
- 182 pagine
- Italian
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eBook - ePub
Esco a fare due passi
Informazioni su questo libro
"Sto diventando grande. Ci sono miei coetanei che hanno già una buona carriera, una famiglia, qualche soldo in banca. Sono tornato a casa e mentre salivo le scale ho immaginato di avere una donna incinta che mi aspettava. Sono entrato e quando ho visto il lavandino pieno di bicchieri e piatti sporchiho tirato un sospiro di sollievo!". Cosa succede quando un ragazzo di ventotto anni, irrimediabilmente vittima della sindrome di Peter Pan, si mette di fronte ai temi importanti della vita, quelli con la T maiuscola? Raccontando la stori adi Nico, spensierato dj radiofonico, Fabio Volo ci accompagna in un esilarante viaggio attraverso l'universo giovanile, senza pudori o inibizioni. Seguendo il proprio corpo come unica bussola, parla di sesso, canne, musica e amicizia. Riuscendo a mettere a nudo quella parte di noi che teniamo nascosta, con la polvere, sotto il tappeto.
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Informazioni
Print ISBN
9788804504993eBook ISBN
9788852013973Relazioni yogurt
Sentimentalmente… la mia vita è una frana. Come sempre non sono fidanzato, ho delle storie, delle relazioni, ma a livello di rapporti di coppia sono sempre immaturo, non so amare, sono come un bambino.
Immaturo, immaturo, immaturo.
Credo che sia paura. Paura d’amare. Credo sia restare soli per paura di rimanere soli. Paura dell’abbandono. Non voglio essere abbandonato da nessuna parte e da nessuno. Non voglio essere abbandonato a una fermata del tram, né in un grande magazzino, o in un bar. Non voglio essere abbandonato da una donna, da un amico, da una pianta, dalla mia famiglia e nemmeno abbandonato da me stesso. Quando scendo troppo a compromessi sento che mi sto un po’ abbandonando. Ma non voglio.
La mia paura di soffrire con le persone mi ha portato ad avere uno strano meccanismo. Quando conosco qualcuno che mi piace cerco subito qualche difetto anche piccolo e me lo metto lì da parte, e come un’arma la tengo pronta per sferrarla in caso di necessità. Se la persona mi ferisce, quel piccolo difetto diventa enorme e mi aiuta a screditarla e a soffrire di meno. Sarà per questo che sono single?
Immaturo, immaturo, immaturo.
E sì che non sono difficile, se pensi che sono solo due le categorie di ragazze con cui non potrei mai stare: una è quella che sale sulle spalle di qualcuno ai concerti e se ne frega di quelli dietro, e l’altra è quella che vuole andare con il risciò sul lungomare.
Se invece parliamo delle caratteristiche che deve avere, diciamo che ce n’è una che assolutamente non deve mancare, ed è che io voglio una ragazza comoda. Per comoda intendo per esempio che se dobbiamo sederci per terra non mi dice che ha paura di sporcarsi i pantaloni, comoda vuol dire che se vado a trovarla a casa la domenica, non è di quelle che ti aprono la porta già truccate e vestite come quando sono fuori. Comoda per me vuol dire che non risponde in modo automatico alla richiesta: «belli, perfetti e pronti».
Un’altra caratteristica che deve avere è la capacità di rimanere sola. Conosco un sacco di persone che non riescono a stare sole, persone che escono tutte le sere, che vanno a trovare chiunque, che si iscrivono a mille corsi: taglio e cucito, funky step, aerobica, inglese, spagnolo, balli latinoamericani ecc.
Portare fuori il cane la sera era una delle cose che serviva anche a fare due passi e riflettere sulla giornata, era il momento meditativo – magari fumandosi una sigaretta, che per molti come me è carburante per la mente e aiuta a viaggiare.
Per le persone che hanno paura a rimanere sole, il telefonino è arrivato in aiuto, e si è rubato anche quel momento. Il Grande Fratello (quello di Orwell, non quello di Canale 5) ha sferrato un altro colpo.
Voglio una che sa stare da sola.
Forse uno dei motivi per cui non sono fidanzato è che io mi sento già da solo una coppia. Litigo con me stesso, mi parlo, a volte non mi sopporto, a volte mi faccio l’amore, a volte mi manco, a volte mi tradisco, capita che mi racconti bugie, che mi dimentichi degli appuntamenti, e spesso mi vorrei lasciare. Un sacco di volte vorrei prendermi una settimana di tempo da me stesso, senza sentirmi, per scoprire come mi sento.
Insomma, io vivo da anni con questa relazione e alla fine, nonostante tutte le difficoltà che si possono avere stando in due, devo dire che ci sto abbastanza dentro. Non è facile rinunciarci.
Certo non posso essere considerato uno difficile per questi motivi. Forse il vero motivo – l’unica mia colpa – può essere quella di fantasticare troppo quando incontro una ragazza, di farmi troppi film in testa, e di rimanere poi deluso dalla realtà. Quante persone come me sono penalizzate dalla propria fantasia: i registi dell’amore, quelli che immaginano di fare delle cose, con la ragazza o il ragazzo che hanno appena incontrato, e si fanno dei veri e propri film. Andare a vivere insieme, per poter dipingere la casa (lei rigorosamente in salopette tutta sporca di vernice), o passare dei week-end in una baita di montagna davanti al fuoco, o stare in camere d’albergo con vasca idromassaggio a lume di candela e la mattina dopo abbondanti colazioni a letto, spremuta d’arancia, brioche con la marmellata e caffè.
Una delle mie immagini preferite è quella della casa in Irlanda a strapiombo sul mare, vestiti con grandi maglioni dolcevita, abbracciarla da dietro, e rimanere a osservare davanti alla finestra una natura ribelle, selvaggia e passionale schiantarsi sugli scogli.
Onestamente, la realtà cosa può fare?
È un po’ come quando vai a vedere il film del tuo libro preferito: una delusione.
Se è vero che è la fantasia a penalizzarmi in amore, devo dire che comunque altre migliaia di volte mi ha avvantaggiato. Molti credono che la fantasia serva solo per sfuggire alla realtà, mentre quasi sempre serve per capirla e interpretarla meglio.
Comunque con le donne tutti mi dicono che il vero problema è che non ho incontrato quella giusta. Boh… sarà come dicono, ma io credo che siano loro a trovarla troppo facilmente.
Luca, io l’ho sempre visto fidanzato e ogni volta dice di essere innamorato; poi finisce una storia e dopo un mese è nuovamente con un’altra ragazza: o è l’uomo più fortunato della terra o è terrorizzato dall’idea di stare solo.
Secondo me quando dice «ti amo» in realtà vuole dire «ho bisogno di te».
Non sarà insicurezza?
Incapacità di rimanere solo?
Guardandolo mi viene in mente quando ho imparato ad andare in bicicletta. Era un pomeriggio di primavera, mi ricordo che mio padre mi teneva una mano sotto la sella, dopo un po’ che pedalavo mi sono accorto che mi aveva lasciato, stavo andando da solo: avevo imparato, mio padre non mi teneva più… Appena me ne accorsi caddi a terra subito.
Secondo me Luca è così, crede di aver ancora bisogno di quella mano sotto il sellino. Ma l’amore non è questo, per lo meno non secondo me.
Io credo che chiunque non riesca a stare bene da solo non possa conoscere il vero amore; dubito sempre di chi dice «non posso vivere senza di te».
Parlo di Amore con la «A» maiuscola, parlo di Essenza, parlo di quell’amore che io non ho mai incontrato ma che sono sicuro esista, quell’amore in cui io credo e per il quale non sono disposto a fingere o mediare.
Questo non significa che, in attesa di quell’amore, si debba restare soli, dico che a volte non si dà il giusto valore ai rapporti, ma si tende a imitarne gli stereotipi. Si vorrebbe che ogni volta fosse sempre quello lì, quello giusto, quello che abbiamo aspettato da sempre, anche se nella maggior parte dei casi l’errore nasce dall’amore per l’amore; cioè ci si innamora più del gioco che del giocatore.
Il mio status single viene fortemente attaccato soprattutto nei mesi di settembre-ottobre. I primi freddi, le prime piogge… allora mi viene la sindrome del videoregistratore: io, lei, una videocassetta, a letto sotto il piumone. Un quadretto devastante.
Per lo stesso discorso della fantasia, prima o poi tutti sogniamo di essere l’immagine di quei due sulla spiaggia che uno parte da destra e l’altro da sinistra e si incontrano in un abbraccio nel mezzo e cominciano a girare… dico bene?
Tutto questo perché si ha voglia dell’amore, anche se spesso ci accorgiamo di non avere delle buone carte, ma si ha voglia ugualmente di giocare, di rilanciare, per desiderio di un brivido maggiore, per il fascino del rischio, o anche semplicemente per l’idea di avere una gabbia da cui poter scappare. Come quando ti fai dei divieti sul cibo o sulle sigarette, e poi viene il giorno che dici vaffanculo, e mangi o fumi, e ti senti libero, senti che hai rotto le catene: costruisci regole per il gusto di annientarle, finte catene di cartapesta.
Vivo nell’attesa del giorno in cui troverò il grande amore, il giorno del grande incontro, in cui tutto cambierà, tutto verrà trasformato, chiarito e decodificato, e non ho paura che questa attesa mi rovini la sorpresa, perché so che accadrà così, per caso, all’improvviso, un giorno qualunque per molti, ma da quell’istante unico per me.
Ogni giorno della vita è unico, ma abbiamo bisogno che accada qualcosa che ci tocchi per ricordarcelo.
Per adesso, con le donne mi sento sempre come se fossi a Gardaland: non ci puoi vivere a lungo o costruirci una casa, però puoi passarci un bel week-end, ma soprattutto non ci vai mai due giorni di fila.
Immaturo, immaturo, immaturo.
Il problema per me che aspetto l’amore, è che ogni volta che una ragazza mi ha detto «ti amo», io mi sono sempre sentito male, brutto, povero, perché capivo che lì ci stava un bell’«anch’io». Ma per me non era mai così, e mi sentivo in difetto, come quando qualcuno fa un gesto per te, o ti regala qualcosa in un modo o in un momento sincero e inaspettato, e ti spiazza, perché avresti voluto farlo tu, invece neanche ci hai pensato, e ti senti in debito, in colpa, non per il gesto o per il regalo, ma per il motivo che lo ha generato.
A volte quando senti che in amore tu sei il più forte ti pari il culo con frasi tipo «non innamorarti di me». Egoista.
Certo, se penso a tutte le storie che ho avuto nella vita, forse è vero che non ho mai amato una donna, ma di qualcuna sono stato innamorato, anzi più di qualcuna.
Per esempio, ora che è passato un po’ di tempo, col senno di poi non so se era vero amore – sicuramente non quello con la «A» maiuscola di cui ti ho parlato prima – ma per Alessia ho provato sentimenti molto forti. Avevo persino pensato che fosse la donna della mia vita e che Dio l’avesse fatta così bella sapendomi molto pigro. Con Alessia, Dio mi era venuto incontro.
Sai qual è la differenza per me, Nico?
Che innamorarsi è una droga, amare è una medicina.
Vivo in questo momento una vita sessuale che si potrebbe anche definire di comodo, niente coinvolgimenti, niente complicazioni, ma – soprattutto a livello pratico – ultimamente molto easy.
Parlo di comodità: hai presente quando vai a casa di una ragazza per fare l’amore e quando hai finito sei lì che vorresti lasciarti morire dal piacere fino ad addormentarti, e invece devi alzarti, rivestirti, e fuori fa freddo, e la macchina è fredda, e la città è fredda, e quando poi arrivi a casa sei sempre più sveglio, tanto che prima di andare a letto butti un occhio nel frigorifero e spilucchi qualcosa, nel buio della cucina con la luce del frigo che ti illumina.
Senza dimenticare che quando vai a casa di certe donne non è che puoi andare via subito, ma non sempre hai la forza di aspettare la luce del mattino per sembrare che sei stato lì a dormire e non farle sentire usate come dicono loro.
Peggio ancora è quando sei a casa tua e la devi riaccompagnare: sei già nel tuo letto, e devi uscire, rivestirti, e fuori fa freddo, e la macchina è fredda, e la città è fredda ecc. ecc.
Ecco, per comodità intendo dire che ultimamente vengono loro a casa mia, con la loro macchina, e quando se ne vanno devo solo impegnarmi con l’abbraccio e il bacio davanti alla porta.
In quel caso la cosa più fastidiosa per me è quando ti baciano prima di uscire e ci mettono ancora la lingua. Anche se è brutto devo confessare che a quell’ora non ci riesco proprio, e spesso mi verrebbe da dire: Basta dàiiii!!!
Non so vivere in modo sereno i rapporti di coppia. Prendi appunto Alessia: lei era entrata in quella parte del cuore dove ci sono le cose più buone, quella simile a una credenza dei dolci dove c’è la Nutella, i biscotti, le merendine, la marmellata; quell’angolo di cuore dove quando uno ci entra, succeda quel che succeda, da lì non uscirà mai. Non c’entra l’amore. Ci sono persone che da quando le conosci non smetti mai di volergli bene.
Alessia è una di queste, me ne sono accorto subito, e sono sicuro che anche tu te la ricordi ancora.
L’ho conosciuta e il giorno dopo abbiamo fatto l’amore; lei non mi ha recitato il solito monologo dell’era troppo presto, che suona pressappoco così:
«Mi sembri strana. Cos’hai adesso?»
«No, niente…»
«Sei sicura?»
«… No, è che pensavo… chi sa adesso che idea ti sei fatto di me, è successo tutto così in fretta, lo so che adesso tu non mi crederai, ma a me non era mai successo, non so cosa tu mi abbia fatto, cioè di solito succede dopo un po’ tu invece magari pensi questa qua fa così con tutti…»
Le prime volte che mi dicevano queste parole, ci credevo e pensavo di essere un fenomeno della gnocca, una cintura nera di petting.
Lei no, lei non recitò la parte, perché la sua forza è sempre stata quella di vivere serenamente la vita e accettarsi per ciò che è, infatti pur non avendo un gran bel culo, non si legava le felpe e i maglioni in vita.
Quando ho fatto l’amore con lei la prima volta pensavo di impazzire, credevo che il mio cuore non potesse reggere tanta emozione, facevo fatica a respirare. Il profumo della sua pelle era stato creato p...
Indice dei contenuti
- Copertina
- Frontespizio
- Esco a fare due passi
- Buon compleanno. Auguri
- Relazioni yogurt
- Dimensione strazio-tempo
- Il sesso
- Spegnetemi (lunedì)
- Cose che capitano
- Milioni e milioni di spermatozoi (e tutti vivi)
- Mario = tutte troie
- I veri eroi
- I genitori
- Vita da single
- Minestrone on line (sabato)
- Scelte
- Appunti
- Fine
- Copyright