 23
- Capitolo 24
- Capitolo 25
- Capitolo 26
- Capitolo 27
- Capitolo 28
- Capitolo 29
- Capitolo 30
- Capitolo 31
- Capitolo 32
- Capitolo 33
- Capitolo 34
- Capitolo 35
- Capitolo 36
- Capitolo 37
- Capitolo 38
- Capitolo 39
- Capitolo 40
- Capitolo 41
- Capitolo 42
- Capitolo 43
- Capitolo 44
- Capitolo 45
- Capitolo 46
- Capitolo 47
- Capitolo 48
- Capitolo 49
- Capitolo 50
- Capitolo 51
- Capitolo 52
- Capitolo 53
- Capitolo 54
- Capitolo 55
- Capitolo 56
- Capitolo 57
- Capitolo 58
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